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Il fascino della letteratura per gli animali

pubblicato da Roberto Russo

Il fascino della letteratura per gli animali

La letteratura ha sempre avuto una speciale predilezione nell’immaginare mondi gestiti interamente da animali intelligenti o, per lo meno, nell’usare gli animali come metafore di noi stessi. Oltre alle fiabe e agli apologhi che, tramite gli animali, hanno sempre una morale per gli uomini, ci sono moltissimi esempi del fascino che gli animali rivestono per gli scrittori. Classico, in questo senso, è Il vento tra i salici di Kenneth Grahame (1859-1932), in cui tra misticismo, avventura, moralismo e cameratismo si muovono un topo, una talpa, un tasso e un rospo. O, anche, i libri della saga di Redwall di Brian Jacques (1939-2011), che parlano di un’antica abbazia medievale e dei suoi abitanti, vale a dire topi e altri animali che vivono ogni tipo di avventure epiche, con tanto di battaglie, ricerche di spade leggendarie e tutto l’immaginario tipico delle opere cavalleresche. Connotazione più politica la troviamo, invece, nel romanzo La collina dei conigli di Richard Adams (nato nel 1920) i cui protagonisti sono dei conigli parlanti che riescono a sfuggire dalla distruzione della loro casa e vanno alla ricerca di un posto migliore per vivere.

Moltissime, poi, sono le storie con protagonisti i gatti: uno su tutti è il celeberrimo gatto del Cheshire (in italiano noto come Stregatto o Ghignagatto) inventato da Lewis Carroll (1832-1898) ne Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie; ma anche l’anonimo gatto (perché gli uomini non si sono degnati di dargli un nome e lo chiamano solo gatto) di Io sono un gatto di Natsume Sōseki (1867-1916), il primo romanzo giapponese moderno; o ancora Il gatto Murr di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822), l’unico gatto al mondo ad aver risolto il segreto della filosofia felina.

Non solo cani e gatti, ma tutta una serie di animali sono protagonisti di gesta tipicamente umane o accompagnano gli uomini nelle loro vite: troviamo cavalli (per esempio Black Beauty. Autobiografia di un cavallo di Anna Sewell - 1820-1878), delfini (I delfini di Pern di Anne McCaffrey - 1926), orsi (la serie dell’orso Paddington di Michael Bond - 1926), maiali (Babe, maialino coraggioso di Dick King-Smith - 1922-2011), cigni (The Trumpet of the Swan di Elwyn Brooks White - 1899-1985), fino a giungere ai ragni (La tela di Carlotta, sempre di E. B. White).

In ogni caso, i luoghi letterari in cui vivono più animali sono La fattoria degli animali di George Orwell (1903-1950) – con tutta la rivolta degli animali e la satira del totalitarismo sovietico – e La Repubblica degli Animali, nata nel 1654 dall’immaginazione di Jean Jacobé de Frémont d’Ablancourt (1621-1696) in cui, in una visione del mondo dal sapore squisitamente biblico, troviamo agnelli che passeggiano con lupi, falchi che volano insieme alle colombe, cigni che stringono amicizia con i serpenti e pesci che nuotano felici e contenti con castori e nutrie.

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