In epoca risorgimentale, la Gran Bretagna capisce, con largo anticipo su molti altri paesi, la posizione strategica della nostra penisola: una terra con i piedi affondati nel Mediterraneo. Oggi è piuttosto scontato capire anche il perché: il petrolio, naturalmente.
Tuttavia, quando l’Inghilterra inizia a interessarsi all’Italia come un paese in grado di proteggere le rotte commerciali di Sua Maestà, il petrolio non è ancora l’odierno Oro Nero. La sua presenza è già stabile nel periodo risorgimentale: ha interessi nello zolfo siciliano e condiziona gli ambienti culturali e aristocratici.
Con l’Unità, l’Italia inizia, per così dire, a scalciare e a sgomitare: è un paese alla ricerca di se stesso e di un proprio spazio. All’inizio del ‘900 due eventi complicano la situazione: 1. Il petrolio, e 2. Il fascismo.
Continua a leggere: Il golpe inglese, Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella
Nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dall’Unità d’Italia – anno, questo, in cui, tra le altre cose, è stato approvato il federalismo municipale –, un grande storico francese come François Menant pubblica, per i tipi di Viella, un libro molto utile – oltre che bello, come al solito molto documentato e di godibile lettura – dal titolo: L’Italia dei comuni.
Lo storico ripercorre due secoli e mezzo fondamentali per la costruzione del paese che troverà l’unificazione soltanto nel 1861, prima di allora, si sa, l’Italia era una costellazione di piccoli stati; Menant ripercorre precisamente i secoli che vanno dal 1100 al 1350 circa, ovvero fino alla peste del 1348 che, come altrove in Europa, segna la fine di un ciclo socio-culturale e politico che nel vecchio continente non ha avuto eguali.
Il fenomeno comunale inizia con una forte concentrazione urbana in poche città del centro e del nord Italia. Il che, inevitabilmente, si trascina dietro anche una concentrazione di ricchezze che consente ai commercianti di creare una rete commerciale e bancaria e di modellare le circostanti zone agricole.
Ma perchè consideriamo il leone ‘il re della foresta’? Perchè, se il leone non è capace di arrampicarsi a un albero, come fa il gorilla, nè di fare a braccio di ferro con l’elefante, battuto dalla potenza della sua proboscide?
Il leone sta soltanto che da quando è nato è stato abituato a essere considerato ‘il re’ e lo va ripetendo con un ruggito tutti i giorni, spandendo l’eco della sua voce nella foresta, nella savana, nel deserto. E ogni volta arriva qualche animale più muscoloso, più alto, più capace di lui a chiedergli una prova della sua superiorità.
E’ questa la storia narrata da Daniele Nannini della sua favola Io sono il re?! che mette in scena un leone dimentico dei motivi concreti della sua regalità. Perchè prima di proclamarsi il migliore del proprio ambiente è il caso di dare una prova delle proprie capacità pratiche sul campo. E di guardarsi intorno, imparando da coloro che sanno fare ‘meglio’ di noi. Il leone, a confronto con i suoi colleghi animali, dovrà infatti, ci suggerisce fra le righe la storia, ritrovare i motivi del suo primato, abbandonando la sua inutile vanagloria. Una lezione per piccini e anche per grandi.
Daniele Nannini
Io sono il re?!
Principi e principi ed.
14 euro

Non masticare la caramella di gomma – dicono le mamme ai figli – Sputala. Sputala adesso, ecco così, lì per terra. Oh, che meraviglia questo nuovo paese, dove i bambini temono di morire perchè hanno ingoiato una cicca Wrigley alla menta e non per aver camminato su un barattolo di latte condensato pieno di esplosivo!
Gemma impura, di Alice Pung, è schizzato subito in alto, nella top ten dei libri di formazione più belli che ho letto nella mia breve vita (e non fate ironia sulla ‘breve’, non vi dirò MAI la mia età). Mentre leggevo mi domandavo: ma possibile che un editore di piccolo-medie dimensioni come Mobydick sia riuscito ad accaparrarsi un libro così bello, ‘degno’ delle scuderie di un qualsiasi Mondadori, Newton Compton etc?
Sì è possibile, mi sono risposta subito, conoscendo il catalogo di qualità di Mobydick (di cui avevo già letto Un inverno che non dimenticheremo di Stefano Bernazzani). Ora, uscendo dalle mie considerazioni personali (e dai miei applausi interiori ai piccoli editori), passiamo alla storia, che riguarda la vita e la crescita, in Australia, di una bimba cino-cambogiana, Alice-Agheare.
Attira subito, la copertina di Natale bianco, Natale nero, perchè ci troviamo di fronte un signore africano con una bella barbona bianca, come fosse un Babbo Natale che è possibile incontrare a un qualsiasi angolo della strada. Consiglio, in particolare, questa bella storia di Beatrice Fontanel e Tom Schamp per far avere ai bambini un punto di vista diverso sul Natale.
Si tratta del racconto della vita di Moussa, che vive in Francia. Ed “è tenace. E’ paziente. Una volta faceva il fabbro in Africa. Oggi, raccoglie le pattumiere. Sa aggiustare tutto, proprio tutto”. Anche i malumori dei propri nipotini, che si fanno più pressanti quando arriva Natale.
Perchè Moussa ne ha un sacco di nipoti, di tutte le età, e vivono tutti con lui in Francia: Mokeoro, Mawauro, Amelie e Amelia, Kokou e Alphonse, Afi e Adjoa. “Te lo dico io: Babbo Natale è bianco. Non verrà da noi. Va dai bambini bianchi e basta” pensano alcuni di loro.
Continua a leggere: Natale bianco, Natale nero, di Béatrice Fontanel e Tom Schamp
Gérard Roero de Cortanze è uno straordinario scrittore e intellettuale per qualità e quantità di interessi: traduce, si occupa di arte, è critico e saggista, scrive libri per ragazzi, di poesie, dirige importanti collane editoriali. In Francia è cosiderato un punto di riferimento assoluto.
Tuttavia, a noi è arrivato poco o nulla. È merito di Grazanti averlo portato in Italia con Il colore della paura, un romanzo avventuroso, con qualche tinta gotica, in un’unica parola: trascinante; per di più scritto con eleganza.
Ha certamente ragione Claudio Magris quando dice, recensendolo sul “Corrire della sera”, che «è l’ indaco il vero protagonista […] un bramoso desiderio che porta alla distruzione e all’autodistruzione». E in queste parole c’è praticamente tutto il protagonista.
Continua a leggere: Il colore della paura, di Gérard Roero di Cortanze
I sette fuochi del tempio, di Daniel Levin, appena uscito per Nord, è un ottimo esempio di come l’eurdizione possa accordarsi pienamente con la letteratura di genere, nel caso specifico si tratta di un thriller avvincente e pieno di azione.
A essere precisi, si tratta di un thriller storico-archeologico con un forte interesse per la religione - direi fondante. Jonathan Marcus è un avvocato americano che ha trascorsco un lungo periodo di studi all’American Accademy di Roma. Ha concluso una tesi su una figura spesso dibattuta: lo storico latino Flavio Giuseppe.
La tesi di Jonathan è molto interessante anche sotto il profilo storico, secondo la quale Flavio Giuseppe non fosse affatto un traditore degli ebrei che, per salvare la propria pelle, si vendette al nemico, Tito, l’imperatore dei romani che avevano distrutto Gerusalemme, a tal punto da diventare una sorta di storico di corte.
Continua a leggere: I sette fuochi del tempio, di Daniel Levin
Avete sempre sognato, come me, si spalmarvi sul corpo la crema magica che consente alla bella Margherita di riuscire a volare sulla città di notte, nuda e invisibile, dal suo professore in Il Maestro e Margherita?
E’ una delle mie scene preferite di sempre, fra tutto quello che ho letto devo dire. Ovviamente anch’io ho sognato di essere la fidanzata di Holden. Mi sarebbe piaciuto poi vivere la storia d’amore di Due di Due e anche trasferirmi in campagna a lavorare sodo insieme al protagonista, perchè no.
Mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere con Marilyn Monroe, come Capote in ‘Musica per Camaleonti, o – oh si questo si – trasferirmi in Africa come Karen Blixen (ma prima o poi quel Dennis l’avrei mandato a quel paese, forse). A voi che storia da romanzo sarebbe piaciuta vivere?
Il dentro è il carcere. La vita è quella di Luigi Morsello, che nei penitenziari ha speso 36 anni della sua esistenza dirigendo sette case di reclusione. Le vite che racconta sono quelle di chi, in prigione, ci è stato rinchiuso per avere commesso dei reati. Quella che emerge è un’umanità spesso dimenticata come se, una volta rinchiusi, i detenuti scomparissero dalla società e smettessero di essere uomini.
Scrive il magistrato Piero Luigi Vigna nella prefazione:
“L’appassionante panorama di personaggi che La mia vita dentro ci propone può finalmente rivelare al lettore, al di là delle aride statistiche con le quali viene spesso rappresentata la realtà carceraria, l’umanità che vive dietro le sbarre e che costituisce, insieme al direttore, agli agenti, agli assistenti sociali, agli educatori, ai medici e infermieri, non tanto un’istituzione totale, quanto una vera e propria comunità.”
Gli anni di lavoro di Luigi Morsello sono coincisi con uno dei periodi più bui della storia del nostro paese, in cui terrorismo e stragi mafiose hanno rivestito un triste ruolo da protagonisti. Nel libro ritroviamo molti nomi noti: Curcio, Sindona, Gianni Guido, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e il generale Dalla Chiesa. La mia vita dentro costituisce un importante documento di storia dell’Italia, raccontata da un punto di vista d’eccezione.
La mia vita dentro
Luigi Morsello
Infinito edizioni, febbraio 2010
€ 14,00
La xenofobia, il razzismo, la paura per tutto ciò che è diverso sono sempre esistiti ed esistono a livello macroscopico nei confronti di gruppi etnici e in scala più piccola verso le persone che abbiamo intorno. In questi ultimi tempi sembra però che un rinnovato e pericoloso vento di intolleranza spiri un po’ su tutto l’Occidente e, mentre prima i fanatici della razza pura si nascondevano, oggi escono allo scoperto e rivendicano con orgoglio i loro pregiudizi e la determinazione a cacciare dai propri confini l’immigrato.
Il lavoro di Gian Antonio Stella ricostruisce la storia del sentimento xenofobo partendo dalla presunzione che ogni popolo ha di essere al centro del mondo. “Il guaio è quando questa prospettiva in qualche modo naturale si traduce in una pretesa di egemonia. Di superiorità. Di eccellenza razziale. Quando pretende di scegliersi i vicini. O di distribuire patenti di «purezza» etnica.”
C’è chi addirittura, come Borghezio, auspica isole di soli cittadini padani per ritrovare le perdute tradizioni e i costumi tipici ormai contaminati dagli “invasori”. Il problema, secondo l’autore di Negri, froci, giudei e co., è stabilire chi sono gli invasori. Per il deputato della lega, ad esempio, i colonizzatori sono ancora i romani, in Sud Africa, i pochi neri rimasti individuano nei bianchi gli invasori. “Il razzismo, dice Stella, è una questione di prospettiva”. Il libro fa poi un bilancio della situazione odierna, dalle scritte sui muri “Andate tutti a ’fanculo: negri, froci, zingari, giudei co!”, ai naziskin in Russia che si distinguono tra coloro che hanno già ucciso e quelli che non l’hanno ancora fatto dai lacci degli anfibi.
Negri, froci, giudei & co. L’eterna guerra contro l’altro
Gian Antonio Stella
Rizzoli, 2009
pp. 332 € 19,50