
Lo conosciamo tutti Erri de Luca, i suoi libri bucano le pagine dei giornali prima ancora di arrivarci tra le mani, con quel contenuto allo stesso tempo aspro e poetico, con quei percorsi che si inerpicano come sentieri, a volte nel bosco, tante altre lungo una scogliera battuta dal vento. La sua faccia, che ha la forma stessa della vita, ce l’abbiamo stampata, quasi come se ne conoscessimo ogni ruga e sperassimo contemporaneamente di non scioglierne mai completamente il mistero.
E raramente veniamo delusi. Perché sotto quegli strati di pelle e pensiero, si nascondono gli anni di un uomo che mai si è risparmiato. Che lo ha girato in lungo e in largo questo nostro stanco mondo, per poi decidere di raccontarlo. Lui, un napoletano dalla coscienza errante di marinaio, che si è trasformato in magnifico cantastorie, oggi si lascia guardare anche attraverso una nuova pagina facebook.
Immagine dalla pagina facebook citata
A quanto pare “il futuro dei libri è nella lettura condivisa”, e le cosa non ci stupisce troppo visto l’interesse che gira intorno ai social network e alla loro “estrema manegevolezza”. Si tratta infatti (a volerne scoprire il “lato libresco” a tutti i conti) di vere e proprie “librerie delocalizzate” che permettono la rapida creazione di comunità culturali. Gruppi di persone che condividono la propria passione, si informano sui loro tomi preferiti, si scambiano dati, organizzano eventi e creano persino esperienze di racconti “a più mani”, digitali naturalmente, per non parlare delle fortuna delle tablettes che facilitano ulteriormente l’esperienza di lettura digitale e del proliferare di e-book.
Questa teoria, di per sé né nuova, né tanto meno inaspettata, è però sostanziata da dati concreti che fotografano una situazione ben più mutevole e concreta di quanto possa apparire. E’ la stessa Claire Amitstead, coordinatrice del canale Twitter dedicato ai libri dell’autorevole The Guardian, a “dare i numeri” che aiutano a cogliere meglio l’estensione del fenomeno:
Bel l’8% del nostro traffico proviene dalle reti sociali e il resto da google e dai nostri stessi consigli. Una tendenza in crescita che si arricchisce ulteriormente con i pareri degli utenti acquisendo anche un’ampiezza internazionale sulle piattaforme e-reading.
Continua a leggere: Il futuro dei libri è nella "lettura sociale"
La sentenza è attribuita dal Telegraph Dame Stella Rimington, della giuria del Man Booker Prize, secondo la quale il tempo passato su Twitter (e ovviamente su Facebook et similia) ha come risultato una perdita dell’amore per la lettura e per la narrativa.
Sarà vero? Secondo Rimington “i ragazzi stanno perdendo il piacere dei libri, perchè le comunicazioni elettroniche dominano le loro vite”. Ovvero, i ragazzi hanno più piacere a chattare, inserire status e commentare foto e frasi degli altri piuttosto che “isolarsi” a leggere un libro di narrativa.
Non credo negli aut aut, né nelle idee di mezzi di comunicazioni che ne uccidono altri (la radio è viva e vegeta, nonostante le predizioni di sventura) per cui non sono neanche d’accordo con questo tipo di opinioni “assolute”. E’ vero di certo che si ha “meno tempo” per leggere, perchè si ha la possibilità di rimanere connessi al mondo, in contatto con gli altri, anche nei tempi “morti” in cui prima si stava da soli (prima di dormire, ad esempio) e che prima i ragazzi potevano dedicare alla lettura.
Continua a leggere: Twitter distoglie i ragazzi dalla lettura: sarà vero?
I libri sono il quarto genere merceologico più comprato su Internet dagli italiani. Lo dice una ricerca Nextplora, secondo la quale i più acquistati on line dagli utenti del web dai 16 anni in su sono viaggi (31%) biglietti aerei e ferroviari (30%) apparecchi elettronici e informatica (25% circa) e libri (22%).
Sappiamo bene che la libreria rimane, per ora, il canale di acquisto di libri preferito (65% dei lettori li acquista fra gli scaffali) e che per ora gli acquisti di libri si limitano al 10%, per ora, ma il dato mi sembra molto significativo, perchè i libri seguono a ruota tre tipi di prodotti e servizi che hanno visto un vero e proprio boom delle vendite on line.
Rilevante anche il dato su come si arriva a comprare un libro sul web: ovvero, attraverso una preventiva consultazione di portali, piattaforme e-commerce, social network e blog specializzati, come sostiene la ricerca. La navigazione on line si trasforma nell’acquisto di un libro nei due terzi dei casi. E’ facile immaginare l’importanza – per editori e autori di libri autopubblicati – che stanno acquisendo questi tipi di canali.
Chi acquista libri on line, lascia d’altronde opinioni in Rete: la percentuale di chi si prodiga in commenti sui libri che acquista corrisponde infatti a quella di chi sceglie di comprarli on line (22%) mentre ad esempio non tutti coloro che acquistano viaggi via web decide di condividere su Internet le sue esperienze (21%). Lo fa soprattutto chi acquista prodotti benessere (27%) e cibo (25%).
Foto | Flickr

Per ora è ancora alla versione beta, ma le caratteristiche che dimostra di avere questa nuova piattaforma virtuale chiamata Bookliners sembrano essere davvero innovative, tanto da scalzare come vecchie ciabatte tutti i concorrenti nel campo del social reading, Anobii in primis.
La nuova piattaforma, infatti, per la prima volta offre l’opportunità agli utenti-lettori di condividere i propri Booklin, ovvero i libri in versione digitale disponibili gratis o a prezzi contenuti, e interagire direttamente sulle pagine commentando, scrivendo note, segnalando passaggi, discutendone insieme ai propri amici e, magari, accedendo anche ad annotazioni d’autore.
Per ora gli editori coinvolti in questa iniziativa sono una quindicina e tra i loro nomi spiccano quelli di Iperborea, Minimum Fax, Newton&Compton, Nottetempo. Il primo obiettivo di Bookliners, ora, è quello di raggruppare la massa critica necessaria per alimentarsi e diffondersi, ma, in ogni caso, che funzioni o meno (la storia ci insegna che il social reading in Italia fatica a prendere piede, vedi Anobii) bisogna almeno dare atto agli ideatori della piattaforma di aver avuto una grande intuizione.
Via | Librisulibri

Sta prendendo sempre più piede tra gli autori una specie di autopromozione, per la serie: là dove le case editrici non si spingono, arrivo io. Poco tempo fa giravano su Facebook e, immagino, su altri canali, una serie di video contenenti degli indizi su un fantomatico libro in uscita. Oggi è apparsa la notizia che un giovane scrittore ha tappezzato Marsiglia con delle foto segnaletiche, offrendo una ricompensa per chi avesse notizie su un certo Bashir Yahiaoui. Si è scoperto poi che il presunto scomparso altri non era che il protagonista di un libro, scritto appunto dall’organizzatore della messinscena, Lofti Zitoun.
Quando gli hanno chiesto spiegazioni dell’insolita iniziativa ha risposto che era l’unico modo per attirare i riflettori su di sé. Tutto ciò, secondo me, ci dice che siamo arrivati a un punto in cui l’unico modo per farsi leggere sembra rimasto quello di creare un caso attorno al proprio libro. Niente di nuovo, è una pratica ormai consolidata, ma se prima a farlo erano le case editrici, oggi sono gli scrittori a doversi ingegnare.
Questo accade, a mio avviso, soprattutto per coloro che pubblicano con piccoli editori che non possono o, in alcuni casi, non vogliono, investire in pubblicità. Con i vari social network, you tube e blog è ormai alla portata di tutti provare a richiamare l’attenzione su ipotetici lettori. Che stia nascendo una nuovo ambito creativo? Non basterà più infondere originalità al proprio scritto, ma si dovrà soprattutto trovare un modo attraente di proporlo al pubblico. Voi che ne pensate?
Via | Repubblica
Foto | Flickr
Dopo il post “Nasce su facebook il primo libro collettivo” sono arrivate diverse segnalazioni su un altro libro nato dal mondo virtuale del più famoso social network, “Facebook caffè, il luogo dei pensieri“. Vi riporto la segnalazione, ma non posso esprimermi sui contenuti di tale scritto, poiché non ho avuto modo di leggerlo.
Gli autori e l’editore rivendicano “la paternità del progetto di aver scritto un libro tutti insieme per PRIMI. In assoluto. Nessuno mai aveva scritto un libro nato da Facebook prima di noi.” L’antologia raccoglie i racconti di 50 autori provenienti da tutta Italia, accomunati appunto dall’essere iscritti e frequentatori di facebook. Ognuno di loro ha elaborato uno o più racconti della lunghezza massima di 5000 battute che sono poi confluiti nel volume.
A differenza quindi del libro di Luis Casadevall, che è nato quasi per caso dai commenti di numerosi lettori, “Facebook caffè” è stato pensato e poi realizzato. L’ispiratrice del progetto è Loredana Costantini, che ha dichiarato: “L’idea è sorta quasi spontanea, suscitata dal desiderio di dimostrare che Facebook è una costellazione di destini e che ciascuno, traboccante di riflessioni, desideri e creatività, va ben oltre il nome e l’immagine che lo contrassegnano nel network.”
E’ nato come un gioco e ora diventerà un libro. L’idea è del pubblicitario Luis Casadevall, alias Luis Madronal, che ha pubblicato sul suo profilo facebook circa duecento foto in bianco e nero, invitando gli altri utenti a lasciare commenti. Gli scatti, presi in aeroporti, strade, natura e volti, hanno stimolato la curiosità prima degli amici di Luis e poi di tanti sconosciuti, finché le frasi lasciate sono diventate migliaia. Il titolo del libro sarà “Pasaba por alli”, cioè “Passavo da quelle parti” e le didascalie saranno proprio i commenti dei passanti per caso sul social network. Qui potete vedere alcuni degli scatti.
Via | L’espresso
Foto | Flickr
Diamo volentieri segnalazione a questa bella pagina Facebook ispirata alla guida ‘Milano città di libri - città di librai’. Si tratta di un network di librai milanesi, oltre 100, titolari di librerie specializzate e indipendenti, ‘recensiti’ dal libro di Anna Albano (Nda ed.), che si stanno organizzando, evidentemente, anche attraverso i social network.
“Una presenza per dare voce ai librai indipendenti di Milano…indipendentemente dalla specializzazione, dalla localizzazione, dallo spazio espositivo, dal fatturato, dalle idee politiche, al credo religioso, alle preferenze gastronomiche…”, scrive il fondatore Angelo Pirocchi, titolare della libreria militare di Milano.
“Cerchiamo di realizzare una sorta di identikit del libraio indipendente - scrive - allo scopo di fornire un servizio sempre piu’ mirato e utile ai lettori. E devo dire che la nostra iniziativa ha incontrato interesse presso librai di altre citta’ per provare a mettere in moto qualcosa che superi lo spazio milanese’.

Come sarà l’editoria vista nel 2020? Lo immagina l’autore Bradley Robb sul sito di Fiction Matters, aggiornato in fieri, come segnala La Stampa. Il titolo è ‘Storia dell’editoria dal 2010 al 2020’ (attualmente arriviamo al 2012, qui la parte 1 e qui la parte2).
La cattiva notizia è che fino al 2012 il numero degli editori nel mondo ha subito un drastico calo, ma dal 2012 in poi qualcosa cambia, la rotta delle vendite si inverte e soprattutto per i piccoli editori, ‘salvati’ dalle tecnologie e soprattutto dai social network dopo aver subito la guerra di posizione fra i più grandi editori di ebook.
E nel 2010? “Si è trattato di un anno drammatico per l’editoria, con Amazon che continuava ad abbassare i prezzi degli ebook contro il volere degli editori e il competitor ibrido Barnes & Noble che seguiva a ruota, iniziò la guerra del mercato”. Chissà.
Via | La Stampa
Foto | Flickr