Tre date. 15 settembre: esce in inglese l’ultimo romanzo di Dan Brown, The lost symbol. 23 ottobre: uscirà la traduzione italiana, ovvero Il simbolo perduto. 3 novembre: uscirà Decoding The lost symbol di Simon Cox, guida non autorizzata ai temi trattati dal romanzo di Dan Brown, cioè i misteri veri e presunti della massoneria americana.
Simon Cox è il fondatore del periodico «Phenomena magazine». Vive a Londra, dove ha studiato egittologia e ha collaborato con studiosi come Graham Hancock, Robert Bauval e David Rohl. Salvo sorprese dell’ultim’ora, sarà il primo a pubblicare un libro sull’ultimo libro di Dan Brown, genere letterario che è fiorito in maniera spropositata in occasione del successo de Il Codice Da Vinci. Cox stesso ha già scritto I segreti di Angeli e demoni e I segreti del Codice Da Vinci, e si accinge a completare la trilogia.
Ora, può darsi che Cox abbia letto l’ultimo libro di Dan Brown in anteprima e abbia quindi avuto il tempo di prepararsi sugli argomenti trattati. Ma se invece si scoprisse che il suo Decoding The lost symbol sarà frutto di appena un mese e mezzo di lavoro, incluso il tempo di leggere il romanzo originale e scrivere materialmente le 160 pagine del testo, sarebbe legittimo nutrire serissimi dubbi sulla serietà del personaggio e dell’operazione editoriale. Il fatto che la guida sia “non autorizzata” lascia propendere per la seconda, cialtronesca ipotesi.
In poco più di un mese il dottor Cox (Simon, non Perry, quello di “Scrubs“) è davvero in grado di svolgere delle contro-indagini storiografiche su un lavoro che allo stesso Dan Brown è costato sei anni di ricerche e scrittura? E visto che ha analizzato tutti i principali romanzi di Brown, dobbiamo dedurne che Cox sa tutto sia di Opus Dei che di arte rinascimentale italiana che di massoneria statunitense? E se domani Dan Brown ambientasse un romanzo tra le vestigia maya di Tegucigalpa, Simon Cox pontificherebbe anche su quelle?