Vedere Camilleri in ultima posizione (con “L’intermittenza”) è davvero molto strano, ma tant’è. La classifica di questa settimana si apre all’insegna di questa bizzarria del mercato, anche se sappiamo bene che è una situazione del tutto temporanea, dato che questa settimana uscirà il suo nuovo libro, per Sellerio.
Per il resto siamo giunti a una conferma: per la seconda settimana di seguito Silvia Avallone è uscita dalla classifica (ora è diciassettesima), e anche il suo diretto concorrente, Antonio Pennacchi, con sembra passarsela benissimo: nono posto con “Canale Mussolini”. Che stia per finire l’effetto Strega? A scomparire dalla classifica, inoltre, c’è anche Diego De Silva (ma lui era alla prima settimana), che sembra non replicare il successo di “Non avevo capito niente”.
Primo (e incontrastato) è Ken Follett, con “La caduta dei giganti”, seguito a ruota da Giordano e dal libro “Mangia, prega, ama”: una triade, questa, che pare consolidata e destinata a durare ancora per un po’. Almeno fino a quando non verrà pubblicato “Il cimitero di Praga”, il nuovo libro di Umberto Eco, che presumibilmente si piazzerà subito nelle prime posizioni. Ma per ora, a entrare in classifica è De Carlo.
Vedere “Acciaio” di Silvia Avallone e “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi rispettivamente in ottava e nona posizione costituisce di per sé un fatto eccezionale. Non l’unico in questa classifica, a dire il vero. Ma intanto la top ten di questa settimana lascia pensare che le malie dello Strega stiano quasi per terminare. Si ritorna a lottare con le proprie forze.
Non per Michela Murgia, che col suo “Accabadora” fresco di Campiello non guadagna le primissime posizioni ma si conquista un onesto quinto posto. O con la spinta del cinema. Ma a spingere veramente i libri in cima alla classifica, esaurita (?) la spinta dei premi letterari, c’è il cinema. Primo in assoluto, infatti, è ancora una volta Paolo Giordano con la “Solitudine dei numeri primi“, e un altro film, “Mangia prega ama”, sta spingendo il romanzo da cui è tratto (di Elizabeth Gilbert, sesta posizione).
Ma le sorprese di questa settimana non sono finite. La più bizzarra riguarda sicuramente il secondo posto, dove il cardinale Dionigi Tettamanzi si improvvisa mago del bestseller con i suoi “Santi per vocazione” (edito dal Centro Ambrosiano, 1 euro e 20). Incredibile quanto possa l’editoria religiosa (specialmente a quel prezzo). La terza posizione, però, costituisce una specie di contraltare profano al successo cardinalizio.
Sette scrittori italiani nella top ten: mai le patrie lettere sembrerebbero più in forma di questa settimana. Poi spetta a ognuno di voi, secondo i propri gusti, decidere se a queste posizioni corrisponde altrettanta qualità. Ma incominciamo dall’alto.
Piani alti e altissimi della classifica sostanzialmente uguali alla settimana scorsa. Vi lasciamo per la pausa estiva con il duo Camilleri-Lucarelli in prima posizione, seguito (proprio come lunedì scorso) dal duello-Strega: secondo Pennacchi e terza Silvia Avallone. Ma è capitato spesso che il secondo classificato allo Strega vendesse così tanto? Non mi pare fosse successo l’anno scorso nel caso di Antonio Scurati… certo, bisogna dire che Scurati non aveva avuto un lancio come quello della Avallone…
Dunque podio invariato, così come all’incirca le posizioni successive. E’ tutto un gioco di riconferme: quarto ancora una volta Camilleri con “La caccia al tesoro” e quinto Massimo Gramellini, con “L’ultima riga delle favole“, vera e propria rivelazione di queste settimane pre-estate. Ma è ai piani più bassi che c’è un po’ di scompiglio, che forse ci aiuta a capire qualcosa delle dinamiche che spingono gli italiani all’acquisto dei libri. Nulla di sconcertante, per carità, solo qualche semplice considerazione a margine della classifica, un po’ grossolana e non priva di una certa maliziosità.
Solo la lotta tra Silvia Avallone e Antonio Pennacchi ha il potere di insidiare lo strapotere commerciale di Camilleri; e la lotta tra i due, in ogni caso, non riesce a minare la prima posizione.
Dunque, breve panoramica delle prime tre posizioni: Camilleri e Lucarelli al primo posto con “Acqua in bocca“, seguiti da Pennacchi con “Canale Mussolini” e Silvia Avallone con “Acciaio”. Il resto della classifica riconferma alcune posizioni vecchie e registra qualche novità.
Di certo le novità non riguardano il già citato Camilleri, che con la quarta posizione della “Caccia al tesoro” tiene i due stregati in una morsa. Le riconferme riguardanto Patricia D. Cornwell, con “Il fattore Scarpetta” (ottava posizione), “L’ultima riga delle favole” di Massimo Gramellini (settimo posto) e gli ecoterroristi di “Il filo che brucia” di Jeffery Deaver.
Eccola, l’invasione di vampiri: al secondo posto schizza in classifica Stephenie Meyer, con la sua “Breve seconda vita di Bree Tanner“, e al sesto posto “Il diario del vampiro. L’ombra del male“, ottavo (?!) libro della saga. Meno bene la nostra Licia Troisi (sedicesima), ma i risultati dei suoi colleghi stranieri non fanno che confermare che questo è un genere che appassiona giovani e meno giovani.
In prima posizione rimane sempre Camilleri, con “La caccia al tesoro”, ma le due vampirate creano scompiglio nei piani più bassi della classifica. Certo non per quanto riguarda “Cotto e mangiato”, di cui sinceramente non se ne può più: ora ha incominciato a vegetare tra la settima e la decima posizione (dopo mesi tra i primi quattro o cinque), senza risolversi a salire o scendere (ora è sul filo: decimo).
La vera new entry (si fa per dire) è Carlo Fruttero con “Mutandine di chiffon” (nono posto), un libro che segue imperscrutabili tendenze, altalenando tra la top ten e i piani bassi della classifica. E dalla sesta posizione scompare Scalfari (ora diciassettesimo), che si vede ora incalzato da Bruno Vespa (diciannovesimo), misteriosamente ancora in basso.
Come al solito, dopo l’ufficializzazione della cinquina dei finalisti del Premio Strega 2010, l’impressione è quella che in fondo non si tratti più di premio, ma di una sfilata. Come era ampiamente prevedibile, infatti, tra i cinque nomi selezionati per giocarsi il titolo tra poco più di un mese non ce n’è uno inaspettato.
Alla prima posizione troviamo l’esordiente Silvia Avallone con Acciaio (Rizzoli), da molti celebrata come un’ottima penna (concedetemi il diritto di non essere affatto d’accordo), al secondo un altro autore al primo libro, anche e non un vero e proprio esordiente dell’arte del raccontare, il regista Paolo Sorrentino con Tutti hanno ragione (Feltrinelli), un libro francamente scarso il cui successo sembra più legato al grande talento cinematografico di Sorrentino piuttoso che ad altro.
Nelle posizioni successive, poi, troviamo Antonio Pennacchi con Canale Mussolini (Mondadori), Matteo Nucci con Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie) e, infine, Lorenzo Pavolini con Accanto alla tigre (Fandango).
Insomma, niente sorprese e sempre più disillusione per un Premio che ormai sembra aver esaurito completamente il suo ipotetico ruolo letterario, abdicando alle necessità aziendali di marketing, ma forse è anche inutile continuare a ribadirlo, forse è meglio lasciar perdere e non sprecare tempo prezioso.
Via | La Stampa
Acciaio, dell’esordiente ventiseienne Silvia Avallone, secondo le indiscrezioni è il romanzo che dovrebbe sbancare il premio Strega 2010. Avrà pure i suoi appoggi e le sue spintarelle, stando a quanto si dice (male) del premio, ma è senza dubbio un gran bel libro, incisivo, affilato e violento come un bisturi in mani sbagliate. E scritto soprattutto in maniera magistrale.
Trovo davvero doveroso soffermarmi a sottolineare la bellezza, la solidità, la rotondità e la maturità impressionante della prosa di Silvia Avallone. È molto più facile individuare falle, cadute di stile e ingenuità nel romanzo del genio quarantenne Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione - che insegue Acciaio nella corsa allo Strega - piuttosto che in questa perla di coerenza e compattezza pubblicata da Rizzoli. Ipotizzando una progressione regolare delle capacità espressive e narrative dell’autrice, visti i livelli di partenza è lecito aspettarsi che a 50 anni la Avallone sarà la nuova Lev Tolstoj, o giù di lì.
Con ciò so di attirarmi insulti, risate e pernacchie ascellari, a giudicare dai commenti della “gente” su Ibs.it e Anobii («libro inesperto e a tratti banale», «qualità oscena della scrittura, frasette corte, errori grammaticali», «stile mocciano e per di più presuntuoso», «livello linguistico banale e banalizzante», etc). Ma se la “gente” d’Italia godesse di una dotazione minima di capacità critica e saggezza, ovviamente non vivremmo nel paese in cui viviamo, dunque non mi preoccupo troppo.