
Va premesso che l’erotismo, nelle sue varie forme di racconto erotico o romanzo, nonostante gli illustri esponenti che può vantare è stato spesso relegato in ghetti letterari. Prevale cioè la convinzione che il tema dell’erotismo non sia adeguato alla letteratura o diversamente che presenti comunque una pochezza di contenuti.
La verità è diversa e gli scritti, tra l’altro, del famigerato Marchese De Sade lo dimostra appieno. Le Centoventi Giornate di Sodoma, sono insieme alla filosofia del Boudoir tra i libri più famosi del Marchese de Sade. Scritto nel 1785 durante la permanenza di De Sade presso la Bastiglia, il manoscritto originale fu smarrito e, rimasto inedito per moltissimi anni, fu ritrovato e pubblicato solo agli inizi del ‘900. L’autore l’aveva infatti trascritto su piccoli foglietti incollati l’uno all’altro, fino ad una lunghezza di dodici metri, per poterlo arrotolare e nascondere nel timore di una perquisizione. Quando fu trasferito dalla Bastiglia chiese a sua moglie di recuperarlo, insieme ad altri scritti, cosa che però fu fatto solo il 14 luglio, in occasione della presa della Bastiglia.
Il libro, incompleto, si snoda in racconti ed è concepito come una enciclopedia di tutte le perversioni immaginabili. La trama vede quattro facoltosi libertini che decidono di celebrare il trionfo della lussuria attraverso una sorta di interminabile orgia. A tal fine rinchiudono in un impenetrabile castello quarantadue giovani per asservirli al loro piacere e alle loro perversioni. La storia si dipana attraverso seicento racconti narrati per centoventi giorni da quattro donne, che fungono da spunto per l’eccitazione dei protagonisti e la messa in atto delle perversioni raccontate. E cosi che vengono esplorati tutte le possibili varianti sessuali conosciute: coprofagia, rapporti con animali, violenza fino a vere e proprie esecuzioni. Il compendio di tutto ciò che oggi viene appunto chiamato sadismo.
Come leggo su Leggere:Tutti, ci si ferma a parlare delle proprie esperienze sentimentali e storie di sesso nelle presentazioni del libro di Nadiolinda, la spiritosa autrice di “Se non ti piace dillo. Il sesso ai tempi dell’happy hour” (ed. Mondadori). Il libro che, dicono le cronache, racconta gli appuntamenti della protagonista, una giovane donna che decide di mollare il fidanzato “ingegnere nell’anima” e di ricominciare a saltare da un letto all’altro.
E durante le sue avventure fa un campionario dei tizi che le capita di incontrare, dal “ometto kinder” all’”uomo Guru” (dall’ormai sfortunato, possiamo dirlo, marchio di abbigliamento), per scoprire che gli uomini funzionano in modo semplice, e la loro vita è regolata da sei impulsi fondamentali: “fame, sonno, felice, triste, cacca, sesso”. Tutto questo alla veneranda età di 30 anni. Fantasia o (speriamo di no) realtà della vita sentimentale dei trentenni di oggi?
Cosa succederebbe in una società se si vivesse senza donne? Se le esponenti del “gentil sesso” venissero usate solo come materiale di procreazione vivendo prigioniere ai confini della società, e tutto fosse affidato solo a mani maschili?
Cerca di immaginarlo nel suo romanzo Hugo Goncalves, che ne “Il cuore degli uomini” (Cavallo di Ferro) mette in scena una società del genere in forma di romanzo. Sentimenti inespressi, ragazzini cresciuti con poche carezze anche se con un buon senso dell’ordine. Poche parole, in casa, e cibi pronti.
E l’amore? Che cos’è? Accade che uno dei ragazzini del romanzo se lo chieda quando fa il suo incontro con una coetanea, al di là del muro che separa la società senza donne da quella mista. L’amore è sesso senza parole, è impeto e tumulto, è silenzio duro.
Continua a leggere: Il cuore degli uomini, di Hugo Goncalves
Un consiglio di lettura che spero si dimostri piacevole per voi come per me in questi giorni di festività: un bell’articolo di Dario Fo sul sito web de “La Stampa” in cui il “poeta giullare” ricostruisce una breve motivazione delle parolacce italiane.
Ogni regione del nostro Paese può esibire una quantità strepitosa di epiteti scurrili in una specie di tenzone interregionale dove è davvero impossibile stabilire quale sia vincitore.
In verità l’utilizzo e il peso di queste cosiddette volgarità cambiano enormemente di valore e di significato appena varchiamo il confine di ogni singola provincia.Vi sembrerà assurdo, anzi paradossale, ma tutto dipende dalle origini culturali e storiche della comunità in questione, dai differenti costumi, dalle opposte tradizioni civili, morali, religiose che hanno determinato nei secoli in queste popolazioni, culture e senso civico assolutamente diversi.
“Il vino è un essere vivente. Amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole…Se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. Se è un vino d’annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continui ad evolversi. Mi piace pensare che se apro una bottiglia oggi, avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se l’aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita. Ed è…in costante evoluzione e acquista complessità. Finchè raggiunge l’apice… come il tuo Cheval Blanc del ’61. E poi comincia il suo… lento… inesorabile declino”
Forse avrete riconosciuto questo bellissimo monologo sul Pinot Noir pronunciato da una dei protagonisti di “Sideways”, il film premio Oscar per la sceneggiatura non originale (2004) che fece impennare in un anno le vendite mondiali di questo pregiato vino del 16% proprio grazie a questo bellissimo elogio. Arriva finalmente anche in Italia la traduzione del libro da cui è stato tratto il film (edizioni Hacca-Halley editrice)
Continua a leggere: Passione vino: arriva la traduzione italiana di Sideways
Chi ha letto “Io sono Charlotte Simmons” ricorderà la terribile scena in cui il ragazzo ride della inesperienza a letto di Charlotte facendo un truce paragone con la durezza dell’erba sintetica. A pensarci bene, nella memoria di scene di sesso un po’ macchinose se ne trovano tante, nei libri. Ma forse non sapete che esiste anche un “Bad sex fiction award”, organizzato dalla Literaly Review ed assegnato, Wikipedia docet, al libro pubblicato entro l’anno in cui è descritta a parere della giuria la più brutta scena di sesso (Wolfe ha vinto con quel romanzo nel 2004).
Ma di libri famosi “premiati” ce ne sono stati tanti, negli anni: da Thomas Pynchon a Mark Haddon a Gregory a Jeannette Winterson, finendo con Ali Smith e Norman Mailer (a cui è andato il “riconoscimento” di questo 2007 per una scena di “The Castle in the forest”). Avete in mente brutte/ridicole scene di sesso lette in un libro? Fateci sapere! Io invece ne ricordo almeno due, bellissime, che direi sono le mie preferite. Sono “nascoste” in “D’amore e d’ombra” di Isabel Allende e nel “Dio delle piccole cose” di Arundhati Roy.