Il cantante Francesco Tricarico è diventato scrittore e disegnatore, lo dimostrano i sette racconti del libro “Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino” (Bompiani Editore), incorniciato da una miriade di disegni in bianco e nero, dove il vero protagonista è il sesso. Il volume che arriva in libreria il 18 novembre, si apre con una dedica “A Clara e Giulio”, chi sono? “Non so se dirlo questo… è una cosa intima”.
“Circa l’invisibile”, il racconto che apre la galleria di parole e segni, di cosa tratta?
È la storia di un imperatore che sta morendo e che ha cercato tutta la vita di vedere l’invisibile. Un uomo che ha avuto tanto dalla vita. Ma a un certo punto si rende conto che l’aspetta qualcosa di sconosciuto: la morte. E cerca di capirla. Nascono così delle riflessioni e la voglia di vincere la paura di morire.
Quanto c’è di autobiografico nel libro?
Si parla solo di ciò che si conosce. Rappresento delle mie curiosità ma paure. Tant’è che anche la prima storia, finisce dicendo delle cose belle proprio nella lettera che lascerà. Ho scritto della paura della paura, ne sono affascinato. Come anche della possibilità di non avere paura. Più che vincerla, mi interessa capire cosa sia la morte. È una cosa curiosa e terrificante al tempo stesso. D’altronde, le cose non sono nè belle nè brutte, dipende da come le immagini.
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