La fondatrice della casa editrice Sellerio – Elvira – è morta oggi a Palermo. Era nata a Palermo nel 1936 e ha iniziato a lavorare nell’editoria nel 1970 fondando, con il marito Enzo, la casa editrice che tutti ben conosciamo.
Tra gli autori della casa editrice ricordiamo Leonardo Sciascia (con il quale aveva “scommesso” per una casa editrice siciliana) Gesualdo Bufalino (scoperto proprio dalla Sellerio) e, ultimamente, Andrea Camilleri (in foto con Elvira).
Non solo questi grandi, comunque: tutti noi abbiamo avuto tra le mani i libretti blu – sempre molto curati – della casa editrice. Personalmente ho molto amato i testi dello scrittore russo Sergej Dovlatov (La valigia è un must), i racconti palpitanti di Annie Messina, e, anche se pubblicato con la copertina verde!, il libro La vita meravigliosa dei laureati in lettere di Alessandro Carrera.
Foto | Andrea Camilleri
Sergej Dovlatov è uno dei più conosciuti scrittori russi contemporanei. Insofferente nei confronti di ogni forma di coercizione del potere ebbe non pochi problemi nell’ex URSS che rappresentò in una specie di epos al contrario popolato di personaggi balordi, di figure strampalate, capaci di un eroismo di bassissima lega, ma umane e simpatiche.
Lo stile di Dovlatov prosegue la grande tradizione dell’umorismo russo calato nella contraddittorio periodo che condurrà nel 1991 alla dissoluzione dello stato Sovietico. Opera esemplare in questo senso è La valigia, pubblicata da Sellerio, in cui un numero incredibile di figure strampalate concorrono a creare un panorama umano decadente, ma non per questo meno affascinante. Un libro “caldo, vivo e molto divertente” come sostengono Carlo Fruttero e Franco Lucentini.
Duecento anni fa lo storico Karamzin si trovava in Francia e gli emigranti russi gli chiesero:
– In due parole, cosa succede in Russia?
Karamzim non ebbe neppure bisogno di due parole.
– Rubano – rispose…
Dai salumifici si portano via intere carcasse di bue; dalle aziende tessili, i filati; dalle fabbriche di proiettori, le lenti.
Si portano via tutto, piastrelle, gesso, polietilene, motori elettrici, bulloni, viti, valvole termoioniche, fili, vetri.
Spesso tutto ciò assume un carattere metafisico. Parlo dei furti assolutamente arcani, privi di qualsivoglia ragionevole scopo. Sono sicuro che in questa forma esistono solo in Russia.
Conoscevo un uomo fine, d’animo nobile, istruito, che si era portato via dalla fabbrica un secchio di malta di cemento che, strada facendo, ovviamente si era solidificato. Lo scippatore aveva gettato via il blocco di cemento poco lontano da casa sua.
Un altro mio amico aveva scassinato una sede della propaganda politica e si sera portato via un’urna elettorale. Se l’era portata a casa e si era calmato. Un terzo conoscente aveva rubato un estintore. Un quarto si era portato via dall’ufficio del suo principale un busto di Paul Robeson. Un quinto, un cartellone pubblicitario di via Skapin. Un sesto, un leggio del club dei dilettanti.
Io […] rubai delle robuste scarpe sovietiche destinate all’esportazione […] Le fregai al presidente del comitato cittadino del Partito. Per dirla in breve, al sindaco di Leningrado (pagg. 32-33)
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La vita meravigliosa dei laureati in lettere è un racconto breve di Alessandro Carrera edito da Sellerio nel 2002 che non può mancare nella biblioteca dei laureati in lettere (sia vecchio che nuovo ordinamento). Carrera racconta in chiave paradossale e ironica la vita movimentata di due laureati in lettere: Renato, docente di ruolo “tendente all’inquietudine e alla depressione”, e il compagno d’avventure, Rino, laureato disoccupato, “persona lieve innocente e poco complicata”.
Renato e Rinaldo, per tutti Rino, erano due laureati in lettere. Uguale era la stella che avevano seguito, profondo il precipizio che li divideva: Renato era professore di ruolo in una scuola media della più grande penisola del Mediterraneo; Rino invece era disoccupato, perché aveva passato troppo tempo a occuparsi di cose che non erano importanti e da quando aveva smesso non c’erano più stati concorsi a cattedra.
E, descrivendo situazioni che tutti i laureati in lettere – e non solo! – conoscono, continua Carrera: