Il villaggio, con le sue ampie villette, con i quieti giardini privati e il bellissimo parco pieno di fiori e di silenzio, era il luogo ideale per vivere, a patto di riuscire a dimenticare che tutt’intorno a quella specie di campus paradisiaco si ergeva un muro altissimo sormontato da una rete di filo spinato, e che guardie armate sorvegliavano il cancello d’ingresso.
Alicia Gimenez Bartlett è apprezzata scrittrice di gialli edita da Sellerio. Ho trovato una lettura molto piacevole e pulita, e contemporaneamente densa, questo suo Giorni d’amore e d’inganno. Nessun omicidio e nessuna indagine, qui. O forse sì. Una indagine ben elaborata di cosa significa la vita di coppia.
A confronto, l’esistenza di quattro donne. La (apparentemente) insignificante Victoria, la “bambolina” americana Susy, l’autodistruttiva Paula dalla lingua salace. E infine la più anziana, quella che sembra a prima vista la più realizzata, Manuela.
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Pochi minuti fa nella splendida cornice del teatro veneziano La Fenice la quarantanovesima edizione del Campiello si è conclusa decretando vincitore il romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna di Andrea Molesini, edito da Sellerio. Molesini, che tra le altre cose è veneziano, si è aggiudicato - con 102 voti su 300 - il testa a testa finale contro un’agguerritissima avversaria, Federica Manzon, che molti davano per favorita e che con il suo Di fama e di sventura è arrivata a 80 preferenze.
Il romanzo di Molesini, ambientato nei dintorni del Piave durante la prima guerra mondiale, all’epoca della disfatta di Caporetto e dell’invasione austriaca, racconta la presa di coscienza del giovane Paolo, tra orgoglio e patriottismo, mentre l’orrore della guerra infuria al di fuori di Villa Spada. Nell’anno dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, la vittoria di un libro del genere, che affronta uno dei momenti più cupi della storia italiana, è un ottima chiusura, non credete?
Sinceramente, fa un po’ impressione vedere lo scambio di posto, questa settimana, fra Edoardo Nesi (che la scorsa era al primo posto) e il suo Storia della mia gente, e il romanzo di Melissa Hill Un regalo da Tiffany (Newton Compton). Ma tant’è. La Hill vola al primo posto della top ten, come da classifica Nielsen-Bookscan, con la sua storia di amori intrecciati per un caso del destino.
Nesi invece passa al terzo posto, perchè non riesce evidentemente a intaccare il successo di vendite del Linguaggio segreto dei fiori della Diffenbaugh (Garzanti), al secondo posto. Buon quarto, Camilleri con il suo Gioco degli specchi (Sellerio), mentre in quinta addirittura risale Clara Sanchez e il suo Profumo delle foglie di limone (Garzanti), molto consigliato dalle libraie, a quello che mi è capitato di sentire.
Il motivo? La trama che non dà tregua, come fosse un giallo, l’elemento dell’introspezione femminile, e la bravura dell’autrice nel dar vita alla protagonista, una giovane sentimentalmente disastrata e incinta di un uomo che non ama, alle prese con due insospettabili ex nazisti. Personalmente, assicuro che la Sanchez è davvero brava a scrivere. Inoltre, per chi come me ama la letteratura della memoria, presenta alcuni punti di vista sulla follia dei lager nazisti davvero importanti. Sarebbe da far leggere agli adolescenti.
Segue la inimitabile Vargas e la sua Cavalcata dei morti (Einaudi), al sesto, con alle spalle due inossidabili Mondadori: Mazzantini con Nessuno si salva da solo e Zafòn e le sue Luci di settembre. In nona posizione, la new entry della scorsa settimana, Il libro segreto di Dante, di Francesco Fioretti (Newton Compton) e buon ultimo Maigret e il suo L’assassino (Adelphi).
Un mistero in codice nascosto fra le pagine della Divina Commedia è al centro del giallo Il libro segreto di Dante, di Francesco Fioretti, unica new entry della classifica dei libri più venduti di questa settimana a cura della Nielsen Bookscan.
Si tratta del secondo “tiro al bersaglio” riuscito per la Newton Compton, che sul podio continua a mantenere il chik lit Un regalo da Tiffany di Melissa Hill, al terzo posto. Il libro di Fioretti, uscito qualche tempo fa, è la storia di una indagine su un codice che sarebbe nascosto all’interno del capolavoro dantesco, e che rivelerebbe il luogo dove è custodita l’Arca dell’Alleanza.
Sulle sue tracce, alla morte del Poeta, si mettono i suoi figli e uno studioso francese. Per il resto, anche questa settimana “nessuna novità sotto l’ombrellone”, con Nesi che domina la classifica al primo posto con Storia della mia gente (Bompiani) vincitore dell’ultimo premio Strega, seguito da Diffenbaugh (Il linguaggio segreto dei fiori, Garzanti) che da mesi non decade dalle preferenze degli italiani.
Altro titolo best seller di Garzanti ancora in classifica, Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez, che resiste al sesto posto. Continuano a rimanere in classifica Il gioco degli specchi di Camilleri (Sellerio, al quarto posto), e Fred Vargas, con il suo La cavalcata dei morti al quinto.
Nella top ten anche tre best seller Mondadori, seppur agli ultimi posti: Mazzantini (Nessuno di salva da solo, al settimo) Zafòn (Le luci di settembre, all’ottavo) e Calabresi (Cosa tiene accese le stelle, al nono). Ultima, appunto, la “new entry” del giallo con al centro l’enigma di Dante.
Chiedo già scusa per il gioco di parole del titolo, ma è il caso di dirlo: il successo di Edoardo Nesi non si è esaurito come exploit dovuto alla sua vittoria del premio Strega, ma evidentemente i lettori stanno apprezzando a prescindere il suo Storia della mia gente (Bompiani).
Infatti Nesi questa settimana arriva addirittura in prima posizione, superando la best seller Fred Vargas (La cavalcata dei morti, Einaudi) e il sempreverde Camilleri (Il gioco degli specchi, Sellerio). I lettori italiani non sembrano affatto essersi stancati neanche di Vanessa Diffenbaugh e il suo Linguaggio segreto dei fiori (Garzanti) al quarto posto prima di Un regalo da Tiffany di Melissa Hill (Newton Compton)
Seguono altre due regine dei libri dell’estate, Clara Sanchez (Il profumo delle foglie di limone, Garzanti) e Margaret Mazzantini (Nessun si salva da solo, Mondadori), che superano l’inossidabile Zafon e le sue Luci di settembre (Mondadori).
Continuiamo a registrare nella posizione seguente il successo del libro di Calabresi, Cosa tiene accese le stelle (Mondadori), mentre in decima posizione c’è il grande Simenon, che ci strega con il suo L’assassino (Adelphi).
Sono molto curiosa di leggere il prossimo libro di Alicia Gimenez Bartlett, che in questi giorni si trova in Italia per un tour di presentazione, appunto, del suo nuovo Dove nessuno ti troverà, in uscita il 30 giugno.
Archiviata (si spera momentaneamente) la sua e nostra amata Petra Delicado, la Bartlett dà alle stampe un testo di 460 pagine a cui ha dichiarato di aver lavorato per oltre dieci anni. Il motivo? Andare a rinvangare un periodo dolorosissimo per il suo Paese (la dittatura franchista), periodo storico che aveva scelto per narrare la sua storia.
Al centro del nuovo libro c’è infatti La Pastora, un enigmatico brigante donna schieratosi al fianco dei guerriglieri repubblicani durante la guerra civile del secolo scorso. Personaggio realmente esistito, e su cui Bartlett ha speso anni a documentarsi.
Sulle sue tracce si muovono, negli anni ‘50, due personaggi apparentemente incompatibili fra loro: un prestigioso psichiatra francese, Lucien Nourissier, e uno spiantato giornalista spagnolo, Carlos Infante. Una figura mitica, quella del guerriero “imprendibile” che, ha raccontato, veniva usato per spaventare i bambini al posto dell’Uomo Nero che, se non si fa i bravi, ci porta via.
A.G.Bartlett
Dove nessuno ti troverà
Sellerio ed.
16 euro
Mi aspetto una storia intima e delicata, da questo nuovo La traccia dell’angelo, di Stefano Benni, in uscita a settembre. Me lo aspetto perchè Benni per questo libro approda a un editore che non mi sarei aspettata, Sellerio, con una storia che stando alle pochissime anticipazioni disponibili parla di malattia, degli inganni della medicina, dei conti da fare con gli “angeli” che invece di essere per noi custodi a volte sono anche un po’ antipatici.
Innanzitutto vi invito a guardare il poetico book trailer che ha dedicato all’opera Sellerio (lo trovate qui) e da cui ho tratto l’immagine di home (come vedete si intravede la copertina). Già dal video si intuisce la storia di un bimbo che ha a che fare con medici tracotanti e ospedali, e con un angelo un po’ burbero, in apparenza.
Un angelo con la barba lunga, un cappottaccio e un’aria scura, che non sai quando arriva e quando se ne va, come tutti gli angeli. D’altronde, il piccolo protagonista lo sa: “Un angelo non c’è sempre. Se no non è un angelo. La sua prerogativa è che qualche volta arriva e qualche volta ti abbandona. Non sapere mai se arriverà, ecco l’essenza, ecco la traccia dell’angelo”.
S. Benni
La traccia dell’angelo
Sellerio
11 euro
Via | New notizie
In questi giorni in cui, vicino Roma, è ancora in corso il Salone dell’Editoria dell’impegno (si trova a Grottaferrata) mi fa piacere segnalare alcuni titoli che affrontano personaggi e realtà di interesse sociale, usciti in questi giorni.
Paolo di Stefano, un bravissimo giornalista del Corriere della Sera, ha messo elmetto e divisa e si è calato, anche fisicamente, nei pozzi profondissimi della miniera belga di Marcinelle, dove a metà degli anni ‘50 morirono 262 persone, di cui 136 italiani. Dall’ascolto dei minatori sopravvissuti, figli, mogli, dei morti è nata la sua ricostruzione La catastrofa, Marcinelle 8 agosto 1956 (Sellerio editore Palermo), in cui il nostro si è “immerso” metaforicamente nel racconto di chi non ha mai dimenticato.
“(…) La grandezza del Progetto Sud, sta nel fatto che ha nel proprio dna i cromosomi sani per dare al paese una forma nuova, una visione differente da quella che ha avuto finora. Progetto Sud ha una nuova, diversa abilita’ nel dare speranza e futuro al paese”. Con queste parole invece Roberto Saviano firma l’introduzione a Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso, un’intervista di Goffredo Fofi a Don Panizza (Feltrinelli).
Continua a leggere: Libri & sociale: dai sopravvissuti di Marcinelle a Capodarco e la monnezza
Una celebrazione così, in genere, la si riserva a chi è passato a miglior vita, ma per Andrea Camilleri si può di certo fare un’eccezione. E infatti la casa editrice Sellerio ha deciso di dedicare due giorni di incontri al grande scrittore siciliano, in un evento dal titolo “Camilleri e i suoi lettori“, presso l’Auditorium Parco della musica di Roma. La giornata di oggi è stata scandita da tre momenti; in questo post cercherò di raccontarvi la prima parte e mi riservo poi di riprendere l’argomento per riportarvi tutti gli spunti e le testimonianze. A salire sul palco oggi non è stato il creatore di Montalbano, ma varie personalità, tra cui Salvatore Silvano Nigro, Stefano Salis e Lucarelli. “Lui” è rimasto seduto in prima fila a godersi la meritata gloria.
Ognuno dei tre personaggi ha regalato al pubblico il suo punto di vista su Camilleri, come “rivoluzione editoriale”. Ha aperto Salis “dando un po’ di numeri”: dalle cinquemila copie di tiratura de La forma dell’acqua alle trentamila de La voce del violino, fino ad arrivare alle quattrocentomila degli ultimi romanzi con il commissario Montalbano. Salvatore Nigro, “il bandellista”, ha definito Camilleri “scrittore civile e non di intrattenimento” e ha parlato di “densità culturale” come elemento direttamente proporzionale al numero di lettori.
Molto bello il contributo di Lucarelli che ha raccontato il suo approccio alle opere del Maestro. Era in treno e aveva comprato La stagione della caccia, aveva cominciato a leggere, ma si era fermato al decimo rigo e con rabbia aveva pensato di chiamare Elvira Sellerio e chiederle come le fosse venuto in mente di pubblicare una cosa del genere. Poi dopo un po’, visto che non aveva altro da leggere, aveva ripreso in mano il libro, lo aveva sfogliato e si era pian piano ricreduto: “all’undicesimo rigo capivo già tutto e dopo qualche pagina pensavo come Camilleri“, ha detto. Lucarelli ha poi accostato il piacere della lettura dei romanzi di Camilleri a quello che si prova ascoltando i Beatles o i Rolling Stones. “Ma la vera unicità non sta neanche in questo, ha continuato, il vero tratto distintivo dei suoi libri è che mentre li leggi percepisci la presenza del Narratore. Se non fosse diventato quel che è Andrea Camilleri oggi sarebbe di sicuro al bar di Gigi a raccontare storie con il capannello di persone intorno ad ascoltarlo“.
Se vi siete persi l’appuntamento di oggi, non perdetevi quelli di domani. Si partirà alle 18 con Un filo di critica, con gli interventi di critici, giornalisti e scrittori, si proseguirà con Il riso nel pianto con Camilleri e Ficarra e Picone e si chiuderà alle 21 con Maestro Camilleri. Il racconto di chi lo conosce da prima de grande successo. Se proprio non riusciste a partecipare, almeno cercate di non perdere i prossimi post!
Sarà l’incipiente vecchiaia, quel trascorrere degli anni che misura la distanza tra la vita e la morte, una debolezza malcelata o tutti questi fattori insieme, a far sì che Salvo Montalbano si ritrovi sempre più spesso a cedere davanti al fascino femminile; fascino che ha sempre sentito in modo intenso, solo che ora, rispetto a prima, ne resta spesso vittima. In quest’ultima avventura il commissario di Vigata si ritrova proiettato con il cuore e i pensieri al tempo dell’adolescenza, quando immaginava con struggimento di vivere una storia d’amore con l’eroina dell’Orlando furioso.
Già perché nella storia che Camilleri ci racconta il personaggio principale si chiama proprio come la protagonista dell’opera di Ariosto, e non solo il nome porta Montalbano a rievocare le vecchie palpitazioni: “La signora Cosulich era pricisa ‘ntifica, ‘na stampa e ‘na figura, con l’Angelica dell’Orlando furioso, accussì come lui se l’era immaginata e spasimata viva, di carni, a sidici anni, talianno ammucciuni le illustrazioni di Gustavo Doré che sò zia gli aviva proibito.”
La donna compare nella vita di Salvo per via di un’indagine su una serie di strani furti avvenuti a Vigata a danno di una cerchia di conoscenti. I ladri agiscono seguendo un preciso copione: sorprendono i bersagli scelti nelle case di villeggiatura, li addormentano e poi rubano macchina e chiavi per svaligiare l’abitazione in paese. Sembrerebbe un piano perfetto se non fosse che la mente della banda ingaggia una specie di duello con il commissario: gli scrive una lettera rivelando che il suo scopo ultimo non è la refurtiva.
Continua a leggere: Il sorriso di Angelica, di Andrea Camilleri