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Write or die, un'applicazione per scrittori pigri o distratti

pubblicato da Andrea Coccia

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Siete pigri nello scrivere o soffrite del complesso del foglio bianco? O piuttosto scrivete per lavoro e non riuscite a mettere su carta le vostre idee per stare dietro alle scadenze rapide? O ancora, state scrivendo la tesi ma vi distraete di continuo, magari su facebook o twitter, perdendo il filo e un sacco di tempo utile? Quello che vi sto per presentare è un programmino che potrebbe essere molto utile a tutti voi.

Si chiama Write or die, è un’applicazione per tablet o portatili ed esiste sia a pagamento, che in versione gratuita - graficamente nulla, ma ugualmente efficace. Il suo utilizzo è più semplice dell’aspirina: settate il numero di parole a cui dovete arrivare, il tempo che avete a disposizione per farlo, e poi decidete il livello di cattiveria delle punizioni che vi saranno inflitte in caso di fallimento degli obiettivi.

Fatto? Bene, ora potete cominciare a scrivere. Attenzione però, perché se pensate ogni secondo alla spada di Damocle che vi pende sul capo (o, meglio, sulla tastiera), vi sconcentrerete, perderete tempo e sareste punti dal programma. Come? Scopriamolo insieme.

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Le regole per scrivere narrativa: i consigli degli scrittori

pubblicato da sara

p d james Consiglio di leggere integralmente questo articolo apparso sul Guardian, in cui sono intervenuti alcuni scrittori che collaborano con le pagine culturali del quotidiano, e che sono stati chiamati a scrivere le loro dieci regole per scrivere narrativa.

Si va da Elmore Leonard, che considera l’uso degli avverbi “un peccato mortale” a Margaret Atwood, che consiglia di catturare l’attenzione del lettore (anche se ciò che affascina A può risultare noioso per B) principalmente prendendo come parametro la propria attenzione (ovvero: se un testo annoia chi scrive, come si può pretendere che non lo farà con chi lo legge?)

C’è Roddy Doyle, che con la solita ironia consiglia innanzitutto “non mettere una foto del tuo scrittore preferito sulla scrivania, specialmente se è uno di quelli famosi che si è suicidato”, mentre Jonathan Franzen afferma senza scampo che c’è da dubitare che “chiunque abbia una connessione ad internet nel suo posto di lavoro stia possa scrivere della buona narrativa”.

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Perchè pubblicare brutti libri fa male all'ambiente (e ai bravi scrittori)

pubblicato da sara

sumatraQuando finiamo di leggere un brutto libro (non occorre arrivare alla fine, naturalmente, anche perchè in genere – per definizione – con i brutti libri questa eventualità è molto rara) in genere ci rimane appiccicata addosso una spiacevole sensazione.

Sensazione, a mia opinione, derivante dal fatto di aver sprecato il proprio tempo e dal pensiero che l’autore – con diversi gradi di cattiva fede – ha sprecato energie a comporre un tale disastro. Sì lo so che de gustibus etc però esistono dei libri dalle qualità davvero scarse per generalizzata opinione.

Ora invece vorrei farvi riflettere – e ancora meglio far riflettere gli editori di cattivi scrittori, o aspiranti tali – quanto faccia male non solo alle proprie politiche editoriali, ai futuri malaugurati lettori, ma anche all’ambiente continuare a pubblicare brutti libri.

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Il romanzo della mia vita, un’autobiografia di Tex Willer

pubblicato da sara

tex willerSegnalo volentieri questa originale autobiografia di Tex Willer scritta da Mauro Boselli ed edita da Mondadori col titolo Il romanzo della mia vita. Trovo geniale l’idea di scrivere una autobiografia di un personaggio di un fumetto: chissà se lo faranno anche per Dylan Dog o Diabolik.

Nel libro, la storia dele origini di Tex, “l’incontro con il burbero Kit Carson, con il fiero navajo Tiger Jack e la nascita del figlio Kit dopo il matrimonio con Lilyth, figlia del capo Freccia Rossa”.

Boselli - sceneggiatore di Tex, Dampyr e Zagor - dà voce alla filosofia di vita dietro le scelte del personaggio, i motivi del “marchio” di fuorilegge, il suo essere antirazzista e amico di ogni “fratello rosso” indiano, e essere ribattezzato dai Navajo “Aquila della notte”.

M. Boselli
Il romanzo della mia vita. Tex Willer
Mondadori
17 euro

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Scrivere è un gioco di prestigio. Conversazione con Paolo di Paolo, di Stefano Giovinazzo

pubblicato da sara

giovinazzo Come vive il suo rapporto con la scrittura Paolo di Paolo, l’enfant prodige del panorama letterario italiano, uno che a 27 anni, come scriveva Giovanna Zucconi “ha accumulato tutto…ha letto, e sa, e ha affinato sentimenti come se ne avesse 427”, di anni?.

Cosa rappresenta la passione per la lettura per colui che i giurati del Premio Calvino 2003 credevano - con “Nuovi cieli, nuove carte” (Empiria ed.), finalista in quella edizione - fosse “un professore in pensione con molte (troppe) letture alle spalle?” (e invece aveva solo, dati anagrafici alla mano, 20 anni?). Sono queste ed altre le domande che si è sentito rivolgere Di Paolo da Stefano Giovinazzo, autore di questo Scrivere è un gioco di prestigio per le Edizioni della sera.

Per Di Paolo la scrittura è “il riflesso di un’ipersensibilità che si esercita, anche ossessivamente, su dettagli che molti trascurano”, perchè la scrittura è “un gioco di prestigio, può conferire realtà a tutto”, foss’anche permetterci di raccontare la notte in cui siamo nati, come accade nel suo ultimo libro (“Raccontami la notte in cui sono nato”, Giulio Perrone ed.).

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Che cos'è l'arte? di Lev Tolstoj

pubblicato da sara

tolstoj

“All’arte…proprio come in guerra, si sacrificano addirittura vite umane: centinaia di migliaia d’uomini si dedicano sin dalla giovane età e per tutta la loro esistenza…a rigirar le frasi nei modi più diversi e a trovare la rima in ogni parola. E tali uomini, spesso molto buoni, intelligenti, adatti a ogni lavoro utile, s’inselvatichiscono in queste occupazioni singolari e stupefacenti e diventano sordi a a tutte le manifestazioni serie della vita, si trasformano in specialisti limitati e pienamente soddisfatti di sé, capaci soltanto di virtuosismi (…)”

Che cos’è l’arte, si chiede Lev Tolstoj alle soglie del Decadentismo? I versi dei poeti si fanno incomprensibili, le pennellate sui quadri impazziscono in un garbuglio di colori, e a lui stesso i nuovi movimenti artistici risultano oscuri. Con molta onestà intellettuale, Tolstoj ammette: “io, uomo educato nella prima metà del secolo, non ho il diritto e non posso condannare l’arte moderna solo perchè non la capisco; posso dire soltanto ch’essa mi risulta incomprensibile”.

E tuttavia, al di là delle nuove forme d’arte, è bene secondo lo scrittore russo interrogarsi su cosa sia in effetti la ‘vera arte’, soprattutto in un momento in cui essa sembra – come il suo intuito coglie chiaramente, ancor prima delle teorizzazioni della cosiddetta industria culturale – diventare qualcosa di furbescamente riproducibile da parte di autori prezzolati, per il solo ’svago’ e il solo ‘piacere’ effimero dei fruitori.

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Libri di carta, il corpo dei ricordi

pubblicato da sara

libriGentile direttore, nei mesi della malattia di mio nonno e poi a lungo dopo la sua morte mi piaceva entrare nel suo studio, abitarvi. Mio nonno non c’era più, erano rimasti i libri.

Inizia così una bella lettera che ho trovata nell’angolo della posta del Direttore, sul Sole24Ore. Già il titolo scelto dalla testata - L’umanità comune nei libri del nonno e nei files di oggi - indirizza le nostre riflessioni. Il ‘corpo’ del libro è qualcosa a cui molti non sanno ancora rinunciare, nonostante eBook, e-Reader e quant’altro.

E’ il corpo del libro, quello che rimane, nel tempo, e la lettura attraverso i supporti digitali ci fa fare i conti con degli aspetti sicuramente triviali, che però ci colpiscono. Un mio amico con figli, lettore Doc, mi racconta che sottolinea da sempre, a matita, le frasi più belle dei libri che legge. Sognava fin da giovane di lasciare quelle stesse frasi come più preziosa eredità ai suoi figli. “Perchè le frasi che mi colpiscono sono quelle in cui c’è qualcosa di me, in cui mi riconosco”, mi ha detto.

In quei libri, ho aggiunto io, lui lascerà anche un po’ del suo odore (ogni casa impregna del suo odore i libri - specialmente se si fuma, ma non solo - ma solo chi non vive in quella casa se ne accorge). Lascerà la sensazione, toccandoli, che siano stati sfiorati dalle sue mani. E’ una sensazione di nostalgia, legata al corpo, inevitabilmente. Cosa ne sarà con i supporti digitali? E lo chiedo in modo neutro, non perchè sia una nostalgica della prima ora, badate.

Foto | Flickr

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Un manuale per superare il blocco dello scrittore

pubblicato da sara

blocco Dunque, so che molti di voi che ci leggono amano anche scrivere. Per voi, che avete sicuramente passato nella vita, momenti di ‘blocco dello scrittore’ segnalo una autorevole ricerca del professor Dennis Upper. E’ un po’ datata (1973) ma trattandosi di un tema universalmente noto, fin sui banchi di scuola, ho pensato di condividere con voi questa analisi della problematica.

In photogallery troverete l’analisi del dr Upper, intitolata: Un autotrattamento di insuccesso di un caso di blocco dello scrittore. In nota, l’analisi di un revisore che ha analizzato il testo, descrivendolo il più conciso manoscritto che abbia mai letto.

In effetti, il revisore mi sembra alquando inadeguato: pur avendo provato a fare una analisi col succo di limone o ai raggi X, non sembra essere riuscito a cavarne nulla. Qui potete scaricare gratuitamente l’opera in pdf.

Via | Siamo Geek
Foto/Pdf | Ncbi
Blocco dello scrittore
Blocco dello scrittoreBlocco dello scrittoreBlocco dello scrittore

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Libri di qualità poco visibili. Le colpe dei recensori

pubblicato da sara

books reading I collaboratori che redigono le rubriche sui “libri dell’anno” si grattano la schiena a vicenda come babbuini che si spulciano l’un l’altro. In rete gli autori tessono le lodi dei propri libri sotto pseudonimo. Gli effetti di queste dinamiche sono corrosivi. Librerie e biblioteche traboccano di pessimi libri corredati da quarte di copertina fallaci scritte da pusillanimi incensatori.

Non sarà che, nella nota difficoltà per ‘libri di qualità’ di emergere, e di piccole case editrici di essere visibili al grande pubblico, parte della colpa è (anche) dei recensori (su quella di autori e lettori ci siamo già interrogati)? Me lo ha fatto pensare un articolo del Sole24Ore (che si riferisce in particolare al sottobosco accademico) di cui vi riporto degli stralci. Insomma: non sarà che è anche colpa della pigrizia dei recensori che invece di andarsi a scovare libri di qualità in piccole e medie case editrici si limitano a scremare i libri delle grosse, a recensire amici di amici, a leggere quello che passano loro gli uffici stampa degli editori più grandi?

Ecco, dopo il salto, quali sono secondo l’articolista del Sole24Ore le regole che dovrebbe tener presenti un recensore corretto.

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Laboratorio di scrittura creativa di Giulio Mozzi a Roma

pubblicato da lara

Omini stilizzati a delle finestre con archi, arancione e giallo Abbiamo parlato diverse volte qui su Booksblog dell’eclettico Giulio Mozzi; scrittore, consulente editoriale per Einaudi Stile Libero, talent scouting e soprattutto grande viaggiatore (si muove sempre in treno). Questa volta volevo segnalare il suo laboratorio di scrittura creativa che si terrà a Roma a febbraio (Per tutte le info relative a costi, tempi e luogo andate qui)

Chi ha avuto modo di guardare le video lezioni di Giulio Mozzi sa già che i suoi consigli di scrittura sono molto pratici e mirati a risolvere i vari “intoppi” che prima o poi ogni scrittore incontra. In questo corso viene dato agli iscritti un dossier su un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti nel 1979, il celeberrimo “caso Carmichael”. Da questo spunto si partirà per lavorare, discutere, immaginare e scrivere. Abbiamo fatto a Giulio Mozzi qualche domanda e dopo il salto potete leggere le sue risposte.

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