E’ già disponibile sul sito della casa editrice di audiolibri Goodmood (e fra due settimane sarà su iTunes) la ‘audiobiografia’ di Freddy Mercury. Firmata dallo scrittore e autore televisivo Tommaso Labranca, la biografia inaugura la nuova collana ‘Biorock’.
Si tratterà di audiolibri dedicati in particolare, leggo, a ‘grandi del rock morti prematuramente’ e che sarà presentata ufficialmente il 15 maggio in Fiera a Torino.
Dopo il cantante dei Queen usciranno audiotesti dedicati a Jimi Hendrix, John Lennon e Michael Jackson. “Non si tratta di semplici biografie – scrive il curatore della collana Labranca – sono state romanzate. Anche se i fatti sono tutti reali la scrittura per un audiolibro deve attirare l’attenzione, creare un minimo di tensione”.
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Ho trovato interessante l’articolo di Public space (Usa) riportato da Internazionale, sui fermenti della letteratura egiziana (’Un’oasi letteraria nell’ingorgo del Cairo, autore Brian T. Edwards).
“Negli ultimi dieci anni una generazione di giovani scrittori…stanno infrangendo tutte le regole – scrive l’autore – ovvero trasformano i canoni della scrittura araba tradizionale e rivoluzionano il modo di raccontare le loro esperienze di vita in una città attraversata da secoli di intrecci culturali”.
Gli autori citati hanno tutti una trentina d’anni o giù di lì, e vengono dopo la generazione di Naguib Mahfouz e Ala l Aswani, a differenza dei quali ’sono diventati scettici sul ruolo della letteratura e preferiscono trattare i grandi temi con ironia o evitarli del tutto’.
L’idea è carina: Zanichelli ha chiesto a 800 insegnanti italiani quali sono, secondo loro, le ‘parole da salvare’, quelle che ormai ci sembrano antiquate o in disuso e che invece secondo loro hanno ancora ragion d’essere.
Le prime cinque votate sono state Zotico, Uggioso, Artefice, Oblio, Abominio, ma ci sono anche - e la cosa è piuttosto singolare - Arduo, Indole, Sagace, Ciarpame, Forbito, Furtivo, Accozzaglia e Ghiotto (?).
Trovo anche, sorprendentemente, Venale, Agiato, che insomma non mi sembrano tali da richiedere una ‘emergenza salvataggio’. Eppure evidentemente è così, se se ne accorgono loro che hanno un punto di vista ‘privilegiato’ sulla lingua parlata dalle giovani generazioni.
E’ interessante che la stessa cosa Zanichelli la chieda in questi giorni ai ragazzi delle scuole medie e superiori che partecipano al VI Premio di scrittura Salva Parola, in cui devono scrivere un testo con 50 parole che appunto vorrebbero ’salvare’. Suggerimenti per parole ‘da salvare’?
Via | Zanichelli
Ancora non ce l’ha fatta, a quando ci risulta, a scrivere per Vanity Fair, però una parte importante del sogno di Emma Travet si è realizzata: l’editore Memori ha infatto accettato di pubblicare il suo romanzo, nato su un un blog. E proprio su internet (su MySpace) l’autrice aveva chiesto se ci fosse un editore interessato alla sua storia di precaria ventiseienne.
Arriva così la proposta editoriale, e il titolo appropriato: “Voglio scrivere per Vanity Fair”, una storia durante la quale, grazie alla scrittura veloce dell’autrice, siamo trascinati dietro la vita senza fiato di Emma, reduce da un addio al nubilato a Londra, persa fra il suo lavoro alla cronaca locale di un giornale torinese diretto da Mr Vintage (che indossa sempre delle ridicole cravatte e l’ha scambiata per la baby sitter di suo figlio) gli aperitivi al volo con gli amici e le nottate sui social network.
Il tutto nel tentativo di non pensare all’imminente matrimonio con Marco, lo storico fidanzato architetto anche lui stressato da una vita ‘a progetto’, in cui non sempre si viene pagati quando si lavora.
Continua a leggere: Voglio scrivere per Vanity Fair, di Emma Travet

Vi segnalo l’attività del Laboratorio 53 onlus che si occupa dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Il gruppo ha scelto di utilizzare la scrittura e la narrazione come strumenti per far conoscere storie che altrimenti resterebbero nascoste e ignote ai più. A me è capitato di leggere la storia di Ali su un giornale, Laspro, preso per caso in una libreria. Ali è scappato, come tanti, dal suo paese d’origine; è passato per l’Iran dove è riuscito a mettere da parte qualche soldo, poi è arrivato in Grecia, a Patrasso. Da lì ha provato a raggiungere Venezia venti volte, finché è riuscito ad arrivare in Italia.
“La ventunesima volta che sono partito mi sono aggrappato sotto un camion che si imbarcava per Bari. C’è chi si aggrappa sopra e chi si regge tra le ruote. A Bari il camion scende e prende l’autostrada. Fino a quel momento aveva sempre viaggiato piano, ma nell’autostrada andava forte e c’era un vento tremendo. A un certo punto non ce la facevo più, non sentivo più le braccia e le mani, era impossibile continuare a stare tra le ruote, ho pensato adesso mi lascio e muoio. Vedi la morte tante volte in questi viaggi. Non è per divertimento che scappiamo. Mentre penso che è finita il camion rallenta, poi si ferma. E’ un distributore di benzina. Io sono ancora vivo perché un camion tra un’autostrada e non so dove ha fatto benzina.”
Leggendo il racconto di Ali ho avuto conferma di quanto la scrittura possa essere incisiva e di quanto sia utile conoscere e far conoscere queste storie tramite la narrazione. Ancor più delle immagini il racconto ti trasporta nella dimensione dei personaggi, ti fa sentire le loro ansie, la loro paura. A me sembrava di essere con Ali sotto al camion, di sentire la sua fatica, di respirare la puzza dei gas di scarico, di vedere gli ingranaggi del motore; e poi ho provato sollievo quando il camion si è fermato e lui è potuto scendere. Perciò è importante promuovere simili iniziative, per dare voce a chi è costretto a stare zitto e a vivere in una gabbia che qualcuno ha costruito per lui, per restituire l’individualità a chi viene troppo spesso identificato con un gruppo e bollato/etichettato come clandestino o immigrato. Rendere note le loro storie significa riportare tutto a una dimensione più umana, guardare l’altro come una persona con un percorso diverso e uscire dalle categorizzazioni sterili e di comodo a cui siamo abituati.
Foto | Laboratorio 53
Ma quand’è che Zadie Smith ricomincerà a scrivere fiction? Se lo chiede provocatoriamente l’articolista di Newsweek, annunciando l’uscita dell’ultimo libro (Changing my mind, una raccolta di articoli pubblicati su rubriche letterarie di testate inglesi) dell’autrice-prodigio di ‘Denti bianchi’.
Smith scrisse quel libro a ventun’anni, facendo gridare alla ‘enfant prodige’ per la sua qualità letteraria ma oggi, nota Newsweek, ha detto di non riconoscersi più in quello scritto, e addirittura di trovarlo ’soffocante’ e di aver avuto quasi una reazione di rigetto fisico nel tentare di rileggerlo.
Il suo ultimo romanzo, ‘Della bellezza’, risale a quattro anni fa e nel frattempo l’autrice, che vive a Roma col marito Nick Laird (autore dell’imperdibile ‘La banda delle casse da morto’) e ha appena avuto una bimba, Katherine, dà lezioni di scrittura e collabora appunto con diverse testate.

A San Lazzaro, vicino Bologna, si terrà dal 20 al 22 novembre RicercaBo, un incontro di scrittori e critici letterari ispirato alle esperienze del Gruppo 47 e del Gruppo 63, storici movimenti pensati per stimolare nuove riflessioni sulla letteratura. L’iniziativa è il naturale proseguimento dell’esperimento svoltosi a Reggio Emilia dal 1993 al 2004 al quale parteciparono molti autori oggi noti come Rossana Campo e Aldo Nove.
Durante le tre giornate alcuni scrittori si sottoporranno al giudizio implacabile degli esperti, leggendo brani tratti dalle loro opere inedite. Le letture daranno il via a una serie di osservazioni, commenti, indicazioni e suggerimenti che forniranno materiale per sviluppare un dibattito sulla scrittura. Grande prova, dunque, per i novelli scrittori, pronti a darsi in pasto alla critica e a sottoporsi a questa sorta di editing collettivo. Per chi ha perso la scorsa edizione qui è possibile ascoltare le letture di RicercaBo 2008.
Foto | Museo del Louvre

Nel post di ieri mi chiedevo se scrivere fosse ancora un’esigenza o soltanto un modo per essere più visibili, o più apprezzati e via dicendo. Oggi ho scoperto, grazie alla segnalazione di una lettrice del blog, che scrivere può anche essere un modo per sfidare il tempo. Il NaNoWriMo (National Novel Writing Month) è infatti un evento il cui scopo è di riuscire a comporre un romanzo in un mese.
La corsa avrà inizio il primo novembre e si concluderà entro la mezzanotte del 30. Ai partecipanti sarà chiesto di realizzare un’opera di 50000 parole e di farlo appunto entro il termine stabilito. L’intento è quello di stimolare una scrittura di getto, che non dà spazio a rimaneggiamenti e ripensamenti.
Un altro aspetto dell’iniziativa è che i concorrenti saranno in contatto per tutta la durata del “gioco” e potranno confrontarsi, confortarsi e stabilire quindi un contatto. Per chi volesse parecipare o anche solo curiosare, questo è il sito ufficiale, mentre per la versione italiana cliccate qui.
Premessa: questo post ha un doppio intento. Da una parte si rivolge a chi, imperdonabilmente, non ama questa autrice, pr fornirle (-gli, perché no) una serie di buoni motivi pr acquistare ad occhi chiusi tutta la bibliografia della mitica Jane. Dall’altra, vuole stimolare chi già ama la sua scrittura la sua visione della vita ad aggiungre alla seguente lista un’altra serie di buoni motivi per apprezzarla.
L’occasione, l’avrete sospettato, è questa fiera di Bath dedicata a Jane ai suoi personaggi, che si tiene in Inghilterra a partire da domani.
1)leggete Jane Austen per acuire il vostro senso d’osservazione, e per allenarvi all’ironia (rivolta principalmente verso i difetti delle persone), ovvero se avete voglia di leggere un libro che vi faccia sorridere e diverta la vostra intellignza per l’acume con cui è scritto.
2) leggete Jane Austen se volete ‘vivere’vicariamnte l’incontro con uomini che cosi-non-li-fanno più- Quelli che parlano poco, e vi amano con le loro azioni e le loro scelte, dietro la quali si nasconde una ferma intelligenza e un senso morale che oggi pochi sanno ancora cosa voglia dire. Uomini che non si rimangiano la parola data, ad esempio. Che in voi cercano compagne di intelligenza, con cui entrare in quella rara sintonia che a volte si crea fra due individui di sesso opposto molto simili per intelligenza, valori morali ed educazione culturale (oltre che per senso dell’ironia).
Continua a leggere: Cinque buoni motivi per leggere Jane Austen
La lingua, si sa, è in continua evoluzione e può aiutare avere uno strumento in grado di dissolvere dubbi e incertezze relativi alla scrittura. Questo sia per gli addetti ai lavori (giornalisti, scrittori, redattori) sia per chi deve confrontarsi anche solo con una lettera o un documento.
Ad esempio per scrivere il primo periodo del post ho già dato un’occhiata al Nuovo salvalingua. Si scrive “sia… sia” o “sia… che”? Riporto testualmente: la forma da preferire è sia… sia. L’alternativa sia… che non può essere considerata un errore, ma è preferibile non usarla, perché, in frasi lunghe e complesse, potrebbe generare confusione con altri tipi di che.
Gli autori prendono in esame termini ed espressioni che spesso generano insicurezza in chi si appresta a redigere un qualsiasi testo. Si parte da A capo e si chiude con Zaffiro. Un’attenzione è data anche alle insidie del burocratese con un elenco di tutte le parole da evitare: meglio attribuire che ascrivere, facilitare che incentivare, vedere al posto di prendere visione.
Continua a leggere: Il nuovo salvalingua di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota