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Tutti gli articoli con tag saviano

Sozaboy, di Ken Saro-Wiwa

pubblicato da sara

sozaboyComunque, perché c’è questo casino? Eh? Perché mai c’è questo casino? Qual è la causa del casino? Eh. Gesù mio signore. Non puoi portartelo via questo casino? Così stavo parlando a questo modo fra me e me fino a casa. Mi sono messo a pensare a cosa farò se il casino arriva fino a Dukana…Comincio ad andare via di testa, come tutti.

Abbiamo appena finito di ricordare la Giornata della Memoria, e oggi mi trovo a parlare di questo libro, che mi ha fatto venire in mente Essere senza destino di Imre Kertesz.

Essere senza destino è secondo me un libro meraviglioso che riesce a raccontarci la tremenda realtà dei campi di concentramento, dal punto di vista di una “vittima” internata senza capire nulla di quello che gli stava succedendo, che ci racconta passo passo, respiro dopo respiro, tutto quel che ha passato.

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Mafia a Milano, sessant'anni di affari e delitti: la prima ricostruzione sistemica del fenomeno

pubblicato da sara

mafia a milanoSegnalo volentieri quello che si presenta come la prima storia sistemica della penetrazione della mafia a Milano. Si intitola Mafia a Milano - sessant’anni di affari e delitti, e si tratta di una inchiesta firmata dai colleghi Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni (Melampo ed.)

Il tema è di stretta attualità, visto lo scalpore delle dichiarazioni di Saviano in merito, tempo fa, e di altri studi sull’argomento (ne abbiamo parlato, vedi ad esempio Metastasi). Il valore aggiunto sta appunto proprio nella ricostruzione puntuale del fenomeno.

Coraggioso il Consiglio regionale lombardo, che ha deciso di ospitare la presentazione del testo, a cui, come hanno specificato gli autori, è stato dato un taglio storico “che vorrebbe restare, per tentare di capire cosa è successo in questo mezzo secolo”. “Della mafia lombarda - ha aggiunto Giulio Cavalli - bisognerebbe parlarne non solo a partire dalle scuole, ma alle fermate dei tram”.

Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni
Mafia a Milano, sessant’anni di affari e delitti
Melampo ed.
18.50 euro

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Metastasi. La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito, di Gianluigi Nuzzi

pubblicato da sara

metastasiIl libro Metastasi. La nuova ‘ndrangheta nella confessione di un pentito, di Gianluigi Nuzzi, parte “dalle confessioni esclusive di Giuseppe Di Bella…amico d’infanzia e per anni uomo di fiducia del boss Franco Coco Trovato, uno dei capi storici dell’organizzazione, il padrino calabrese che con il sangue ha colonizzato il Nord Italia, dalla Lombardia al Veneto. La sua testimonianza racconta perchè la ‘ndrangheta è riuscita a entrare nella politica, nelle amministrazioni, nel mondo del lavoro, nella società”.

Tutto inizia con una semplice telefonata al giornalista. C’è da capire se c’è da fidarsi, c’è da farsi accompagnare da qualcuno - il fido Claudio Antonelli, carabiniere prima di diventare cronista - c’è da scegliere bar ogni volta diversi, da entrare in case che sul campanello non hanno cognome, travestendosi da operai (nel caso passassero le forze dell’ordine), o finendo chiusi in balcone quando una volta citofonano tre volte ( anche dopo essere rientrati Di Bella non rivelerà chi fosse).

Il giorno per ‘parlare’ per Di Bella - che nel frattempo è uscito dal programma di protezione, e ha un figlio di undici anni - è arrivato con la morte della moglie, che su un letto d’ospedale gli ha fatto promettere che “avrebbe fatto massima chiarezza per dare un futuro a suo figlio…Era una brava ragazza, ed è riuscita a cambiarmi”. E così, anche se il suo avvocato gli consiglia di non farlo, lui decide di chiamare il giornalista Nuzzi.

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"Gli impresentabili" di Satisfiction: i libri che nessuno ha voluto

pubblicato da lara

libri impilati in bianco e nero Avete presente le centinaia di manoscritti che ogni giorno vengono scartati dalle case editrici perché poco accattivanti, con trama troppo contorta, linguaggio banale, o stereotipato, dialoghi deboli e altre valide motivazioni? Da oggi trovano un porto franco nella nuova realtà editoriale di Satisfiction di cui vi avevamo già dato notizia.

Gianpaolo Serino, fondatore della prima free-press letteraria italiana e ora direttore editoriale della neonata casa editrice, si propone infatti di pubblicare quei testi che nessuno ha voluto a cominciare da un fantomatico libro di Schiavone-Sandokan che “potrebbe essere una perfetta strenna di Natale 2011“. Si tratta della risposta a una provocazione lanciata da Roberto Benigni nel corso della prima puntata di “Vieni via con me”, in cui suggeriva a Schiavone di reagire a Saviano scrivendo un libro piuttosto che con una minaccia di morte. “Noi crediamo nel linguaggio - ha raccontato Serino ad Affari italiani - e riteniamo che il ‘punto di vista’ di Schiavone-Sandokan, e la sua ‘lingua’ possano davvero introdurre nel dibattito odierno, al di là di ogni moralismo retorico, una ‘realtà’ che sarebbe da ignoranti lasciarsi sfuggire

Il primo titolo della collana “Gli impresentabili” è di un autore di Sondrio il cui nome resta ancora segreto: “Trama e scrittura sono talmente tristi - dice ancora Serino - che il libro diventa godibilissimo. Ad ogni pagina ti chiedi se potrà peggiorare. E non ti delude mai. Peggiora sempre.” Ma, mi chiedo, si può davvero pubblicare un libro solo per vedere “dove vuole andare a parare” e di quanto può superare il limite di sopportazione della bruttezza letteraria?

Via | Affari italiani
Foto | Flickr

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Dopo Solo per giustizia, in uscita I gattopardi, di Raffaele Cantone

pubblicato da sara

raffaele cantone Ho molto amato il libro del magistrato campano Raffaele Cantone Solo per Giustizia. Cantone raccontava il suo percorso professionale e il modo in cui era cambiata la sua vita sotto scorta, da magistrato della Dda (Direzione distrettuale antimafia), in terra di Camorra.

Per chi non lo sapesse Cantone, insieme alla giornalista Rosaria Capacchione, è stato oggetto da parte della camorra delle stesse minacce di morte che sono state rivolte a Roberto Saviano.

Lui aveva promesso: “Non sono uno scrittore, questa è una parentesi che non si ripeterà, volevo solo che chi è estraneo a questo mondo vedesse da dentro il lavoro dei magistrati”.

E in effetti questo secondo libro, I Gattopardi (in libreria dal 16 novembre), è solo una lunga conversazione con Gianluca de Feo, sul “nodo cruciale dell’intreccio, il circuito vizioso in cui le organizzazioni criminali, gli imprenditori, la società fanno “sistema” e traggono reciprocamente vantaggio gli uni dagli altri”

Dal suo primo libro verrà tratta una fiction, come vi avevamo già segnalato.

Raffale Cantone
I gattopardi. Economia e vita quotidiana nelle terre del crimine organizzato
Mondadori
18 euro

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Arundhati Roy rischia il carcere e Kuki Gallmann lotta per gli elefanti

pubblicato da sara

kuki gallmann

Mi ha colpito molto la testimonianza di Kuki Gallman (qui la videointervista) in cui l’autrice di Sognavo l’Africa parla della sua battaglia contro l’uccisione degli elefanti africani, l’ultimo cosa in cui vuole impegnarsi per dare senso alla sua vita, vuota dopo la morte di suo figlio Emanuele.

Allo stesso tempo, un’altra scrittrice, Arundhati Roy (suo il bellissimo Il dio delle piccole cose) rischia addirittura il carcere, perchè ha pubblicamente sostenuto che il Kashmir non appartiene all’India. Il reato che si configura è quello di sedizione. In questi casi la pena può arrivare anche a tramutarsi in ergastolo.

Notizie che dimostrano che evidentemente ci sono scrittori che riescono a dire la loro, lontano dalla pagina scritta, con coraggio, senza timore di abbandonare torri d’avorio e di schierarsi per grandi temi ambientali. E, a volte, come nel caso di Roy, politicamente. C’è uno scrittore o una scrittrice di cui avete ammirato le prese di posizione? Io ovviamente penso a Saviano (che si dichiara comunque lontano dagli schieramenti dell’agone politico). Voi? E pensate che sia giusto che gli scrittori ‘dicano la loro’? E soprattutto, pensate che riescano in qualche modo a ‘cambiare le cose’?

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Il nuovo libro di Saviano parlerà di 'Ndrangheta

pubblicato da lara

disegno primo piano di saviano
E’ da poco apparsa la notizia su Affaritaliani.it del nuovo lavoro di Roberto Saviano sulla ‘Ndrangheta. Da un po’ si vociferava su quale sarebbe stato l’argomento del prossimo libro e le ipotesi spaziavano dal caso Anemone alla loggia massonica P3, passando per il traffico internazionale di cocaina. Invece le inchieste dello scrittore napoletano continuano a riguardare la criminalità organizzata.

Proprio negli ultimi tempi alcuni deputati hanno presentato un’interrogazione al ministro Maroni per chiedere un suo intervento relativo alle minacce della ‘Ndrangheta subite da alcuni giornalisti calabresi. Gli stessi giornalisti che Saviano ha incontrato nei suoi viaggi a Reggio Calabria e dintorni per documentarsi e raccogliere materiale giudiziario.

Il 13 luglio scorso, in occasione di un blitz che ha portato all’arresto di molti uomini della potente organizzazione criminale, alcuni dei quali infiltrati al nord, l’autore di Gomorra si era espresso contro la Lega che, più volte, aveva negato l’esistenza di fenomeni del genere nel settentrione. Erano diversi gli elementi che facevano dunque intuire l’oggetto dell’interesse di Saviano, il quale aveva annunciato su Facebook ai suoi fan che per un po’ sarebbe stato impegnato a scrivere un nuovo libro.

Via | Affaritaliani.it
Foto | Flickr

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Saviano "morto"su Max: è polemica

pubblicato da Manila Benedetto

“Hanno ammazzato Saviano”, così titolera Max del mese di luglio proponendo un fotomontaggio dell’autore di Gomorra sul tavolo delle autopsie. L’iniziativa, personalmente (ma io scrivo noir, forse non faccio testo), la trovo molto sagace e provocatoria, ma a quanto sembra in molti non hanno preso bene la cosa, lo scrittore prima di tutto.

La foto è accompagnata da una spalla del direttore, che afferma “Lo vorrebbero così: senza vita, ridotto al silenzio. Ha molti nemici: i camorristi, Berlusconi, Fede, Borriello, Daniele Sepe… Ma la sua vita è già una condanna”, ma lo scrittore ha dichiarato all’Ansa di trovare il fotomontaggio (opera di Gian Paolo Tomasi ) di cattivo gusto. “Trovo il fotomontaggio che mi rappresenta morto in obitorio di cattivo gusto. Un’immagine utilizzata per speculare cinicamente sulla condizione di chi come me in Italia e all’estero vive protetto. Un’immagine profondamente irrispettosa per tutti coloro che per diversi motivi, spesso lontano dai riflettori, rischiano la vita”. Anche Il Giornale dice la sua su Facebook e sulle pagine del quotidiano, naturalmente secondo il suo punto di vista, che tutti conosciamo.

A mio parere Saviano ha sbagliato questa volta a criticare il fotomontaggio, d’altronde un po’ di autoironia, considerata la pessima situazione che è costretto a vivere che nessuno nega e per la quale ha solidarietà da parte di tutti, gli farebbe bene all’animo. E voi che ne pensate?

Foto e fonte | AgoraVox

L'intervista di Affari Italiani a Gian Paolo Serino, ovvero quel che resta della critica in Italia

pubblicato da Andrea Coccia

L'intervista di Affari Italiani a Gian Paolo Serino, ovvero quel che resta della critica in Italia Leggendo l’intervista a Gian Paolo Serino, fondatore della free press letteraria Satisfiction, che stamane Antonio Prudenzano ha pubblicato sulle pagine di Affaritaliani.it ho finalmente potuto provare la strana ebbrezza che si prova leggendo delle vere opinioni, delle oneste prese di posizione serie e ficcanti che mi hanno dimostrato, di contro alle mie opinioni più recenti, che un barlume di intelligenza e di critica letteraria, in Italia, ancora esiste.

Dall’intervista emerge un dato fondamentale: la critica in Italia, seppur gravemente deficitaria e mediamente irriconoscibile, è ancora viva, e Serino, seppur nella sua dimensione di provocatore è uno dei suoi più attivi esponenti in questo momento. Dai complimenti rivolti a Michele Rossi, editor di Rizzoli, “per aver inventato ‘Acciaio’ di Silvia Avallone”, un romanzo che Serino non esita a definire come un libro “da ultima spiaggia” che “più che un romanzo è una bara senza maniglie” fino alla stangata sui giallisti contemporanei: “Non se ne salva nessuno”, dice Serino, “Ormai ci sono più giallisti che criminali, più noiristi che detenuti”.

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Storia di un giudice. Nel far west della 'ndrangheta, di Francesco Cascini

pubblicato da sara

cascini Dopo la lettura del bellissimo ‘Solo per giustizia’, del magistrato Raffaele Cantone, minacciato dalla camorra con Saviano e la giornalista Rosaria Capacchione (L’oro della camorra, Bur), esce un altro libro di memorialistica da parte di un giudice.

Lui è Francesco Cascini, e la sua storia di lavoro nelle terre calabresi infestate dalla ‘ndrangheta è stato pubblicato da Einaudi. Si tratta del racconto di dieci anni passate presso la procura di Locri. Un incarico accettato non senza inevitabili timori, e portato avanti scontrandosi con le inevitabili difficoltà di applicare la legge.

Elemento comune al racconto di Cantone è la testimonianza di come, nel farlo si sia spesso privi dell’appoggio di colleghi rassegnati, che invitano a non cercare una inutile ‘rivoluzione’ dello stato delle cose. E amplificano il senso di solitudine che si prova nell’impresa di ‘restare al proprio posto’.

Francesco Cascini
Storia di un giudice. Nel far west della ‘ndrangheta
Einaudi
15.50 euro

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