Questa settimana la voglio iniziare segnalandovi un bel pezzo di Gian Paolo Serino apparso stamane su Satisfiction.me e dedicato a un rito che fa parte da sempre del folklore della critica letteraria italiana, vale a dire l’autoincensarsi o il pubblicizzarsi a vicenda.
Il caso di cui parla Serino nel suo articolo - badate bene, non è certo l’unico e non sarà assolutamente l’ultimo - riguarda una recensione apparsa sul Corriere della Sera di lunedì scorso e dedicata al libro I quattro canti di Palermo, del giornalista Giuseppe Di Piazza.
Fin qui, direte voi, che c’è di male? In realtà di male non c’è niente, ad esserci è semplicemente qualcosa di strano, direi di cattivo gusto. Scrive Serino: “Giuseppe Di Piazza è il Direttore di “Sette” per cui la Baresani scrive a cottimo (non è assunta: più articoli le commissionano più la pagano in euro e visibilità). Quindi recensisce il suo Direttore. E lo recensisce sulle pagine del Corriere della Sera, di cui Sette è l’allegato.”
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Non c’è che dire, questo 2012 è iniziato proprio male per Jean Paul Sartre, probabilmente il più grande intellettuale francese engagé del Novecento, padre dell’esistenzialismo, mentore di un’intera generazione, o quasi, di giovani radicali europei, iperattivo tra gli anni 50 e gli anni 70 e unico scrittore nella storia ad avere rifiutato il premio Nobel senza esserne costretto (caso invece di Boris Pasternak, costretto dagli eventi a rifiutare il premio).
Un paio di giorni fa era stata la voce postuma di George Orwell ad attaccare il francese, definito, in una lettera che l’autore di 1984 inviò nel ‘48 al suo editore, come un “pallone gonfiato”, ora è una frecciata di Louis Ferdinand Céline, come rivela Andrea Lombardi su Satisfiction, a colpire nuovamente l’intellettuale esistenzialista.
Céline, che da Sartre era stato accusato di essere prezzolato dai nazionalsocialisti tedeschi per sostenere le loro tesi, in un pamphlet praticamente introvabile rilancia le accuse al mittente, appellandosi al fatto che, proprio mentre Céline scriveva qualche articolo per le testate collaborazioniste, Sartre riusciva, non si sa come, a mettere in scena nel ‘43, vala a dire in piena occupazione nazista, il dramma Les Mouches, addirittura al Théâtre de la Cité.
Che sia chiaro, più delle inutili polemiche e insulti tra scrittori, mi interessano le opere, e, nel mio olimpo personale, Viaggio al termine della notte vince su La nausea o su a qualsiasi altro scritto di Sartre. Devo confessare però che queste frecciatine al serioso Sartre mi strappano sempre un sorriso.
Via | Satisfiction.me
Foto | Wikipedia
Dal numero zero di Satisfiction, la rivista culturale freepress fondata da Gian Paolo Serino sul concetto cardine di soddisfare o rimborsare i lettori, sono passati degli anni. Nel frattempo abbiamo avuto tra le mani 12 numeri, abbiamo assistito alle vicissitudini che hanno portato all’allontanamento di un editore, Vasco Rossi, ma soprattutto abbiamo avuto il piacere leggere centinaia di inediti d’autore e di recensioni che, nel bene o nel male, hanno contribuito all’orientamento delle letture di molti di noi.
Ora Satisfiction si sdoppia. Da una parte la rivista cartacea il cui nuovo numero, per la prima volta di 48 pagine, verrà distribuito a partire da domani 15 dicembre in ogni libreria Feltrinelli d’Italia, dall’altra parte una nuova costola del progetto, il portale Satisfiction.me, che aprirà i battenti alle 10 di mattina del 16 dicembre.
L’obiettivo di questo nuovo portale è quello di diventare un punto di riferimento per i lettori della rivista, che potranno trovarci ogni giorno nuovi inediti, nuove rubriche d’autore e le classiche recensioni Soddisfatti o Rimborsati. Si potrà inoltre trovare tutto il materiale inedito fino a questo momento pubblicato dalla rivista, archiviato e indicizzato per bene, per la prima volta accessibile in toto.
Si parte dunque dopodomani (sulla home del nuovo portale trovate il conto alla rovescia) con inediti di Robert Louis Stevenson, Kurt Vonnegut, Antonin Artaud, Jean Genet, Edgar L. Doctorow, Louis Ferdinand Céline. Mica male per questo nuovo inizio.

E’ cominciata oggi (per durare fino a sabato 22 ottobre) la quinta edizione del Festival Letterario Officina Italia. Il titolo pizzica la mente: Milano è o non è “La capitale immorale” d’Italia? La domanda non potrebbe essere più scottante proprio per la sua “bruciante attualità”. Il tema è troppo importante per restare ancora inevaso, probabilmente è quello che hanno pensato anche Alessandro Bertante e Antonio Scurati, gli organizzatori, consci di attirare polemiche e desiderosi di “smuovere coscienze troppo a lungo assopite”.
Uno scopo sicuramente ambizioso, in tempi di “magra” culturale che rigurgitano prodotti scadenti e promozioni lucide di un marketing editoriale fin troppo sicuro di se, ma un percorso da ribadire necessariamente. Perché se in un ampio sottobosco di validissimi autori del Sud (e vi assicuro che nella stessa Napoli dove ho vissuto e studiato, sono una realtà che lotta costantemente contro l’emarginazione), la “questione meridionale”, a quasi centoquaranta anni dalla sua prima laconica enunciazione, resta ancora attuale, le responsabilità non vengono solo dalla parte bassa dello stivale.
Non riesco a dimenticare l’amarezza e la forza delle parole proferite nel dicembre 2010 a Piazza Bellini, pieno centro storico partenopeo, da Flavia Balsamo, una giovanissima scrittrice napoletana dalla penna fertile e immaginifica. Quando le chiesi quale futuro vedeva per i tanti autori che come lei “facevano i salti mortali” per continuare a scrivere, nonostante le scarsissime possibilità di veder pubblicati i propri lavori, mi rispose che lei i suoi romanzi li scriveva e li metteva in una busta indirizzandoli a se stessa, e che per vederli rilegati c’era tempo! Che sia arrivato la resa dei conti della concretezza non saprei, ma in una tale penuria di mezzi la consolazione resta altrettanto asciutta!
Via | satisfiction.gqitalia.it
L’unica free press letteraria della penisola, Satisfiction, creata e portata avanti coraggiosamente da Gian Paolo Serino con il sostegno di Mattioli1885 e dell’editore spericolato Vasco Rossi, continua a dimostrare di essere una delle realtà più dinamiche del panorama italiano, per il resto decisamente stantio e ammuffito, e si appresta a lanciare una nuova piattaforma web.
L’obiettivo è ambizioso: vale a dire diventare un punto di riferimento culturale imprescindibile, prendendo ispirazione nientemeno che dal New Yorker, sia come aspetto grafico sia come ampiezza dei contenuti, che, oltre a riguardare come al solito il mondo letterario nella sua complessità – dai preziosi inediti alle recensioni – si aprirà anche al giornalismo di inchiesta.
Vista la qualità che ha sempre contraddistinto l’operato di Serino e della sua banda, le aspettative per questo nuovo debutto, se così si può dire, sono senz’altro molto alte. Anche perché, francamente, in Italia si sente molto la mancanza di qualche punto di riferimento indipendente e dotato di una linea editoriale precisa. E se Satisfiction sarà in grado di cominciare a riempire questa voragine, l’intero panorama culturale italiano ne trarrà parecchio giovamento.
Via | Panorama
Avete presente le centinaia di manoscritti che ogni giorno vengono scartati dalle case editrici perché poco accattivanti, con trama troppo contorta, linguaggio banale, o stereotipato, dialoghi deboli e altre valide motivazioni? Da oggi trovano un porto franco nella nuova realtà editoriale di Satisfiction di cui vi avevamo già dato notizia.
Gianpaolo Serino, fondatore della prima free-press letteraria italiana e ora direttore editoriale della neonata casa editrice, si propone infatti di pubblicare quei testi che nessuno ha voluto a cominciare da un fantomatico libro di Schiavone-Sandokan che “potrebbe essere una perfetta strenna di Natale 2011“. Si tratta della risposta a una provocazione lanciata da Roberto Benigni nel corso della prima puntata di “Vieni via con me”, in cui suggeriva a Schiavone di reagire a Saviano scrivendo un libro piuttosto che con una minaccia di morte. “Noi crediamo nel linguaggio - ha raccontato Serino ad Affari italiani - e riteniamo che il ‘punto di vista’ di Schiavone-Sandokan, e la sua ‘lingua’ possano davvero introdurre nel dibattito odierno, al di là di ogni moralismo retorico, una ‘realtà’ che sarebbe da ignoranti lasciarsi sfuggire”
Il primo titolo della collana “Gli impresentabili” è di un autore di Sondrio il cui nome resta ancora segreto: “Trama e scrittura sono talmente tristi - dice ancora Serino - che il libro diventa godibilissimo. Ad ogni pagina ti chiedi se potrà peggiorare. E non ti delude mai. Peggiora sempre.” Ma, mi chiedo, si può davvero pubblicare un libro solo per vedere “dove vuole andare a parare” e di quanto può superare il limite di sopportazione della bruttezza letteraria?
Via | Affari italiani
Foto | Flickr
Sarà in distribuzione gratuita in tutta Italia a partire dal 6 maggio il nuovo numero di Satisfiction, l’interessante rivista fondata da Gian Paolo Serino ed edita da Mattioli1885 che da qualche tempo può contare anche sul supporto del re del rock italiano, Vasco Rossi, il quale già era stato protagonista di alcuni numeri della rivista in qualità di autore.
Il numero in uscita, l’ottavo dall’inizio dell’avventura della rivista, conterrà, tra gli altri, scritti inediti di Louis Ferdinand Céline, di Dan Fante, di Henry Roth e di Stephen King, oltre alla solita scarica di recensioni “soddisfatti o rimborsati”, scritte dai prestigiosi recensori che formano la prestigiosa “redazione volante” di Satisfiction.
Via | Affaritaliani.it

Certamente la notizia non è delle più comuni: Vasco Rossi, l’icona del rock made in Italy, il più spericolato e inossidabile dei nostri cantautori entra nel mondo dell’editoria dalla porta principale, vale a dire diventando lui stesso editore di una delle riviste più interessanti del panorama cartaceo nazionale, la prima free press letteraria. Se non lo avete ancora capito sto parlando della rivista Satisfiction, diretta da Gian Paolo Serino.
In effetti, negli ultimi tempi è successo più volte che i nomi di Vasco Rossi e di Satisfiction si incontrassero: qualche settimana era stata una poesia civile a comparire sulle pagine del blog della rivista, a cui poi altre erano succedute. Ora il grande rocker di Zocca ha deciso di finanziare la rivista, perché? Per “dare un contributo a una impresa indipendente fuori da ogni logica commerciale, dare un orientamento letterario aperto, non bacchettone, che svegli le coscienze addormentate”. Un’impresa nobile.
E così Vasco si presenta al pubblico in una nuova ed inedita veste, rivelando un profilo da lettore forte che molti sicuramente non avrebbero mai sospettato. Ma cosa legge Vasco?
Ho letto tutta la Recherche ed è stata un´esperienza straordinaria, dei recenti mi piace molto Coetzee, però il primo libro che ho aperto dopo tanto tempo di astinenza, alla fine degli anni Ottanta, è stato Sfera di Crichton. Ha presente? Fantastico. Ma considero anche Stephen King un grande scrittore, anche se a dirlo qualcuno storce il naso. Leggendo Misery non deve morire ho sofferto come un pazzo. Meno di zero di Brett Easton Ellis invece mi ha dato degli incubi, e lì per lì mi ha sorpreso: è roba forte, ma anch´io non è che vivo proprio in convento, non era niente di mai visto. Però era detto così bene. Sa, l´inizio, “La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade a Los Angeles…”, come dire nella vita. Sembra una canzone…
A Vasco e alla redazione di Satisfiction, naturalmente, vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro!
Via | Satisfiction

Forse è un caso che Vasco Rossi sia a Milano per una serie di concerti proprio nel momento in cui è scoppiato il caso di Via Padova, teatro un paio di giorni fa di scontri e tensioni causate dall’omicidio di un giovane egiziano, che ha generato una serie di prese di posizione decisamente razziste da parte di alcuni esponenti della politica locale e non solo.Ma è certamente significativo il fatto che, proprio in questi giorni, attraverso una poesia pubblicata sul blog della rivista Satisfiction, il cantante romagnolo abbia espresso la sua indignazione per l’ondata di razzismo e indifferenza che si sta diffondendo nel nostro paese.
Nei suoi versi civili Vasco si scaglia contro il popolo dei dei benpensanti dei “divoratori di telenovele/di telegiornali/di telecronache/di varietà/di giochi a premi/di riviste/di giornali sportivi/di giornali politici/di giornali strani/di Gossip… di gossip” un popolo il cui punto di vista si è ormai atrofizzato e risulta schiavo dei media e della paura da essi generata. E non nasconde affatto il suo odio per questi “Capitalisti anonimi/Massa di benestanti/qualunquisti”, non fa sconti e li invita ad andare avanti: “andate pure avanti/voi/che a noi…./ci scappa da ridere”.
Non siamo certamente di fronte ad un nuovo Montale, ma un messaggio profondo in questa poesia c’è, un messaggio diretto al ceto intellettuale, quello dei poeti e degli scrittori, un messaggio di impegno nella vita civile, un invito ad occuparsi del mondo che ci circonda, quanto meno per buttare fuori il veleno che da anni i media ci stanno iniettando nelle vene.
Via | Satisfiction
In occasione dell’uscita nelle librerie di una nuova edizione, edita da Castelvecchi, di La strada. Diari di un vagabondo, una raccolta di nove, tra articoli e racconti di Jack London, apparsi su Cosmopolitan tra il 1906 e il 1907, Gian Paolo Serino, attraverso il blog di Satisfiction, propone un brano tratto dall’introduzione, curata da Davide Sapienza, che ne ha curato anche la traduzione.
Questa nuova edizione della raccolta ospita, per la prima volta, l’inedito Diario del Vagabondo, scritto da London durante i mesi di vagabondaggi che segnarono la sua vita giovanile nella primavera del 1894, ma non è l’unica novità che la distingue dall’ultima edizione della raccolta, uscita negli anni Novanta per i tipi Einaudi e curata da Maurizio Maggiani, rispetto alla quale ha optato per la scansione originale dei capitoli, rispettando così il volere di London.
Serino, che di questa uscita parla anche su un suo articolo pubblicato oggi da Il Giornale, illustrando il mondo che emerge dai racconti di London, dice: :
I protagonisti sono senzatetto e diseredati che vivono l’inferno di un’America, quella tra la fine dell’800 e i primissimi del ’900, colpita da una delle crisi economiche peggiori della sua storia. London decide di portare sulla carta la visione dei più emarginati per raccontare le molte piaghe, sociali e morali, che si nascondono proprio dietro le fulgenti apparenze del progresso.
Una realtà a cui London è stato molto legato e a cui ha dato spesso voce nei suoi scritti, una realtà che nel frattempo, dopo un secolo, non solo non è scomparsa, ma si è acuita sempre di più ed è tornata, purtroppo, ad essere un realtà senza voce.
Via | Satisfiction