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"Il libro delle streghe" di Joyce Lussu

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Il libro delle streghe di Joyce Lussu

Devo ammetterlo che sono in un periodo di grande “fascinazione streghesca”, sarà forse colpa di uno dei miei soliti “ritorni napoletani”, di alcune visite archeologiche in luoghi simbolo ed esposizioni ad hoc, o semplicemente della strana coincidenza portafortuna o sfortuna (che dir si voglia) di questo strano venerdì 13. Quel che è fuori di dubbio però è l’immensa produzione sull’argomento. Una massa di testi che si inerpica in territori sconosciuti e che, spesso, non esita a trasudare tonnellate di miscugli di “bestemmie, maledizioni e luoghi comuni”.

Non è così per “Il libro delle streghe” di Joyce Lussu (scrittrice, partigiana di valore e indimenticabile traduttrice del poeta turco Nazim Hikmet) che sembra piuttosto un’indagine, condotta con i metodi qualitativi e discreti di “un’esperienza sul campo”, una specie di articolato e avventuroso svolgersi umano che incontra personaggi in linea con l’antica sapienza, tramandata oralmente da generazioni di donne come Elisabetta, la protagonista dell’estratto che segue.

[…] Arrivando in Sardegna, dove s’imponeva il mio innesto su un tronco dalle radice non mie, cercai, come prima e necessaria operazione, di capire la storia del popolo sardo. Quando andai a Nuoro, Raffaello Marchi mi parlò della sibilla barbaricina.
“Non è una bruxa,” mi disse, “come quella di Urzulei, che fa venire il carbonchio ai cavalli e infila gli spilli nei pupazzetti di mollica di pane. È una tiina,” una divina o divinatrice, che conosce anche le erbe benefiche e l’arte di guarire le ferite o riacconciare gli ossi; cerca sempre di prevenire i furti e le violenze, ammonendo, con intuizione puntuale, che sta archittettando in segreto una mala azione; la sua sapienza è sempre volta al bene e alla pace. E’ una donna straordinaria. Se vuoi, ti presento.” Fu così che mi recai ad Orgosolo, e andai a bussare al portone di Elisabetta Lovico. […]

Via | nutopia2sergiofalcone.blogspot.com
Foto | malinconialeggera.iobloggo.com

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"Piciocus. Storie di ex bambini dell'Isola che c'è"

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Piciocus. Storie di ex bambini dell'Isola che c'èNon lo so se un libro fatto di cinque racconti si possa definire un’antologia, però sono sicura che il testo in questione figurerebbe bene nei programmi delle scuole medie italiane, e che se avessi ancora tredici anni, mi farebbe proprio piacere ritrovarmelo al posto di una delle solite raccolte… ma, nostalgie a parte, si tratta di un libro da leggere e rileggere a qualsiasi età. Il suo titolo è “Piciocus. Storie di ex bambini dell’Isola che c’è” di Caracò Editore. Dentro ci sono delle storie, e fin qui effettivamente non si riesce a cogliere con esattezza la dimensione della cosa. Per di più sono vicende di ragazzi che per età dovremmo collocare al limite tra l’infanzia e l’adolescenza, solo che la situazione che vivono li sposta inevitabilmente verso l’età adulta. Sono piciocus: ex-bambini, ma solo in fondo.

Ce ne sono tanti tra queste pagine, potremmo pensare che si assomiglino in maniera impressionante, ed effettivamente credo non saremmo riusciti a distinguerli vedendoli giocare per strada, attaccati ad un tram o intenti a rubare un nido. Non li avremmo comunque sicuramente chiamati per nome, o almeno non con quello con il quale erano stati, forse, registrati all’anagrafe. I loro sono piuttosto pseudonimi, nomi di battaglia, denominazioni dai tratti arcaici che ne specificano immediatamente le caratteristiche, dividendoli in maniera abissale da quel mondo faccendiere e clientelare degli adulti, al quale appartengono solo in parte.

C’è il piccolo Buddinu uscito dalla penna di Silvia Sanna, che in realtà si chiamerebbe Ramòn, anche se pochi se lo ricordano. Biddìddi e le sue avventure estive d’altri tempi, nel ricordo di Francesco Abate. C’è l’immancabile garzone di bottega che aiuta il barbiere sognando un pallone nelle parole di Paolo Maccioni, uno strano pistolero coraggioso e poi ancora ragazzini, costretti a fare i conti con una realtà tutt’altro che tenera nei brani di Gianni Zanata e Gianluca Floris.

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La Sardegna di Grazia Deledda

pubblicato da simone


Gli amici di Travelblog ci segnalano un’iniziativa turistica che ha molto a che fare con la letteratura: “Paesaggi d’Autore”, un progetto di itinerari turistici legati alla figura di Grazia Deledda, unica scrittrice italiana vincitrice del Premio Nobel, nonché unico Premio Nobel proveniente dalla Sardegna.

Questi paesaggi fanno ripercorrere al visitatore i luoghi dell’ispirazione deleddiana, unendo all’aspetto letterario anche l’interesse enogastronomico e dell’artigianato locale, che la stessa scrittrice ha descritto nelle sue opere.

Sul sito del turismo della regione Sardegna potete trovare la mappa dei percorsi deleddiani a Nuoro, mentre per altre informazioni sul progetto potete leggere l’intervento direttamente su Travelblog.

Via: Travelblog
Foto: Flickr

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