
Continua il mio viaggio attraverso le stanze nascoste del mondo della scrittura. Ieri ho seguito l’incontro con Wu Ming, intitolato Come scriviamo i nostri libri. Devo ammettere di non aver letto nulla del collettivo Wu Ming e di essere entrata nella sala studio dell’auditorium con una punta di diffidenza. Dopo aver ascoltato la meticolosa (anche troppo) introduzione della moderatrice, ho prestato l’orecchio alle parole degli autori. Il racconto della loro esperienza è partito da “Q”, romanzo storico scritto dal collettivo, che allora si chiamava Luther Blisset, nel 1999. Fu proprio Einaudi a contattare il fantomatico autore che si era fatto conoscere in rete per le beffe mediatiche messe a segno. “La casa editrice si aspettava un romanzo tra il cyber punk e il post-moderno, ha raccontato uno degli autori, e rimase spiazzata quando proponemmo un romanzo storico.”
“Q” è conosciuto, oltre che per essere stato tradotto in circa 14 lingue, per il fatto di essere stato il primo romanzo pubblicato da una major ad avere il copyleft. “Secondo noi l’opera letteraria appartiene a tutti, l’oggetto libro invece può essere acquistato. Chi non ha i soldi in un determinato momento, deve comunque avere la possibilità di leggere una nostra opera, poi se e quando vorrà comprerà una copia, o consiglierà il libro a un amico. Il copy left non danneggia le vendite, anzi. Si crea un circolo virtuoso.”
Si è entrati poi nel vivo della conversazione e i Wu Ming hanno spiegato la loro “prassi”, “perché il termine metodo fa pensare a qualcosa di troppo canonico“. Come lavora Wu Ming? Il primo passo è condurre delle ricerche approfondite: “Per scrivere “Q” ci siamo chiusi in biblioteca, non c’erano ancora le possibilità infinite del web.” Poi, una volta trovata la trama e i personaggi (quasi sempre tratti dalla cronaca storica), stilano una scaletta, lasciando il finale aperto. E a questo punto si comincia ad alternare lavoro individuale e confronto collettivo.
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A più di dieci anni dalla traduzione del Campo dei santi (Cavallo alato), torna in Italia Jean Raspail con L’anello del pescatore (CasadeiLibri), romanzo ucronico con il quale affronta il grande scisma d’Occidente i cui effetti arriverebbero fino ad oggi.
Il romanzo si apre a Rodez, nel 1993. Zaino in spalla, un vecchio vagabondo comincia il suo cammino verso Roma. Il suo nome è Benedetto, discendente diretto della linea dei papi Avignonesi, che la Chiesa ha dichiarato scismatici dopo il Concilio di Costanza, prima del quale la Chiesa setssa si era spaccata in due per quasi quarant’anni: da una parte la Chiesa di Roma, dall’altra quella di Avignone.
A questa premessa romanzesca si unisce la Storia. Nel 1394, ad Avignone, Pedro Martinez de Luna viene eletto papa con il nome di Benedetto XIII, sarà il più longevo e ostinato di tutti i papi che si succedono nell’arco temporale che copre lo scisma. Fino alla sua morte continuerà eroicamente a proclamarsi il solo vero papa, l’unico regolarmente eletto alla successione del soglio di Pietro. Ma la storia ufficiale della Chiesa, naturalmente, dirà altro.
Le storie sono la linfa della vita. Al di là di quanto siano reali, c’è chi è in grado di raccontarle, chi sa farle rivivere. Andrea Ballarini appartiene a questa seconda categoria di privilegiati. Nella sua seconda prova letteraria “Il trionfo dell’asino”, pubblicata da Del Vecchio Editore, lo scrittore milanese ci accompagna tra le atmosfere a volte cupe, altre divertenti dell’Europa di metà ‘600.
Un romanzo storico frizzante, vivo in cui la ricerca di un misterioso manoscritto in grado di mutare le sorti del mondo in una mostruosa parodia diabolica unisce le vicende di personaggi diversi tra di loro sia per carattere che per estrazione sociale.
Patrizi, baroni, commedianti, uomini di chiesa più o meno corrotti, danno vita ad una serie di intrighi e complotti che si intrecciano ad interessanti digressioni sulle arti, i libri, le scienze occulte o i costumi del tempo. Le divagazioni filosofiche di cui il racconto è impreziosito finiscono per trovare applicazione anche nell’età contemporanea.
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Il romanzo storico per eccellenza che ha fatto dannare più di uno studente diventa un divertente musical comico per opera del gruppo Oblivion. Il prodotto, pubblicato su youtube, ha fatto registrare diecimila visite in tre settimane. Diversi ragazzi lo hanno definito geniale e da proporre proprio a scuola.
I personaggi cantano le canzoni di Mina, Vasco Rossi, Umberto Tozzi e tanti altri, ovviamente rielaborando i testi per adattarli alla storia di Manzoni. I Bravi entrano in scena sulle note di Brava, mentre Renzo si reca da Don Abbondio parodiandoPorta Portese di Claudio Baglioni.
Gli Oblivion in soli dieci minuti ricostruiscono i Promessi Sposi scegliendo i momenti salienti e trovando divertenti escamotage per evitare alcuni momenti narrativi. Come il pezzo dell’Azzeccagarbugli che viene liquidato in coro, perché inutile per lo svolgimento dei fatti. Per chi volesse vedere con i propri occhi, questo è il link.
E’ da poco giunto nelle librerie italiane “Temeraire - L’impero d’avorio” di Naomi Novik, quarto capitolo della fortunata e premiata serie di Temeraire, il drago di Sua Maestà.
Le vicende narrate nella saga si svolgono durante le Guerre Napoleoniche. Con la differenza che, in questa storia alternativa - ma perfettamente ricostruita - molte battaglie avvengono in cielo, “a bordo” di poderosi draghi da combattimento.
Dopo aver sventato i piani d’invasione dell’Inghilterra da parte di Napoleone, dopo la pericolosa avventura in Cina, dopo un insidioso viaggio dall’Oriente ad Istanbul alla Prussia, nel quarto volume della serie, le avventure di Temeraire e del capitano Laurence si spostano nel cuore dell’Africa Nera dove, tra pericoli e minacce, dovranno cercare la cura per salvare la flotta aerea inglese dalla misteriosa e mortale epidemia che l’ha colpita.
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E’ stato pubblicato lo scorso 26 giugno dall’editore Sellerio il nuovo libro di Andrea Camileri, il romanzo storico “Il casellante”. Lo scrittore siciliano, dopo la storia della donna sirena raccontata in “Maruzza Musumeci”, ha pensato ad una donna che tenta di trasformarsi in albero.
La storia di ”Il casellante” parte dagli anni ‘40 del Novecento e i protagonisti sono un casellante dei treni ed una donna che tenta di trasformarsi in albero. “Parlo di tentativo di metamorfosi, perchè queste possono anche fallire o riuscire a metà. Con questo secondo romanzo ed un terzo del quale però è prematuro fare anticipazioni, voglio realizzare una trilogia delle metamorfosi”, ha spiegato Andrea Camilleri.
L’ambientazione del romanzo è sempre in Sicilia, negli ultimi anni del fascismo, lungo la linea ferroviaria che collega i paesi della costa. All’epoca fare il casellante era un privilegio non da poco. A Nino Zarcuto, rimasto privo di due dita per un incidente sul lavoro, è toccato un casello stretto tra la spiaggia e la linea ferrata. Si è sposato con Minica e aspettano, finalmente, un figlio. Un giorno dei soldati iniziano dei lavori vicino al casello per approntare una linea di difesa dal mare. E mentre scavano a ridosso del pozzo provocano una frana.
Battaglie epocali, imboscate, estenuanti marce nel deserto o nella neve, paesaggi inesplorabili. Questo è ciò che aspetta l’armata dei “Diecimila”, un esercito di luridi mercenari capitanato dallo spartano Clearco al culmine della guerra contro Atene.
Qual è il vero scopo di questo esercito di maledetti, ufficialmente incaricati di combattere tribù ribelli? Quale lotta di potere fratricida si nasconde dietro la spedizione assassina di Clearco?
Anche chi ha odiato l’”Anabasi” di Senofonte sui banchi di scuola o di università amerà “L’armata perduta” di Valerio Massimo Manfredi. Gli sembrerà un’altra storia, perché raccontata dall’arte di un grande scrittore contemporaneo.
La vicenda è narrata attraverso gli occhi di Abira, una ragazza “xenofila”, cioè innamorata del guerriero Xeno fino al punto da seguirlo anche nell’allucinante marcia di guerra.
Chi ha amato “300″ di Frank Miller e Zack Snyder non può certamente prescindere dalla lettura di Valerio Massimo Manfredi, archeologo e tra i principali scrittori italiani di romanzi storici, da più parti definito il nostro Ken Follett.