Ecco un libro che consiglio a chi come me ha amato la scrittura e le storie di Frank McCourt, Hugo Hamilton o Harry Bernstein. Si tratta infatti, anche nel caso di Niente che mi riguardi, di Janice Galloway, di uno splendido romanzo di formazione ambientato nella Scozia a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60.
E’ qui che nasce - del tutto inaspettata per la sua madre ultraquarantenne - Janice. Prima di lei c’era stata Cora, sposata poco più che adolescente e tornata a casa senza battere ciglio, dopo aver abbandonato figlio e marito (”Non vuole prendersi cura di niente, diceva mia madre. Vuole tutte le attenzioni per sè (…) la troveranno morta in un androne con le calze attorno al collo uno di questi giorni, diceva mia madre. E’ troppo sfacciata accidenti”). Cora che ama truccarsi e si dice ‘che schianto’ allo specchio, Cora che porta in casa i clienti americani del bar dove fa la cameriera, Cora che non poteva essere più diversa da lei.
“Ero timida, introversa e avevo quasi cinque anni: al sera a letto respiravo appena. Cristo Santo, diceva lei. Se morisse di colpo non te ne accorgeresti nemmeno.
Ed eravamo sorelle. Pensaci. Io ci provavo, ma non ci riuscivo proprio”
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Si ride e si sorride, si piange e ci si affeziona seguendo la formazione di Collie Flanagan, personaggio riuscitissimo di Chiedi scusa! Chiedi scusa! di Elizabeth Kelly, appena uscito per i tipi di Adelphi.
Nonostante la famigerata famiglia Flanagan viva nell’agio e, soprattutto, «nell’isola di Martha’s Vineyard, in una grande casa chiassosa […] ma potevamo permettercelo. Mia madre era ricca, e i soldi di suo padre piovevano dal cielo come coriandoli», non è certo una passeggiata per Collie rimanere se stesso di fronte a una famiglia così profondamente caratterizzata.
Un padre confinato nel soggiorno della casa immensa, «forte bevitore, donnaiolo, irlandese di professione, papà era un randagio dal pedegree misto» e che ha sposato la madre apparentemente per una scommessa persa dopo una notte di baldoria.
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