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Tutti gli articoli con tag roma

Orma, Ramo, Roma, Amor, di Roberto Piumini

pubblicato da sara

Roberto PiuminiEra un tempo antico. Non ieri, o l’altro ieri, o un anno fa, dieci, trenta, settanta anni fa. Uno zero non basta, due zeri nemmeno. Era una volta, quando le cose erano nuove e il mondo aveva certi nomi sulla punta della lingua, ma non li aveva ancora pronunciati…

Era il tempo, racconta Roberto Piumini in questo gustoso Orma Ramo Roma Amor, di una delle storie più famose del mondo, quella di Romolo e Remo. Due fratellini che vediamo pelatucci e con gli occhi grandi salire in groppa a mamma lupa. E non è che con lei non si divertissero, alla fine:

Grazie lupa, ciò che hai fatto è stato bello,
ma non sono lupi, sono dei bambini
quelli che trovasti un giorno nel cestello,
hanno nomi, storie e liberi destini.

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Lucchetti sì o lucchetti no? Federico Moccia contestato a Ponte Mllvio

pubblicato da Andrea Coccia

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A Ponte Milvio, come in tutta Roma, la Storia ci fa merenda ogni giorno da secoli. È proprio nelle vicinanze di Ponte Milvio, per esempio, che Costantino, secondo una storiella molto cara alla Chiesa, nel 312 d.C. ebbe la visione di una croce che gli preannunciava una facile vittoria se avesse combattuto con le insegne cristiane. Eppure se si chiedesse agli adolescenti italiani qualche delucidazione storica sul ponte, nessuno penserà mai a questa assurda storiella della visione e tutti (o quasi) risponderebbero citando un’altra storiella, quella inventata da Federico Moccia.

Quella di Moccia e dei suoi lucchetti sarà di certo una storiella molto più banale e insignificante di quella dell’Imperatore che condannò i poteri europei al giogo della Chiesa per dei secoli, eppure anch’essa ha avuto importanti ripercussioni sul mondo. Una per tutte: il peso dell’immensa mole dei lucchetti che gli adolescenti romani attaccavano ai lampioni - scimmiottando la scena del libro di Moccia - qualche anno fa li fece crollare, obbligando i Comune a costruire delle colonne capaci di reggere il peso di tutto quell’amore.

Ma torniamo alla cronaca. Ieri a Ponte Milvio Moccia in persona era stato convocato da Alemanno. Il sindaco voleva chiedere consiglio direttamente a lui per capire come gestire la cosa, visto che l’amore degli adolescenti romani iniziava a pesare un po’ troppo. Bene, la notizia è che al suo arrivo sul ponte, lo scrittore è stato bersagliato dai fischi dei cittadini e dalle proteste di alcuni politici dell’opposizione che lo accusavano di aver rovinato con i suoi libri uno dei luoghi storici della città.

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Anteprima Booksblog. L'amore imperfetto, di Irene di Caccamo

pubblicato da sara

irene di caccamo Lei ricorda ancora la macchia scura che ha visto la prima volta, al suo posto ora c’è un cuore che batte veloce, quel battito che non può controllare le fa paura. Chiude gli occhi e poggia la mano sul torace per sentire il suo cuore e trattiene forte il respiro. Il dottore le stringe invece la mano con un’intimità che non si aspettava e lei si tiene stretta a lui come a un padre.
“Lo sente?”
Anche il suo cuore adesso continua a battere forte e a gareggiare con quello di suo figlio.
“No, io non sento niente”, dice.

Quand’è che un amore è perfetto?. La domanda assedia la vita di Gioia, la protagonista di L’amore imperfetto, il bell’esordio di Irene di Caccamo che dà il via alla nuova collana di narrativa Greenwich.2 di Nutrimenti a cura di Benedetta Centovalli, ed è in uscita il 30 settembre. Accade quando nella sua esistenza convergono all’improvviso dei durissimi interrogativi sul senso che alla vita dà la morte di chi amiamo, e su cosa significhi amare davvero una persona nonostante l’apparente voglia di fuggire da lei o l’incapacità di comunicarle quello che si prova.

C’è silenzio, nella vita di Gioia, volitiva medico anestetista che vive a Roma, e la cui esistenza è travolta da improvvise assenze e nuovi arrivi. Un’ultima notte di un amore forse già finito, la morte del suo uomo che da tempo le nasconde un segreto: da quell’incidente Gioia “la notte non riesce a dormire. Dal letto guarda la casa vuota che Edoardo ha lasciato. Di notte si alza per bere e camminare al buio. La valigia è ancora dove lui l’ha abbandonata”.

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Centouno tesori nascosti di Roma, di Gabriella Serio

pubblicato da sara

gabriella serioSull’onda del successo di Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma, segnalo volentieri l’uscita di questo libro scritto da una archeologa, Centouno tesori nascosti di Roma da vedere almeno una volta nella vita, edito da Newton Compton.

Gabriella Serio, che lavora presso il ministero per i Beni e le attivita’ culturali ed è laureata in topografia antica, promette nel volume di svelare angoli nascosti e sconosciuti della Capitale, lontano dai monumenti più appariscenti, spesso sotto terra.

Luoghi di Roma che hanno ospitato misteriose congreghe segrete (ad esempio c’è il capitolo riti Voodoo a piazza Euclide), c’è il caveau di palazzo Massimo, e l’impressionante raccolta di scheletri dei frati cappuccini a via Veneto.

Si va alla scoperta di una sconosciuta “giostra” di Nerone, della “regina delle catacombe” o del Mitreo Barberini, per arrivare a visitare una “piccola San Pietro” situata sorprendentemente ai piedi di Monte Mario.

Gabriella Serio,
Centouno tesori nascosti di Roma da vedere almeno una volta nella vita
Newton Compton
14.90 euro

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Bambini ladri, di Luca Cefisi

pubblicato da lara

disegno di omini su sfondo verde Nell’immaginario collettivo il bambino rom è sporco, maleducato, “ladruncolo” e secondo qualcuno addirittura “è più facile educare un cane che un rom“. Per comodità si tende a dare per buone le opinioni superficiali dettate dal pregiudizio, ma, per fortuna, non tutti ci stanno e c’è chi prova a indagare certe realtà proprio per sfatare alcuni “miti”. E’ quello che ha fatto Luca Cefisi, esperto di immigrazione, con il libro Bambini ladri, un saggio sulla vita nei campi cosiddetti “nomadi” (in realtà molti degli abitanti di questi insediamenti sono lì da lunghi periodi e quindi sono ormai stanziali), in cui si sopravvive in condizioni di estremo disagio. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

I bambini di cui lei parla nel libro entrano nel mondo dei gagé da una porta secondaria, su di loro pesano secoli di pregiudizi, ancora oggi molto forti. Quanto influisce negativamente questo atteggiamento sul percorso di vita che intraprenderanno? In parole povere: il fatto di sentirsi dire “puzzi”, “non capisci”, “rubi”, quanto li allontana dalla prospettiva di una vita diversa da quella che vivono nei campi e a cui sembrano destinati per sempre?
La risposta è già nella domanda: l’abbandono scolastico è alto, e mancando incentivi e quello che uno psicologo definirebbe un “rafforzamento positivo”, un percorso di integrazione ed emancipazione diventa arduo per questi ragazzi. In generale, appare ipocrita pretendere legalità e adesione ai valori dell’ordine sociale quando quest’adesione non viene premiata. In queste condizioni, la tentazione dell’illegalità non può che essere fortissima. Sarebbe opportuno uscire da un discorso moralistico, e chiederci invece cosa possiamo offrire ai giovani rom, che sia più attraente e più convincente delle lusinghe della vita ai margini della legge. Senza l’apertura di opportunità, in primo luogo lavorative e abitative, non possiamo stupirci se molti di loro si rinchiudono nel “familismo amorale” del gruppo unito contro tutti e tutto.

La scuola italiana appare sempre meno pronta ad accogliere bambini stranieri in generale, rom ancora di meno. E’ un’agenzia educativa che privilegia ancora alcune materie rispetto ad altre, che non valorizza la ricchezza di cui i bambini sono portatori, ma penalizza soltanto le mancanze. Dimentica, ad esempio, che i piccoli rom già a sei anni sono bilingue e hanno responsabilità familiari, come badare ai fratellini più piccoli. Lei pensa che la scuola si aprirà mai a una prospettiva interculturale, mettendo in discussione il proprio modo di fare e ripensando una nuova idea di scuola?
La scuola pubblica italiana spesso offre un’ottima offerta formativa, e ci sono insegnanti che lavorano eroicamente sulla frontiera della periferia, del multiculturalismo, dei diritti. Il problema è che questi insegnanti spesso sembrano a loro volta lasciati a sè stessi, senza la legittimazione di un progetto educativo generale promosso dal centro. La mortificazione del bilinguismo è un caso classico, la scuola italiana, per esempio, fa ben poco per esaltare le risorse linguistiche dei bambini cinesi o arabi, che pure parlano lingue vincenti nella globalizzazione, lingue la cui conoscenza è garanzia di sicuro successo in tanti campi professionali, figuriamoci quanta attenzione viene dedicata alla lingua dei rom, che è una lingua senza appeal e neppure riconosciuta tra le lingue minoritarie nazionali. Dobbiamo poi riconoscere che la scuola è necessaria, ma non sufficiente: la scolarizzazione porta a delusioni cocenti, quando si scopre che dopo la scuola, che in fondo è il luogo maggiormente attento e protetto, fuori, nel mondo del lavoro, nel rapporto con lo Stato, la lotta è ancora più dura. La scuola da sola, senza una politica sociale complessiva, non solo non basta, ma rischia di essere una foglia di fico e deludere, anche involontariamente, le aspettative.

La morte dei quattro bambini rom avvenuta a Roma ha riacceso la questione dei Campi nomadi nella capitale: a pagare con la vita sono stati proprio alcuni dei bambini di cui lei parla nel libro. Ora, in modo strumentale, si sfrutta questa triste vicenda per far arrivare altri soldi nelle casse del comune della capitale. Nel frattempo, la Croce Rossa ha firmato un protocollo d’intesa per gestire i servizi socio educativi nei campi attrezzati. Secondo lei è questa la strada da seguire? Riportare i servizi nei campi e trattare i rom come un’emergenza tale da far intervenire un organo della portata della Cri?
Nel mio libro sostengo, credo con qualche argomento, che i campi nomadi devono essere smantellati. Uno degli argomenti è proprio il cattivo rapporto costi/benefici: le spese amministrative, di gestione, della cosiddetta “sicurezza”, per esempio quelle del personale di vigilanza, le spese per i container (pessimi), le recinzioni, e tutto il resto, bruciano centinaia di migliaia di euro. Si dovrebbero usare questi soldi per percorsi individuali e familiari di integrazione, non per perpetuare dei ghetti. La CRI non ha poi nessuna particolare competenza in questo campo: sanitaria ? Ma i rom devono andare alla ASL come ogni altro cittadino ! Di gestione di comunità ? Ma non si tratta di profughi, direi anzi che i rom che vivono nei cosiddetti campi nomadi hanno un’esperienza fuori dal comune nel sopravvivere senza l’aiuto di nessuno. In generale, quello che preoccupa è che i milioni di euro dell’”emergenza rom” sembrano essere destinati a perpetuare questa stessa emergenza, perchè non vengono spesi per cambiare in maniera strutturale una situazione di emarginazione cronica, ma anzi, sembrano fare di tutto per consolidare tale situazione.

Bambini ladri
Luca Cefisi
Newton Compton, 2011
pp.224, € 12,90

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Si può ancora amare a Roma? di Francesca Sampogna

pubblicato da sara

sampogna

Test: potreste sposare un/una romano/a?

Che cosa vuol dire “stà a arrivà ‘n infornata de cozze”?
a) E’ pronto il pranzo
b) si stanno approssimando delle fanciulle poco attraenti
c) sta arrivando gente, meglio andare via

Come ci si innamora a Roma? E quali sono i locali giusti dove andare se avete intenzione di “rimorchiare” un tipo intellettuale (e quelli dove invece troverete un alternativo/a o invece uno un po’ più sofisticato/a?) Ce lo spiega Francesca Sampogna nel divertente Si può ancora amare a Roma? dove ci si interroga se la Capitale oggi sia ancora lo scenario adatto per gli innamoramenti, per la coppia che si sposa, per quella che resiste (con figli a carico e mutuo sulle spalle) in un matrimonio, per i turisti in cerca di atmosfere intime e romantiche.

Partiamo infatti dal presupposto che Roma è famosa per essere una spettacolare ’scenografia’ di vita e baci per le coppie che - detto in gergo tecnico dall’autrice - s’arisurtano (si piacciono, cioè). Roma caotica, però, Roma che passare da un quartiere all’altro equivale a girare per paesini diversi, la sera. Roma che proprio per questo però “concede di godere di questo anonimato anche a chi non fa parte del jet set”, che può “uscire con qualcuno senza che la sua famiglia fino all’ottavo grado di parentela ne sia informata”.

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Laccati di cristallina neppure i fossili sono più quelli di una volta, di Silvana Baroni

pubblicato da sara

silvana baroniIl saggio è sempre all’altezza della sua bassezza

“Laccati di cristallina neppure i fossili sono più quelli di una volta”: è già un aforisma, il titolo di questo volume di Silvana Baroni, medico psichiatra romano. Il testo, che si è aggiudicato il secondo posto nel Premio internazionale “Torino in sintesi 2010″, si compone di una costellazione di aforismi, accompagnati, per la maggior parte, da composizioni pittoriche e grafiche dell’autrice.

Tra le mie preferite c’è quella di un paravento di legno affacciato su un orizzonte di mare: “l’eternità è il luogo dove il tempo è innamorato”. Forse perchè l’Amore, “quello con la A maiuscola, è miope”.

E non ho bisogno di spiegare - a chi mi interessa mi intenda - la saggezza della frase “la seconda metà della vita o è finalmente la prima o è inesorabilmente l’ultima”, o dell’idea che “solo a un single è data la rara opportunità di essere intero”.

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I bar a Roma, di Stefano Sgambati

pubblicato da sara

bar a Roma “La gente è incredibile. Ci telefonano per parlare con Claudio Amendola. Noi li pijamo per culo. Je dimo sì sì, sta qua Claudio, e je passamo un cliente a caso”. E’ esilarante leggere la pantomina del proprietario di Minibar, in via della Garbatella, perseguitato dai fan dei ‘Cesaroni’: Gaetano detto Nino, “un mix ben riuscito fra Franco Califano e Jack Lemmon”. “Quelli ce cascano pure – ha aggiunto nell’intervista a Stefano Sgambati, autore del divertente I bar a Roma – la gente è matta, capisce solo quello che vuole sentisse dì”.

E’ una sfida riuscita, secondo me, quella della collana delle narraguide Centocittà di Castelvecchi: raccontare una città da punti di vista ‘altri’, esplorandola con occhi nuovi anche se ci abiti da una vita. E Roma non può non essere raccontata dalle miriadi di bar che la pullulano.

Sì perchè Roma è una città fondata sui bar. Anzi, meglio, come scrive Sgambati, è “una splendida città fondata sui sette colli e quattro miliardi di bar”. Perchè a Roma i bar sono “una questione di tifo”: a volte basta una sedia di plastica, un tavolo, e un barista come Nicola del bar Caffè Teatro al Celio, per fare un bar (da lui è tutto un viavai di persone che vanno a salutarlo di continuo “tipo il papa”).

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Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma, di Costantino d'Orazio

pubblicato da sara

d'orazioEsistono delle ‘chiavi’ per accedere ai luoghi più belli di Roma? Ce le rivela, in un bel volume edito per Palombi, lo storico dell’arte Costantino d’Orazio, che da quindici anni organizza aperture straordinarie di luoghi d’arte esclusivi e mostre d’arte contemporanea in siti di valore storico, in Italia e all’estero.

Questo bel volume, Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma, è diviso secondo una tipologia dei luoghi che comprende palazzi, casini, ville; conventi, chiese, biblioteche; sotterranei, mitrei, necropoli. C’è anche un indice dei luoghi per zone, e ogni scheda fornisce le indicazioni pratiche per prenotare una visita (numeri di telefono, spesso e-mail dei referenti).

Viene naturalmente fornita l’indicazione su come superare la porta di S. Pietro in Montorio (che ha la serratura più famosa del mondo, perchè da essa si vede la Cupola di san Pietro), e l’autore ci augura ‘buona fortuna’ indicandoci i numeri di telefono a cui cercare di prenotare una visita ai giardini Vaticani.

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Dal libro alla realtà: una catena del Buon romanzo in una libreria romana

pubblicato da sara

libreria“Vi propongo un gioco che fa impazzire i miei amici: si tratta di organizzare una ‘catena’ di regali, e in questo caso l’oggetto da scambiarsi sarà un libro, ovviamente”. Iniziava così la proposta di una lettrice arrivata alla Libreria Piave di Roma nell’ambito dell’iniziativa ‘ Vi proponiamo…’ ovvero idee per attirare lettori in libreria.

La proposta si ispira ovviamente all’omonimo romanzo di Laurence Cossè, in cui una rosa di ‘Grandi lettori’ proponeva una serie di titoli adatti a far parte di una ‘libreria di qualità’. La segnalo soprattutto a voi librai, perchè secondo me si tratta davvero di un’idea da copiare. Allora, scrive la lettrice:

“Ogni persona che vorrà partecipare comprerà nella libreria un libro, il cui range di prezzo verrà stabilito a priori, e i librai lo incarteranno come un vero e proprio regalo da destinare al successivo partecipante al gioco. Chi ha effettuato l’acquisto uscirà invece dalla libreria con un altro libro, ricevuto da un anonimo giocatore che avrà partecipato prima di lui…”.

Ovviamente, il presupposto è che ogni partecipante scelga “un testo che l’ha fatto emozionare, naturalmente, o ridere a crepapelle, o commuovere fino alle lacrime. Si avrebbe così l’occasione di regalare qualcosa di molto importante… e molto pensato.” Carina no?

Foto | Flickr

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