
Per chi non lo conoscesse ancora, e spero che non siano molti, Andrea Pazienza è stato il più grande talento del fumetto italiano di sempre, un vero genio dal tratto inconfondibile il cui punto di vista visionario, cinico e spietato si è purtroppo spento troppo presto. Oggi, sulle pagine online di Repubblica, lo scrittore Roberto Saviano lo ricorda celebrando l’ultimo lavoro del grande artista marchigiano, un lavoro incompiuto.
Si sarebbe intitolato Astarte e, se non si fosse messa in mezzo l’eroina, avrebbe raccontato la storia della discesa di Annibale in Italia dal punto di vista del cane Astarte, fedele compagno del comandante cartaginese che, in sogno, narra la propria storia a Pazienza, dalla nascita in Spagna fino alla prima battaglia sulle Alpi.
Il sogno di Pazienza, purtroppo, è finito li, sulle Alpi, stroncato dall’eroina, ma per poche righe, grazie a Saviano, è come se riprendesse vita e dipingesse una storia alternativa in cui è Annibale il vincitore, in cui Roma soccombe a Cartagine, una storia ucronica che magari un giorno qualcuno racconterà , magari lo stesso Saviano.
Via | Repubblica
Foto | Repubblica (Copyright Marina Comandini Pazienza)
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Non sono pochi gli scrittori che, nella storia della letteratura, soprattutto nel Novecento, hanno rischiato la propria vita e sono stati condannati alla clandestinità e ad una esistenza sotto scorta semplicemente per aver intessuto le proprie trame narrative legandole a doppio filo con una realtà scottante, denunciandone l’assurdità .
Se in Italia, negli ultimi mesi, il caso più dibattuto è quello di Roberto Saviano, tra gli stranieri è senz’altro Salman Rushdie lo scrittore che esemplifica al meglio questa coraggiosa categoria. Lo scrittore angloindiano, infatti, dopo essere stato condannato a morte dall’ayatollah Khomeini per aver scritto il romanzo I versi satanici, ha vissuto per quasi un decennio nascosto nella periferia di Londra protetto dagli agenti segreti britannici e da Scotland Yard.
Ora, che la fatwa si è “ammorbidita” consentendogli di vivere liberamente (o quasi) a New York, Rushdie ha deciso di scrivere un libro autobiografico sui sui suoi dieci anni di clandestinità . L’esistenza di questo progetto, di cui non si conosce né la data prevista per la pubblicazione né il titolo, è stata confermata ieri dallo stesso Rushdie in una conferenza stampa ad Atlanta, dove ha presentato la mostra dedicata al suo archivio privato che verrà inaugurata alla Emory University nei prossimi giorni.
Sarà in edicola a partire dal mese di gennaio la nuova rivista prodotta dalla casa editrice Edizioni Centouno, dal titolo Il Reportage, un trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia che avrà come obiettivo quello di “riscoprire e dare spazio a una forma di giornalismo, spesso a cavallo con la letteratura, un po’ dimenticata o perlomeno sacrificata nei giornali di oggi.”
Un obiettivo senz’altro ammirabile: dare spazio a quel mondo di confine che sta tra la letteratura e il giornalismo, quella terra di mezzo che vede tra i suoi portabandiera alcuni dei nomi che affollano l’olimpo della grande letteratura: da Hemingway a Buzzati, da Kapuscinski a George Orwell, fino ad arrivare alle ultime file di questo bizzarro esercito, a quelli che dalle nostre parti hanno i nomi di Roberto Saviano o di Fabrizio Gatti, per fare solo qualche esempio.
Ma oltre al giornalismo di inchiesta e al fotogiornalismo questa nuova rivista, diretta da Riccardo De Gennaro, avrà anche uno spazio fisso dedicato al mondo della fiction tout court, un angolo che in questo primo numero ospiterà un racconto di Dario Voltolini. Insomma questa nuova arrivata sembra essere una rivista di assoluto interesse, vedremo nei prossimi mesi come se la caverà , ma intanto non possiamo che fare a De Gennaro e a tutta la redazione, i nostri migliori auguri.
Via | AGINews

Stilare la classifica dei migliori qualcosa del decennio 2000-2009 (i cosiddetti anni zero) è un esercizio che diletta molti giornali in questo periodo.
La redazione di Booksblog, dopo lunghissime consultazioni, ha deciso di proporvi non una classifica ma un elenco, senza gradazioni di merito, dei 20 libri italiani più rilevanti degli ultimi dieci anni. Solite avvertenze del caso: niente di esaustivo né scientificamente ponderato. Ci hanno guidati il cuore e la memoria, che in noi italiani è notoriamente cortissima. Perciò sì, non c’è Tizio che meritava assolutamente di esserci e al suo posto c’è invece Caio, da molti considerato poco più che un pennivendolo. Ogni operazione di questo genere si espone a siffatte critiche, perciò vi invitiamo a proporre la vostra opinione nell’amato spazio commenti. Se voleste anche votare un preferito tra i preferiti, nessuno ve lo impedirà .
Ciò detto, dopo il “continua” inizia il viaggio sulle montagne russe dei 20 libri italiani che, secondo noi, hanno caratterizzato gli “anni zero” e rischiano seriamente di segnare anche gli anni che, da dopodomani, ci pioveranno addosso. Come si dice in questi casi: buona fine e buon inizio!
Secondo Roberto Saviano si tratta di “Sorella mia unico amore” di Joyce Carol Oates, ed. Mondadori (”un capolavoro sommo…da leggere a tutti i costi”) mentre Andrea Vitali cita “L’incendio dei sogni” di Luca Doninelli, ed Garzanti, (”un immaginario che lascia stupefatti e disarmati”). Sono solo due dei libri migliori del 2009 consigliati da scrittori pubblicati ieri nella pagina culturale del Sole 24 Ore.
Ma abbiamo anche Elena Loewenthal che consiglia invece “Giù in piazza non c’è nessuno” di Dolores Prato, Quodlibet (”uno dei libri più belli che io abbia mai letto”) e Ferruccio de Bortoli che invece cita ‘Indignazione’, ultima opera di Roth edita da Einaudi. Per Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro di Torino, vince “l’espressionismo di area faulkneriana” di Suttree del Pulitzer Cormac McCarthy (Einaudi).
Qual è il vostro libro preferito del 2009? Scriveteci il titolo e una riga di motivazione, possibilmente. Il mio è sicuramente (per ora) Indignazione di Roth, per la sua potente ironia nascosta tra le righe delle sfortunate vicende del protagonista, che ho personalmente interpretato come un ‘Giovane Holden’ che solo in apparenza non riesce ad adeguarsi al sistema universitario in cui vive, ma ne è in realtà contestatore radicale.
Via | Il Sole 24Ore
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Esce domani, 3 novembre, per i tipi Einaudi il libro Come mi batte forte il tuo cuore: Storia di mio padre, di Benedetta Tobagi, figlia del grande giornalista del Corsera, Walter Tobagi, ucciso dalla ‘Brigata XVIII marzo’, una banda di ricchi figli della borghesia milanese che, all’inizio degli anni ‘80, giocava al terrorismo.
Quella di Walter Tobagi è stata una delle voci più profonde della storia del giornalismo italiano, una di quelle voci che, con la complicità di una mente acuta, di un’intelligenza brillante e di un forte senso della professionalità e dei valori civili, avrebbero potuto dare molto al nostro paese, quest’oggi così privo di personalità del genere, soprattutto nel mondo del giornalismo.
Roberto Saviano, che di questo libro ha scritto oggi su Repubblica una bella recensione, ricorda “Tobagi non era un giornalista d’inchiesta. I terroristi non uccisero giornalisti d’inchiesta, ma giornalisti come Carlo Casalegno e, appunto, Walter Tobagi che analizzavano le questioni, davano nomi e interpretazioni. Non rivelazioni di nuovi elementi. E questo li condannava a morte. “Scrivere chiaro è difficile” diceva Walter Tobagi.”
Giornalisti che analizzano le questioni, che fanno nomi, che danno interpretazioni, giornalisti il cui primo attributo è l’onestà intellettuale: dal giorno della morte di Walter Tobagi sono passati quasi trent’anni ormai, da allora di giornalisti come lui ne nascono sempre di meno, forse rieleggerne la storia, ripercorrere le cause che ne hanno decretato la condanna morte (sua come di molti altri giornalisti i cui nomi dimentichiamo purtroppop facilmente) può contribuire a migliorare la grottesca situazione in cui versa il giornalismo italiano.
Benedetta Tobagi
Come mi batte forte il tuo cuore: storia di mio padre
Einaudi
euro 19,00
Via | Repubblica.it
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Oggi pomeriggio, a Roma, si svolgerà una manifestazione nazionale indetta dalla FNSI, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in difesa della libertà di stampa, una delle libertà fondanti del nostro sistema sociale, una delle anime che danno linfa vitale alla vita democratica di un paese.
La battaglia in difesa della libertà di stampa ha avuto fin qui molti sostenitori, uno tra i tanti è Roberto Saviano, uno scrittore che ormai è divenuto un simbolo del potere che la parola scritta può rivendicare sul mondo non scritto, il potere di dare alle cose il proprio nome, di denunciare, di cercare di cambiare lo status quo.
Farvi ascoltare le sue parole, che trovate qui, la sua analisi lucida e intelligente della triste realtà che ci stanno costruendo intorno, è il modo migliore di essere vicino a tutti coloro che, a partire dalle 15,30 in Piazza del Popolo a Roma, difenderanno con la propria presenza la necessità di salvaguardare, nel nostro paese, una libertà senza la quale ci ritroveremmo nudi.
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Lo scrittore napoletano Roberto Saviano, che da anni vive sotto scorta per scontare la colpa di aver scritto Gomorra, dopo l’onorificenza del pubblico di tutto il mondo che ha comprato a milioni il suo libro, potrebbe tra pochi giorni ricevere un’altra onorificenza, questa volta istituzionale, dal governo europeo. E’ il premio Sakharov assegnato ogni anno dal Parlamento europeo “a persone o organismi che si sono distinti nella difesa dei diritti umani”.
Saviano, la cui candidatura è stata proposta dall’eurodeputata dell’Italia dei Valori Sonia Alfano, è ora in lizza per la vittoria finale con altri 8 candidati. La prima tappa, prima dell’assegnazione del premio, sarà la scelta da parte della giuria, composta dai membri delle commissioni Affari esteri e Sviluppo del Parlamento Europeo, della terna dei finalisti.
Se il destino e la giuria vorranno premiare Saviano non lo possiamo ancora sapere, ma sappiamo che il significato simbolico di un’eventuale vittoria assegnata a uno scrittore che è l’immagine della presa di coscienza e della lotta contro la mafia sarebbe enorme. Certo, i gesti reali enormi da fare per migliorare la vita di Saviano e quella di tutti noi sarebbero ben altri, ma purtroppo per ora dobbiamo accontentarci dei gesti simbolici, e affrontare da soli la realtà desolante della nostra piccola Italia.

Internazionale è una delle pubblicazioni più interessanti del panorama editoriale odierno, almeno per quanto riguarda l’informazione e l’analisi geopolitica dei mutamenti che il nostro mondo sta affrontando, informazione e analisi che saranno certamente il baricentro del festival che Internazionale organizza dal 2 al 4 ottobre prossimi nella splendida cornice della città di Ferrara.
Oltre ai numerosi giornalisti e reporter che fanno parte del mondo di Internazionale, al festival saranno invitati anche numerosi scrittori, esponenti di un modo di raccontare che non è certamente la pura narrazione, la letteratura diversiva, ma piuttosto il suo contrario, una letteratura con un sguardo forte sul mondo che la circonda, come quella di Roberto Saviano per esempio, o di Mircea Butcovan.
Insomma, quello che si svolgerà nella città estense tra due weekend è un tuffo nella realtà di questo nostro mondo in crisi, una passeggiata caratterizzata da sguardi diversi, quelli secchi e immediati della fotografia e del reportage documentario, o quelli un filo edulcorati, ma niente affatto addolciti, della letteratura. Un evento che chi ha la possibilità non può assolutamente perdere. Qui trovate il programma completo.
Via | Festival di Internazionale
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Il libro che vi consiglio oggi, più che per l’estate andrebbe bene per il prossimo weekend, visto che non ci vuole più di qualche ora di lettura per arrivare in fondo alle sue 130. Si chiama Sandokan è di Nanni Balestrini ed è edito dalla casa editrice Einaudi, il suo sottotitolo è semplice e incisivo: Storia di camorra. Sandokan infatti in questo caso non è la celebre tigre della Malesia, signore di Mompracem, ma è piuttosto Francesco Schiavone, la tigre del clan dei casalesi, resa celebre dal romanzo di Roberto Saviano, Gomorra, è il re di Casal di Principe.
Sandokan è un romanzo forte, narrato in prima persona da un ragazzo che vive in un paese del casertano e assiste, e soprattutto racconta, senza usare punteggiatura e attraverso una strategia discorsiva mimetica, la storia di un degrado, quello che è alla base dell’ascesa al potere criminale di Sandokan e dei suoi uomini, quello degrado che non è una prerogativa del casertano, ma che sta diventando una delle cifre stilistiche della nostra penisola.
Questo di Balestrini, insomma, è un libro veramente notevole, scritto due anni prima di Gomorra di Saviano, anche se non ha sollevato lo stesso clamore del libro di Saviano e anche se l’autore, Nannni Balestrini, non è stato minacciato di morte e non vive sotto scorta, è un libro che merita di essere letto. Soprattutto perché non si tratta di docufiction o di ibrido di finzione e realtà , o di come volete chiamare gli esperimenti di Saviano, questa è semplicemente Letteratura.
Nanni Balestrini
Sandokan. Storia di camorra
Einaudi - Gli struzzi
euro 13,00