Sono passati vent’anni e qualche mese dall’inizio della guerra in Jugoslavia, la prima guerra combattuta sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale, una guerra che è passata alla storia come guerra civile, uno scontro tra etnie, civiltà e culture la cui convivenza in una regione ad alto potenziale esplosivo - i Balcani - ad un certo punto è implosa, è collassata portandosi dietro ciò che restava della Jugoslavia di Tito. Una guerra che però nascondeva altro.
A distanza di quattro lustri dall’inizio di quella tragedia - e a distanza di una quindicina d’anni dalla sua prima pubblicazione - la casa editrice Feltrinelli ha chiesto al giornalista Paolo Rumiz di scrivere un nuova introduzione per riattualizzare quel suo reportage esplosivo, capace di strappare la maschera della realtà di cartapesta che ci hanno sempre disegnato davanti agli occhi, rivelando una realtà da brividi.
“Il libro narra - scrive Rumiz nella nuova introduzione - “un viaggio doloroso, affascinante e pieno di inganni, verso la rumorosa caduta del sipario che nasconde gli eventi”. A lettura terminata, a viaggio concluso, il lettore capisce perfettamente quanto sia adatto l’uso della parola “sipario” riferito a quella torbida realtà. Soprattutto perché la parola sipario se ne porta dietro un’altra, che Rumiz mi sembra non usi mai direttamente, ma che affiora costantemente dai suoi ragionamenti: la parola “palcoscenico”.
“Ho i calli sulla punta delle dita a forza di scrivere a macchina. I facchini li hanno sui palmi delle mani, io sulla punta delle dita. E mi piacciono. Belli duri. Se mi buco lì, non sento nulla”
Uscirà a settembre per Rizzoli un doppio omaggio alla giornalista e scrittrice, morta il 15 settembre 2006: un libro e un dvd con alcuni filmati rari e introvabili. Il titolo: Intervista con Oriana. Secondo le anticipazioni, oltre al docufilm Oltre la rabbia e l’orgoglio, prodotto da La storia siamo noi di Giovanni Minoli, ci saranno anche le sue prime interviste, e il racconto dei suoi reportage più famosi, come quelli dal Vietnam.
Inoltre, Fallaci racconta la sua lotta contro il cancro, le sfide che più l’hanno attratta, i suoi libri preferiti. Il documento ospita anche interventi di amici e conoscenti come Ferruccio de Bortoli, Furio Colombo, monsignor Fisichella. Parla anche Francois Pelou, corrispondente della France Presse, suo compagno per otto anni e che ispirò Lettera ad un bambino mai nato. In uscita sempre a settembre anche il libro fotografico Oriana Fallaci in New York - Una storia d’orgoglio (Sperling&Kupfer).
Nel volume, gli scatti di Gianni Minischetti, che le fu amico per trent’anni, dall’epoca dei suoi primi reportage, e che è stato ammesso a fotografare i suoi momenti di vita nella amata Grande Mela.
E’ un’emozione, per chi ne ha amato i libri di reportage (e gli ultimi scritti sul mistero della malattia, ma anche le Lettere contro la guerra) trovarsi di fronte agli scatti contenuti in questo bel volume a cura del figlio Folco. “Un mondo che non esiste più” è infatti un’opera che lo stesso Terzani, già molto malato, volle lasciare nelle mani del figlio Folco, soprattutto per mancanza di tempo (”è un lavoro cane”, gli disse).
Vi troviamo infatti una selezione delle più belle foto scattate da Terzani (e a lui scattate da colleghi vari) durante i suoi viaggi per il mondo in quanto reporter e in quanto pellegrino Anam (senza nome) alla ricerca della verità su se stesso e sulle cose del mondo, durante le varie fasi della malattia che l’avrebbe condotto alla morte.
Terzani all’inizio degli anni ‘70 andò in Vietnam perchè “voleva capire la guerra e la rivoluzione” e lo vediamo lavarsi i denti, col busto nudo, accovacciato su un secchio, mentre i bambini del villaggio dove ha passato la notte lo guardano incuriositi. Da lì faceva la spola con Singapore, dove aveva lasciato la moglie Angela Staude e i due figli Saskia e Folco ancora piccoli. “La mattina si faceva colazione all’Hotel Continental e poi, con i taxi, tutti andavano alla guerra”.
Continua a leggere: Un mondo che non esiste più, di Tiziano Terzani
Due premesse: adoro i reportage in forma di romanzo dai paesi in via di sviluppo e dal medio oriente. Secondo: in libreria c’è una vera e propria inflazione di romanzi di donne segregate in Iran, di famiglie che lottano per ricongiungersi in Pakistan o di storie d’amore in India, ed è sempre più difficile andare sul sicuro, acquistando un titolo, perchè finiscono per assomigliarsi un po’ tutti.
Allora, parafrasando Giovanni Paolo II, io invece sono convinta che oggi abbiamo sempre più bisogno di testimoni, per aver voglia di ascoltare una buona storia (di fede, di passione, di ingiustizia sociale…).
Io quindi vi consiglio questa discriminante: scegliete storie di chi racconta vita vissuta sul campo in paesi lontani e oppressi. C’è veramente un bellissimo filone di libri disponibili, in questo senso, che si leggono con altrettanta passione di un romanzo.
Continua a leggere: Libri da leggere assolutamente: il libraio di Kabul, di Asne Seierstad
‘Michè la vita è una schifezza ma è sempre meglio della morte. Quando sei morto non ti puoi nemmeno lamentare’. Anche a chi, come me, non ama la forma racconto, consiglio la lettura di questa bellissima raccolta ‘Napoli ore 11′ di Giusi Marchetta, l’autrice di ‘Dai un bacio a chi vuoi tu’, già Premio Calvino.
E’ difficile scrivere di Napoli, ma soprattutto per me è difficile leggerne dopo il capolavoro ‘Il mare non bagna Napoli’ di Anna Maria Ortese. Il libro di Marhetta, invece, ha vinto tutte le mie resistenze, soprattutto per la bellezza delle immagini metaforiche compiute in ciascun brano.
Sarà che a me piace la scrittura di Flannery o’ Connor, e le sue potenti immagini. Sarà che amo i romanzi di formazione, ed entrambi gli ingredienti li ho ritrovati qui, ma questi racconti mi sembrano proprio belli.
Uno scrittore polacco, Andrej Stasiuk, si interroga su Internazionale sui motivi per cui il libro in uscita di Artur Domoslawski ‘Kapuscinski non fiction’ stia già suscitando così tante polemiche.
Kapuscinski era un reporter, un giornalista, e sapeva raccontare la realtà dei luoghi che visitava. Eppure era anche un grande scrittore. Questo non vuol dire però che Domoslawski abbia voluto accusarlo di essere un mistificatore, si dice Stasiuk. Anzi. “Chiediamoci se K. ci colpisce per la veridicità dei suoi reportage o per le sue qualità di scrittore”.
“Ma se non pretendiamo la verità da noi stessi, se ci rassegniamo a verità individuali e frammentarie, se accettiamo verità del tutto personali e singolari, perchè la pretendiamo dal reporter? - scrive - K. come tutti noi, aveva la sua verità personale. Sull’Africa, sull’America Latina, sui poveri e sui ricchi, sulla vita”.
Quindi questo libro si pone una domanda legittima: “come nasce una visione letteraria, come l’irreale si mescola alla realtà per emergere dalla testa dello scrittore e, alla fine, cambiare il mondo”.
Foto | Flickr
Edizione rivista, ampliata e arricchita di 150 nuove pagine per ancorarla alla realtà di oggi per il cult di Giuseppe Genna ‘Assalto a un tempo devastato e vile’. L’opera va ascritta alle edizioni Minimum fax.
Fra l’altro, per gli stessi tipi è uscito ‘Questo è il paese che non amo’, di Antonio Pascale, già autore della ‘Manutenzione degli affetti’. In entrambi i casi, due prese di coscienza critiche dello stato del Paese da molti punti di vista.
Genna, utilizzando le forme del racconto, del saggio e del reportage, ha composto quasi dieci anni fa un mosaico dell’Italia di allora, a partire dal degrado delle periferie, il crollo della solidarietà, tristi scenari presenti ‘in piccolo’ della sua Milano.
Continua a leggere: Assalto a un tempo devastato e vile, versione 3.0 di Giuseppe Genna
Un reportage che inizia e finisce nelle periferie di una grande metropoli Roma, esplorando luoghi che a nessuno verrebbe in mente di considerare orizzonti di viaggio da scoprire.
E’ questo il principio ispiratore di ‘Da Roma a Roma’, dello scrittore Andrea Carraro, già autore de Il branco, che racconta lo stato attuale dei margini della Capitale d’Italia.
Il viaggio inizia dal cantore per eccellenza delle periferie romane, Pier Paolo Pasolini, partendo dal luogo in cui è posizionata la sua stele, ‘una lunga curva scura sormontata da un bel cielo azzurro solcato da strinature rossastre, e lambita dalla tavola del mare grigio ferro’.
In questi giorni di emergenza freddo, ci fa piacere segnalare un libro da leggere per non dimenticare gli ‘ultimi’ per cui il clima rigido rappresenta purtroppo spesso una sfida mortale. Per questo onore al merito per l’editore Mursia che ha pubblicato il libro autobiografico di un clochard milanese, ‘Le viscere della citta”,(Mursia editore).
Il testo è stato scritto da Mario De Nicolais, figlio del questore di Milano nel primo dopoguerra, poi imprenditore fallito e infine barbone nella Milano di oggi. Nicolais, che è morto, è stato anche volontario a sua volta nella parrocchia di san Carlo al Corso.
Nicolais racconta i suoi incontri per le strade della città, il modo di vivere il Natale di chi campa di elemosina e i tanti gesti di solidarietà ricevuti da chi si occupa dei concittadini che vivono ai margini.
Segnaliamo anche ‘Senza fissa dimora a Roma’, scritto dal giornalista Gabriele del Grande per Infinito ed. Del Grande ha vissuto 20 giorni di elemosina per le strade della Capitale, compiendo un vero e proprio ‘reportage degli ultimi’.
Mario De Nicolais
Le viscere della città
Mursia
10 euro
Gabriele del Grande
Roma senza fissa dimora
Infinito
12 euro
Ecco qui qualche idea se volete regalare un bel volumone di fotografia a un amico/a che sapete per certo essere affetto da questa passione. La lista la trovate in una interivista ad una persona più che qualificata per consigliarla: Martin Parr, fotografo statunitense e soprattutto conosciuto come collezionista di libri di fotografia rari e in prima edizione.
A lui si deve la pubblicazione dei volumi ‘Photobook I - II’ in cui condivide le sue collezioni. Quindi il primo consiglio è di comprare quell. Per il rsto, Parr consiglia dei ‘masterpiece’, degli imperdibili che vi saranno utili anche se la vostra idea è quella di allestire le ‘basi’ di una buona collezione di libri fotografici (come nel mio caso).
Come potete leggere nella pagina successiva, si va dalle retrospettive di mostre a come quella di Richard Prince, ad ‘Americans’ di Robert Frank, che secondo l’autore ha cambiato il modo di vedere il mondo degli americani, fino a reportage (Telex Iran) o fotografie denuncia di situazioni di emarginazione (The ballad of sexual dependency).
Continua a leggere: Libri per Natale. Passione fotografia, gli imperdibili