Qualche giorno fa, discutendo con alcuni amici intorno a una birra, siamo arrivati a determinare l’inizio dela fine della nostra società, ossia la prima mossa da cui è principiato lo scacco matto che ci aspetta in un futuro sempre più prossimo, nella vittoria della grande distribuzione sul piccolo commercio.
Da quando abbiamo stabilito con la prassi che ci è più comodo ed economico andare al supermercato piuttosto che al fruttivendolo il tessuto sociale in cui vivevamo ha iniziato a disfarsi. La lotta impari e purtroppo già scritta che vede battersi da una parte le librerie indipendenti e dall’altra le grandi catene fa parte dello stesso discorso.
È proprio per questo che mi piace sostenere con queste poche righe una bella iniziativa twitteriana dal titolo #NataleIndie, A Natale regala un libro, regalati un libro. Lanciata dalla Voland, ma aperta a tutti coloro che non vogliono gettare la spugna, questa iniziativa mira a incentivare la frequentazione, in vista soprattutto dei regali di Natale, delle piccole librerie indipendenti.
Il concetto è molto semplice: condividete i vostri libri di Natale o i nomi delle vostre piccole librerie preferite…
Ecco qualche chicca scovata per voi, o per i vostri regali di Natale: raccolte di racconti (tradizionali, insoliti o cattivissimi) sul tema Natalizio, e romanzi ambientati proprio nel periodo delle festività.
Per chi ama i gialli, un evergreen è Delitti di Natale, l’antologia Polillo. Per i cinici della prima ora, invece, rimane sempre valido il divertente Babbo Natale è strunz (ne abbiamo straparlato) oppure Black Christmas 2.0 (ed. Zona) e ‘Caro Babbo Natale, quest’anno ti ha detto male’ di Pulsatilla. Classiche le raccolte di racconti in audiolibro ‘Racconti italiani di Natale’ (il Narratore) oppure ‘Natale d’autore’ (Ancora ed.)
C’è ‘Il Natale di George’, ovvero le feste viste con gli occhi a mandorla di un ragazzo speciale, oppure ci sono dei romanzi divertenti e ironici su come vive le feste la nostra generazione di precari sul lavoro e nella vita sentimentale, come La cena di Natale, di M.K. Andrews, oppure delle ‘chicche’ di autori classici, che trovate in photogallery.

Last Christman I gave you my heart, il Natale scorso t’ho dato il mio cuore. But the very next day you gave it away, ma il giorno dopo l’hai dato via.
E’ stato George Michael a lanciare definitivamente l’idea di riciclare i regali di Natale.
Un libretto da regalare a tutti coloro a cui il Natale non va giù. A quelli che “una volta a tavola, tutti diremo che squisitezza, che bontà, ma come hai fatto, ma dai no, eccetera eccetera. E io butterò l’intruglio da qualche parte”. A quelli che “basta il solito Natale, noioso come un tarlo, puntuale come una formica, con le sue lucine bianche fatte a stella e quell’insopportabile sottofondo di zampogna”.
Insomma: se state per essere colti da un attacco di panico alla sola vista delle luminarie, questo è il libro apotropaico che fa per voi. Ci troverete un ritmatissimo dialogo (con colpo di scena finale) fra due abeti, e un “babbo Natale che uccide se stesso, nella variante femminile”, ovvero un assassino “che ha avuto la bella pensata di vestirsi da babbo Natale per passare inosservato”.
Continua a leggere: Babbo Natale è strunz, una raccolta di racconti imperdibili
Il periodo natalizio si sta avvicinando repentinamente, anche quest’anno, e con lui si avvicina lo spettro dei regali di natale. Per alcuni è il momento più bello dell’anno, è l’occasione per scegliere tra mille idee regalo quella più azzeccata per il tal nipotino o la tal suocera, per altri – perché negarlo – è un supplizio. Per moltissimi italiani è proprio questo il momento per rivolgersi al mercato del libro, un mercato che offre mondi alteri e altri universi, viaggi spettacolari e avventurosi nel tempo e nello spazio, le più interessanti sfide del pensiero e molto altro ancora per cifre che restano solitamente inferiori ai 20 euro.
Un vero affare non c’é che dire, e non è certo un caso che i libri siano uno dei prodotti più regalati del periodo natalizio, caratteristiche che fa del natale una battaglia all’ultima marchetta per poter avere più spazio negli scaffali delle librerie e nelle menti dei potenziali lettori – non vi siete chiesti perché l’ultimo di Eco, di Ammaniti, di De Carlo, di Faletti e di tutta una serie di autori di bestseller assicurati, sono usciti o usciranno da qui a natale?
In questo primo episodio dei consigli natalizi di Booksblog, io mi permetto di andare controcorrente, di non consigliarvi uno dei tanti libripanettone, al contrario, vi voglio consigliare un libro magico per davvero, un librop che se fosse un dolce non sarebbe certo uno stopposo panettone di infima marca (come spesso sono i libripanettone), ma piuttosto uno di quei burrosi, uvettosi e caditosi monumenti al gusto, un vero e proprio archetipo del panettone fatto come si deve fare. Si tratta di Favole al telefono di Gianni Rodari.
Continua a leggere: Libri per Natale: Favole al telefono di Gianni Rodari

Mai osservato un tirannosauro a un palmo di naso? Esplorando questo libro a fisarmonica lungo 2 metri e dedicato ai dinosauri, imparerete tutto sui tre periodi i cui vissero questi giganti della preistoria: il Triassico, il Giurassico e il Cretaceo. Chi l’avrebbe mai detto: il Quetzalcoatlo che comparve nel tardo Cretaceo, aveva la stessa apertura alare di un caccia della II guerra mondiale!
Dinorama
Edicart
pagine 16
prezzo: euro19,50
Età lettura: dai 6 anni

Lo scrittore e giornalista Luigi Milani ci consiglia dei libri per Natale (sia da leggere che da regalare). Milani è autore di una raccolta di racconti breve – Memorie a perdere – nei quali la quotidiana normalità spesso confina con l’allucinazione. Ecco i consigli di Luigi Milani:
Giulio Leoni, La regola delle ombre (Mondadori)
Un affascinante thriller storico che ha per protagonista un giovane Pico della Mirandola nelle vesti inconsuete di detective.
Luca Poldelmengo, Odia il prossimo tuo (Kowalski)
Un romanzo spietato ma assolutamente realistico nel quale la violenza non è mai fine a se stessa.
Archetipi (Edizioni XII)
Dodici storie sul fascino oscuro degli aspetti remoti dell’inconscio collettivo, scritte da nomi importanti o in forte ascesa nell’Olimpo della narrativa di genere, quali Danilo Arona, Daniele Bonfanti, Giuseppe Pastore, Biancamaria Massaro e molti altri ancora.
Foto | stuartpilbrow

Tra i regali classici di Natale figura il libro. Le case editrici in questo periodo sfornano strenne, novità, ristampe e via dicendo per allettare i potenziali acquirenti. Abbiamo chiesto alla poetessa Gabriella Sica – autrice, tra l’altro, della bella raccolta di poesie Le lacrime delle cose – di darci alcuni consigli per i regali dal suo punto di vista. La poetessa – che abbiamo intervistato per Booksblog qualche tempo fa – ci ha risposto con un verso di Dante – Tre donne intorno al cor mi son venute – e ha suggerito questi tre titoli di poesia declinata al femminile, dandoci anche le motivazioni di questa sua scelta. A questa terna di libri in poesia consiglio di aggiungerne un quarto: Le lacrime delle cose di Gabriella Sica, appunto, che è veramente una silloge preziosa.
Emily Dickinson, Tutte le poesie
Milano, Mondadori (Meridiani), 1997. A cura di Marisa Bulgheroni.
Ogni volta che leggo una poesia di Emily Dickinson vedo che si accende una luce: è lei Emily che accende la sua lanterna perché i posteri possano entrare nel suo magnifico cerchio di luce, sostare anche per pochi secondi e uscirne con un bel regalino:
L’allegria è la corazza dell’angoscia
di cui questa si arma guardinga,
perché nessuno noti il sangue
e “sei ferita!” gridi.
Marianne Moore, Le poesie
Adelphi, 1991. A cura di Lina Angioletti e Gilberto Forti.
Provate a entrare anche voi nella galleria di animali e uccelli della stravagante americana dai capelli rossi Marianne Moore, che io ho incontrata con stupore da ragazza in una prima edizione di Guanda, insieme alla voliera di Saba: di poesia in poesia saltellano la lumaca, il pavone, l’unicorno, il cigno, lo struzzo, descritti con apparente svagatezza e in realtà con disciplinata, elegante, sornione attenzione da parte di quest’americana che aveva un orecchio sensibile anche all’integrità morale del suono che i versi trasmettono.
Elizabeth Bishop, Miracolo a colazione
Milano, Adelphi, 2005. Traduzione di Damiano Abeni, Riccardo Duranti e Ottavio Fatica.
Allieva indisciplinata e amica a calcolata distanza, per lo più per lettera, di Marianne Moore, apprezzata da Robert Lowell, Elizabeth Bishop è una vagabonda e imperdonabile poeta americano che non urla né strilla nonostante il male di vivere si sia accanito su di lei fin da piccola. Semplicemente scrive splendide poesie che sono un miracolo nel quotidiano.
Foto | macinate
È uscito su Youtube un mini-documentario sulla fabbricazione materiale dei primi cinque milioni di copie di The lost symbol, Il simbolo perduto, l’ultimo romanzo di Dan Brown.
È interessante non soltanto per gli appassionati di show televisivi sul genere di Come è fatto, ma anche per chi - come molti di noi - ama quasi feticisticamente il libro-oggetto, i suoi colori, la consistenza della carta, la copertina, la ruvidezza delle pagine, il profumo, soprattutto il profumo! Ahhh…
Invece la tiratura della prima edizione della versione italiana del romanzo di Dan Brown non è ancora nota. Sicuramente non sfiorerà nemmeno la metà dei cinque milioni di tiratura statunitense, e nemmeno la metà della metà. Probabilmente non raggiungerà neanche la metà della metà della metà di cinque milioni, specie ora che per Mondadori, dopo la sentenza del tribunale di Milano, si profila una crisi economica senza precedenti.

Oggi sulla «Stampa» di Torino Giovanna Zucconi parla dei «turbo-traduttori» tedeschi dell’ultimo romanzo di Dan Brown, Il simbolo perduto (ovvero Das verlorene Symbol). Si tratta di un pool di sei diversi traduttori costretti a tradurre 780 pagine in dieci giorni, dividendosi il lavoro «senza neanche aver potuto leggere tutto il libro prima di chinarsi a picchiettare freneticamente sulle tastiere».
L’immagine è quella di veri e propri forzati della traduzione, raccolti giorno e notte «intorno a un lungo tavolo che sembra tanto una catena di montaggio», impiegati in una corsa intellettuale matta e disperatissima per portare il prima possibile sugli scaffali delle librerie tedesche il seguito de Il Codice Da Vinci. Il discorso vale per i traduttori tedeschi, ma senza dubbio anche per quelli italiani.
L’uscita de Il simbolo perduto è infatti prevista in Italia per il prossimo 23 ottobre, appena 37 giorni dopo la pubblicazione del testo originale. I dubbi sulla buona riuscita del lavoro, dati i tempi così ristretti, sorgono assolutamente spontanei a prescindere dalle qualità professionali di chi è chiamato all’infelice compito. Ormai mancano 20 giorni all’ora X e con ogni probabilità il lavoro di traduzione, in Italia come in Germania , non solo non è completo, ma è ancora nel pieno del suo svolgimento.
Vedremo quali saranno i risultati.
Via | La Stampa

Il prossimo 15 ottobre il Centro di ricerca sulla massoneria e la fratellanza terrà alla Sheffield University in Regno Unito un convegno su Il simbolo perduto, l’ultimo romanzo di Dan Brown che, come è noto, parla della massoneria americana.
Il direttore del Centro, dottor Anreas Onnerfors, ha spiegato allo «Yorkshire Post» che «l’idea tradizionale è che la massoneria sia un club per uomini ricchi e altolocati che intendano promuovere i rispettivi interessi economici; ma nel suo libro Dan Brown, che dimostra un’ottima comprensione delle tradizioni esoteriche, presenta un’ampia e accurata descrizione di alcuni altri aspetti della massoneria».
Insomma, si è capito che alla massoneria il romanzo di Dan Brown piace. E proprio per questo è disprezzato alla Chiesa cattolica. Sull’«Avvenire», giornale dei vescovi italiani, è uscita infatti una salace recensione dall’eloquente titolo «Dan Brown ai piedi della massoneria». Basterebbe il titolo.
Senza tanti giri di parole, per «Avvenire» il punto è che «mentre sparare sulla Chiesa è considerato, negli ambienti che frequenta Dan Brown, politicamente corretto, si ha la sensazione che quando deve trattare della massoneria lo scrittore proceda con cautela e scriva dopo avere infilato la mano in un bel guanto di velluto. Brown, così, scherza coi santi e lascia stare i fanti». Ancora più in sintesi: Dan Brown è malvagio, e «quando passa il treno di una cattiva causa, non manca mai di salire a bordo». Stavolta, evidentemente, il treno è quello della massoneria.