Proprio in questi giorni in cui notizie di preti pedofili (tedeschi) tornano sulle prime pagine dei giornali la casa editrice Nutrimenti manda in libreria un testo, di autore anonimo, dal titolo Il peccato nascosto. Lo scandalo dei preti pedofili e i silenzi della Chiesa. I documenti della commissione d’inchiesta sui casi irlandesi. Le tante storie italiane dimenticate da giornali e tg.
Mettiamo subito i puntini sulle i: la maggior parte delle persone di chiesa adempie con scrupolo ai propri doveri. E chiariamo pure che i pedofili, purtroppo, non esistono solo dentro alla chiesa cattolica. Detto ciò, però, è sconfortante leggere degli abusi da parte di sacerdoti nei confronti di minorenni. L’abuso sessuale verso minori da parte di ecclesiastici è tanto più odioso per due motivi principali: il primo è che, culturalmente, siamo portati a fidarci di preti e suore e a loro affidiamo i nostri piccoli (scuole, catechismo, campi scuola, associazioni). Venire traditi proprio da chi per lavoro (passatemi l’espressione) dovrebbe essere di spiccata moralità è un pugno nello stomaco non indifferente. Il secondo motivo è che, fino ad ora, la chiesa cattolica si è preoccupata di salvare il proprio buon nome e non ha esitato a mettere i bastoni tra le ruote alla giustizia civile quando questa voleva indagare su denunce di pedofilia che la riguardavano.
Il peccato nascosto narra alcune storie di preti pedofili, tutte documentate principalmente sulla base di documentazione processuale. Il libro è diviso in due parti. Nella prima viene presentato il rapporto Murphy, quel rapporto, cioè, messo in piedi dall’Irlanda, in modo autonomo, nel quale sono state analizzate le denunce di pedofilia a carico di sacerdoti. Ne emerge uno sconsolante quadro di preti, vescovi e cardinali che, pur di salvarsi la faccia, di salvare il buon nome e i beni della Chiesa non hanno esitato a nascondere prove, coprire reati, infangare le vittime. Sì, perché questo, in fin dei conti, è l’aspetto più odioso. Da parte della chiesa non c’è mai attenzione e com-passione (nel senso etimologico del termine) verso le piccole vittime di questi reati. Al massimo, sono un mero incidente di percorso.
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