Nel cuore della notte i contorni delle cose sfumano gli uni nelle altre, dando un altro volto alla consueta realtà alla luce del sole. La routine si sospende e ci si consentono inusuali confidenze con il prossimo, come accade nel racconto di Lidia Ravera che fa parte di questa antologia Nel cuore della notte, di Del Vecchio editore, in cui ciascuno scrittore ha interpretato questo tema, ambientando il suo racconto a Parma.
Basta infatti un’insonnia, il rumore equivoco di una donna nell’altra stanza di un misero hotel a tre stelle per accendere la fantasia nel racconto “Nella mente della notte, quando il cuore batte adagio”. E anche se le sue forme non si rivelano così belle come sembravano nella penombra del balcone, affacciati a fumare, la fantasia farà il resto (fino alla sorpresa finale).
E’ di notte che si prendono, a volte, le decisioni più delicate di tutta una vita. “Dormici su”. Luogo comune che dovrebbe applicare il protagonista del divertente Se fossi Batman, di Gianluca Morozzi, che sceglie proprio il cuore del buio per indagare sulla vita sentimentale della ex ragazza, che vuole a tutti i costi riconquistare. E anni dopo, in un’analoga notte, prenderà la decisione più stupida della sua vita, e riuscirà a ri-perderla.
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Cos’è il “brutto letterario”, ci avete mai pensato? A tanti sarà capitato di leggere scritti noiosi, senza vèrve, banali e piatti: mediocri, per riassumere. Ma cos’è davvero “brutto” quando parliamo di un libro? A dare una risposta a questo interessante quesito ci ha provato Carolina Cutolo, autrice del noto blog Pornoromantica, da cui è stato tratto anche un libro. L’occasione è un concorso, “Il racconto più brutto”, appunto, con il quale la scrittrice lancia una sfida a chiunque voglia raccoglierla, invitando a partecipare con un proprio racconto (è lei la prima a mettersi in gioco).
Ecco qualche esempio di ciò che contraddistingue questo tipo di componimenti secondo la promotrice:
- Un classico è l’uso inconsapevole di cliché pensando di aver inventato qualcosa: in quanti ancora utilizzano la metafora volo/libertà con compiacimento e pretese di originalità come se non fosse stato mai scritto per esempio Il gabbiano Jonathan Livingstone?
- Altro grande classico è l’emulazione sciatta dello stile Bukowsky: in quanti pensano che scrivere frasi rozze e volgarità a caso sia automaticamente letteratura e si crogiolano nel genio e sregolatezza rivendicando pigramente la propria ignoranza e dunque guardandosi bene dal mettere in discussione la loro tecnica narrativa?
- Per non parlare della retorica del dolore autobiografico: in quanti pensano che basti raccontare una vicenda drammatica che gli è capitata calcando la mano sulla tragedia per risultare interessanti? Convinti che basti raccontarla perché è la verità ed è forte di per sé ma di fatto infiocchettandola con mille barocchissimi e patetici fronzoli?
Vi invito a leggere sul blog della Cutolo l’intero bando di concorso, perché è davvero spassoso. La serata di lettura ed elezione del “Racconto più brutto” si svolgerà il 24 febbraio presso l’Hula Hop Club, a Roma, e ad aprire le danze sarà proprio la Cutolo con un suo testo. Ci saranno degli indomiti scrittori pronti a prendersi un po’ in giro e a scordare per un giorno la loro sconfinata vanità? Speriamo vivamente di sì!
Foto | Carolina Cutolo

“Che pochi leggono e molti scrivono lo sapevamo già; non sapevamo invece che molti scrivono senza una vera convinzione, guidati forse dal solo desiderio di vedersi pubblicati ed esposti sugli scaffali delle migliori librerie. Riceviamo sempre più storie frammentarie, abbozzate e scritte male…proprio non ce la facciamo a pubblicare pagine scritte con le insignificanti lungaggini dei blog o elucubrazioni mentali e narcisiste sulla propria esistenza”
Mi ha molto colpito leggere questa ‘lettera aperta’ degli editori della rivista Toilet, in cui si spiegano le ragioni per cui la rivista non avrà più una sua periodicità fissa.
“Le motivazioni sono diverse – scrivono -Sicuramente la crisi (bla bla bla) ha dato un colpo basso alla nostra tiratura, ragione già di per sé sufficiente a farci ridimensionare. Ma quella principale - non si offenda nessuno - è che il materiale in arrivo aumenta in maniera inversamente proporzionale alla qualità”.
Ma davvero c’è in giro sempre meno gente che sa scrivere? Non riusciamo a trovare neanche più qualche brillante ’scrittore di racconti’ (si lo so, c’è chi pensa il racconto sia anche più difficile da scrivere di un romanzo, ma io non ne sono mai stata convinta)? Allora, se esistete, bravi scrittori di racconti, fatevi avanti, e fategli cambiare idea, a ‘questi’ di Toilet.
Edizione rivista, ampliata e arricchita di 150 nuove pagine per ancorarla alla realtà di oggi per il cult di Giuseppe Genna ‘Assalto a un tempo devastato e vile’. L’opera va ascritta alle edizioni Minimum fax.
Fra l’altro, per gli stessi tipi è uscito ‘Questo è il paese che non amo’, di Antonio Pascale, già autore della ‘Manutenzione degli affetti’. In entrambi i casi, due prese di coscienza critiche dello stato del Paese da molti punti di vista.
Genna, utilizzando le forme del racconto, del saggio e del reportage, ha composto quasi dieci anni fa un mosaico dell’Italia di allora, a partire dal degrado delle periferie, il crollo della solidarietà, tristi scenari presenti ‘in piccolo’ della sua Milano.
Continua a leggere: Assalto a un tempo devastato e vile, versione 3.0 di Giuseppe Genna
Quali sono i vostri/le vostre eroi/eroine della letteratura preferiti/e ?Stiamo ovviamente parlando di personaggi fittizi e non di autori in carne ed ossa, di quei caratteri inseriti nella finzione letteraria che, una volta finito il romanzo/racconto non siete più riusciti a dimenticare e che vorreste incontrare nella vostra esistenza reale.
Facendo una rassegna dei prsonaggi maschi che più piacciono, non possiamo che partire da eroi ‘romantici’ per antonomasia. Ad esempio: Darcy di Orgoglio e pregiudizio, o Heathcliff di Cime tempestose, passando per il signor Rochester di Jane Eyre.
Questi, ad esempio, hanno delle caratteristiche in comune che ce li fanno amare. Parlano poco: mentre siamo lì a leggere pagine e pagine sui pensieri più intimi, sugli abbattimenti e sugli stati di esaltazione sentimntale delle protagoniste, non sappiamo nulla di cosa pensino e provino i ‘maschi’.
Continua a leggere: Eroi letterari al maschile: i vostri preferiti

Vi segnalo l’attività del Laboratorio 53 onlus che si occupa dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Il gruppo ha scelto di utilizzare la scrittura e la narrazione come strumenti per far conoscere storie che altrimenti resterebbero nascoste e ignote ai più. A me è capitato di leggere la storia di Ali su un giornale, Laspro, preso per caso in una libreria. Ali è scappato, come tanti, dal suo paese d’origine; è passato per l’Iran dove è riuscito a mettere da parte qualche soldo, poi è arrivato in Grecia, a Patrasso. Da lì ha provato a raggiungere Venezia venti volte, finché è riuscito ad arrivare in Italia.
“La ventunesima volta che sono partito mi sono aggrappato sotto un camion che si imbarcava per Bari. C’è chi si aggrappa sopra e chi si regge tra le ruote. A Bari il camion scende e prende l’autostrada. Fino a quel momento aveva sempre viaggiato piano, ma nell’autostrada andava forte e c’era un vento tremendo. A un certo punto non ce la facevo più, non sentivo più le braccia e le mani, era impossibile continuare a stare tra le ruote, ho pensato adesso mi lascio e muoio. Vedi la morte tante volte in questi viaggi. Non è per divertimento che scappiamo. Mentre penso che è finita il camion rallenta, poi si ferma. E’ un distributore di benzina. Io sono ancora vivo perché un camion tra un’autostrada e non so dove ha fatto benzina.”
Leggendo il racconto di Ali ho avuto conferma di quanto la scrittura possa essere incisiva e di quanto sia utile conoscere e far conoscere queste storie tramite la narrazione. Ancor più delle immagini il racconto ti trasporta nella dimensione dei personaggi, ti fa sentire le loro ansie, la loro paura. A me sembrava di essere con Ali sotto al camion, di sentire la sua fatica, di respirare la puzza dei gas di scarico, di vedere gli ingranaggi del motore; e poi ho provato sollievo quando il camion si è fermato e lui è potuto scendere. Perciò è importante promuovere simili iniziative, per dare voce a chi è costretto a stare zitto e a vivere in una gabbia che qualcuno ha costruito per lui, per restituire l’individualità a chi viene troppo spesso identificato con un gruppo e bollato/etichettato come clandestino o immigrato. Rendere note le loro storie significa riportare tutto a una dimensione più umana, guardare l’altro come una persona con un percorso diverso e uscire dalle categorizzazioni sterili e di comodo a cui siamo abituati.
Foto | Laboratorio 53
Molti di voi lo avranno letto come racconto allegato dei ‘Corti’ del Corriere della sera. Ora ‘Una passione sinistra’ di Chiara Gamberale arriva in libreria in nuova veste grazie a Bompiani.
C’è la protagonista Nina, che ama passare le sere a commentare con partner e amici le idiozie dei politici alla tv ed è la classica radical chic di sinistra. E poi c’è lui, Giulio, che è proprio l’antitesi del suo fidanzato: ricco, chiaramente di destra, con scarsa propensione a condividere opinioni politiche e visibilmente poco dotato per l’introspezione, che nella sua donna apprezza tutto meno la conversazione.
L’incontro per il disbrigo delle pratiche per la vendita di una casa sarà per loro l’occasione per tacitare il cervello e i soliti luoghi comuni, e l’antipatia violenta per dell’uno per l’altra (e viceversa) si trasformerà nel suo opposto, dando voce senza parole al desiderio per il diverso da se.
Ecco davvero un bel regalo per l’estate: un racconto che lo scrittore Andrea Camilleri ha regalato ad un quotidiano di Agrigento, che ha deciso di pubblicarlo anche sul suo sito web: si tratta di “La finestra sul cortile”, e il testo è visualizzabile qui. Oggetto: una “trasferta” romana di Montalbano, che si ritrova nel quartiere Prati.
Per ora sono online solo 2 puntate delle 12 complessive che verranno pubblicate.
Ecco l’incipit, tutto da gustare:
“Il signor Questore l’aspetta. La introduco subito” - disse a Montalbano il capo di gabinetto Lattes e proseguì: “Tutto bene in famiglia?”. Quello s’era amminchiato, da anni e anni, che Montalbano era maritato e patre di figli. Lui, le prime volte, aviva circato di dirgli che non sulo non aviva né mogliere né figli, ma che era macari orfano di patre e di matre. Non c’era stato verso. (…)
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Vi segnalo un’interessante evento: a Cremona, dal 30 maggio al primo giugno, si terrà il primo “Festival del racconto”. Un’occasione per avvicinarsi ulteriormente ad una forma letteraria che comincia a riscuotere l’interesse di lettori ed addetti ai lavori. Un modo immediato e diretto di comunicare.
Il racconto, forma letteraria che più si avvicina alla parola parlata, diviene in questi giorni performance, rappresentazione. L’intera manifestazione, infatti, avrà come punto focale la narrazione orale e la partecipazione attiva degli autori e degli artisti.
Nonostante l’esordio, il festival del racconto di Cremona conta nuomerosi nomi noti della letteratura e della critica. Da Ammaniti a Moccia, da Gian Antonio Stella a Giampaolo Pansa per citare alcuni dei più conosciuti.
La manifestazione propone numerosi eventi da non perdere: dalle letture di classici, alle interpretazioni sul presente di Gian Antonio Stella, agli sguardi sul passato di Giampaolo Pansa. La conclusione della manifestazione sarà affidata al reading musicale di Cristiano Godano e Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz. Per il programma completo della manifestazione clicca qui.
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