Da che “grumo di sogni” (per citare Ungaretti) nascono, a loro volta, i sogni di un artista? Quelli di un illustratore come Matteo Gubellini sono raccolti nello scrigno di questi racconti della raccolta Il mio precipizio, pubblicato da Edizioni La Gru.
Stimo il lavoro di Gubellini, di cui ho parlato spesso, come disegnatore di libri per bambini, e quindi – partendo dalla domanda iniziale – è davvero con curiosità che ho letto queste sue creazioni in prosa.
Perchè qual è il “precipizio” di Matteo? Quello che lo fa desiderare di fuggire da una solare e tradizionale sagra di paese, con i suoi “panini ruffiani” e i suoi bimbi golosi (“oh sagra, che voglia di andarmene, di non sentirmi più così diverso, che voglia di non avere il cuore traboccante d’amore”).
La copertina cupa in effetti fa presagire un mondo fantastico alla Edgar Allan Poe (e ben si abbina al titolo, se è per questo) e devo dire che rispecchia l’atmosfera di molti dei suoi racconti. Come accade in Osservando poi (“oro e nuvole come cumuli di bambagia incastrano l’unico cimitero di queste parti”).
Come si può raccontare l’orrore, la miseria, la bestialità umana, la violenza gratuita senza essere retorici, ma allo stesso tempo arrivando con forza al lettore? Devono esserselo chiesto i nove scrittori di fama internazionale (Esmahan Aykol, Eliane Brum, Tishani Doshi, Catherine Dunne, Alicia Giménez-Bartlett, Paolo Giordano, James A. Levine, Wilfried N’Sondé, Mario Vargas Llosa) a cui Medici senza frontiere, che quest’anno compie 40 anni, ha chiesto di visitare alcuni contesti in cui l’associazione opera e di raccontarli. Ciascuno ha dato una risposta diversa ed è nato così dignità, un collage di storie laceranti, di umanità violata, calpestata e martoriata. Un libro difficile da leggere e da scrivere.
C’è chi come Alicia Giménez-Bartlett ha scelto il racconto nudo e crudo, senza finzioni letterarie. Il suo compito è descrivere la Grecia, ma non la terra fatta di gente ospitale, mare e cibo, che conosceva. Il suo viaggio è nei Centri di detenzione per “clandestini”, tra mani tese dietro le sbarre e bambini “tristi”. “Non sono riuscita a scrivere una storia inventata sulla mia esperienza - spiega l’autrice spagnola - La sola cosa che desideravo trasmettere ai lettori italiani era, appunto, un’esperienza. Non sono mai stata meno letteraria in un mio scritto, né più fedele alla realtà“.
Anche il Nobel per la letteratura 2010 Mario Vargas Llosa ha deciso di adottare la forma del reportage per raccontare il Congo. Tutta la verità, in modo lucido e a tratti spietato. Alcuni particolari sono come schiaffi in faccia, come quando il dottor Tharcisse, di Mdf, racconta: “In questo consultorio arrivano ogni giorno donne, bambine, violentate con rami, coltelli, baionette. Il terrore collettivo è perfettamente spiegabile“.
Continua a leggere: "Dignità", nove scrittori per Medici senza frontiere

Le storie di Salvador Gutiérrez Solís, assomigliano alle avventure amorose di una dozzina di uomini diversi, ma sono forse solo il frutto immaginifico della mescola dei desideri proibiti e di una specie di maledetta “educazione sentimentale al contrario” che sembra sottrarre a colui che vi si presta, la completezza stessa dell’amore. Lo scrittore di Cordoba si serve di un linguaggio secco, ai limiti del descrittivo, per tracciare quadri essenziali, arricchiti solo da sprazzi cromatici dalla grande forza immaginifica. Tableaux che si dipanano come un filo multicolore, pronto a rivelare ad ogni giro una nuova colorata caratteristica. Perché proprio i colori sono la costante di questi racconti:
E proprio i colori attirano l’attenzione del lettore trascinandolo in un vortice di assurdi presagi e comiche realtà, il tutto condito da apparenti sintomi di abbandono che coincidono con un’accettazione ironica delle mancanze del reale.
Via | antelitteram.com

Thrillerpages intensifica l’esperienza della lettura sul web con un’idea semplice che si rivela vincente: abbinare la lettura all’ascolto della musica appositamente scelta come accompagnamento, una specie di “colonna sonora originale”, che accompagna lo svolgersi delle azioni nella mente stessa dell’autore e permette così al lettore di immedesimarsi in un grado maggiore all’interno della vicenda. “Per tutti i bambini senza voce” della napoletana Sara Bilotti, insieme a Portishead - The Rip, è il racconto che da inizio a questa interessante fruizione della letteratura.
I raggi si arrampicano sul muro di cinta, sono le otto del mattino e fanno fatica. Piano, cominciano a leccare la finestra, mi fanno infine il solletico sul braccio. Sono distratta.
È perché oggi è il mio compleanno. Compio dieci anni.
La maestra Maria dice che avrebbe giurato ne compissi venti, e questa cosa mi fa ridere. La maestra dice sempre che sono una donna nel corpo di una bambina, e io penso che non è vero, perché se fosse così me ne sarei accorta, avrei sentito la pelle tirare ed avrei anche tutte quelle cose belle che hanno le femmine grandi, quello sguardo che sembra uguale a quello dei gatti, e la camminata sicura, un piede avanti all’altro, nonostante i tacchi.
Un fluire di parole a tratti scarno e disincantato, l’inizio di un’avventura che si caratterizza anche come apertura al commento. È lo stesso staff del blog Thrillerpage infatti, a invitare gli utenti a esprimere il loro parere, aggiungendo anche un voto su una scala di 1 a 5, e, in caso di giudizio positivo, a condividere sui loro profili Facebook o Twitter, permettendo così di creare una vera e propria “onda partecipativa”.
Per quanto mi riguarda è già la notizia dell’anno: il 24 gennaio uscirà nella collana Supercoralli il nuovo libro di racconti di Michele Mari, dal titolo Fantasmagonia. A distanza di un anno e mezzo dal suo ultimo romanzo, Rosso Floyd, Mari, dunque, ritorna in libreria, questa volta però con una raccolta di racconti (la cui cover che vedete è completamente inventata ci è stata inviata in anteprima da Einaudi). Anche questa è una notizia, anche perché erano quasi tre lustri - Tu, sanguinosa infanzia era uscito nella sua prima edizione nel 1997 - che Mari non dedicava un intero volume alla narrativa breve.
I lettori assidui di Booksblog certamente non posso dire di non aver mai sentito parlare di Michele Mari. Anche se mai lo hanno letto, infatti, avranno certamente notato la quantità di post che ho dedicato alle sue opere. La stiva e l’abisso, Filologia dell’anfibio, Tutto il ferro della torre Eiffel, Rosso Floyd, I demoni e la Pasta sfoglia. Ognuna delle sue opere e attraversata e permeata da una stessa vena fantastica ossessiva e sanguinolenta.
C’è una splendida frase con cui Mari stesso inaugura I demoni e la pasta sfoglia che ci aiuta a capire di che pasta è fatto questo scrittore:
céline, Gadda, Gombrowicz, Kafka, Borges, Conrad, Canetti, Manganelli, Perutz, Melville, Landolfi, Maupassant: Molti dei nostri scrittori prediletti sono degli ossessi. Ossessione è da assedio, ma il suo nome scientifico, anancasma, è da destino, ananke. Scrittori al servizio della propria nevrosi, pronti ad assecondarla e a celebrarla: scrittori che hanno nell’ossessione non solo il tema principale (e insieme il metodo con cui anche la più semplice esperienza è assottigliata in pasta sfoglia verbale), ma l’ispirazione stessa, sì che nessuna interpretazione mi pare fuorviante come quella che ne riconduce l’opera a un intento salvifico, quasi la scrittura sia solo un surrogato della pratica psicoanalitica. Al contrario, è proprio scrivendo che essi finiscono per consegnarsi inermi agli artigli dei demoni che li signoreggiano, finché, posseduti, essi diventano quegli stessi demoni.
Eccoci a un’altra puntata della mia battaglia di convivenza con i miei adorati libri. Allora, la questione è: in genere quando si sgombra una stanza – per traslochi, necessità di spazio per altri oggetti etc…- si buttano le cose che “non servono più”. Un libro, in realtà, non ha una “funzione” per cui un giorno “smette di servire”. Certo, una volta letto lo si lascia lì, magari lo si riapre raramente.
Ma in genere è difficile che si scelga di buttare un libro perchè è leggermente sbeccato, perchè la polvere l’ha consunto o ingiallito, come accade con qualsiasi altro tipo di oggetto. Capita però che si abbia necessità di fare una cernita dal proprio crogiolo di libri – per necessità di spazio appunto – e che ci si accorga che alcuni di essi non ci appartengano più.
Di alcuni per carità proprio non possiamo farne a meno – classici che ci hanno cambiato la vita, ad esempio – ma di altri non ricordavamo neppure più l’esistenza. Per non parlare dei classici “best seller del momento” che abbiamo comprato in un raptus indotto da marketing editoriale o chiacchiere di amici (i tipici libri che una volta letti ti scivolano dal cervello come acqua fresca).
Continua a leggere: O io o i libri/2. Ovvero: il lusso dello spazio

Sarà dedicato guarda caso proprio a una storia di scandali nel mondo del calcio-scommesse il prossimo annunciato best seller di Giorgio Faletti, che pubblicherà con Einaudi il suo settimo libro. L’editore ha pregato lui e altri autori della sua scuderia di non superare le 120 pagine, ha dichiarato. Mistero sul nome e su ulteriori particolari della trama.
Uscirà presto per Chiarelettere anche un libro a firma Beppe Grillo. Il testo, scritto a quattro mani con Gianroberto Casaleggio, avrà per tema la comunicazione politica del terzo millennio. Racconti a tre per De Cataldo, Lucarelli e Camilleri, che si dedicheranno, in una raccolta in uscita per Einaudi, a un trittico di storie sulla figura del magistrato, nell’omonima antologia Giudici (io avrei incluso nel terzetto anche Carofiglio, ma tant’è).
A me personalmente rimane la domanda: questa “inflazione” di Camilleri che pubblica con diversi editori (vedi l’exploit di vendite, subito rientrato, con minimum fax, e una recente pubblicazione con Infinito) non rischia di fare vendere di meno i suoi best seller montalbanesi?
Continua a leggere: Anticipazioni. Faletti, Grillo, Battisti e l'inflazione-Camilleri
Un racconto lungo una notte. Un incipit che parte alle 21, e l’ultima frase con la narrazione che finisce, invariabilmente, all’alba del giorno successivo. Questa l’idea alla base del volume Nel cuore della notte, antologia di racconti di nove scrittori italiani (Nicola Verde, Gianmaria Testa, Bruno Morchio, Grazia Verasani, Andrea Ballarini, Lidia Ravera, Gianluca Morozzi, Sandra Petrignani e Caterina Bonvicini) pubblicata da Del Vecchio editore.
Si tratta di un’antologia di racconti noir – sarà presentata al salone del libro di Torino questo venerdì - ideata da Katharina Schmidt (traduttrice di Niccolò Ammaniti in tedesco e dell’antologia “Crimini” uscita per Einaudi nel 2005), composta di “storie notturne” che cronometrano le ore dell’oscurità.
Ore della notte, come scrive Luca Crovi nella bandella buone per dormire, per lavorare, per sognare, per fare l’amore, per uccidere, per nascere e per morire. Ore ai confini della realtà, che si passano il testimone l’una all’altra, “infestate” di scomode presenze di uomini, fantasmi, sogni e idee, fino alla fine. Perché “soltanto le ore non muoiono mai”.
Aa.Vv.
Nel cuore della notte
Del Vecchio ed.
14 euro
Chi ama l’opera di Flannery O’ Connor – scrittrice sovente equiparata a William Faulkner – amerà questo saggio di Elena Buia Rutt, una panoramica a 360 gradi sull’arte e le intime convinzioni, il realismo religioso e la visione della malattia, della scrittrice statunitense.
O’ Connor, cui venne diagnosticata una malattia inesorabile – il lupus eritematoso – appena adolescente, usa “devianza e deformità provocatoriamente…per aprire gli occhi alla gente, per concentrare la loro attenzione su un’esperienza cruciale, quella della finitezza”.
E’ tutto fuorchè bigotto, il cattolicesimo di questa autrice, che programmaticamente intitolò molti dei suoi racconti con una frase da “luogo comune”, come “Un buon uomo è difficile da trovare”, oppure “brava gente di campagna”.
Continua a leggere: Flannery O' Connor, il mistero e la scrittura, di Elena Buia Rutt

Mia madre dice che i frammenti di cristallo della grande isola non hanno alcun significato, sono resti naturali dovuti alla normale erosione rocciosa; ma Benko dice di no. Benko dice che sono i resti di un’antica casa.
Una casa che ci conteneva tutti, un tempo.
Seguo da anni gli esiti del Trofeo Rill (Riflessi di luce lunare) che premiano i migliori racconti fantastici, fantasy, di fantascienza, horror e, in generale, al di là del reale, come spiegano gli organizzatori. Nell’antologia 2010-2011 sono raccolti i testi selezionati dalla giuria, di cui fanno parte gli scrittori Massimo Mongai, Gordiano Lupi, Giulio Leoni e Mariangela Cerrino, fra gli altri, che anche quest’anno hanno inserito nell’antologia un loro inedito.
E così Massimo Mongai (autore di “Memorie di un cuoco d’astronave”) immagina che un giorno, durante la festa di Santa Rosalia, “più di tremila uomini e donne assolutamente sconosciuti parteciparono nell’arco di sei ore ad una operazione di cattura di oltre milletrecento siciliani, la maggior parte dei quali mafiosi a tempo pieno”.
Continua a leggere: Riflessi di mondi incantati. Racconti fantastici dal trofeo Rill e dintorni