La storia di Lasse Braun, l’uomo che inventò il cinema per adulti, arriva mercoledì 10 marzo al Cineclub Detour di Roma per essere presentata non come un’autobiografia ma come un romanzo d’avventura; spetterà a un maestro di cerimonia come il pornologo Michele Capozzi e giornalisti del calibro di Giampiero Mughini e Carolina Cutolo incorniciare di aneddoti il libro “Senza tregua” che Braun presenterà in prima persona.
Noi di Booksblog abbiamo intervistato in esclusiva l’algerino figlio di un diplomatico italiano che tra la metà degli anni ’60 e la fine dei ’70 inventò, lanciò, difese e alla fine sdoganò la cultura del porno nel mondo. Perché Lasse Braun non è solo l’autore di 120 opere cinematografiche, di cui circolano (tra Europa e America) oltre 15 milioni di copie. Ma dietro ai film del Re del Porno c’è misticismo, coraggio, determinazione, fantasia, satira e la convinzione di essere nato per liberare il sesso dall’oppressione del potere e della religione.
Sotto la sua spinta la Danimarca, nel 1969, è stata la prima nazione al mondo a cancellare il reato di “oltraggio al pudore”, ma qual è il ricordo più bello del LiBeratore regista, sceneggiatore, editore e imprenditore, con una laurea in giurisprudenza in tasca?
Il ricordo più bello ha una data: 4 giugno del ’69, quando si è legalizzata la pornografia e ho fatto un party fantastico! Siccome ero un po’ il regista della legalizzazione è stata una conferma della mia “missione possibile”. Ma poi tra i ricordi, ci sono molti momenti belli vissuti a Breda, città a 3 ore da Parigi dove insegnavo l’alta pornografia facendo i casting. Chiedevo di vedere le ragazze e così le spogliavo, le toccavo; ecco, vedere una donna e riuscire a baciarla, scoparla, a toglierle le mutandine dopo mezz’ora che l’avevo incontrata e riuscirci a fare questo atto meraviglioso che è il sesso era una cosa che mi piaceva da matti. Il casting era il momento che preferivo; anche girare i film mi gustava. Soprattutto quando ho girato “Sensation” è stato emozionante: ci ho messo 12 giorni che per quell’epoca era parecchio; per le location, per la ricerca di inquadrature choccanti.
Come hai scoperto il sesso?
Avevo sei anni quando facevo di nascosto il “gioco del dottore” con le mie cuginette francesi e le loro amiche: ricordo che fu allora che vidi la differenza dai maschietti. La prima “scopata” fu nell’aprile del ’44, con Wilma, quando nel parco della villa di mio zio sul lago di Como, si tenne il party per il mio ottavo compleanno. Anche se a piegarmi tutto sul sesso fu Joe, un soldato nero USA che arrivò a Cernobbio nel ’45; lo vidi montare mia cugina e poi mi spiegò tutto, svelandomi i misteri del sesso arrivando perfino a disegnarmi in terra, con un rametto, quello che succede tra uomini e donne.
Mutare pelle all’infinito, solo per rimanere se stesso: è quanto ha fatto Andrea Pezzi, scrivendo tutto su quello che pensa, su quello che era, su quello che è e su quello che fa, ma anche sui grandi che ci hanno provato e sugli altri (tutti nomi dei capitoli), nel suo libro appena pubblicato da Bompiani. Titola “Fuori programma” questa sorta di diario di bordo scritto dallo stesso psicologo approdato a 23 anni a MTV Network, diventato poi vj, giornalista e personaggio simbolo della rete. Munito dalla nascita di fiuto da vendere (ha creato la prima video enciclopedia a livello mondiale), che dire di questo ragazzo dalle uova d’oro a capo dell’azienda di comunicazione OVO che semina cultura in pillole?
Si mette in gioco raccontandosi, Andrea Pezzi:
Sono nato come un estraneo a me stesso, ero occupato in modo totale, radicale, da mia madre. Respiravo la sua necessità in un sottocodice: “Io ti amo se tu sei come io ti voglio, io ti voglio se tu sei come piace a me”. Come tutti, sono stato costruito sulla base di un ricatto, un ricatto che ho deciso di subire: “io sono buono, sono strano, sono bello, sono come mamma mi vuole e questo è sufficiente!”
Mi sono nutrito di curiosità, di ricerca interiore, di incontri e di esperienze non comuni in senso imprenditoriale, politico e sociale. Soprattutto negli ultimi dieci anni della mia vita ho viaggiato molto e ho conosciuto da vicino alcuni fra i più eminenti uomini del pianeta. Sempre più spesso sopo queste immersioni di umanità, mi sono trovato a fare la sterssa sospirata considerazione: la vita è un bellissimo gioco di intelligenza.
Continua a leggere: Fuori programma: sfide e metodi di Andrea Pezzi
Dopo essersi occupata di museologia e di arte ambientale, dopo aver curato alcune mostre e aver scritto vari testi tra cui la voce “Arte e paesaggio” per l’Enciclopedia Treccani Terzo Millennio in uscita a primavera 2010, e aver insegnato presso alcune Università e accademie italiane, la giornalista Adriana Polveroni si è addentrata nei meandri del mondo dell’arte contemporanea italiano e internazionale, nel momento della sua crisi.
Il risultato è un viaggio ne “Lo sboom - Il decennio dell’arte pazza tra bolla finanziaria e flop concettuale” appena sfornato da Silvana Editoriale, di cui si parlerà martedì 1 dicembre (ore 18.30) presso il MACRO di via Reggio Emilia 54 a Roma, nel corso della presentazione della novità editoriale; ci saranno anche Luca Massimo Barbero (direttore del MACRO), Cecilia Canziani (curatrice), il filosofo Pietro Montani e l’artista Cesare Pietroiusti, con il critico d’arte Paola Ugolini a moderare.
Il libro racconta il boom dei profitti di borsa, “cibo” negli anni passati dell’arte dei grandi numeri – con artisti superquotati ed eventi artistici più simili a occasioni mondane che ad appuntamenti culturali – ha portato poi a un collasso globale nel settore, con ripercussioni sul mercato trattati nel capitolo conclusivo, ricco di riflessioni e consigli per uscire da questa impasse, cui accenna anche Pierluigi Sacco nella sua postfazione al libro.
Adriana Polveroni
Lo sboom
Silvana editoriale
pagine 96
prezzo: 14 euro
Dopo “Nina e la sesta luna” (Giunti junior) è planato tra gli scaffali “Morga, la maga del vento” (Mondadori, pagg.320, euro 16,00) e già c’è chi è pronto a scommettere sulla saga che stregherà, bissando il milione e mezzo di copie vendute solo in Italia, senza contare la traduzione del suo bestseller in 30 paesi. Ricordando anche che Moony Witcher (al secolo Roberta Rizzo) ha pubblicato con Emons l’audiolibro sul primo volume dell’alchimista Nina, che dopo i tre libri di “Geno” ha assaporato il successo anche con “Gatto fantasio”, “Morga è una figura reale e fantastica nello stesso tempo. Una giovane maga – dice Moony Witcher – che sa dire di no alle regole per riprendere la libertà e farla volare sulla Terra”; per saperne di più, l’abbiamo intervistata, due anni dopo la sua prima intervista qui su Booksblog.
Sarà a Roma per presentare il libro sabato 28 novembre; animerà 4 laboratori ad Explora - Il museo dei bambini (via Flaminia), mentre il duo Mook (artisti romani) realizzerà una scultura a forma di albero (simbolo del pensatoio della protagonista, Morga) farcito di pietre decorate in sanscrito dai bambini che lasceranno (per tutto il 2010) i loro sassi (da inviare anche per posta al Museo e vedere sul sito): ma quale storia si cela dietro la saga?
Morga era ed è una figura reale e fantastica nello stess tempo. Una giovane maga che sa dire di no alle regole per riprendere la libertà e farla volare sulla Terra. Tutto avviene sul pianeta di Emiòs dove lei è l’unica ‘imperfetta’, perché porta in sé un dna umano, proibito dall’Imperalegge dei Fhar, i 100 potenti maghi alchimisti che governano il pianeta. Quando un’improvvisa epidemia coglie i Fhar, che si credevano immortali, e quando l’identità segreta di suo padre viene rivelata, Morga costituisce al tempo stesso la minaccia peggiore per l’Imperalegge e l’unica speranza per il popolo di Emiòs, che da troppo tempo ha dimenticato l’amore, la libertà, e le proprie origini terrestri.
Quanto c’è di fantasy nella cronaca nera di cui si occupa come giornalista, e quanto di cronaca nera c’è nel suo libro?
Di fantasy nella cronaca nera (e anche non) non dovrebbe proprio esserci nulla. La realtà supera spesso la fantasia. Per quanto riguarda la mia scrittura fantasy posso dire che la professione di giornalista mi ha insegnato ad essere chiara e dettagliata nelle espressioni. Non è una tecnica ma un’abitudine che oramai ho da oltre vent’anni.
Continua a leggere: Morga, la maga del vento: l'intervista di Booksblog all'autrice, Moony Witcher