Gabriele Dadati è apparso “qui da noi” qualche giorno fa, tra le nostre righe sono arrivate le sue parole, uno sfogo in forma di lettera che abbiamo scovato, raccolto e ospitato con piacere. Ecco che invece oggi, the day after la pubblicazione, da parte del Comitato direttivo del Premio Strega della lista dei dodici romanzi finalisti, nei quali figurano parecchi volti noti del panorama letterario nostrano e molti testi di valore, constatata l’esclusione del libro di Dadati, ci affrettiamo a presentarvelo.
“Piccolo Testamento”, per Laurana Editore, è la storia di una scomparsa importante, di una morte crudele che spezza violentemente un’amicizia profonda e di una vita strana. Si tratta dell’esistenza di un giovane scrittore, di un uomo che consuma le sue giornate tra letture, pagine scritte, ispirazioni e donne di passaggio. Da Paola a Camilla, passando per Aniela e chissà quante altre. Corpi dai paesaggi differenti, luoghi di un mondo da esplorare ed assaporare, senza mettere il naso fuori dalla porta e soprattutto, senza sviluppare quell’attenzione struggente che solo l’amore si porta dietro. Un amore malinconico e intenso, già provato per quella Marta, il cui ricordo sembra non poter lasciare i pensieri del protagonista. Una viva, morta prima del tempo, il simbolo di una ferita ancora drammaticamente aperta, come Vittorio, il suo personalissimo “Virgilio”. Guida spirituale, consigliere, maestro, strappato improvvisamente da una malattia e rimasto, tra le mura di una casa che è sempre la stessa, ma si anima di spiriti ogni volta diversi.
Come sempre quando l’afa ristagna di notte nell’appartamento in cui abito succede che tutto – il sonno stesso, la veglia, gli indeterminati stadi intermedi – finisce per confondersi e per ridursi a un fatto soltanto, fatto che riguarda più il corpo che non la testa. È per via di questa confusione che non so quantificare il tempo in cui m’è sembrato che Vittorio fosse davvero in piedi nella stanza, tra armadio e muro, di fronte alla stretta libreria in legno di noce che sta in quell’angolo; non so per quanto tempo ho tenuto gli
occhi socchiusi aspettando di vedergli fare una cosa qualsiasi, dallo sfogliare uno dei libri sui ripiani al gettarmisi addosso per strangolarmi fino al semplice varcare la porta per passare in corridoio e poi andarsene. Se avesse deciso di sfogliare qualche pagina avrebbe avuto a disposizione la Bibbia, Omero, Sterne, Bulgakov o qualcos’altro sullo stesso tenore. Li chiamo i miei classici, si tratta di libri fortemente immaginifici che ho trasportato qui dove dormo. Quelli degli autori viventi invece li ho messi sugli scaffali dello studio perché possano urlarmi addosso con forza mentre lavoro. Ma in verità è dall’urlo dei morti che uno scrittore dovrebbe soprattutto guardarsi…
Continua nell’estratto del primo capitolo, disponibile al link.
Via | laurana.it
Ad un solo giorno dalla pubblicazione della lista ufficiale dei dodici finalisti della sessantaseiesima edizione del Premio Strega e mentre freme il “toto-finalista”, abbiamo deciso di concentrarci su un altro punto di vista. Quello di Gabriele Dadati, presentato da Gherardo Colombo e Romano Montroni ed inserito nel precedente elenco di diciotto selezionati con “Piccolo Testamento”, una sua “filiazione di parole”, doloroso parto che racconta la storia di una scomparsa amara, di un’eredità intellettuale e della sua perpetuazione.
Sarebbe meglio fermarsi qui. Fare un passo indietro, e Dadati l’ha fatto, alla soglia di un momento che è per uno scrittore, allo stesso identico tempo, fonte delle più grandi soddisfazioni e delle più crudeli angosce. Non sappiamo ancora se entrerà a far parte della rosa finale, né tanto meno se porterà l’onore che fu di Buzzati, Moravia, Pavese, Eco, ma anche di Ammaniti e Mazzantini. E le speculazioni, a questo stato di cose, lasciano il tempo che trovano, quel che è certo è che, una parte dei suoi pensieri si sono trasformati in una lettera, pubblicata sul blog di Chicca Gagliardo, un indizio personalissimo del quale vi lasciamo l’inizio:
Cara Chicca,
con tutta probabilità da domani sera non sarò più candidato al Premio Strega: da 18 si passerà a 12 libri e un po’ per scaramanzia un po’ per sano realismo tendo a credere che Piccolo testamento non sarà in quel numero. Una volta presentate le candidature, infatti, entrano in gioco anche logiche altre rispetto all’esame puro e semplice dei testi, e so che in quelle logiche Piccolo testamento ha una voce piccola e flebile. Non è escluso che questa voce piccola e flebile venga ascoltata, ma è in ogni caso difficile. (Aggiungo: anche se non ci fossero queste logiche altre, niente garantirebbe un posto nei 12 al mio libro. Esiste infatti la possibilità che gli altri 17 candidati siano tutti migliori del romanzo che ho scritto io. Questo sia chiaro).
Tuttavia ci tengo a dirti che sono contento così. Davvero. Ho avuto più di quello che potevo sperare. Continua…
Immagine da aepsi.it
Un mistero in codice nascosto fra le pagine della Divina Commedia è al centro del giallo Il libro segreto di Dante, di Francesco Fioretti, unica new entry della classifica dei libri più venduti di questa settimana a cura della Nielsen Bookscan.
Si tratta del secondo “tiro al bersaglio” riuscito per la Newton Compton, che sul podio continua a mantenere il chik lit Un regalo da Tiffany di Melissa Hill, al terzo posto. Il libro di Fioretti, uscito qualche tempo fa, è la storia di una indagine su un codice che sarebbe nascosto all’interno del capolavoro dantesco, e che rivelerebbe il luogo dove è custodita l’Arca dell’Alleanza.
Sulle sue tracce, alla morte del Poeta, si mettono i suoi figli e uno studioso francese. Per il resto, anche questa settimana “nessuna novità sotto l’ombrellone”, con Nesi che domina la classifica al primo posto con Storia della mia gente (Bompiani) vincitore dell’ultimo premio Strega, seguito da Diffenbaugh (Il linguaggio segreto dei fiori, Garzanti) che da mesi non decade dalle preferenze degli italiani.
Altro titolo best seller di Garzanti ancora in classifica, Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez, che resiste al sesto posto. Continuano a rimanere in classifica Il gioco degli specchi di Camilleri (Sellerio, al quarto posto), e Fred Vargas, con il suo La cavalcata dei morti al quinto.
Nella top ten anche tre best seller Mondadori, seppur agli ultimi posti: Mazzantini (Nessuno di salva da solo, al settimo) Zafòn (Le luci di settembre, all’ottavo) e Calabresi (Cosa tiene accese le stelle, al nono). Ultima, appunto, la “new entry” del giallo con al centro l’enigma di Dante.
Chiedo già scusa per il gioco di parole del titolo, ma è il caso di dirlo: il successo di Edoardo Nesi non si è esaurito come exploit dovuto alla sua vittoria del premio Strega, ma evidentemente i lettori stanno apprezzando a prescindere il suo Storia della mia gente (Bompiani).
Infatti Nesi questa settimana arriva addirittura in prima posizione, superando la best seller Fred Vargas (La cavalcata dei morti, Einaudi) e il sempreverde Camilleri (Il gioco degli specchi, Sellerio). I lettori italiani non sembrano affatto essersi stancati neanche di Vanessa Diffenbaugh e il suo Linguaggio segreto dei fiori (Garzanti) al quarto posto prima di Un regalo da Tiffany di Melissa Hill (Newton Compton)
Seguono altre due regine dei libri dell’estate, Clara Sanchez (Il profumo delle foglie di limone, Garzanti) e Margaret Mazzantini (Nessun si salva da solo, Mondadori), che superano l’inossidabile Zafon e le sue Luci di settembre (Mondadori).
Continuiamo a registrare nella posizione seguente il successo del libro di Calabresi, Cosa tiene accese le stelle (Mondadori), mentre in decima posizione c’è il grande Simenon, che ci strega con il suo L’assassino (Adelphi).
Effetto Strega per la classifica dei libri più venduti della settimana, visto che Edoardo Nesi con Storia della mia gente (Bompiani), premio Strega 2011, schizza come new entry al sesto posto della top ten. Novità anche in vetta al podio, con La cavalcata dei morti (Einaudi), ennesimo graditissimo giallo di Fred Vargas.
Scalzato quindi Camilleri, al secondo posto, seguito dal sempreverde Linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh. Resiste al quarto posto, ormai da tempo, anche Cosa tiene accese le stelle di Mario Calabresi (Mondadori), insediato ancora prevedibilmente dall’ultimo Zafòn.
Dopo il premio Strega al sesto posto, di cui si diceva, ancora la Mazzantini con Nessuno si salva da solo (Mondadori), seguito dalla terza new entry di questa settimana, L’assassino, di Georges Simenon (Adelphi), un classico, che racconta di un medico che diventa omicida per aver scoperto un supposto tradimento della moglie. Ma dal momento dell’assassinio, nonostante la sensazione di averla fatta franca, inizierà il suo privato inferno.
Risente dell’effetto-ombrellone la nona posizione, dove troviamo il romanzo chick lit Un regalo da Tiffany di Melissa Hill (Newton Compton), racconto di due storie d’amore che si intrecciano per uno scambio di regali. Buona ultima, anche per questa settimana, Lauren Kate con Passion (Rizzoli).

Con 138 voti, Edoardo Nesi ha vinto il 65° Premio Strega con il libro Storia della mia gente edito da Bompiani. Storia della mia gente parla di Prato, eccellenza tessile del passato e ora luogo per manodopera a basso costo con prevalenza di lavoratori asiatici (e con uno sguardo più allargato alla caduta della piccola industria italiana di provincia con i vari licenziamenti di moltissime persone). Del suo libro (tra romanzo, saggio e autobiografia) e del Premio Strega Nesi dice:
È un libro di resistenza. Sono onorato anche perché questo premio vale per tutte le persone che hanno perso il lavoro. Lo dedico a loro e a Prato, la mia città, un posto meraviglioso.
Come ben sapete gli altri finalisti del Premio Strega 2011 sono stati: L’energia del vuoto (Guanda) di Bruno Arpaia, La scoperta del mondo (Nottetempo) di Luciana Castellina, Ternitti (Mondadori) di Mario Desiati, La vita accanto (Einaudi) di Mariapia Veladiano.
Voi avete letto qualcuno di questi libri? A chi avreste assegnato il Premio Strega?
Nella classifica dei dieci libri più venduti di questa settimana, al primo posto, entra Carta straccia di Giampaolo Pansa, (Rizzoli) un j’accuse contro, come recita il sottotitolo “il potere inutile dei giornalisti italiani”. Grandi firme viste da dietro le quinte dal collega e (a volte ex) amico.
Poche le novità rispetto alla scorsa settimana, ma tanti sul “podio” i best seller scritti da donne (e graditi in primis alle donne che leggono, presumibilmente): Mazzantini, Tamaro, Agnello Hornby e, per quanto riguarda la narrativa straniera, le best seller Garzanti Vanessa Diffenbaugh e Clara Sanchez. Il loro successo di vendite in effetti non deve stupire, visto che la maggioranza del popolo dei lettori, come rilevato dall’Istat questa settimana, è “in rosa”.
In cima alla classifica, infatti, due storie di amore coniugale - contrastato e in crisi in un caso, nostalgico e pieno di rimpianti, nell’altro - ovvero i due romanzi al femminile rispettivamente di Mazzantini (Nessuno si salva da solo, Mondadori, al secondo posto) e Per Sempre, di Susanna Tamaro (Giunti, al quinto posto).
Continua a leggere: La classifica dei libri più venduti della settimana. Scrittrici alla ribalta
Non c’è pace per Tiziano Scarpa e per il suo romanzo Stabat Mater che oggi, per la seconda volta in due anni, viene messo sotto accusa. Ma se la prima volta l’accusa era di plagio e la fonte che veniva indicata come origine del plagio era un racconto scritto negli anni ‘50 da Anna Banti, dal titolo Lavinia fuggita, questa volta cambia sia il capo d’accusa, sia, ovviamente, la fonte.
Questa volta infatti non sarebbe più un racconto dimenticato la fonte di ispirazione di Scarpa, bensì un romanzo inedito - Maria delle caramelle - consegnato da una scrittrice albanese di nome Anila Hanxhari all’Einaudi qualche mese prima dell’uscita nelle librerie del libro che fece vincere a Scarpa il Premio Strega 2009 - una vittoria tra l’altro tra le più sofferte della storia del premio, decisa all’ultimo voto contro Antonio Scurati.
Anche il capo d’accusa, dicevamo, rispetto a due anni fa è cambiato, passando dal canonico “plagio” alla esotica “elaborazione creativa non consentita”. A emettere il verdetto, in ogni caso, sarà il tribunale di Venezia, che il 13 luglio verrà chiamato a decidere sulla questione.
Via | Affaritaliani.it
Sessantacinquesima edizione per il premio Strega. Scorrendo i nomi dei premiati dall’inizio ad oggi (il primo fu Ennio Flaiano con Tempo di uccidere, nel 1947) tanti sono i romanzi che ho molto amato, a partire dalla mia post adolescenza ad oggi.
C’è il Sillabario n.2 di Parise (1982) un vero alfabeto di sentimenti raccolti voce per voce, in forma di racconto. C’è (uno dei miei preferiti) La bella estate di Pavese (1950) e La ragazza di Bube (1960) di Cassola così come Lessico famigliare di Natalia Ginzburg (1963).
Consiglio la lettura - per chi non lo conoscesse - dello splendido Rinascimento privato, della stessa fondatrice del premio, Maria Bellonci (1986) così come dell’ introspettivo Passaggio in ombra di Maria Teresa di Lascia (1995).
Dal 2000 ad oggi, qual stato secondo voi il libro più bello “incoronato” dal Premio? Votate, e soprattutto (nello spazio per i commenti) spiegateci perchè!

Aveva fatto molto scalpore questa estate e ne avevamo anche parlato qui su Booksblog; mi riferisco al documentario di Andrea Cortellessa e Luca Archibugi dedicato al mondo dell’editoria. Con molta curiosità e immaginando una sala gremita di persone sono arrivata all’Esc, a Roma, un lunedì prenatalizio, un po’ in ritardo. Con grande sorpresa ho trovato lo schermo spento, la stanza vuota e Andrea Cortellessa che girava per gli stand del Critical BookeWine e chiacchierava con amici e avventori.
Dopo un po’ di attesa lo spettacolo è cominciato e ho visto il nostrano Michael Moore (così è stato definito da qualcuno il critico letterario) intervistare scrittori, editori, librai e organizzatori di premi, per circa un’ora di filmato. Il documentario è diviso in capitoli, ognuno dedicato a un settore dell’editoria: i premi (il premio Strega), le case editrici (Mondadori e Mauri Spagnol da una parte e DeriveApprodi dall’altra), le librerie, Il festival di Mantova e, in chiusura, uno sguardo a un evento che si svolge nella cittadina di Topolo (Topolove in sloveno), in cui per un mese spettacoli, installazioni e laboratori invadono le strade di questo paesino di trenta anime.
Avevo chiesto a Cortellessa di potergli fare una piccola intervista dopo la visione e lui si era detto disponibile, ma alla fine non è stato possibile, perché c’erano interventi programmati, da cui sono scaturite domande e altri interventi, perciò lancio nel web i miei interrogativi irrisolti (a cui ho provato a rispondere da sola). “A chi pensava Cortellessa quando ha deciso di girare questo documentario?” Perché alla fine della proiezione mi sono chiesta cosa di nuovo mi avesse rivelato e la risposta è stata “poco”. Gli addetti ai lavori, cioè coloro che gravitano attorno al mondo dell’editoria, sanno già che Il premio Strega è una sfilata delle vanità, che la Mondadori pubblica libri esclusivamente per trarne profitto (e quindi un imbarazzato Franchini di fronte alle domande sulla qualità dei libri che pubblica non desta meraviglia), che le librerie indipendenti stanno morendo e che anche il prestigioso festival di Mantova deve sottostare ad alcuni taciti dettami e quindi invitare la Mazzantini (che tra l’altro, in questo filmato, sembra incarnare tutti i mali dell’editoria).
Continua a leggere: Un punto di vista su Senza scrittori, il documentario di Cortellessa e Archibugi