
C’è tempo fino al 31 ottobre per partecipare al Concorso letterario promosso dalla web-magazine “OublietteMagazine”. Tema è libero e partecipazione gratuita per l’iniziativa articolata in due sezioni: Poesia Inedita & Poesia Edita. E’ possibile iscriversi ad entrambe, ma con un solo testo poetico per ognuna che avrà, di conseguenza, un solo vincitore, “laureato autore vincente del mese di Ottobre 2011″, secondo l’insindacabile parere giudizio di una giuria composta dalla redattrice e critico letterario Alessia Mocci, dal recensionista Giuseppe Giulio, dalla cantante Claudia Aru e dalla poetessa e vincitrice dell’edizione di settembre (con la lirica “Alla Musa”) Carla Casu.
In palio la pubblicazione su OublietteMagazine categoria “Poesia”, tanto per cominciare, e l’inserimento nell’ebook “Anche tu su Oubliette” numero di settembre-ottobre- novembre (che uscirà a dicembre 2011 e sarà scaricabile gratuitamente sul sito) che riunirà vincitori e finalisti dei tre mesi di concorso.
Via | oubliettemagazine.com
“Quando trovo/in questo mio silenzio/una parola/scavata è nella mia vita/come un abisso” (Ungaretti)
E’ una bella sfida riuscire ad appassionare un bambino alla poesia. Le poesie si imparano a memoria, si declamano ancora, certo. Ma come far sì che parlino ancora, con i loro ritmi e la loro forma rarefatta, nell’era della multimedialità e della comunicazione istantanea, sociale, frammentata e continua?
La sfida la coglie a la supera bene Erminia Ardissino nel volume Leggere Poesia, che si compone di 50 proposte didattiche per la scuola primaria (Erickson), che è un piacere leggere anche per chi ama questo genere letterario ed è in cerca di strumenti di conoscenza adatti alle sue letture.

Un augurio di Buona Pasqua in poesia a tutti i lettori che ci seguono. Una poesia piccola piccola, che ricorda il tratto pulito delle matite colorate sui fogli bianchi, che quando eravamo più piccoli facevano sembrare così facile dare forma a tutto quel che ci piaceva di più.
Forse è quello il segreto, anche da grandi: coltivare dei desideri e dei sogni puri e difficili che molto probabilmente non si avvereranno. Ma continuare a sognarli contribuisce a far restare puliti un po’ più a lungo i nostri cuori.
Dall’uovo di Pasqua
Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”.Gianni Rodari
Foto | Flickr
La poesia è morta? La letteratura aforistica ancora peggio? E allora ecco che noi andiamo controcorrente e suggeriamo delle chicche per chi ama questi generi tanto bistrattati (soprattutto in Italia).
Inizio con Taccuino d’amore, del premio Nobel Wislawa Szymborska, una delle mie poetesse preferite. Un libro che consiglio di leggere soprattutto se siete innamorati, perchè per dirla con lei, in effetti, “che se ne fa il mondo di due esseri/che non vedono il mondo?(…) Guardate i due felici:/se almeno dissimulassero un po’/si fingessero depressi, confortando così gli amici!” (Un amore felice).
E invece “Eccoci qui distesi, amanti nudi,/belli per noi – ed è quanto basta -/solo con foglie di palpebre vestiti/siamo immersi nella notte vasta” (Notorietà). Anche se nessun giorno ritorna, e “ieri, quando il tuo nome qualcuno ha pronunciato/mi è parso che una rosa/sbocciasse sul selciato./Oggi che stiamo insieme,/ho rivolto gli occhi altrove./Una rosa? Ma cos’è?” (Nulla due volte).
Davvero suggestivo il calendario di appuntamenti dedicati quest’anno alla riscoperta dei luoghi di Cesare Pavese, scrittore che personalmente amo molto. Tra le tante proposte della Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo (Cuneo) c’è ad esempio una visita guidata ai luoghi della Torino dello scrittore (16 aprile e 11 giugno), fra caffè, cinema e angoli amati dallo scrittore (Pavese visse a lungo a Torino, insegnando al liceo classico ‘D’Azeglio’ e lavorando come traduttore).
Chi come me ha amato in particolare La luna e i falò, o La casa in collina preferirà invece la data del 14 maggio, quando è prevista una escursione alla scoperta degli scorci naturali che ispirarono la scrittura dei suoi romanzi, dalla collina di Gaminella a Santo Stefano Belbo (“un versante lungo e ininterrotto di vigne e di rive, un pendio cosi’ insensibile che alzando la testa non se ne vede la cima”), arrivando poi alla casa natale dello scrittore e al “casotto” descritto appunto nella Luna e i falò.
Una escursione alla collina di Moncucco, scenario della sua poesia I mari del Sud, e luogo preferito per le sue passeggiate, è prevista invece il 16 luglio, mentre in occasione della nascita dello scrittore, il 9 ottobre, è prevista una giornata commemorativa a santo Stefano Belbo, con degustazioni a base di moscato e zabaione.
Via | Fondazione Cesare Pavese
Chi bazzica il mondo dell’editoria, o è semplicemente un appassionato lettore, lo sa già: la poesia non è per tutti. Anzi, è per pochi (pochissimi), come diceva Wislawa Szymborska in un componimento che citerò alla fine del pezzo.
Anche voi, lettori Doc, quanti libri di poesia avete in libreria, in percentuale, sul totale dei vostri titoli? Il nome del primo poeta contemporaneo che vi viene in mente? Ci state ancora pensando vero?
Quante volte vi è capitato di leggere sui siti delle case editrici “non si pubblicano volumi di poesia” nell’informativa rivolta ad aspiranti esordienti? Eppure quante volte avete sentito qualcuno dei vostri conoscenti ammettere di aver scritto (e magari pure pubblicato) un libretto di poesie con qualche piccolo editore? Tutti la vogliono scrivere, nessuno la legge: anche questo in Italia è un dato di fatto.
Onore ai (veri) poeti e soprattutto ai lettori di poesia, innanzitutto. Poi passiamo ai dati Aie che mostrano quanto la poesia sia emarginata nel mondo editoriale italiano.
Continua a leggere: La poesia (in Italia) è morta. Viva la poesia!

Premetto che in genere non leggo poesia, preferisco i romanzi o, al massimo, i racconti. Forse perché mi accosto alla poesia come a un romanzo, cercandone il senso, il significato nascosto, immaginando cosa abbia pensato l’autore quando l’ha scritta, in modo troppo razionale insomma. Leggere Lorenzo Mullon ha scardinato da subito la mia attitudine consolidata nei confronti dei versi.
Ho aperto con sospetto il quadernetto giallo rilegato a mano, ma subito dopo la titubanza ha lasciato il posto alla curiosità: ho capito che il segreto era lasciarsi andare alle parole e permettere ai versi di diventare immagini. Mullon restituisce valore alla semplicità, troppo spesso accostata a vacuità e stupidità, a vantaggio del suo opposto, la complessità. In una società in cui tutto è sempre più veloce e articolato le poesie di questo artista rappresentano un’oasi di libertà (altro termine abusato che ha perso di significato). Libertà dal rincorrere di continuo qualcosa che non si sa bene cosa sia, dal ritmo frenetico di tutti i giorni.
Mi ha fatto venire in mente Calvino e le sue Lezioni americane, quando parla della leggerezza e sceglie come simbolo augurale per l’affacciarsi del nuovo millennio: “l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo (…), mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero di automobili arrugginite.”
Non potrete trovare le raccolte di Lorenzo Mullon in libreria, ma se vi capita di passare da Venezia e venire avvicinati da un ragazzo che vi chiede se vi piace la poesia, rispondete di sì e lasciate che ve ne legga una. Qui potete trovare una bella intervista al poeta e conoscerlo meglio. Dopo il salto, un assaggio dalla silloge “A che punto siamo”.
Continua a leggere: Le poesie di Lorenzo Mullon, poeta di strada
Perchè mi prende un colpo ogni volta che uno si definisce “scrittore” esordiente? Montale non sapeva mai che qualifica professionale dare negli alberghi in cui soggiornava, vista la sua repulsione all’idea di definirsi “poeta” (espressa spesso anche nelle sue liriche). Gli artisti veri non amano in genere definirsi tali, ad esempio.
E poi anch’io scrivo, scrivo molto, scrivo tantissimi biglietti d’auguri bellissimi (sono l’addetta, in famiglia) per tutte le occasioni. Sono una scrittrice di biglietti d’auguri. Insomma: tutti siamo ’scrittori’ di qualcosa, no? Scrittori di post it amorosi sul frigo la mattina, scrittori di liste della spesa, scrittori di appuntamenti in agenda.
E soprattutto: come fai a consacrarti “scrittore” da solo? Solo perchè hai pubblicato un libro (magari presso una bella casa editrice a pagamento)? Non so se questa auto-definizione risulti sgradita a voi quanto a me, ma personalmente ogni volta che qualcuno in cerca di un editor/una recensione/una giustificazione al fatto di non avere un lavoro degno di questo nome, mi si presenta come “scrittore” non posso fare a meno di sentire un colpo al cuore. Ma come si permette?
Foto | Flickr

Ore diciannove. E’ notte a Charleville-Mezieres. Il cielo è nero come il fondo di una gola che sbadiglia. Nel silenzio dlela città una madre grida:
“A tavola!”
Dalla camera accanto, la voce soffocata di un figlio dice:
“Sono nel mio battello!”
Robert è alto due metri e 10 e da quando aveva dodici anni dorme nel suo armadio. Scomodo solo a pensarci, direte voi. E infatti tutte le mattine si sveglia con le ossa rotte, davvero. All’epoca l’idea gli era costata un paio di schiaffoni del padre. Ora però Robert di anni ne ha 36 e quegli schiaffi se li è dimenticati da tempo.
Robert, ci spiega l’autore del romanzo Rainbow per Rimbaud, Jean Teulè, dorme in un armadio perchè quell’armadio è il suo battello (il suo bateau ivre?) come ha scritto anche sull’anta del mobile. Robert conosce a memoria i versi del poeta Arthur Rimbaud perchè da anni ogni giorno declama un libro di 1400 pagine. Basta che tu gli dica una pagina e lui -tac- ti cita la poesia che c’è scritta lì.
Dieci miliardi siamo, furie d’utenti
di luce gas telefono internet,
e nessuno di noi saprebbe
riparare il calzino cosmico
strappato(Frammenti di un falso inedito di Wislawa Szymborska)
Queste Ballate dell’Angelo ferito nascono per Guido Ceronetti da una doppia suggestione, quella di un romanzo fantastico di H. G. Wells, La visita meravigliosa, del 1895, e quella di un quadro conservato presso un museo di Helsinki datato 1903.
Testi che appartengono per vocazione, come scrive Ceronetti, al teatro di strada, alcune già rappresentate, come la Ragazza di Novi, il Ferimento del Papa, il Vampiro delle Torri, che raccontano rispettivamente la strage di Novi Ligure (a Novi giace sangue impurgato/cronaca smorta, irredimita), il ferimento del Papa nell’81 e la caduta delle Torri Gemelle a opera di una forza del male (un vampiro vede lontano/coi suoi occhi di morto vede i vivi/appiccicati all’ombra che li tiene/e assapora i deliri della biglia/terrestre che li rolla e li impiglia).
Continua a leggere: Le ballate dell'Angelo ferito, di Guido Ceronetti