
Vi abbiamo parlato qualche tempo fa della legge sul libro. Oggi questa legge sta proseguendo nel suo iter, e sta andando incontro a diverse proposte di miglioramento. Pare che sia rimasto il limite di sconto “generalizzato” (15%), che in un certo senso dovrebbe favorire i piccoli editori e le piccole librerie. Ma pare che stia cambiando qualcosa nella questione delle promozioni.
Se la legge originaria prevedeva per gli editori, a fronte di questo 15%, la possibilità di organizzare delle promozioni senza limiti di sconto e di tempo (un esempio assurdo, per capirci: tutti i libri al 90% per sei mesi), le modifiche accettate dal Senato vanno a sminuire, a limitare, queste iniziative.
In primo luogo si è imposto un tasso di sconto anche alle promozioni (il 33% - ma perché, poi, 33 e non 30? E non 35?) e poi si impongono delle limitazioni temporali. Dunque, non più promozioni a sconto libero per 11 mesi l’anno, ma due periodi distinti di due mesi ciascuno. Direi che, rispetto a prima, il discorso cambia parecchio.
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E’ interessante a mio avviso il punto di vista offerto in un pezzo di Affari italiani sulla questione, che ormai si trascina da tempo, della crisi delle piccole librerie. Un dato di fatto, visto che ormai purtroppo chiudono anche quelle più grandi, e storiche.
L’analisi viene offerta infatti intervistando, Daniele Trevisani, esperto in formazioni aziendale, che afferma come la sconfitta arrivi dai centri commerciali. Questi si adeguano a una logica commerciale vincente: ovvero sono il contrario dei ‘negozi ad alta specializzazione’ che sono destinati a sparire se i loro proprietari non innovano la forma-negozio tradizionale, e se smettono di fare formazione (formare loro stessi e i loro addetti)
Ma il motivo di questa ‘disfatta’ non potrebbe essere un altro, ovvero le stesse scelte dei ‘lettori-consumatori’, di noi italiani, che preferiamo le grandi catene per comprare i libri? Che scegliamo i libri secondo una logica sempre più commerciale, e siamo uno dei tanti lettori-numeretto in fila per comprare il best seller (o long seller, o mainstream che dir si voglia) perché non abbiamo più tempo per occuparci della qualità delle nostre letture?
Via | Affari Italiani
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L’Associazione Librai Italiani (ALI) ha redatto il Manifesto delle Librerie Indipendenti che sta girando per librerie e lettori. Il Manifesto, nel prendere coscienza che molte librerie indipendenti stanno chiudendo, mette in risalto alcuni aspetti pratici sul prezzo dei libri, questione che su Booksblog abbiamo dibattuto altre volte.
Le librerie indipendenti devono fare i conti con costi di gestione sempre più alti, ma soprattutto con gli sconti indiscriminati sul prezzo di copertina, che è stabilito dall’editore, praticati dagli altri operatori del settore, le catene editoriali e la Grande Distribuzione Organizzata: i margini diventano ogni giorno più esigui. Il libraio indipendente che, per rimanere sul mercato, decide di aderire alla logica degli sconti, finisce per soccombere ad essa. Se non accetta di svendere i libri, una parte dei clienti lo abbandona. La libreria, in un verso o nell’altro subisce un danno irreversibile. A volte sopravvive a stento, sempre più spesso abbassa definitivamente la serranda. Gli esempi sono numerosissimi in tutta Italia. Si sta assistendo ad una vera e propria desertificazione culturale, con larghe zone della provincia italiana totalmente prive di librerie, laddove storicamente avevano svolto un ruolo fondamentale di servizio alle famiglie e alla comunità.
Da qui l’idea di una legge sul libro che, come in altri Paesi dell’Unione Europea, preveda la semplice regola del prezzo fisso. Stando agli studi, infatti, la regolamentazione dell’offerta di sconto sul prezzo di copertina contribuisce a mantenere stabile il prezzo dei libri e aiuta le librerie indipendenti, a vantaggio dell’informazione libera.
Che ne pensano i lettori di Booksblog? La politica del prezzo fisso è buona per il libraio, ma lo è anche per il lettore?
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