La fiera della piccola e media editoria, che aprirà i battenti il 4 dicembre, è una specie di giungla per chi non sa orientarsi. Quattrocentotrenta espositori disposti su due piani, i fiumi di gente nei giorni festivi, le allettanti proposte di dibattito e presentazioni di libri, la voce di Marino Sinibaldi, il DigITAL Café, possono fare impazzire il visitatore che si avvia al suo primo ingresso nel mirabolante mondo di Più libri, più liberi. Come fare poi a distinguere gli “editori seri” dai famosi “stampatori” ? (Un occhio attento lo capisce dalle copertine e dai prezzi, ma non tutti hanno l’esperienza necessaria.)
Per tutti questi motivi vi proponiamo alcuni stand da non perdere. Il primo è :due punti edizioni, al P18, una casa editrice palermitana nata nel 2004 da Andrea L. Carbone, Roberto Speziale e Giuseppe Schifani. L’ambizioso progetto editoriale (sì, esiste ancora chi ne ha uno che non sia vendere, vendere, vendere!) è quello di creare una “biblioteca ideale selettiva e non esaustiva, nutrita di rimandi e connessioni, che sfugga all’ottica del libro come “bene di consumo” veloce e punti invece sul catalogo come spazio inesauribile di vitalità e promozione della cultura.”
Le pubblicazioni spaziano da Platone a Le Clezio, passando per Jarry e Rabelais; gli intrepidi editori spulciano vecchi cataloghi e riscoprono grandi testi della letteratura europea inediti in Italia. Da segnalare Dossier, la collana di saggistica letteraria, Argo, che guarda al mondo contemporaneo da una prospettiva multidisciplinare (estetica, storia dell’arte, semiotica, letteratura) e Cronografie, su politica e sociologia. In occasione della fiera, lo stand di :due punti edizioni verrà trasformato in una gabbia, per promuovere la nuova collana di narrativa italiana diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Zoo|||scritture animali è rivolta a “sondare in forma narrativa i rapporti con il mondo animale“; è realizzata con procedimenti ecosostenibili al cento per cento e la copertina, udite, udite!, è fatta con “cacca” di elefante. La collana ha già cinque titoli, tra cui quello riportato nell’immagine, e nei giorni della fiera sarà possibile incontrare gli autori nella “gabbia”.

La fiera della piccola e media editoria Più libri, più liberi gode di ottima salute. E’ quanto è emerso questa mattina durante la conferenza stampa indetta per presentare le novità della nona edizione dell’ormai famosa manifestazione. Marino Sinibaldi ha moderato l’incontro e accanto a lui hanno illustrato una parte dell’immenso programma il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo, il presidente del Gruppo Piccoli editori dell’AIE Enrico Iacometti, il direttore della fiera Fabio Del Giudice. “Provate le nostre specialità à la carte” e l’immagine di un gambero di carta in un piatto è la provocazione lanciata a chi ha sostenuto che “con la cultura non si mangia“. Comunque, nonostante i tagli e il clima di austerità, che tanto hanno fatto discutere in questi giorni, Più libri, più liberi continua a essere sostenuta e apprezzata dalle istituzioni che oggi, nelle persone di Umberto Croppi, Nicola Zingaretti e Claudio Cristallini, hanno confermato pubblicamente il loro impegno per i prossimi anni.
Diverse le novità, tra cui il Digital café, che rispetto allo scorso anno diventa un punto nevralgico della fiera per gli operatori professionali, con dibattiti e riflessioni sul mondo dell’editoria, in particolare sul futuro del libro. Ampio spazio sarà dedicato ai ragazzi e, a questo proposito, vi segnalo l’iniziativa I mestieri di chi produce contenuti, rivolta agli studenti delle scuole superiori per raccontare l’importanza dei ruoli in ombra dell’industria culturale (discografici, editori, produttori cinematografici). Un’altra new entry è la rassegna cinematografica Editori in bianco e nero, incentrata sulla storia dell’editoria italiana.
Per quanto riguarda i nomi noti ecco un breve elenco: Muriel Barbery, Stefano Benni, Andrea Camilleri, Howard Jacobson, James Hansen, Vito Mancuso, Boris Pahor, Luis Sepulveda, André Schiffrin, Sandro Veronesi, Anne Wiazemsky, Wu Ming 2. Lo sguardo è anche rivolto alla scienza, infatti sarà presente Margherita Hack che parlerà dei “vantaggi delle nuove tecnologie come veicolo di divulgazione scientifica.” Saranno inoltre ospiti Serena Dandini, Miriam Mafai, David Riondino e Adriano Sofri, insieme ad alcuni personaggi del panorama musicale: Lucio Dalla, Faso, Orchestra di Piazza Vittorio ed Eugenio Bennato. Inaugurerà la manifestazione il Presidente della Camera Gianfranco Fini.

“La sua idea è molto interessante, ma secondo me non ha pubblico”. Chissà se fra chi legge c’è qualcuno a cui è capitato, come a me tempo fa, di ricevere questa singolare risposta da un editore a cui avevo spedito un progetto editoriale.
Ecccerto, direte voi. Se l’editore ritiene che la tua idea non possa vendere, perchè dovrebbe pubblicartela? L’editore è un imprenditore, ovviamente, ha bisogno di ‘prodotti’ che si ritaglino la loro (si spera cospicua) nicchia di mercato: in Italia vanno fortissime soprattutto le biografie e i gialli, ad esempio.
Però un libro secondo me, è anche altro. Il libro è un ‘prodotto’, ovviamente, che ha una doppia anima, come ci insegnano le scienze della comunicazione. E’ un oggetto culturale, of course. E allora perchè le librerie sono invase di tonnellate di autobiografie di personaggi dello spettacolo o calciatori – che vendono bene – e un’idea, pur interessante, non arriverà mai allo scaffale?

Oggi, sul sito di Affari Italiani, è stata pubblicata una interessante intervista a Ginevra Bompiani, figlia di Valentino e fondatrice della casa editrice Nottetempo, nella quale la scrittrice-editrice riprende il discorso, sempre attuale, degli sconti nel campo editoriale.
Qualche mese fa ne avevamo già parlato, discutendo della campagna Perchè un buon libro non è mai scontato, promossa da una serie di piccole case editrici (tra le quali anche la Nottetempo) che si sono unite nel gruppo I mulini a vento o, riprendendo alcune segnalazioni pervenuteci (qui e qui) sulla bizzarra politica degli sconti di Einaudi.
Il problema, ad ogni modo, non si è ancora risolto e, se non ci saranno interventi legislativi seri e concreti, sicuramente le cose non miglioreranno da sole. Intanto il mondo editoriale si sta spaccando, da una parte il fronte di chi vuole intervenire a difesa della piccola e media editoria, per salvare la piccola distribuzione (Nottetempo, Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos, ma anche Laterza e la galassia Mauri Spagnol) e dall’altra il potente fronte formato dalle grandi majors, in primis naturalmente la Mondadori, che ha tutto il vantaggio che le cose rimangano così.
Via | Affaritaliani.it
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Ed eccomi qui, per il terzo anno consecutivo, alla fiera di Più Libri Più Liberi a pormi le solite domande: la fiera aiuta davvero la piccola e media editoria? O meglio, quale piccola e media editoria merita di essere aiutata? Nell’infinità di stand è facile perdersi e quanti dei visitatori sono in grado di riconoscere le vere case editrici dalle aziende poco interessate alla letteratura e molto ai guadagni (leggasi editoria a pagamento…)?
Mi chiedo se sia giusto permettere a chiunque di affittare uno spazio, distogliendo l’attenzione da quelle realtà coraggiose che davvero meritano di essere promosse. L’impressione è che a monte non ci sia nessuna selezione e questo a discapito di molte case editrici che sono rimaste fuori (Sironi e Fernandel su tutte) per fare spazio a chi specula e si arricchisce sulla vanità di scrittori disposti a tutto pur di vedere il proprio romanzo pubblicato.
Qui ci sarebbe da aprire un discorso più volte affrontato sull’editoria a pagamento per il quale vi rimando al libro di Silvia Ognibene, “Esordienti da spennare” edito da Terre di mezzo, di cui avevamo già parlato.
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“Si è piccolo editore per necessità naturale, perché ogni essere vivente all’inizio è piccolo o piccolissimo, come l’embrione da cui scaturisce l’uomo o il seme da cui nasce una pianta immensa. Lo sviluppo successivo dipende dalla natura della pianta e dal terreno”.
Ho conosciuto per caso, a più Libri più Liberi, Salvatore Merra, il direttore editoriale della casa editrice Sovera, a cui ho rivolto l’invito, fatto anche ad altre case editrici, di raccontarci un po’ se la piccola e media editoria oggi sia guidata dal marketing o se ci siano ancora mezzi e strumenti per agire sotto la guida della passione per la lettura (la domanda di Manila da cui è partito lo speciale, insomma). Lui mi ha giustamente rimandato ad un bell’editoriale scritto per “Terza pagina”. Il titolo è proprio “Piccolo editore perché?”. Ecco come la vede Sovera:
“Il piccolo editore possiede una relativa maggiore flessibilità di scelte nell’ambito in cui opera. Dà spazio soprattutto agli esordienti…ma molto spesso soggetti ormai maturi che concludono o proseguono la precedente carriera lavorativa, dedicandosi allo scrivere…dà spazio alle culture locali, regionali o anche più ristrette. (…)Un’altra caratteristica è la preferenza netta e schietta per autori italiani (…) Questo esplorare nuove vie o riempire alcune in disuso è tipico soprattutto del piccolo editore che deve letteralmente “farsi strada” per emergere ed essere notato…”
Tuttavia questi pregevoli caratteri della piccola e media editoria “trovano il maggior limite nella base economica assai fragile, nella difficoltà di promozione del proprio prodotto, di espansione e di interscambio. Nella poca o nulla presenza all’estero”. L’amore per la lettura, che fa sopravvivere opere di qualità, insomma, c’è. Tuttavia, ci vorrebbe anche altro: “occorre adoperarsi, come sostiene il mio editore, perché aumentino fiere del libro, circuiti distributivi e librerie che diano spazio ai piccoli e medi editori. Di non minore importanza sono le agevolazioni, non necessariamente economiche, da parte di enti pubblici e privati, come il mettere a disposizione spazi espositivi e offrire incentivi per i nuovi autori.
Con piacere segnalo una buonissima notizia. Visto che Booksblog sta portando avanti uno speciale editoria, mi sembra importante infatti sottolineare anche i dati del successo straordinario che ha avuto quest’anno la fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi” (svoltasi a Roma dal 6 al 9 dicembre scorsi), che secondo gli organizzatori dell’AIE (Associazione Italiana Editori), ha raggiunto un vero e proprio record. I visitatori infatti sono stati oltre 50mila (50.873). La giornata di maggiore afflusso è stata sabato 8 dicembre: oltre 17 mila visitatori, per un record assoluto di tutte le sei edizioni della Fiera.
“In Fiera sono emerse anche tendenze e interessi dei lettori – specifica l’Ufficio Stampa - molte le richieste di narrativa e romanzi storici di autori dei Paesi dell’Est mentre, curiosità, il libro più venduto è stato ‘L’eleganza del riccio’ di Muriel Barbery (ed. e/o)”.
Qualche anticipazione dalla grande fiera della piccola e media editoria, “Più libri più liberi”, che si terrà a Roma dal 6 al 9 dicembre al palazzo dei Congressi all’Eur. Innanzitutto la presenza, nella Capitale, di due scrittori-best seller come Alice Sebold (suoi “Amabili resti”, “Lucky” e l’ultimo “La quasi luna”) e Bjorn Larsson (un autore conosciutissimo grazie al suo “La vera storia del pirata Long John Silver”, un cult che ci regala l’illusione di poter leggere una storia parallela a “L’isola del tesoro” di Stevenson), che saranno a Roma rispettivamente il 20 novembre e il 9 novembre.
Poi, la presenza di grandi autori italiani che guideranno reading o incontri, fra i quali Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Niccolò Ammaniti, , ma anche di un attore come Luigi Lo Cascio, che interpreterà un monologo in versi scritto dal fratello Martino (ha preso esempio da Carofiglio?).
Infine, una buona notizia: il comparto della piccola e media editoria continua a crescere in Italia (+ 6% dal 2001) rappresentando quasi il 40% dell’intero comparto editoriale (per la precisione il 38,6%).