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Il falso intervistatore di Philip Roth, infine, ha svelato i suoi misteri. Vi ricordate cos’era successo? Riassiumiamo per chi si era perso questa notizia. A febbraio Paola Zannuttini, intervistando lo scrittore americano per il Venerdì di Repubblica, gli aveva chiesto di motivare la delusione che aveva espresso, in un’intervista su Libero, sull’operato di Obama (ve ne abbiamo parlato qui).
Philip Roth sbiancò di colpo. Si fece dare il nome del suo presunto intervistatore, Tommaso Debenedetti, e controllò col suo agente: non aveva mai incontrato quel tizio. E’ scattata la bagarre e, infine, la rivelazione: “Volevo lavorare come giornalista culturale, però non trovavo spazio”.
E’ per questo che ha incominciato a inventarsi di sana pianta le interviste (e lo spazio, a questo punto, lo ha trovato). Ma ecco altre dichiarazioni: “L’informazione in Italia è basata sulla falsificazione. Io mi sono semplicemente prestato a questo gioco per poter lavorare”.
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Qualche giorno fa vi ho parlato di una misteriosa intervista a Philip Roth pubblicata da Libero e ripresa dal Corsera che si è poi rivelata inventata, contemporaneamente si sta scatenando una dura polemica contro la direzione del TG1, rea di aver sostituito, nell’ambito di un servizio sul caso Mills, il termine “prescritto” con “assolto”: pare proprio che il giornalismo nostrano non se la passi molto bene.
Oggi vi voglio segnalare un altro episodio che, almeno a mio parere, testimonia ulteriormente lo stato di salute precaria del nostro giornalismo, si tratta della pubblicazione del Libro dei fatti 2010, un almanacco “bestseller”, curato dalla agenzia di stampa Adnkronos, che da 21 anni ripercorre l’anno precedente la pubblicazione registrandone gli accadimenti più importanti, quelli che hanno segnato il 2009 giorno per giorno: dalla tragedia del terremoto dell’Aquila fino alla pioggia di medaglie dei mondiali di nuoto, fino alla morte del re del pop Micheal Jackson.
Divenuto ormai una tradizione, il Libro dei fatti è un almanacco certamente interessante, curioso, magari anche utile da tenere sotto mano o da lasciare in bagno per le letture veloci, ma sicuramente non è una pubblicazione aproblematica, richiede una certa imparzialità e un certo controllo, non possiamo infatti fare a meno di chiederci chi ci sia dietro la selezione dei fatti più importanti dell’anno e del loro commento.
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“La lunga marcia”, di Stephen King (”Perché quando avevo 13 anni mi ha folgorato così tanto da farmi desiderare di diventare uno scrittore”). Ma anche “Bassotuba non c’è”, di Paolo Nori (”Perché quando avevo 29 anni mi ha indicato la via per diventarlo davvero”) passando per due libri che ‘fanno ridere tantissimo in modo geniale’: “Guida galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams e “Me parlare bello un giorno”, di David Sedaris.
Sono solo alcuni dei libri ‘imperdibili’ secondo Gianluca Morozzi, autore cult di ‘Black out’ o ‘Despero’, interpellato da Panorama. Scorrendo la lista, troviamo Alan Moore (il più grande genio che stia tuttora camminando sulla Terra) e Philip Roth (il più grande scrittore che stia tuttora camminando sulla Terra).
Ma anche, e qua ci incuriosiamo parecchio, “Storia naturale dei giganti”, di Ermanno Cavazzoni (”Perché raccontare una sofferenza d’amore parlando di giganti, beh, non è mica facile”).
Continua a leggere: Dieci libri imperdibili (secondo Gianluca Morozzi)

Il trambusto che ha sollevato in Italia l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Herta Muller ha avuto un’intensità elevatissima: da alcuni esponenti della critica giornalistica, in primis D’Orrico del Corsera, fino ad un sacco di lettori comuni, alcuni anche lettori di Booksblog, la vittoria della Muller è stata spesso vissuta con fastidio.
Anch’io, nel mio piccolo, ho avuto l’istinto iniziale di chiedermi chi diavolo fosse questa Muller, forse una parente dei produttori di yogurt, eppure studio lettere, scrivo in un blog di libri, produco una rivista di letteratura. Ma proprio per questo motivo mi sono subito imposto di riflettere e di vedere la cosa in modo intelligente. Non so chi sia Herta Muller? Beh, allora vuol dire che dovrò allargare i miei confini culturali, dovrò legegre qualche libro in più.
Ma quello che mi ha fatto definitivamente giudicare positiva la vittoria della Muller è un articolo apparso oggi sul Fatto Quotidiano, intitolato “L’editore del Nobel che gira in furgone e brinda a chinotto”, un articolo che parla di un editore, Roberto Keller, che produce libri in soffitta, che ha pagato poco meno di 1000 euro per i diritti de Il paese delle prugne verdi e che ora, alla luce di questo Nobel, potrà dare un contributo forse importante, sicuramente originale, al panorama editoriale italiano. Se l’avesse vinto Philip Roth questo Nobel, o qualsiasi altro grandissimo autore, tutto questo clamore sarebbe servito a molto di meno.
Foto | Gazzetta di Parma
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Il vincitore del Premio Nobel per la Letterature del 2009 è Herta Muller, scrittrice e poetessa, nata in Romania, ma di nazionalità tedesca. Ancora una volta la scelta dell’Accademia Svedese che assegna ogni anno il premio più importante del mondo in campo letterario, il Premio Nobel per la Letteratura, va ad una outsider.
Fino a poco fa ci si sarebbe aspettato un altro nome, uno che scalano le classifica di tutto il mondo come Philip Roth o David Grossman, qualcuno aveva parlato di una possibile vittoria di Bob Dylan, certo nessuno si aspettava una vincitrice sconosciuta ai più come la Muller, autrice tanto emarginata dal mercato editoriale delle majors che in Italia le sue opere sono pubblicate da una casa editrice relativamente piccola come la Keller.
Ma l’emarginazione da parte delle grandi casi editrici e del mercato non deve ingannare, perché quest’anno l’evento a lei dedicato da Festivaletteratura è stato preso letteralmente d’assalto, a dimostrazione che la Muller non è, come già qualcuno dice “una perfetta sconosciuta”.
Questo Nobel, in fondo, sembra un segnale che l’Accademia ha voluto dare al mondo della letteratura, un mondo talmente governato dai numeri e dalle vendite da perdere di vista la qualità. Una volta i nomi dei vincitori premiati a Stoccolma erano i nomi degli scrittori che più vendevano perché più facevano sognare i lettori: saremo noi ad avere cambiato i nostri gusti tendendo alla cultura main stream o è l’Accademia ad essere diventata più snob? Io propendo per la prima delle due ipotesi.
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E’ stato annunciata per l’una ora italiana (che è anche quella svedese) la proclamazione del vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2009, colui che succederà al francese Le Clézio nella lunga lista di poeti e prosatori, i migliori del globo, lista che nacque più di un secolo fa e che vede tra le sue file, quasi tutti i più grandi cultori della Letteratura del secolo.
Come ogni anno, nelle ore che precedono la proclamazione, da una parte all’altra della rete rimbalzano classifiche, percentuali, quotazioni per stabilire in anticipo il nome del vincitore. Quest’anno qualcuno dice che a ritirare il premio più ambito sarà un americano (i nomi che circolano sono quelli di Roth, De Lillo, McCarthy, addirittura Bob Dylan), altri dicono che sarà un sudamericano, magari Vargas Llosa, altri un israeliano (come Amos Oz o David Grossman).
Ancora qualche giro di orologio e lo sapremo, basterà connetterci al sito del Nobel verso l’una e assistere alla proclamazione live.
Foto | Nobelprize.org
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Destinata a raccogliere la stessa popolarità di romanzi leggendari come “Via col vento” di Margaret Mitchell, “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway e “Amatissima” di Toni Morrison, “Olive Kitteridge” è il patchwork di racconti scritti dalla scrittrice americana Elizabeth Strout, arrivata in Italia per presentare il suo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer 2009. Fazi editore ne ha già vendute 40mila copie, arrivando a ristamparla 5 volte in 2 mesi. Noi di Booksblog, l’abbiamo intervistata per saperne di più.
Cos’ha il romanzo “Olive Kitteridge” che piace tanto alla gente?
Penso dipenda dal fatto che rappresenta e descrive sentimenti universali, con i quali la gente si confronta normalmente nella propria vita. Racconto quello che molte persone non hanno a volte il coraggio di esprimere, navigo nella profondità delle emozioni.
Come è nato?
La prima immagine che ne ho avuto è stata quella di lei al tavolo del picnic durante il matrimonio del figlio Christian, mentre desiderava che finalmente tutti gli invitati se ne andassero. Non è sempre in primo piano nei racconti che conpongono il romanzo perchè è un personaggio cosi forte e duro che ho voluto dare delle pause al lettore. Inoltre nella vita i punti di vista sul mondo sono sempre molteplici.
Olive è servito a Elisabeth per comprendere meglio se stessa e la sua vita?
Si dovendo entrare in profondità nel personaggio ho dovuto conoscere meglio me, utilizzare le mie esperienze per immaginare le sue.
Continua a leggere: Intervista a Elizabeth Strout, premio Pulitzer 2009
Come ogni anno in questa stagione, mentre le foglie iniziano a seccare e i vento girano portando via i rimasugli del caldo estivo, sale in cattedra la discussione sui possibili vincitori del Premio Nobel per la Letteratura, che verrà consegnato giovedì 8 ottobre a Stoccolma. L’anno scorso il francese Le Clezio, seppur presente in alcune liste di possibili vincitori, era stato per moltissimi una assoluta sorpresa. E quest’anno? A chi andrà l’ambito premio, chi sarà il più importante scrittore del 2009?
I nomi che circolano sono, più o meno sempre gli stessi, si va dagli americani Gore Vidal, Philip Roth e Joyce Carol Oates alla canadese Margaret Atwood, dagli israeliani Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua ai sudamericani Mario Vargas Llosa e Carlos Fuentes, qualcuno parla anche (e non è una novità) del grande Bob Dylan, ma a molti, compreso chi scrive, pare un po’ un’esagerazione.
Voi che ne dite? Chi sarà il Premio Nobel per la Letteratura 2009? Per quanto mi riguarda dico due terzetti, il primo è quello dei possibili composto da Philip Roth, in primis, seguito da Carlos Fuentes e Abraham Yehousha,; il secondo, invece, è quello degli impossibili: Boris Pahor, Milan Kundera e, se dio per una volta fosse italiano, Vincenzo Consolo.

Milan Kundera ha incassato la solidarietà di undici scrittori di fama internazionale, tra cui quattro premi nobel. Il sostegno degli scrittori è arrivato dopo le accuse di collaborazionismo con il regime comunista, mosse allo scrittore dalla rivista ceca ”Respekt”.
Secondo la rivista infatti Kundera, autore de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, nel 1950, all’età di 21 anni, avrebbe denunciato alla polizia comunista uno studente.
Tra gli scrittori che hanno manifestato la propria solidarietà tramite la lettera pubblicata sul sito internet del settimanale francese ”Le Nouvel Observateur” si annoverano, tra gli altri, Carlos Fuentes, Gabriel Garcia Marquez (Premio Nobel), Nadine Gordimer (Premio Nobel), Orhan Pamuk (Premio Nobel), Philip Roth e Salman Rushdie. Lo scrittore ha incassato anche la solidarietà di Vaclav Havel, ex presidente della Repubblica Ceca.
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