
Ci sono 23 dicembre dal grande spessore poetico, uno di quelli è quello di quest’anno, quando ti trovi con piacere davanti ad un’antivigilia che ha il sapore dell’articolo di Alessandro Carrera sulla situazione della poesia contemporanea. Una riflessione che si concentra in particolare su una caratteristica unica: la mancanza di progettualità. Un’assenza che si fa sentire sotto forma di “carenza immaginativa”, intesa come scadimento metaforico-utopico.
Perché senza il progetto si sviluppano ben altre “deficienze” a livello strettamente immaginifico, e avviene ciò che non si sarebbe mai potuto credere, l’esistenza:
Sì, ogni tanto parlo anche da solo, per farmi compagnia, che male c’è?, il traduttore è il portiere di notte della letteratura, solo e malinconico come il guardiano notturno di un grande albergo.
Un libro per cui nel mio piccolo faccio il tifo, sperando riesca ad acquisire sempre più visibilità (è stato candidato da due “amici della domenica” al Premio Strega) è questo Aspetta primavera, Lucky (a pensarci bene era destino che dovesse piacermi, visto che riprende nel titolo il mio amato Fante).
La storia è un pugno allo stomaco dato con allegria, diciamo. Da una parte c’è il protagonista, Flavio, professione traduttore (praticamente “uno stuntman delle lettere. Quei tipi spericolati che si lanciano in mezzo alle fiamme… ma poi la bella figura la fanno gli attori, sono per loro i titoli di testa..il conto in banca”).
Continua a leggere: Aspetta primavera, Lucky, di Flavio Santi

“Quando veniva su dalla parte della marina un brutto temporale con minacciosi, apocalittici nuvoloni nero-marrone striati di grigiastro, segno di grandine, la nonna saliva in camera, apriva la finestra, scrutava il cielo, faceva nell’aria ampi segni di croce ; poi prendeva dal secchiello il rametto d’olivo gocciolante e con quello benediva le nuvole con gesti solenni e ieratici mormorando le litanie dei santi: “Et fulmine et tempestate libera nos Domine!”.
E’ davvero un dono prezioso, la pubblicazione di questo “Il film dei miei ricordi”, di Susanna Colussi Pasolini, madre di Pierpaolo. Scriveva con una bella grafia pulita e ordinata, su comuni quadernetti, Susanna, scriveva la storia della sua famiglia, e probabilmente, come segnalano i curatori del volume, suo figlio non fu mai al corrente di questa passione ben celata.
Il volume è chiaramente interessante per i cultori dell’opera dello scrittore. Eco della sua produzione in cui sono protagonisti paesaggi e cultura friulana sono riscontrabili anche in questo romanzo della madre – così come queste eco saranno di certo state presenti nei suoi racconti orali al figlio, ovviamente. Ma il romanzo è molto piacevole anche da leggere di per sé.
Continua a leggere: Il film dei miei ricordi, di Susanna Colussi Pasolini
Non si tratta in realtà di trucchetti, o forse sì. Sta di fatto che spesso le informazioni che vengono riportate su un libro, riguardanti la sua storia, sono troppo lacunose, e possono trarre in inganno il lettore. Altre volte il gioco è scoperto, e allora diventa più facile scoprire l’inganno; altre volte ancora il meccanismo fa semplicemente parte del normale ciclo editoriale di un libro.
Ma di cosa stiamo parlando? Facciamo qualche esempio. La casa editrice Adelphi ha pubblicato nel 2009 un libro diventato da subito bestseller, “Zia Mame“, ritradotto da Matteo Codignola. Dalle informazioni riportate nelle prime pagine, però, era veramente difficile capire che questo libro era stato pubblicato da Bompiani più di cinquant’anni fa.
I casi simili possono essere molti e, come ho detto, più o meno scoperti. La Garzanti aveva ripubblicato qualche tempo fa alcune opere di Pasolini nella veste maggiore, aggiornando naturalmente il prezzo: se prima “I ragazzi di vita” costavano più o meno dieci euro, con la nuova veste il prezzo è salito a circa il doppio. Incalzata dalle proteste, la casa editrice ha dovuto ripubblicare Pasolini in edizione economica (sono dei bei libriccini di colore rosso).
Continua a leggere: Edizioni ristampate come nuove e altri trucchetti delle case editrici
Un reportage che inizia e finisce nelle periferie di una grande metropoli Roma, esplorando luoghi che a nessuno verrebbe in mente di considerare orizzonti di viaggio da scoprire.
E’ questo il principio ispiratore di ‘Da Roma a Roma’, dello scrittore Andrea Carraro, già autore de Il branco, che racconta lo stato attuale dei margini della Capitale d’Italia.
Il viaggio inizia dal cantore per eccellenza delle periferie romane, Pier Paolo Pasolini, partendo dal luogo in cui è posizionata la sua stele, ‘una lunga curva scura sormontata da un bel cielo azzurro solcato da strinature rossastre, e lambita dalla tavola del mare grigio ferro’.
Una decina di giorni fa il senatore Marcello Dell’Utri, curatore della Mostra del libro antico che si sta svolgendo in questi giorni negli spazi della Permanente di Milano, aveva annunciato, tra il clamore generale della stampa specializzata, che proprio durante l’inaugurazione della mostra sarebbe stato presentato al pubblico, in esclusiva assoluta, un capitolo inedito di Petrolio di Pier Paolo Pasolini, dal titolo Lampi su Eni, che si era sempre dato per perduto o mai scritto.
Da quell’annuncio ad oggi si sono accumulati, sui giornali e sulle riviste specializzate, commenti su commenti, tutti stavano attendendo con impazienza la risoluzione del mistero dell’esistenza o meno di questo fantomatico scritto pasoliniano che avrebbe gettato nuova luce, a quanto affermava Dell’Utri, sul caso Mattei e sull’Eni in generale, nonché sull’omicidio Pasolini.
A quanto pare, però, almeno fino ad ora, le dichiarazioni di Marcello Dell’Utri si sono rivelate una grande bufala; all’inaugurazione di ieri, infatti, non è stato presentato nessun dattiloscritto o manoscritto riconducibile a quell’opera magmatica e frammentaria che è il Petrolio di Pasolini, il che lascia intendere che forse l’intera operazione è stata semplicemente una grande opera di marketing.
Via | Newnotizie
Foto | Emilianoromagnolinelmondo
“Pur avendo ricevuto la considerazione di molti intellettuali, come Piero Chiara, Geno Pampaloni ed Enrico Falqui, l’intellighenzia di sinistra mi ha ignorato”. Lo affermava in una intervista al quotidiano IlFriuli Carlo Sgorlon, lo scrittore due volte Premio Campiello morto il Natale scorso, e di cui abbiamo anticipato una prossima pubblicazione postuma da parte di Mondadori.
“In qualità di corsivista e critico - dichiarava Sgorlon intervistato in occasione dell’uscita della sua autobiografia La penna d’oro - mi sono trovato spesso a parlare di Tomizza, Zanzotto, Magris, Rigoni Stern, Camon, scrittori che sentivo affini se non altro per prossimità geografica e quindi per substrato culturale. In cambio loro mi hanno ignorato completamente”.
Entourage culturale che, dichiara senza mezzi termini Sgorlon, “a parole proclamava la loro stima e la loro amicizia nei miei confronti, che non si è mai, assolutamente mai, concretizzata in una riga spesa per commentare un mio libro. E - continua - mi dispiace non essere considerato il rappresentante letterario del Friuli, com’è invece Pasolini”.
Anche se lo scrittore sentiva di essere diverso da lui: “il suo inconscio collettivo non è mai stato friulano - aveva dichiarato - quanto di più ampio respiro. Il Friuli sento di rappresentarlo molto di più io nei miei libri”.
Carlo Sgorlon
La penna d’oro
Morganti ed
15 euro
Via | Il Friuli”.
Se abitate a Bologna non perdetevi oggi la presentazione alla libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana, del libro ‘La rabbia’, basato sui testi in versi che Pasolini usò per l’omonimo film o ‘poema filmico’ nel 1963.
Accanto al testo pasoliniano, le immagini del film, costruito montando sequenze di cinegiornali, che all’epoca raccontavano al mondo l’angoscia dlela guerra fredda, e il boom economico italiano. Ne viene fuori un libro di 220 pagine che mette in scena una originale narrazione di un’epoca, vista con l’occhio sensibile del regista-scrittore e poeta.
Roberto Chiesi (a cura di)
La Rabbia
ed. Cineteca di Bologna
24 euro
Via |Cineteca di Bologna

Ieri, 2 novembre, è ricorso il trentatreesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, scomparso appunto il 2 novembre 1975, quando fu ucciso brutalmente sulla spiaggia di Ostia, vicino Roma.
In diverse occasioni abbiamo parlato su Booksblog di Pier Paolo Pasolini, che al giorno d’oggi è considerato quasi come un profeta per alcune produzioni artistiche (non solo letterarie), che si sono mostrate, nel corso degli ultimi decenni, molto avanti rispetto ai propri tempi.
In particolare vi segnaliamo, sempre su nostri vecchi post, il singolo della cantante Linda dedicato allo scrittore, e una poesia di Pasolini recitata da Toni Servillo.

Su YouTube, nel mare di filmati di studenti che fanno scherzi ai professori o di altre varie forme di esibizionismo adolescenziale, si possono fortunatamente trovare anche delle perle letterarie da non sottovalutare.
Molto interessante è questa lettura di Toni Servillo di una parte della poesia di Pier Paolo Pasolini Profezia, che rappresenta un’impressionante previsione dell’immigrazione verso l’Italia fatta con trent’anni di anticipo dallo scrittore.
Per leggere il testo completo della poesia potete fare il salto su continua, mentre il filmato su YouTube con Servillo che la recita lo trovate qui.
Continua a leggere: Toni Servillo recita Profezia di Pier Paolo Pasolini