Ci sono dei libri che si dovrebbero leggere indipendentemente dal proprio credo religioso. Dio. Un’ipotesi sbagliata. Perché la scienza non crede in Dio di Victor J. Stenger con un’articolata introduzione di Christopher Hirchens edito da Orme è uno di questi. Se siete atei o anti-teisti questo denso saggio confermerà le vostre idee; se credere in un dio personale questo libro potrà presentarvi le varie ragioni di chi non crede in modo che possiate, qualora lo vogliate, difendere il vostro credo in una maniera seria, senza dover ricorrere ad astruse argomentazioni alle quali, purtroppo, i credenti fanno ricorso.
Il saggio di Stenger è un percorso in dieci capitoli che prova a confutare tutte le varie prove dell’esistenza di un ente superiore e del suo interessamento alla condizione di noi esseri umani. Le conclusioni a cui giunge l’autore possono essere condivise o meno, ma non denigrate. Uno dei punti di forza di questo saggio, infatti, a mio modo di vedere è l’ampio apparato critico: un totale di 359 note (messe, purtroppo, a fondo libro e quindi scomode da consultare durante la lettura) e di 17 pagine di bibliografia che puntellano tutti i passaggi dello sviluppo del pensiero di Stenger.
Dio. Un’ipotesi sbagliata. Un’ipotesi sbagliata? Forse sì; forse no. Ma arroccarsi a priori in una posizione intoccabile (sia per un verso che per l’altro, sia chiaro) è semplicemente infantile. Provate a leggere questo denso saggio e poi mi direte.
Victor J. Stenger
Dio. Un’ipotesi sbagliata.
Perché la scienza non crede in Dio
introduzione di Christopher Hitchens
traduzione di Matteo Vignali
Orme edizioni, 2008 [seconda edizione 2011]
ISBN 9788888774893
pp. 254, euro 18
Un bel libro quello di Günter M. Ziegler dal titolo Diamo i numeri? Storie dal mondo della matematica, pubblicato da Orme. Un bel libro anche per chi, come me, ha sempre avuto problemi con la matematica a scuola. Ziegler, con una scrittura chiara e con simpatiche battute, riesce a spiegare con semplicità alcuni problemi della matematica (una domanda su tutte: ma a che serve il teorema di Pitagora nella vita di tutti i giorni?) rendendo affascinante (o almeno provandoci…) una materia che non proprio a tutti sta simpatica.
I numeri decidono il nostro destino. Lo dico senza alcuna sfumatura esoterica, intendendo più che altro le cifre del nostro conto in banca, della dichiarazione dei redditi, delle statistiche e dei bilanci. Ma se i numeri sono così importanti, allora vale la pena osservarli attentamente. Sono esatti, sono affidabili e attendibili?
Facendo ricordo a moltissimi esempi, anche della vita pratica, Ziegler prova a farci ragionare un po’ sul significato dei numeri nella vita di ogni giorno e ci pone in guardia dall’essere così certi che quando c’è un numero vuol dire che quello di cui stiamo parlando è esatto. Perché il 13 porta sfortuna, per esempio? E perché alcuni numeri sono considerati perfetti anche se perfetti non lo sono (per numero perfetto in matematica si intende un numero uguale alla somma dei suoi divisori: il 6, allora, è perfetto dal momento che 1+2+3 danno 6, ma il 7 no!)? E ancora: cos’ha di matematico la famosa formula per calcolare l’indice della massa corporea che si calcola dividendo il proprio peso per il quadrato dell’altezza? Non ci hanno insegnato fin da subito a scuola che mele e patate non si possono sommare? Allora perché affidarsi a una formula che mette in rapporto una misura di lunghezza e una di peso?
L’architettura è come il calcio. Mi spiego. Chi non si è mai sentito titolato a valutare le strategie di un allenatore, fosse anche il migliore sulla piazza? Appunto! Chi non si è sentito qualificato, almeno una volta, a dare consigli a un architetto sulla realizzazione di questo o quel palazzo, questo o quel parco? L’architetto e il faraone di Alfonso Vesentini Argento pubblicato da Orme è un libro che sfrutta spesso posizioni apparentemente inconciliabili per approdare ai più seri argomenti di rappresentazione e ricreazione del mondo circostante.
Pretesto della conversazione che si sviluppa fra autore e lettore è un viaggio in macchina attraverso l’Italia da Trieste a Napoli per partecipare come relatore a un convegno. L’autore afferma che passare ore alla guida è diventato uno dei momenti di rara meditazione. Silenzio, solitudine, telefono spento rappresentano, pertanto, la trama di un tessuto su cui si avvolgono i ricami delle riflessioni che abbracciano la storia del nostro paese attraverso i cambiamenti che gli uomini hanno impresso al sempre più evanescente ambiente naturale.
Un libro agile e denso al tempo stesso che non mancherà di appassionare il lettore portandolo a riflettere su temi che, per essere troppo dibattuti, perdono in freschezza e capacità di stupire. Non a caso il libro si chiude con un invito a rifare viaggi già compiuti per guardare con un altro atteggiamento, più indulgente o più severo, quanto fino a questo momento visto.
Alfonso Vesentini Argento
L’architetto e il faraone. Un viaggio attraverso l’Italia tra luoghi comuni e modernità
Orme, 2011
ISBN 978-88-88774-66-4
pp. 126, euro 15
Un libro fresco di stampa adatto alle letture estive, ma non quelle sotto l’ombrellone, bensì le rilassanti letture da fare in campagna, magari sotto un albero. Il titolo è Le api. Storia, mito e realtà e l’autrice è Claire Preston docente di letteratura inglese al Sidney Sussex College, Cambridge. Il libro è pubblicato in Italia da Orme.
Non è un libro sull’apicoltura, ma un godibile e documentato excursus storico-letterario-culturale sulle api, sul fascino che hanno sempre esercitato sull’uomo e sul significato che questi insetti hanno presso le varie culture. Attraverso undici capitoli l’autrice, usando un linguaggio semplice e facendo ricorso a moltissime immagini di varie epoche, presenta l’interazione che nel corso dei secoli si è avuta tra api ed esseri umani. I titoli dei capitoli sono dei piccoli capolavori di sintesi che illustrano alla perfezione tale interazione: ape biologica, domestica, politica, pia/immorale, utile, estetica, flokloristica, ludica, cinematografica, pensionata.
A causa della sua lunghissima storia insieme all’uomo, l’ape è sempre stata osservata, celebrata, raccontata e mitizzata (e, negli ultimi tempi, temuta) più attentamente della maggior parte degli altri animali. Alcune delle prime rappresentazioni pittografiche rimaste, così come i primi documenti scritti, includono il lavoro con le api. Dalla più antica poesia greca fino ai più recenti film dell’orrore hollywoodiani, l’ape è vista come l’emblema del rapporto tra l’uomo stesso e la natura. Il mistero e il miracolo dell’ape spinsero gli scienziati del XVII secolo – i primi a utilizzare un primitivo microscopio – a descrivere e disegnare l’ape prima di qualsiasi altra creatura.
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