Pur non avendo un gatto, pur amando tanto fin da piccola i cani (riempivo album e album di figurine per ricordarmi tutte le razze) sono un tipo abbastanza gattoloso (si dice così, no?) e quindi con piacere segnalo libri che parlino dei nostri cari amichetti.
Oggi, ricordandovi di fare un regalino al vostro amico a quattro zampe, il 17 febbraio (festa ufficiale del gatto, si sa) vi propongo un altro bel libriccino, questo Mio miao, il mio unico specialissimo gatto , .
All’interno, troverete la storia di “quello che ci è capitato, a me che sono io e al mio gatto privato”. Ovvero, i primi avvicinamenti. Tocca imparare un po’ di gattese, è chiaro, e per iniziare qualcosa di basic, tipo “ciao mio miao, eccomi qui”. Cose così.
E poi si può provare a farlo svegliare, prenderlo in braccio. Magari mettergli un maglione o far finta che gli piaccia dormire sotto le coperte, in un lettino, proprio come a noi. Ma il gatto sfugge. E può darsi anche, con quell’espressione contegnosa, che se gli chiediamo perchè scappa, abbia una bella e piccata rispostina da darci. Perchè? Ma naturalmente per farci capire bene con chi è, che abbiamo a che fare.
S. Stoddard, R. Charlip (ill)
Mio miao,
Orecchio acerbo ed.
15,50 euro
Agli annali, nonché nella memoria di noi lettori distratti del secondo decennio degli anni duemila, di Bruno Schulz è rimasto troppo poco: due raccolte di racconti - Le botteghe color cannella e Il sanatorio all’insegna della clessidra - illustrazioni, disegni, schizzi e un’opera incompleta intitolata Il messia, mai finita e andata perduta.
Michele Mari, nel romanzo Tutto il ferro della torre Eiffel, ricorda che uno degli amici di Schulz, il grande scrittore polacco Witold Gombrowicz, “aveva due modi per descriverlo uno affettuoso e uno crudele: secondo il primo Schulz era «minuto, bizzarro, chimerico, assorto, teso, quasi bruciante»; secondo l’altro era uno «gnomo dalla testa enorme»”.
Un bambino dalla testa enorme, per l’appunto. Ed è esattamente così che gli splendidi disegni di Ofra Amit lo ritraggono nelle pagine che compongono Bruno, il bambino che imparò a volare questo piccolo tributo scritto da Nadia Terranova e edito da Orecchio Acerbo. Un tributo che ha il merito di riacciuffare Bruno Schulz dal pigro oblio a cui la maggior parte di noi lo ha condannato, un oblio terribilmente simile alla sua morte assurda.
Continua a leggere: Bruno, il bambino che imparò a volare, da lunedì in libreria

Un giorno una scimmia si arrampicò su un grattacielo. Vista dall’alto la città le sembrò molto più bella. Si costruì un aereoplano, e decise di non scendere più. Quella scimmia si chiamava Lola.
Quella di Lola, scritta e illustrata da Daniele Melani, in arte Spider, è una bella apologia dell’ottimismo e della necessità di affrontare il mondo senza restare scacciati dal suo peso enorme. Tra alti e bassi, è proprio il caso di dirlo, le avventure aeree di Lola, eroina non-sense dell’azione contro tutto e contro tutti, fanno volare sulle ali della fantasia il proprio pubblico elettivo - i bambini dai 3 anni in su.
In allegato al libro, che come al solito è all’altezza degli alti standard di qualità a cui ci ha abituato Orecchio Acerbo, c’è un piccolo modellino cartonato dell’aereo di Lola. Quasi a significare che non basta più sognare sui libri, ma che bisogna riuscire a portare la fantasia, la creatività e, soprattutto, il coraggio di agire al di fuori della letteratura.
E’ sempre difficile immaginare come sarà il mondo che lasceremo ai nostri figli, di questi tempi, poi, lo è ancor di più. La speranza è dunque che gli adulti che si troveranno a leggere questo libretto ai propri figli si renderanno conto che l’unica speranza per migliorare il mondo che lasceranno ai propri pargoli è quella di non abbandonarsi al pessimismo e di agire.
E’ arrivato finalmente in Italia Il giorno in cui la mucca starnutì, di James Flora, uno dei superclassici dell’illustrazione americana per ragazzi e, com’era prevedibile, dobbiamo ringraziare la casa editrice romana Orecchio Acerbo, che in questo tipo di riscoperte è maestra indiscussa in Italia.
Tutto inizia, come spesso succede, con una distrazione. Il ragazzino Fletcher infatti, rincorrendo un coniglietto per i prati si dimentica la vecchia mucca Floss al ruscello. Appena ritornata a casa la vecchia Floss, per il colpo di freddo, lascia partire uno starnuto impressionante che innesca una reazione a catena i cui effetti sono imprevedibili.
Dal fienile semidistrutto a un rullo compressore che entra nello zoo della città di Sassafras Springs e devasta tutte le gabbie, liberando gli animali, fino a una ruota panoramica impazzita che atterra su un peschereccio e inizia a sparare petardi, fuochi d’artificio e razzi infuocati per tutto l’oceano.
Continua a leggere: Il giorno in cui la mucca starnutì, di James Flora
La sera del 1° dicembre del 1955, su un autobus di linea della città di Montgomery, in Alabama, una signora di colore di poco più di quarant’anni fece un piccolo gesto che cambiò la storia di un’intera nazione. Si chiamava Rosa Parks e quella sera, rifiutandosi di cedere il proprio posto a un bianco, inflisse un colpo decisivo alla segregazione razziale negli Stati Uniti.
Aiutato dalle belle illustrazioni di Maurizio A.C. Quarello, Fabrizio Silei, sociologo e scrittore per ragazzi, riesce a raccontare la storia di Rosa da un punto di vista decisamente interessante. Siamo infatti ai giorni nostri, al museo Ford di Detroit, dove l’autobus di Rosa è conservato come una reliquia. Seduto dentro l’autobus - proprio nel posto che fu di Rosa Parks - un nonno racconta a suo nipote quell’incredibile quarto d’ora in cui la Storia gli è passata di fianco e lui non ha saputo essere all’altezza.
E’ una storia amara quella che il nonno racconta al nipote, una storia fatta di quotidiani soprusi, di un tempo in cui sulle vetrine dei negozi c’erano appesi i cartelli che vietavano ai neri di entrare e gli uomini incappucciati di bianco del KKK li linciavano impuniti, di quando a scuola le classi erano separate. Ma quella la storia del nonno è anche una storia sulla paura degli uomini di fronte alla Storia, quella paura che quella sera del 1° dicembre del 1955 lo bloccò come un sasso mentre assisteva al placido gesto di rivolta della signora Parks.
Continua a leggere: L'autobus di Rosa di Fabrizio Silei e Maurizio A.C. Quarello
Compie trent’anni il Premio Andersen - Il mondo dell’infanzia, che premia i migliori libri per l’infanzia pubblicati in Italia. A salire sul podio quest’anno sono stati, fra gli altri, Bruno Tognolini (premio speciale della giuria per Rime di rabbia, Salani).
Miglior libro di divulgazione quello di Nicoletta Martinelli e Rossana Sisti (Visto si stampi, San Paolo) e quello per il miglior libro oltre i 12 anni va a Io dentro gli spari (Salani). Premiata anche la mitica Sophie Fatus (miglior libro 0/6 anni per Oh, oh, Emme) e Remy Charlip per Fortunatamente (Orecchio acerbo ed., miglior libro 6/9 anni)
Vincono il Morante-Ragazzi invece il musicista Giovanni Allevi, con il libro La musica in testa (Rizzoli Editore), il giornalista Ennio Cavalli, con I gemelli giornalisti sono io (Edizioni Piemme) e Chiara Letta, con Alla scoperta di Caravaggio, illustrato da Maria Coviello (Felici Editore).

Emilio Salgari è una vera e propria icona della letteratura italiana, soprattutto per quella generazione che, nel dopoguerra, si è vista passare tra le mani tutti i suoi innumerevoli libri, le sue avventure di pirati, corsari e marinai, i suoi viaggi fantastici verso mondi sconosciuti persino a se stesso, ma resi con una tale passione e sanguigna fantasia da renderli non solo credibili, ma anche suadenti.
Eppure, nel giro di una generazione la sua fortuna è sfumata, il suo potere di conquista sul cuore e sulle menti fantasticanti dei ragazzini italiani è tramontata: un po’ messo da parte dall’accumularsi di nuove storie, da Harry Potter alla carica dei vampiri emo, un po’ dal progresso tecnologico dell’intrattenimento, dalla Playstation alla Xbox, il destino del Capitano di Lungo Corso che sfidò i mari di tutto il mondo non muovendosi di un passo sembra segnato.
Ma forse non tutto è perduto, e, come nei milgiori tra i suoi romanzi, quando il destino sembra avverso e il successo impossibile succede l’inaspettabile, qualcosa che cambia gli equilibri in gioco a favore dell’eroe. Nel caso di Salgari questa fortuna si è materializzata in una serie di omaggi, di riprese, di ricordi che, negli ultimi anni, stanno dando nuova vita alle sue opere.
Quest’ultimo libro illustrato, pubblicato da pochi giorni da Orecchio Acerbo è uno di questi esempi, ma non è solo un omaggio. Questa riproposizione illustrata de L’isola di Fuoco – un racconto che Salgari scrisse ispirato dalla vicenda dell’isola Ferdinandea, comparsa e scomparsa nel giro di pochi mesi di fronte alla coste siciliane – è infatti molto di più di una riproposizione illustrata di una vecchia storia, è una convergenza temporale di due linee narrative che si intrecciano: da una parte quella fantastica scritta da Salgari, dall’altra quella crudelmente veritiera disegnata da Luca Caimmi, ispirata al disastro che lo scorso anno ha devastato il golfo del Messico.
Emilio Salgari & Luca Caimmi
L’isola di Fuoco
Orecchio Acerbo
euro 18
Nei momenti difficili, in quei giorni in cui le cose non vanno bene come dovrebbero o come ci si aspetterebbe, mi viene sempre in mente quello che un mio caro amico di nome Uros amava ripetere nelle giornate storte, ossia che la vita non è affatto una mousse al cioccolato. E difatti, come lo scorrere dei giorni costantemente ci insegna, la vita somiglia piuttosto ana montagna russa di felicità e di tristezza, di fortuna e sfortuna, di stati gioia e di dolore attraverso cui noi oscilliamo perennemente.
Ed è proprio questa inappellabile e apparentemente banale verità che questo libro, scritto e disegnato negli anni Sessanta da Remy Charlip, un grande della letteratura per ragazzi, ci vuole ricordare accompagnandoci attraverso una storia fantastica e surreale. Ned, il protagonista di questo assurdo viaggio, è un ragazzino che, per recarsi da New York alla Florida per una estemporanea festa a sorpresa per il suo compleanno, si ritrova a sfidare tigri e squali, a volare e a scavare, a cadere e a rialzarsi.
Ed è proprio questo suo incedere a sbalzi, questo suo continuo oscillare tra gioie e dolori, sottolineato dall’alternarsi degli avverbi Fortunatamente e Sfortunatamente, che ci insegna (o ci ricorda) che la vita procede con lo stesso passo, e che non dobbiamo dimenticare che ad ogni caduta corrisponde una ripartenza.
Remy Charlip
Fortunatamente
Orecchio Acerbo
euro 14,00

Il signor Quelcheconta è un postino. Ha una scarpa, due paia di occhiali, tre orologi da taschino e quattro borse di pelle in cui infila cinque mucchi di lettere, sei incartamenti, sette telegrammi e otto pacchetti urgenti. Con la sua bicicletta a nove ruote distribuisce la posta in dieci paesi dei dintorni.
Ma Quelcheconta è anche un libro, un di quelli che, come accade quasi sempre quando si parla dei prodotti della casa editrice Orecchio Acerbo, è nato dalla fusione tra due due modi di raccontare una storia: da una parte l’arte del racconto per parole, affidato questa volta alla penna di Ruth Vilar, dall’altra quella del racconto per immagini, in questo caso affidato alla fantasia di Arnal Ballestrier.
E anche il risultato, per chi è abituato a leggere e sfogliare i libri editi da questa piccola ma geniale casa editrice, è praticamente sempre il solito, un vero gioiellino che, attraverso la mirabolante e “numerica” giornata del postino Quelcheconta, giocando con i numeri ci ricorda che qualche volta nel mondo i conti non tornano e che, alla fine, quello che conta veramente è altro.
Un libro simpatico, fantasioso, un piccola avventura matematica da leggere ai più piccoli per salvare mezz’ora del loro tempo alla televisione e, chissà, magari anche per piantare nei loro cervelli già programmati al multitasking il seme di una matematica che, anche ora che i calcoli non li fa più nessuno, alla fine serve sempre.
Ruth Vilar e Arnal Ballester
Quelcheconta
Orecchio Acerbo
euro 15
E’ uscito ieri per i tipi della Orecchio Acerbo un libro notevole intitolato La casa sull’altura, un libro che, unendo gli sguardi di Nino De Vita, uno dei migliori poeti contemporanei, e di Simone Massi, riconosciuto maestro dell’arte di animare i disegni, entrambi dotati di uno straordinario istinto per la poesia, offre al lettore un ritratto drammatico e in qualche modo nostalgico di uno dei passaggi che ha rivoluzionato il nostro paese insieme all’intero Novecento, quello che ha sancito l’abbandono delle campagne, la morte della vita contadina, assediata e conquistata dal cemento delle città.
Ma come le grandi opere della poesia umana, questo ritratto drammatico di un istante storico riesca a rappresentare il dramma insito nella modernità – una rivoluzione di costumi che è anche rivoluzione dei metodi di produzione e che è anche, e forse è questa la cosa più drammatica, rivoluzione dei tempi, delle velocità – senza mai dover mostrare l’antitesi del mondo che ritrae.
Mai infatti, in nessuno degli splendidi disegni di Simone Massi, la cui potenza dei neri quasi toglie il fiato nelle doppie pagine, e nemmeno in nessuno dei versi di Nino De Vita, compare in alcun modo la città, le autostrade, il cemento, le fabbriche. Come gran parte della migliore poesia, il mondo ricostruito in questo libro esiste di per sé e non cede mai alla tentazione di esistere per contrasto.
Forse anche per questa abile scelta, portata fino in fondo, che la lettura di un libro come questo, almeno per coloro che sono suscettibili a questo genere di malinconia, è piacevole come una carezza.
Nino De Vita e Simone Massi
La casa sull’altura
Orecchio Acerbo
con postfazione di Goffredo Fofi
euro 16,50