
Avete mai pensato a quanti neologismi la lingua produce ogni giorno? Urban Dictionary dal 1999 ha registrato 3,345,683 nuove definizioni. Il progetto, in lingua inglese, è un dizionario dei gerghi aggiornato dagli utenti.
La tecnologia funziona come straordinario acceleratore nella creazione di slang e nuove espressioni. Urban Dictionary è il posto dove i neologismi vengono spiegati e registrati a seconda del loro rango. Molte espressioni cadono in disuso o vengono tralasciate, altre possono raggiungere i dizionari ufficiali.
Una sorta di dizionario democratico. Un’istantanea del flusso culturale. Alcuni giorni fa abbiamo parlato di Wordia, un progetto simile che utilizza l’user generated content per registrare i cambiamenti culturali. Urban Dictionary è l’esempio che la forma sociale funziona anche per fare cultura.

“Stiamo ridefinendo il concetto di dizionario”. Questo lo slogan di Wordia che campeggia in home page, un progetto ambizioso e rivoluzionario che punta a modificare la definizione e il nostro modo di pensare il vocabolario.
Wordia.com offre a chiunque la possibilità di registrare un video in cui si fornisce la definizione di un termine e caricarlo sul sito. Definizioni audio-video che farebbero rabbrividire i primi compilatori ma che preparano il passaggio definitivo dalla cultura tipografica a quella esclusivamente digitale.
Un progetto curioso che, alla stregua di Wikipedia, potrebbe stravolgere le nostre abitudini e diventare un archivio vivente della lingua. Wordia oltre a stimolare una democrazia linguistica, infatti, si appresta a divenire un registro aggiornato dei cambiamenti dei modi d’uso delle parole.
Dal prossimo novembre sarà online la Biblioteca Europea Digitale, (EDL), raggiungibile all’indirizzo www.europeana.eu, in cui si può già trovarne una versione provvisoria. Il progetto, partito nell’autunno del 2007 grazie ai fondi della Commissione Europea, raccoglie documenti da istitui, musei e librerie di tutta Europa.
La biblioteca europea contiene già 2 milioni di documenti digitali ma si prevede di raggiungere i sei milioni nel 2010. Di certo non è un’operazione semplice. Da quanto afferma Viviane Reding, attuale commissario europeo della società dell’informazione e dei media, i costi per la digitalizzazione dei documenti, che si aggirano attorno ai 225 milioni di euro, necessitano di investimenti privati.
Alcuni giorni fa avevamo segnalato la notizia della nascita della prima Biblioteca del Mediterraneo. L’accesso virtuale alla conoscenza sembra essere la strada che i depositari classici della cultura hanno scelto per sopravvivere nella società dell’informazione. Un modo altrettanto utile per garantire la salvaguardia dell’eredità culturale europea. Per conservare la nostra memoria.
Un archivio digitale unirà la conoscenza dei Paesi del Mediterraneo. Documenti, libri, manoscritti saranno consultabili online attraverso una rete di 70 università, archivi e musei. La “Biblioteca digitale del Mediterraneo”, raggiungibile sul sito Aristhot.eu, è il primo risultato tangibile del progetto europeo “Scienze del Mediterraneo”.
L’obiettivo del progetto è quello di sviluppare la solidarietà culturale tra i Paesi del bacino attraverso l’accesso e la consultazione gratuita a libri e documenti comuni alle due sponde.
La valorizzazione del patrimonio scientifico, da sempre fonte di scambio nel Mediterraneo, parte nel 2006 grazie al progetto “Aristhot-Internum” che vede la partecipazione di alcune delle più importanti istituzioni del bacino tra cui la Biblioteca Alexandrina, l’Universita’ di Cagliari, il National Archives di Malta, l’Archivio storico della Murcia, il Centre de Conservation du Livre, l’Istituto andaluso di Tecnologia, il Consorzio Interuniversitario per le Telecomunicazioni.
La collaborazione ha portato alla nascita della banca dati digitale, Aristhot, in cui confluiscono i materiali digitalizzati in questi anni e da oggi consultabili da tutti sul web. Un’operazione che punta apertamente ad anticipare l’integrazione culturale attraverso la condivisione della memoria comune. Interessante e lungimirante.
Sul sito Mondadori è possibile scegliere tra diverse opzioni il tema del prossimo libro di Alberto Angela. Un sondaggio abbastanza anomalo, che a prima vista, sembrerebbe affidare al lettore una delle principali prerogative dell’editore: la selezione del testo.
Sul sito si invita il lettore a cimentarsi per un giorno nel ruolo dell’editore. Se così effettivamente fosse, verrebbe meno la discrezione dell’editore nella scelta degli argomenti da rendere pubblici. Forse non si tratta di questo ma l’operazione indica, comunque, che la disintermediazione creata dal web si sta muovendo nella direzione meno auspicabile: quella suggerita dal mercato e dalla necessità del profitto.
Il ruolo dell’editore, come professione, è da sempre diviso tra funzione culturale e guadagno, ogni scelta vissuta come sfida intellettuale ed economica. Una posizione intermedia, sul punto di sconfinare continuamente nell’una o nell’altra direzione, nell’eccessiva intellettualizzazione o nel profitto puro e materiale. Per ora è solo un sondaggio, nella speranza che non sia la moda a dettare le tendenze editoriali del futuro.
Foto | Flickr
Un pò di tempo fa un editoriale sul “The Atlantic”, Is Google Making Us Stupid?, additava Google come nemico della lettura. Ne abbiamo anche parlato qui sottolinenado la tendenza per cui il “multitasking mentale” sta modificando l’approccio alla lettura ed il modo in cui pensiamo.
Un bell’articolo di Mark Morford, giornalista del San Francisco Chronicle, si chiede se tutto ciò sia possibile. Morford ammonisce: “non stai leggendo abbastanza”. La rete ha ucciso la gioia di sedersi a leggere un buon libro.
Internet crea un mondo immediato, una realtà, quella del bit, che necessita una lettura superficiale. Che siano vere o no le previsioni di Andrew Sullivan, secondo cui avvertiamo il disagio della lettura già dopo poche pagine, esiste una lettura meditativa, un desiderio di narrazione, che non potrà morire.
E’ latente in ognuno di noi, al di la delle abitudini. L’aneddoto narrato da Mark Morford ne è la prova, quantomeno la speranza di chi ama ancora la profondità della lettura.
Bell’articolo su Panorama online di Sandra Pertignani, giornalista e già finalista, qualche anno fa, al premio Strega. Un articolo che si interroga sulla potenza dei titoli dei libri, sulla loro capacità di dettare le sorti di un capolavoro, o di affossarlo nell’ombra, addirittura. Come nel caso de “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, titolo voluto dall’editore mentre l’autore, vincitore del premio Strega, avrebbe preferito “Dentro e fuori dall’acqua”.
Così come Giancarlo De Cataldo aveva proposto “La storiaccia” o “La banda”come titolo di quello che sarebbe diventato “Romanzo criminale”. “Un buon titolo deve essere suggestivo, metaforico, solo un pochino oscuro, e rispettare lo spirito profondo del libro”, dichiara alla giornalista Antonio Franchini, editor Mondadori.
I titoli più azzeccati secondo gli editor? Tanto per citarne qualcuno, “L’insostenibile leggerezza dell’essere” e “Chiedi alla polvere”. Tradotti alla lettera dagli originali. Ma, spiegano poi nell’articolo, per fare un bestseller servono anche altri fattori “facilitanti”: come una bella copertina, o il fatto che l’autore sia molto giovane, come nel caso di “La solitudine dei numeri primi”, appunto. Ma, purtroppo, anche le parolacce nel titolo agiscono da moltiplicatore delle vendite, ammettono gli editor.
Via | Panorama
Per tutti i tanti lettori di Booksblog che ci hanno scritto a sostegno dell’uso del pc a scuola e dell’ebook al posto dei sussidiari, un gustoso reportage da una scuola di Boston. Nella Lilla G. Frederick Pilot Middle School è stato lanciato un progetto didattico pilota che, leggo,
“prevede che ogni mattina gli insegnanti consegnino ai propri studenti un laptop, che dovranno restituire a fine giornata, corpo docenti e alunni hanno tutti un blog, comunicano via chat con programmi di “instant messaging”, i compiti si spediscono direttamente al sito web della scuola e le verifiche si svolgono con i programmi gratuiti di Google come Google Docs, con iMovie di Apple o con software come FASTT Math”.
L’investimento nel progetto è stato di 2milioni di dollari e per metterlo a punto ci è voluto più di un anno. Il futuro? Sarà quello, secondo gli esperti, dell’e-learning, ed entro il 2013 negli Usa la scuola si seguirà a casa, in videoconferenza. Addio ricreazione…
Via| Notizie Alice
Foto | Flickr
Esce per i tipi Feltrinelli “Economia della felicità. Dalla Blogosfera al valore del dono e oltre” di Luca De Biase, curatore della rubrica del Sole24Ore “Nova”, una finestra sull’innovazione. La tesi di de Biase è che, cito da una recensione del quotidiano, “Per troppo tempo gli uomini hanno pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi. Per assicurarsene una fetta sempre maggiore hanno così dedicato al lavoro una quota sempre più alta del loro tempo. Così facendo hanno però finito col sacrificare le relazioni umane che costituiscono invece il principale generatore di felicità”
Qual è la novità? E’ che oggi proprio i nuovi media “partecipati”, dai Blog a YouTube, a MySpace, Flickr, Wikipedia, ci stanno “re-insegnando” a mettere le relazioni al centr della nostra vita. E del nostro lavoro, forse: vedi la decisione di Getty Image di iniziare ad acquistare scatti particolarmente interessanti pubblicati su Flickr.
Interessante poi lo spunto di rimettere in discussione la “retorica della crescita”: la sola crescita del Pil, spiega l’autore, non può essere più il solo parametro per giudicare non solo la “felicità” ma anche il benessere anche economico di una società sul lungo termine.
Via | Il Sole24Ore
Ora è ufficiale. Inghilterra, Italia e Germania saranno i primi paesi in cui sarà disponibile il Readius, il librofonino della Polymer Vision. Ne avevo accennato l’arrivo per Natale, mentre dall’azienda olandese fanno sapere che sarà disponibile dal prossimo autunno.
Lo ha annunciato Karl McGoldrick, CEO della Polymer Vision, attraverso un post dal blog dell’azienda. Negli Stati Uniti l’ereader sarà disponibile solo a partire dai primi mesi del 2009.
Non si conoscono ancora i dettagli sulle tipologie di offerte o sulle tariffe telefoniche. Si sa che i contenuti, sia free (feed RSS o e-book) che a pagamento (e-book e quotidiani online), verranno distribuiti direttamente attraverso una piattaforma online, Content World, che sarà disponibile al lancio sul mercato del librofonino.
Fonte | Mobileread