Non è una lunga lamentazione sulle sofferenze del carcere, il De profundis di Oscar Wilde. A chi non conoscesse questa splendida opera scritta in prigionia a Reading – dove Wilde finì ultraquarantenne con l’accusa di omosessualità per aver amato Alfred Douglas – consiglio di recuperare la lacuna.
Si tratta infatti di un testo, una lunga lettera in pratica, in cui l’autore svela la sua profondità, la sua umanità, la sua vocazione all’arte, la sua fede nella verità – che ai tempi, lo sappiamo, costava carissimo – di un amore che lo aveva portato, fra l’altro, alla rovina economica ( per soddisfare i capricci del ragazzo, a cui fra l’altro si riunì una volta uscito dal carcere).
Wilde e Alfred tornarono insieme, ma in carcere lui lo accusa di suoerficialità e di poca compassione nei confronti della sua vicenda (fra l’altro si misero in mezzo anche i genitori di Alfred), componendo uno dei più bei inni all’amore, al significato della sofferenza, all’umiltà, che ci abbia regalato la storia della letteratura.
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Il titolo in inglese è “And Tango makes three”, è un libro per ragazzi scritto da Peter Parnell e Justin Richardson ed è stato pubblicato dalla casa editrice americana Simon&Schuster nel 2005. E’ questo, secondo le statistiche rese note dalla American Library Association, il libro più bandito dalle scuole e dalle biblioteche americane di tutto il 2009.
Il libro, che in Italia non è stato tradotto e che probabilmente non lo sarà mai, parla della strana storia, realmente accaduta allo Zoo di Central Park a New York, di due pinguini maschi che hanno adottato un piccolo. Una coppia di fatto, dunque, ma soprattutto una coppia omosessuale che cresce un piccolo; è questo il motivo che ha spinto i detrattori del libro a bollarlo come “anti-familiare”, “anti-religioso”, addirittura “anti-etnico e non adatto ai ragazzi”.
Ma come può un paese come l’America, in prima fila nell’esportazione della libertà e della democrazia, come può un paese che come principio fondamentale del propri statuto ha la libertà individuale assoluta avere ancora una lista dei libri proibiti, un indice? Un paradosso su cui riflettere.
Via | Asylum
In questi ultimi giorni sono state rilevate alcune anomalie nel catalogo del sito internet di Amazon, il più grande sito internet di e-commerce, specializzato tra l’altro in commercio di libri. Pare infatti, stando alle segnalazioni di alcuni scrittori specializzati in tematiche riguardanti l’omosessualità. che tutti i libri presenti nel catalogo online di Amazon legati al tema siano stati eliminati e cancellati anche dalle classifiche delle vendite.
Se la cosa fosse volontaria sarebbe veramente spiacevole per Amazon, che potrebbe perdere la faccia su una questione veramente molto delicata, rischiando di perdere clienti e credibilità. In ogni caso le dichiarazioni rilasciate dal gruppo americano sono contraddittorie. All’inizio, infatti, Amazon aveva dichiarato di aver escluso solamente il “materiale per adulti” dalle ricerche e dalle liste di vendita, ma, dopo le proteste di migliaia di utenti, che facevano notare come l’esclusione avesse coinvolto esclusivamente il materiale librario ad argomento omosessualità, lasciando invariata l’offerta (abbastanza estesa) di qualsivoglia articolo “per adulti” di altra natura (vibratori per esempio), il gruppo americano è stato costretto a fare marcia indietro e scaricare la responsabilità dell’esclusione omofobica a un problema tecnico del sito.
Ora il problema dovrebbe essere stato risolto, ma è certo che Amazon non ci ha fatto una bella figura.
Ho letto L’uomo di mio marito di Laura Vongher, edito da L’Autore Libri Firenze, un racconto autobiografico. E si vede. Ma anche una storia che potrebbe essere vissuta da chiunque. Una storiaccia di corna, per la precisione.
Il succo della vicenda s’intuisce già dal titolo. L’uomo di mio marito. Queste cinque parole (tra cui un articolo e una preposizione) racchiudono in sé tutte le implicazioni espresse dal libro. In fondo basterebbe rifletterci un attimo e non leggere nient’altro. Ma una cosa è la fredda speculazione, un’altra la sofferenza vissuta sulla propria pelle. Questa ce le racconta la Vongher in quarantacinque pagine sincere, senza fronzoli né giri di parole.
Tutto comincia come in un tardo film con Richard Gere, ma all’italiana. Due ragazzi appena conosciutisi (in una specie di CEPU) si piacciono e quindi escono per pattinare sul ghiaccio (a Mentana), assistere a incantevoli spettacoli («ho due biglietti per il Maurizio Costanzo Show»), al suono di dolci canzoni d’amore (ovviamente di Claudio Baglioni).