Come nasce la paura? Cos’è che la scatena? Se lo chiede Oğuz Atay (1934-1977, considerato il pioniere del romanzo moderno in Turchia) nel libro Aspettando la paura edito in Italia da Lunargento, con la traduzione di Giampiero Bellingeri e Şemsa Gezgin; Bellingeri è anche il curatore della raccolta.
Oğuz Atay si avventura tra le paure dell’uomo attraverso dei racconti che narrano di un incontro (inteso in senso lato) con l’alterità: è da questo incontro/scontro con l’altro (sia esso un essere umano, sia qualche fantasma del passato, come anche situazioni storiche e storie personali) che scaturisce la paura.
Un classico esempio di paura è quella che deriva dalla non conoscenza dell’altro, come avviene nel racconto Il cappotto bianco, in cui un personaggio ai margini delle società acquista un cappotto bianco (da donna) e da allora diventa occasione di confronto tra le persone: ognuno lo vede in una maniera diversa, a seconda di quanto ha già in mente. In Scordato abbiamo, poi, un incontro con il proprio passato in una soffitta e in Lettera a mio padre c’è la necessità di auto affermazione del narrante attraverso la negazione del padre, di tutto quello che il genitore ha fatto finché era in vita. Interessantissimo il racconto che dà il titolo alla raccolta – Aspettando la paura – in cui attraverso una serie di eventi, di messaggi incomprensibili e, soprattutto, delle contorte elucubrazioni mentali del protagonista il senso di angoscia si fa tangibile.