
Visto che mi occupo di segnalare libri per bambini di qualità, mi piace dare spazio alla notizia che il bravissimo illustratore e scrittore australiano Shaun Tan ha vinto l’edizione 2011 dell’Astrid Lindgren Memorial Award per la letteratura infantile.
Il premio, intitolato all’autrice di Pippi Calzelunghe, è un po’ un “Nobel della letteratura” per ragazzi ed è stato assegnato a lui - si legge nella motivazione - in quanto “la narrativa pittorica di Tan e’ universale e avvicina tutto il mondo, senza dare importanza all’eta”.
Naturalmente, al di là della cronaca, il mio è un invito a riscoprire questo autore - già vincitore di un World Fantasy award e dell’Oscar 2011 per il corto di animazione “The lost thing” - che in Italia è pubblicato dall’ottima Elliot.
C’è ad esempio l’Approdo, storia privata delle esperienze di un emigrante, o l’invasione dei conigli di The Rabbits, insieme alle Storie di periferie di personaggi che, ognuno a loro modo, sono degli outsider rispetto ai loro mondi abituali.
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Compie 85 anni il 24 marzo il premio Nobel Dario Fo, che tornerà prossimamente in libreria con il suo ‘Boccaccio riveduto e scorretto’, edito da Guanda e corredato di 170 illustrazioni.
Fo ha dichiarato di aver voluto riscoprire Boccaccio rendendosi conto di quanto teatro, dal Quattrocento in poi, per secoli, debba molto all’autore del Decameron, “al suo modo distaccato, ironico, disincantato e provocatorio di raccontare. Persino un grande come Shakespeare ha rubato molto per il suo ‘Cimbelino’”
“Sarà un compleanno orribile – ha dichiarato il premio Nobel all’agenzia stampa Ansa - Sono anni che aspetto un finale se non lieto, almeno di speranza, per dirmi che me ne posso andare in pace. Invece, ancora una volta non sara’ una festa, visto il clima che puo’ solo farci piangere”.
“Ma cosa e’ accaduto alla gente? - ha continuato - Direi che si sono addormentate le coscienze e la tv ha una bella responsabilita’: un Nirvana che in piu’ illude la vita sia come quei concorsi a premi dove, se ti va bene, senza impegno o intelligenza, ma solo con un qualche colpo di fortuna te ne vai via con un bel gruzzolo”.
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E’ veramente una bellissima lettura il libro ‘La gabbia d’oro’ di Shirin Ebadi. Ebadi, avvocato iraniano e nata a Teheran, ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2003 per la sua attività di difesa dei diritti civili dei suoi connazionali, in quanto avvocato.
Nel testo, il racconto di quattro fratelli, tre maschi e una femmina, conosciuti dalla scrittrice in quanto figli di una coppia di amici di famiglia dei suoi genitori. I quattro fratelli prenderanno delle strade diametralmente opposte e soprattutto in contrasto fra loro, attraversando un secolo di rivolgimenti politici.
Il più grande, Abbas, fedelissimo dello Shah, litigherà con il secondogenito, Javad, filocomunista e oppositore del regime. Il piccolo di casa, Alì, diventerà un pasdaran, fedelissimo di Khomeini. Tutti e tre avranno un destino difficile, e a rimanere a casa insieme alla madre Simin sarà Pari, la femmina di famiglia.
Roma ha festeggiato l’anniversario della caduta del muro di Berlino intitolando una via al premio Nobel per la letteratura Aleksandr Solzenicyn: scrittore, drammaturgo e storico. Solzenicyn è noto in Occidente come l’autore che fece conoscere al mondo i gulag grazie all’opera Una giornata di Ivan Denisovič.
Dopo il crollo di Nikita Chruščёv, però, lo scrittore non riuscì più a pubblicare in patria e nel 1974 venne allontanato dalla sua terra per essere trasferito nella Germania Ovest, dove fu accolto dal collega Heinrich Boll. Nel 1994, quattro anni dopo la revoca dell’esilio, Solzenicyn rientrò a Mosca con la moglie, lasciando gli Stati Uniti, dove aveva vissuto per diversi anni.
Gianni Alemanno ha deciso di intitolare la via allo scrittore russo perché rappresenta la ribellione “all’appiattimento e al livellamento del totalitarismo comunista”. La speranza è che l’esempio valga anche contro l’appiattimento e il livellamento di certa stampa ai giorni nostri.
La motivazione ufficiale dell’Accademia Svedese nell’assegnare il Premio Nobel per la Letteratura alla scrittrice rumeno-tedesca Herta Muller è stata”la forza della poesia e la franchezza della prosa” con cui la scrittrice “descrive il panorama dei diseredati”, ma di questa forza e di questa franchezza i lettori italiani (e forse non solo) non sanno praticamente nulla.
Ma a dimostrare la più completa ignoranza di questa poetessa e scrittrice, almeno in Italia, non sono solo i lettori più sprovveduti, come me, ma sono persino i critici, quelli che dai giornali danno ordine, con i loro giudizi, al caos letterario che ci circonda. Ma anche loro, temo, questa Muller non l’hanno mai sentita nominare.
Valga l’esempio di uno per tutti: Antonio D’Orrico, il critico letterario più letto d’Italia, quello che scrive sulle pagine del Corsera e di Sette, per intenderci, il quale oggi, poco dopo la proclamazione della Muller ha affermato ad AffariItaliani: “E’ la conferma che non va dato più nessun valore a questo premio. La Müller è una perfetta sconosciuta, non è assolutamente un’autrice da Nobel”. Come se fosse la fama a decretare le nomination al premio più ambito del mondo.
E’ per questo, per iniziare a conoscerla, che vi propongo, con dedica particolare ad Antonio D’Orrico, un’intervista esclusiva, rilasciata dalla Muller a Mantova durante l’ultima edizione del Festival al sito La Compagnia del Libro. Sperando che la maggior parte dei lettori reagisca al meglio a questa inaspettata proclamazione: vale a dire cominciando a leggere questa scrittrice, piuttosto che screditando l’Accademia Svedese.
Via | La Compagnia del Libro

E’ atteso, anzi attesissimo, da tutti i suoi tantissimi fan per le 21 di lunedì sera prossimo, al Teatro Franco Parenti di Milano, location dove José Saramago, uno dei pochi grandi maestri della letteratura mondiale ancora rimasti, presenterà il suo ultimo libro, Il Quaderno, una raccolta di pensieri e analisi che lo scrittore portoghese ha compilato nell’ultimo anno e precedentemente pubblicato sul suo blog, O Caderno, per l’appunto.
Molti si ricorderanno di questo libro a causa del forte trambusto che aveva suscitato la notizia della decisione della sua storica casa editrice italiana, l’Einaudi, di non tradurre quest’ultima sua opera. La motivazione, mai del tutto chiarita dai vertici della casa editrice torinese, era la presenza di alcuni scritti, pubblicati da Saramago sul blog, in cui lo scrittore attaccava con veemenza il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi.
Ora, che finalmente, dopo mesi di ritardo, il libro arriva anche in traduzione italiana grazie al lavoro della casa editrice Bollati Boringhieri, José Saramago ha voluto tornare in Italia, per presentare il suo libro e le sue idee, e per dimostrare quanto sia difficile zittire un intellettuale del suo calibro, vincitore del Nobel nel 1998 e formidabile voce del nostro tempo.
Foto | TeatroFrancoParenti
Abbiamo già accennato, qualche giorno fa, al clima di attesa che si sta creando, come ogni anno, d’altronde, all’avvicinarsi della consegna del premio Nobel per letteratura, vinto l’anno scorso da un outsider, il francese Le Clézio. A fomentare questo clima di attesa, a riscaldarlo, soprattutto nel mondo anglosassone ci pensano i soliti bookmakers, che stanno diffondendo le loro quote circa il premio letterario più ambito.
Sfogliando alcune di queste liste ci si ritrova catapultati in una vera e propria sala scommesse e, naturalmente, si fanno delle scoperte sensazionali. Si scopre che di italiani praticamente non ce n’è, escludendo il grandissimo Claudio Magris e Antonio Tabucchi, il cui accostamento al Nobel appare francamente un po’ esagerato; ma soprattutto si scoprono nomi importanti, nomi di maestri del calibro di Milan Kundera o di Abraham Yehousha, scavalcati da decine di colleghi, non meno bravi forse, ma dalla statura meno imponente.
Ma leggendo queste classifiche si capisce una cosa più di tutte le altre: vale a dire che le chiacchiere sui possibili vincitori, come tutti gli anni, servono semplicemente a far montare l’aspettativa e a fare un po’ di pubblicità ad autori dalle pagine poco frequentate… Chissà che alla fine non vinca poi, addirittura un non-scrittore, Bob Dylan per esempio.
Via | Systemlays.uk
E’ uno dei primi eventi del primo giorno di Festival, di conseguenza ci si potrebbe aspettare un pubblico a chiazze e molti vuoti tra le sedie che riempiono il bellissimo Cortile della Cavallerizza, nel Palazzo Ducale. Ma così non è, perché il pubblico va ben oltre gli addetti ai lavori e i mantovani, sembra il pubblico del weekend, quello che fa la fila davanti agli eventi che si assiepa.
Davanti a questa marea di gente che ascolta attenta, Peter Florence presenta l’Africa letteraria, sintetizzata in quattro nomi, quattro facce. La stella della serata è la sudafricana Nadine Gordimer, vincitrice del premio Nobel nel 1991 e autrice di libri memorabili come Storia di mio figlio o Vivere nell’interregno, ma attorno a lei ci sono Natalia Molebatsi, anche lei sudafricana, la nigeriana Chika Unigwe e l’ugandese Timothy Wangusa.
Quei quattro visi, quelle quattro voci che parlano altrettanti inglesi differenti sono la voce dell’Africa, la voce dei senza voce, quella che, costretta ad usare la lingua dei colonizzatori per comunicare, non si fa schiacciare da questa costrizione, ma al contrario la sfrutta ne trae forza.
Foto di proprietà di Festivaletteratura di Mantova
Ne avevamo già anticipato l’uscita, in una edizione rinnovata, per i tipi Rizzoli. Dopo averlo letto, non possiamo non consigliarvi di portare sotto l’ombrellone ‘Gli antipatici’ di Oriana Fallaci, una raccolta delle sue interviste più famose che ci racconta un pezzo di un’Italia sparita.
Fallaci stessa li definì ‘antipatici’ perchè si tratta di alcune delle personalità più in vista, all’epoca delle sue interviste. E così le capita di essere ricevuta in camera da letto da una giovanissima Catherine Spaak incinta che non sa rispondere alle sue domande più banali sulla storia contemporanea (le Iene non hanno inventato niente, insomma), oppure di capitare a casa di Nilde Iotti incrociando anche lo sguardo del compagno storico Togliatti (se Iotti decidesse di fucilarmi, sono convinta anche che mi convincerebbe della fondatezza delle sue ragioni, scrive la giornalista).
Bellissima davvero l’intervista a Ingrid Bergman, sulla bellezza di non provare rancori per le sofferenze d’amore e sul modo migliore di affrontare la paura di invecchiare (vi innamorerete di lei). Ma c’è anche Salvatore Quasimodo (un giorno mi diranno che è morto, e io saprò di cosa, è morto di Nobel, dice Fallaci, citando la sua ossessione per l’ambito riconoscimento, nominato spessissimo durante la conversazione).
Continua a leggere: Una lettura per l'estate: Gli antipatici, di Oriana Fallaci
Cos’altro manca alla carriera dello scrittore statunitense Cormac McCarthy? Un Nobel in qualche modo l’ha preso con il “Pen Club Award” alla carriera. Nel corso della cerimonia a New York c’era anche l’alloro a cingergli la testa, in ricordo del premio Nobel ricevuto da Saul Bellow. Intanto in tasca gli sono andati 25.000 dollari. Mentre è stata già annunciata l’uscita del film che ha preso spunto dal suo romanzo-cult “The Road” (”La strada“) diretto dal regista australiano John Hillcoat e con Viggo Mortensen, Charlize Theron e l’undicenne Kodi Smit-McPhee nei ruoli di protagonisti. Intanto l’autore della monumentale “Trilogia della frontiera”, già laureato con il Premio Pulitzer per il romanzo nel 2007, continua ad essere tradotto da Einaudi.
Via | Ilgiornale.it