
Dopo la consacrazione concessa a Luciano Bianciardi, attraverso la pubblicazione dei due bellissimi volumi Antimeridiani a lui dedicati, la casa editrice milanese ISBN, diretta da Massimo Coppola, torna a celebrare la figura di un intellettuale eclettico e geniale, cui ingiustamente non era stato ancora concesso l’onore della raccolta dell’opera omnia, onore di solito affidato ai Meridiani Mondadori.
Oreste Del Buono è stato un intellettuale di livello assoluto nell’ambito della cultura italiana del secondo novecento: scrittore, giornalista, traduttore, critico e consulente editoriale per diverse case editrici italiane, tra cui Rizzoli, Garzanti e Bompiani, direttore per più di un decennio della rivista Linus, autore nella cerchia del Gruppo 63, esperto di fumetti e di cultura pop, nonché lettore onnivoro, Del Buono è stato certamente uno degli intellettuali più interessanti ed eclettici attivi tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta.
Lo scrittore Nico Orengo, suo grande amico, lo ricordava come “Un intellettuale che ha sovvertito, innovato, cambiato il panorama dell’editoria italiana, dai giornali alle riviste, alle collane editoriali, alla stregua dei grandi editor come Calvino, Vittorini, Spagnol“. E la dimostrazione che questo suo giudizio non era un’esagerazione dovuta al legame di amicizia che li legava la si potrà certamente ritrovare nelle 2000 pagine di questo primo volume Antimeridiano, che raccoglie i Racconti e i Romanzi di OdB.
La prima parte di questa colossale opera, curata da Guido Davico Bonino, sarà presentata il prossimo 14 maggio a Torino, durante al Fiera del libro, ma sarà disponibile nelle librerie a partire dal 13 maggio.
A cura di Guido Davico Bonino
Oreste Del Buono
Antimeridiano Vol. 1 - Romanzi & Racconti
ISBN Edizioni
euro 69

Si è spento ieri notte Nico Orengo, scrittore, poeta e giornalista torinese di 65 anni, storico direttore dell’inserto culturale de La Stampa, Tuttolibri, di cui aveva contribuito a creare la fama e l’autorevolezza. Orengo, che da tempo soffriva di malanni cardiaci e respiratori, era uno degli scrittori italiani contemporanei più frizzanti e originali, sc rittore infaticbile di romanzi, ma anche di filastrocche per bambini.
Orengo, piemontese di nascita, era estremamente legato alla terra ligura, terra di origine della sua famiglia, tanta da usarla molto spesso come scenario delle sue opere, da Dogana d’amore a La curva del latte, da La guerra del basilico a L’autunno della signora Waal fino all’ultimo Islabonita, ambientato nella riviera ligure degli anni ‘20.
Lorenzo Mondo, amico di Orengo da anni, in un articolo pubblicato oggi sulla Stampa lo ricorda così: “Refrattario a una stretta disciplina, nascondeva sotto l’apparente rilassatezza una vigile attenzione ai fenomeni culturali, ai temi e alle figure emergenti. Sempre pronto a prenderne le misure con un sorriso sornione.”
Sul supplemento del sabato della Stampa dedicato ai libri, Tuttolibri, lo scrittore Nico Orengo offreuno spunto polemico interessante a partire dall’ultima fatica di Alberto Asor Rosa, «Storia europea della letteratura italiana», appena pubblicata da Einaudi. Orengo prende lo spunto per la sua piccola polemica da una frase scritta da Asor Rosa a proposito di Sandro Veronesi, incluso nel canone degli autori trattati nella sua Storia: «Della produzione di Sandro Veronesi io ho letto soltanto l’ultimo romanzo, “Caos calmo”, che ha vinto il Premio Strega: è un limite, me ne rendo conto, a una valutazione più complessiva e più seria del personaggio».
Se le prende, Orengo, soprattutto sulla differenza di trattamento che l’esimio professore ha applicato decidendo di parlare di Veronesi e di escludere dal suo resoconto autori come Roberto Saviano e Paolo Giordano, rei per Asor Rosa di aver scritto un libro solamente. Il problema non è da poco e tra qualche anno riguarderà seriamente i cosiddetti “detentori del gusto”, i critici per intenderci, quando saranno costretti a decidere cosa è canone e va tramandato nelle storie della letteratura italiana che saranno dedicate alla fine del XX e all’inizio del XXI secolo e cosa non lo è e va pertanto dimenticato.
Ma come si procederà alla scelta avendo di fronte una scena letteraria frammentata come non mai, che vede ogni stagione coronata da un grande bestseller, sempre definito “capolavoro”? Che fine faranno gli istantbook o gli autori cometa che scrivono un libro e poi scompaiono? La risposta la avremmo tra un paio di decenni. Io, personalmente, mi dimenticherei di tutti i figli di Baricco, per esempio, (l’ultimo è proprio Giordano), spenti epigoni della retorica del nulla del loro maestro e cercherei di ricordarmi di autori come Consolo, Mari, Scarpa e altri che ancora tentano di opporre alla muraglia di libri vuoti, dal linguaggio piatto, qualcosa che ancora abbia il gusto della vera letteratura.
Via | Tuttolibri
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