Gli analisti americani sono ottimisti, visto che il settore del self-publishing on line di narrativa, in America, è aumentato del 170 per cento nel 2010 rispetto al 2009, secondo dati del leader dell’informazione bibliografica Bowker.
La stessa Bowker però rileva in un articolo come la carta stampata non sia morta (”Print isn’t dead”) visto che le pubblicazioni tradizionali sono cresciute del 5 per cento, lo scorso anno. In ogni caso, come detto sopra, i dati sulla crescita del self-publishing sono ben più eclatanti, e il settore si sta espandendo in maniera inarrestabile.
Ma quali sono i settori che “tirano di più” nel settore? Si tratta di pubblicazioni relative al mondo dell’informatica (51% nel 2009, cresciuto dell’8 per cento in cinque anni) Science (37 per cento nel 2009, + 12 per cento dal 2004) e tecnologia (35 per cento nel 2009).
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Fenoglio, Sciascia, Calvino. E ancora Pasolini, Arbasino, Manganelli. Eccoli qui, grandi nomi della nostra letteratura che non vinsero mai uno Strega (e neanche mai ne ebbero mai bisogno, è chiaro, per conquistare al pubblico italiano ed entrare nella storia della letteratura, è chiaro).
Citarli è un utile esercizio, in ogni caso, per capire come sia difficile guardando i grandi premi letterari italiani di oggi non pensare che nei loro elenchi non troveremo tutti gli scrittori italiani che passeranno alla storia.
E così ho pensato che oltre alla cinquina dello Strega voglio citare anche qualche libro (meritevole, secondo me) che non è riuscito a rientrarvi.
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Roman è un bel ragazzo moldavo. Attira le donne, sulle strade italiane dove va a “fare cassa”. Quando conosce Silviu, più giovane di lui, decide: farà di tutto perchè il “pappa”, Ivan, non gli faccia quello che ha dovuto subire lui. Un colpo di fortuna, e ci riesce, e inizia una fuga. Inizia così il bel romanzo di Matteo De Simone, Denti guasti, una storia in cui l’autore riesce a scovare poesia e sprazzi di innocenza anche in mezzo al più crudo degrado che tinteggia le vite di certi adolescenti.
Le strade della libertà per Roman e Silviu sono solo un’illusione, però, finchè non arriva lei: Giulia, adolescente con madre alcolista e fratellino a carico. Lei, dentro un supermercato, a pagargli la spesa che Roman stava rubando dagli scaffali.
De Simone ci narra le storie dolenti dei suoi personaggi attraverso monologhi coerenti e crudi. Pensieri che girano intorno al niente quelli della madre di Giulia, Silvana, impiegata alle Poste. Che ci può fare Silvana se dei suoi denti neri e dei capelli con la tinta fatta male non gliene frega niente? Che ci può fare se neanche ha voglia di fare colazione coi figli la mattina?
È l’autunno del 1951 e la Guerra di Corea è in pieno svolgimento. Nikolaj Hel, ventiseienne, ha trascorso gli ultimi tre anni della sua vita in una cella di isolamento nelle mani dei soldati americani. Hel è un maestro di hoda korosu, uno stile di combattimento che permette di uccidere l’avversario a mani nude, parla sei lingue e ha affinato uno straordinario “sesto senso”, una sorta di acuta percezione di pericolo imminente. E la CIA ha bisogno di lui.
Questo il contesto dell’ultimo romanzo di Don Wislow, Satori, in pubblicazione per i tipi Bompiani (tra i suoi titoli L’inverno di Frankie Machine, Il potere del cane, La pattuglia all’alba e La lingua del fuoco). Wislow, autore dalla personalità poliedrica (è stato anche – oltre che attore e regista - guida di safari e investigatore privato, firma una spy story di cui vi offriamo la lettura dei primi due capitoli in anteprima qui) rimandando per altre info alla pagina FB dedicatagli dalla casa editrice.
Il romanzo è in realtà il prequel di Shibumi - Il ritorno delle gru, di Rodney William Whitaker, meglio noto come Trevanian, un vero classico della narrativa di spionaggio, riprendendo la figura di Nikolaj Hel: un agente speciale, cultore del gioco del Gô, delle arti marziali, della meditazione.
Eccoci di nuovo con l’appuntamento ormai fisso del venerdì. Oggi vi proponiamo un breve elenco (forma di espressione molto in voga negli ultimi tempi) di elementi dai quali dovrete indovinare il titolo di un libro di narrativa americana del ‘900. Gli indizi riguardano il contenuto dell’opera, ma anche altre informazioni sull’edizione italiana.
Una macchina fotografica
il colore arancione
Marathon
alcolismo
un college
Elementi di grammatica
tradimento
Buon lavoro!
Classifica aggiornata.
XDBahamut: 3,5
Sakura: 2
Costantino: 1
Ciarallitt: 0,5
Sartorio: 0,5
Ozarzand: 1
Vale la pena visitare lo stand di Intermezzi (H 17) fosse anche solo per scambiare due chiacchiere sul mondo dell’editoria e constatare come ci siano ancora delle persone convinte del fatto che pubblicare libri belli e rischiare in prima persona siano le caratteristiche essenziali di un buon editore. Ci sono ancora, nonostante voci autorevoli pensino che “tutti ormai si fanno pagare“, case editrici piccole che vanno avanti contando sui propri mezzi e investendo sui propri autori.
Intermezzi è una piccola realtà, attiva dal 2008 e apparsa sul mercato con un volume sulla Toscana, Slowtuscany, un viaggio “insolito” alla scoperta di una regione piena di luoghi interessanti da visitare: non solo le mete turistiche, quindi, ma anche e soprattutto “strade poco percorse, borghi abbandonati, storie misteriose, personaggi che ne hanno fatto la storia, leggende che ne costituiscono il fascino“.
I titoli in catalogo sono per ora undici. In prevalenza si tratta di testi di narrativa contemporanea, di autori italiani. Qui abbiamo già recensito Come l’insalata sotto la neve di Luca Galli. L’ultima uscita è La prigione di Ojeda, dell’argentino Martin Murphy, la storia di uomo e del suo percorso lavorativo che lo porterà a rinchiudersi in una specie di gabbia fatta di numeri e oggetti. Tutti i libri di Intermezzi sono disponibili anche in formato E-book.
Neonata realtà editoriale, Laurana ha fatto il suo ingresso nelle librerie a settembre 2010 e si è già fatta conoscere anche grazie alla Bottega di narrazione di cui vi avevamo già parlato. Dietro al progetto c’è Calogero Garlisi, amministratore delegato di Melampo editore, che ha deciso di “assecondare una delle sue passioni più forti: quella per la narrativa italiana.”
L’idea è di raccontare la realtà attraverso la narrazione. Leggiamo dal sito: “Perché questa scelta? Vale a dire: come mai si è deciso di investire la narrativa di un ruolo che ci verrebbe spontaneo attribuire solo alla saggistica? Perché grazie alla narrativa le cose si possono “far vedere”, si possono “mettere in scena”, e così rendere evidenti.”
Per ora ci sono quattro titoli in catalogo: Massimo Bosonetto con Nel grande show della democrazia, uno sguardo all’Italia del futuro che somiglia molto a quella in cui stiamo già vivendo; Un po’ più lontano di Massimo Cassani, un’incursione nel mondo dei servizi segreti italiani; Sangue di cane di Veronica Tomassini che mostra, attraverso la storia di un amore, la sopravvivenza quotidiana degli immigrati; I cani di via Lincoln di Antonio Pagliaro, un’intricata vicenda di mafia senza vincitori, né vinti. Le copertine sono sobrie, color melanzana con foto in bianco e nero che riportano indietro di almeno cinquant’anni. Per fare quattro chiacchiere con l’editore e i collaboratori, raggiungete lo stand A19.
Ciao a tutti i “quizettari” del venerdì di Booksblog. Oggi vi proponiamo un gioco piuttosto difficile, ma non impossibile per voi acuti lettori e fini conoscitori dell’universo letterario. Nella griglia sotto troverete mescolate delle lettere: dovete scoprire i titoli in italiano di tre capolavori della narrativa americana del ‘900. Spero che tra voi ci siano degli amanti dell’enigmistica, buon lavoro!

Classifica:
Sakura 1
XDBahamut 0,5
Sartorio 0,5
Costantino 1

Il primo volume è nelle librerie da poco più di dieci giorni, il secondo è in uscita e il terzo sarà distribuito tra poco più di un mese, è la prima tranche di tre libri – su un totale previsto di sette all’anno – di una nuova collana di narrativa straniera ideata dalla casa editrice milanese ISBN edizioni.
Caratterizzati da un’impaginazione e una grafica completamente rinnovata, da un prezzo contenuto e da un formato tascabile, questi primi tre romanzi portano nelle librerie tre storie molto accattivanti tinte di nero: a partire dal primo, I corpi neri di Shannon Burke, un viaggio nei meandri oscuri e violenti di New York, passando da Skippy muore, di Paul Murray, bizzarra costruzione narrativa che rende il rapporto tra realtà e finzione decisamente incerto, fino ad arrivare a Toxic, di Hallgrímur Helgason, il racconto, in uno stile che mischia Tarantino a Kaurismaki, della fuga delirante di un killer serbo in Islanda.
Una nuova collana che promette molto bene e che, almeno con queste tre uscite, rinfrescherà certamente l’estate di molti lettori.
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La storia è quella di Lorenzo, giornalista free-lance, che decide di rendere il mondo un posto migliore. Lo fa recandosi una volta ogni due settimane in una clinica svizzera dove si dona il seme. Partendo dal protagonista la matassa narrativa si srotola e rivela vicende e personaggi che in qualche modo si ricollegano a Lorenzo. La zia Santina innamorata, di un amore mai consumato, del professor During, matematico omosessuale; Maria, giovane rumena dal passato raccapricciante e Marco, regista di film porno che aiuta la giovane a tirarsi fuori da un brutto giro; Bartolomeo Leprotti, ricco imprenditore il cui destino sfiora quello di una giovane ballerina, Ambeta.
Sono ombre le figure che danzano nel Donatore, rassegnate e stanche; si muovono consapevoli dell’incombenza della tragedia, che non è tragedia personale, ma quella dell’esistenza che accomuna l’umanità intera. Per tutta la narrazione si respira un’aria quasi densa, sembra di essere in un ambiente asfittico, mentre il tempo si dilata e lascia il presente per ripercorrere pezzi di vita ormai perduti. Come in un sogno, le diverse scene si accavallano, prendono consistenza per poi tornare sfumate e lasciare il posto ad altri frammenti di storia.
La narrazione scorre lenta, di una lentezza voluta, come a voler ritardare il gran finale. In questo aiuta la scrittura, curata ed elaborata, che sa di altri tempi e di altri autori. Lontana dallo stile veloce ed essenziale, preso in prestito dalla televisione, che siamo abituati sempre più spesso a leggere nei romanzi dei nuovi scrittori. Non si avverte la frenesia di essere chiari a tutti i costi e questo è dimostrato anche dal frequente passaggio dalla prima alla terza persona e viceversa. Le parole scorrono a volte come in un flusso di coscienza in cui, però, nulla è lasciato al caso. E proprio in virtù di ciò, alla fine, come in un grande mosaico tutte le tessere troveranno la giusta collocazione, lasciando al lettore un po’ di amaro in bocca, ma anche un profondo senso di tenerezza e malinconia per i personaggi che lascia dietro sé.
Il donatore
Oriel Pozzoli
La vita felice, 2009
€ 14,50