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"Raimondo di Sangro. Principe di San Severo"

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Raimondo di Sangro. Principe di San SeveroLa storia del Principe di San Severo fa parte di quelle storielle, come quella del munaciello (spiritello benefico o dispettoso che abitava le rovine di alcune antiche dimore napoletane), che appartengono di diritto a coloro che a Napoli ci sono nati e cresciuti.

Io l’ho rubata nei racconti, l’ho acchiappata quasi di nascosto, quando aleggiava tra i vicoli dietro a Piazza San Domenico Maggiore, nelle lunghe ore di pausa tra un corso universitario e l’altro. Ma chi non ha avuto la stessa fortuna può ritrovarla nel libro di Antonio Emanuele Piedimonte (pubblicato nel 2010 a 300 anni dalla nascita del suo protagonista), può ripercorrerla tra le pagine di carta, cercando di ritrovare i passi di uno strano Principe-massone amante dell’oscurità, sempre in bilico tra esistenza e mito, nella città che forse lo permette di più.

E’ una vicenda complessa che fonde suggestioni diversissime, ma tutte estremamente coerenti con l’anima partenopea, una guerra di concetti concentrati ed espressi nella frase che si staglia sulla copertina e che ha il sapore denso di un’epigrafe scolpita nella pietra calcarea:

  • la vita di un personaggio inquietante ed affascinante, appartenente ad una ricca famiglia di proprietari terrieri pugliesi, trasferitosi a Napoli dopo aver studiato a Roma,
  • le invenzioni di un esperto in arte militare distinsosi valorosamente nella battaglia di Velletri contro gli Austriaci,
  • le opere di un “genio maledetto” che sarebbe riuscito persino a trasformare la materia piegandola al suo volere, come testimonierebbe il Cristo Velato,
  • i libri di un letterato accademico della Crusca (con il nome di “Esercitato”), scrittore e a sua volta editore di testi condannati dalla Chiesa,
  • le leggende di un alchimista “in aria di stregoneria” che faceva paura a tutto il popolino, e non solo,
  • i misteri di un “anatomista esoterista” sospettato di atroci torture a scopo scientifico e di grandi scoperte sul sistema circolatorio,
  • il committente di una della più belle chiese del Sud Italia, quella Cappella Sansevero che è meta immancabile di turisti e appassionati dell’occulto.

Via | corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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"Lo scurnuso" di Benedetta Cibrario

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

âLo scurnusoâ di Benedetta Cibrario

“Lo scurnuso” di Benedetta Cibrario è tutto tranne “un libro per tutte le stagioni” (e perdonatemi la tautologia). L’autrice di “RossoVermiglio”, vincitore del Premio Campiello 2007, e del magistrale “Sotto cieli noncuranti” non ha molto a che fare con la città che descrive. Napoli non le scorre nelle vene insomma, ma ciò non toglie che la metropoli partenopea si sia ricavata un posto di tutto rispetto nei suoi pensieri e, di conseguenza, nelle sue parole. E forse è proprio per questo che la sua è una città “davvero milionaria”, che alterna, in maniera ancora più vivida del reale, glorie e miserie di una storia incredibile e ricchissima.

Tre tappe tra fine settecento, metà novecento e ai giorni nostri, per seguire lo sviluppo di una statuina che incarna un’antichissima tradizione plastica, simbolo dell’inadeguatezza e dell’immensa grandezza. Un’autrice torinese che si è “letteralmente innamorata” dell’arte del presepe, e che la descrive attraverso una “storia trasversale”, che tra accademie e pastori confluiva in collezioni celebri come la mitica di Ferdinando I di Borbone, e meno conosciute come quella di un parroco di provincia.

Un “teatro continuo e magnifico” che fa da sfondo partecipante alla storia dello scurnusu, un vergognosissimo Sebastiano, orfano venduto per pagare un debito di lavoro, che riscatta il suo triste destino con l’abilità delle sue mani. Mani sotto le quali la bellezza rinasce potente e si “eternizza”, come gloria al padre adottivo “artista dei pastori”, e grido d’amore, in un pezzetto di presepe destinato a vivere una vicenda a sua volta straordinaria.

Via | feltrinellieditore.it

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"Terapia d'Amore" di Aldo di Mauro

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

"Terapia d'Amore" di Aldo di Mauro

“Terapia d’Amore” parla dell’amore nelle sue molteplici espressioni, esattamente come avviene in greco dove si dice in innumerevoli modi diversi: dal desiderante Pothos all’appartenente Stοrge, dall’affetto e piacere che chiede di essere ricambiato della Philia alla fusione nell’attrazione-Eros, passando per molti altri sensi.

La vicenda si svolge in un centro per anziani, che ospita una vecchia ed eccentrica signora, claustrofobica cornice che avvolge e costringe i personaggi. Protagonisti uno psichiatra ed una donna tormentata che rifiuta di comunicare con il mondo esterno. L’accaduto si mescolerà avidamente alla parola, in un meccanismo di racconto e soprattutto di ascolto, perché in fondo:

“Ascoltare è già un atto d’amore”

Bisognerà aspettare le 18.30 di sabato 12 novembre per assistere alla presentazione del libro di Aldo di Mauro, saggista e poeta napoletano che ha già pubblicato numerosi testi tra i quali: “Ma tu chi sei”, Il dolore. Perché? e L’elogio della Malaparola.

“Terapia d’Amore” di sarà infatti al centro della serata presso il salotto letterario Antichità Scippa di Napoli, nell’ambito della manifestazione sciolto & disinvolto, nata da un’ idea dello scrittore Mario Scippa e dell’archeologa Rossana di Poce. Entrambi saranno presenti insieme all’autore, al giornalista Giuseppe Giorgio, all’attrice Silvana Vaio che leggerà alcuni brani dell’opera e al Maestro Carlo Molinelli che accompagnerà l’incontro con la sua chitarra classica.

Via | salottoletterarioantichitascippa.blogspot.com

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Merende letterarie alla libreria Ubik di Napoli

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Le Mille e una notte

Tornano le merende letterarie alla libreria Ubik di Via Benedetto Croce a Napoli, il tema degli incontri che avranno luogo tutti i sabato pomeriggio di ottobre alle ore 16.00, è “l’Oriente”, terra di fascino, sconfinata, maliarda ispiratrice di racconti e di avventure che fornirà innumerevoli spunti di discussione. Quattro gli appuntamenti, ognuno di essi dedicato ad un grande classico ad hoc:

Si potrebbe pensare ad una programmazione appositamente concepita per un pubblico giovane, o addirittura giovanissimo, se solo i racconti non fossero metafore articolate dell’intera esistenza umana, con tutte le sue forze e le sue incoffessabili debolezze, con il suo corredo di inganni e sotterfugi, ma anche con i sogni e le magiche amicizie, con tutte quelle dinamiche che, piccole o grandi che siano, si riproducono costantemente nella grande avventura quotidiana.

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Scimmie, la Napoli di Alessandro Gallo convince ancora e conquista il Concorso Giri di parole

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Scimmie. La Napoli di Alessandro Gallo

17 Settembre 1985. Ricordo quella sera come se fosse ieri. Eravamo lì: io, Franco e Tore. Solita panchina, solita serata ad atteggiarci a grandi, a fingerci di essere i padroni di quella piazza e di tutto ciò che passava da li. Cristiani e animali.

- Uagliò, che cazze tiene ‘a guardà. Saje chi comanda quà!?

E bastava che il ragazzo facesse vedere la sua paura che diventava un pupazzo nelle mani di una comitiva di scimmie arrabbiate.

Alessandro Gallo lo conosce veramente quel Rione Traiano tristemente famoso che fa da sfondo alla sua storia, ne ha respirato la polvere fino al fondo dei polmoni. Il suo Scimmie è un romanzo di formazione, i protagonisti sono “picari un po’ cresciutelli”, ragazzini “piccoli ma cazzuti” venuti su a confetti, merendine (rigorosamente made in Caivano) e provola, quando “a zupp è latte” non era più di moda. Mezz uommen che tra riti di passaggio e degrado, costeggiano il confine cruciale con l’età adulta. Solo che la loro iniziazione è particolare come il luogo nel quale sono cresciuti.

Non ne parlo adesso solo perché credo valga la pena di leggerlo (cosa che evidentemente penso per chi non lo avesse ancora capito), ne perché a Napoli ho vissuto l’adolescenza come i ragazzi descritti da Gallo o perché sento sempre di avere una sorta di debito, verso quell’insieme incoerente e vulcanico che, nel mio immaginario, coincide con il capoluogo partenopeo e che mi si riaccende dentro come una febbre residua, anche adesso che sono lontana. Scimmie è tra queste righe perché ha ottenuto il riconoscimento del Concorso Letterario Giri di Parole 2011, sezione romanzi, indetto da Navarra Editore punto e a capo. Non resta che aspettare che sia pubblicato.

Via | NavarraEditore.it

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Librai si nasce. Uno spazio on line in memoria di "Don" Ermanno

pubblicato da sara

ermannoI librai indipendenti, per chi ha la fortuna di conoscerne anche uno o due, sono dei personaggi che ti restano nel cuore. Da cui torni sempre, anche se non ti fanno lo sconto, per sapere “cosa c’è di bello da leggere” sapendo che loro stessi sapranno consigliarti il titolo più adatto essendo instancabili lettori e – soprattutto – avendo imparato a conoscere te e i tuoi gusti.

Un po’ psicologi, un po’ indovini dell’animo umano, con cervello e cuore affilato come solo una vita di buone letture riesce a fare, modellandoti interiormente molto più di quanto tu stesso immagini.

E’ così che non mi stupisco che, a distanza di anni dalla sua scomparsa (risalente al 1997), sia ancora tanto viva la memoria di un libraio napoletano come “Don Ermanno”, al secolo Ermanno Cassitto, titolare di una storica libreria a via Port’Alba 10, a Napoli a cui i figli Giuseppe e Giovanni hanno dedicato uno spazio su Facebook, aperto ai contributi di tutti coloro che lo conobbero.

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Libri & sociale: dai sopravvissuti di Marcinelle a Capodarco e la monnezza

pubblicato da sara

panizzaIn questi giorni in cui, vicino Roma, è ancora in corso il Salone dell’Editoria dell’impegno (si trova a Grottaferrata) mi fa piacere segnalare alcuni titoli che affrontano personaggi e realtà di interesse sociale, usciti in questi giorni.

Paolo di Stefano, un bravissimo giornalista del Corriere della Sera, ha messo elmetto e divisa e si è calato, anche fisicamente, nei pozzi profondissimi della miniera belga di Marcinelle, dove a metà degli anni ‘50 morirono 262 persone, di cui 136 italiani. Dall’ascolto dei minatori sopravvissuti, figli, mogli, dei morti è nata la sua ricostruzione La catastrofa, Marcinelle 8 agosto 1956 (Sellerio editore Palermo), in cui il nostro si è “immerso” metaforicamente nel racconto di chi non ha mai dimenticato.

“(…) La grandezza del Progetto Sud, sta nel fatto che ha nel proprio dna i cromosomi sani per dare al paese una forma nuova, una visione differente da quella che ha avuto finora. Progetto Sud ha una nuova, diversa abilita’ nel dare speranza e futuro al paese”. Con queste parole invece Roberto Saviano firma l’introduzione a Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso, un’intervista di Goffredo Fofi a Don Panizza (Feltrinelli).

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Napoli ore 11, di Giusi Marchetta

pubblicato da sara

marchetta‘Michè la vita è una schifezza ma è sempre meglio della morte. Quando sei morto non ti puoi nemmeno lamentare’. Anche a chi, come me, non ama la forma racconto, consiglio la lettura di questa bellissima raccolta ‘Napoli ore 11′ di Giusi Marchetta, l’autrice di ‘Dai un bacio a chi vuoi tu’, già Premio Calvino.

E’ difficile scrivere di Napoli, ma soprattutto per me è difficile leggerne dopo il capolavoro ‘Il mare non bagna Napoli’ di Anna Maria Ortese. Il libro di Marhetta, invece, ha vinto tutte le mie resistenze, soprattutto per la bellezza delle immagini metaforiche compiute in ciascun brano.

Sarà che a me piace la scrittura di Flannery o’ Connor, e le sue potenti immagini. Sarà che amo i romanzi di formazione, ed entrambi gli ingredienti li ho ritrovati qui, ma questi racconti mi sembrano proprio belli.

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Elogio del caffè al bar, di Josè V.Q. Rives

pubblicato da sara

caffè“Il mio amico M. mi svela tutti i segreti di un buon caffè fatto in casa. Mi segnala la macchinetta migliore, la miscela, come dev’essere l’acqua…ma perchè farlo in casa se a Napoli vivo circondato da baristi-artisti che mi fanno godere, ad un prezzo modico, di un’arte dal valore inestimabile?”

Parte da questo presupposto il delizioso ‘Elogio del caffè al bar’ di Josè V.Q. Rives, uno spagnolo trapiantato a Napoli e direttore dell’Istituto Cervantes della città, che da ’straniero’ tesse le lodi di uno dei ‘piaceri’ del palato italiani più famosi. Il caffè.

Che non è ‘espresso’, ma semplicemente caffè, che si gusta non all’alba (bisogna dar tempo alle macchine di scaldarsi e lavorare due tre ore) si manda giù, dopo essersi sciacquati la bocca con un bicchiere d’acqua (“rito di abluzione per accogliere qualcosa di così prezioso”) in quattro sorsi e ha l’inconfondibile crema dal retrogusto, per i più esperti, di nocciola o cacao.

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Al via la nona edizione del concorso Subway Letteratura

pubblicato da Andrea Coccia

Al via la nona edizione del concorso Subway Letteratura Anche quest’anno, per il nono anno consecutivo, si riconferma l’imperdibile appuntamento con il concorso Subway Letteratura, dedicato alle giovani penne italiane Under35 e organizzato come sempre da Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino con il patrocinio dell’Università IULM di Milano, Tratto Pen, e quella dei comuni di Milano e Venezia e delle società di metropolitane di Roma, Milano e Napoli.

Per questa edizione la giuria è alla ricerca di 18 racconti inediti della lunghezza massima di 18000 battute, scritti da chiunque sia nato dopo il 1 gennaio del 1975. Il premio è come al solito sbalorditivo per qualsiasi autore esordiente, e non solo: vedere stampato il proprio racconto, anticipato da una prefazione d’autore, in 300mila esemplari disseminati nelle più grandi città italiane a partire da maggio 2010, attraverso gli ormai celebri Jukebox Letterari.

Il concorso, oltre alla sezione Racconti Under35 prevede altre due sezioni, una dedicata agli scrittori giovanissimi (Under19), l’altra alla produzione poetica. Fatevi sotto, dunque, la corsa è aperta!

Per tutti i dettagli circa le modalità di partecipazione e i tempi, vi rimando al sito di Subway Letteratura.

Via | Subway-Letteratura

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