Il libro che vi consiglio oggi, più che per l’estate andrebbe bene per il prossimo weekend, visto che non ci vuole più di qualche ora di lettura per arrivare in fondo alle sue 130. Si chiama Sandokan è di Nanni Balestrini ed è edito dalla casa editrice Einaudi, il suo sottotitolo è semplice e incisivo: Storia di camorra. Sandokan infatti in questo caso non è la celebre tigre della Malesia, signore di Mompracem, ma è piuttosto Francesco Schiavone, la tigre del clan dei casalesi, resa celebre dal romanzo di Roberto Saviano, Gomorra, è il re di Casal di Principe.
Sandokan è un romanzo forte, narrato in prima persona da un ragazzo che vive in un paese del casertano e assiste, e soprattutto racconta, senza usare punteggiatura e attraverso una strategia discorsiva mimetica, la storia di un degrado, quello che è alla base dell’ascesa al potere criminale di Sandokan e dei suoi uomini, quello degrado che non è una prerogativa del casertano, ma che sta diventando una delle cifre stilistiche della nostra penisola.
Questo di Balestrini, insomma, è un libro veramente notevole, scritto due anni prima di Gomorra di Saviano, anche se non ha sollevato lo stesso clamore del libro di Saviano e anche se l’autore, Nannni Balestrini, non è stato minacciato di morte e non vive sotto scorta, è un libro che merita di essere letto. Soprattutto perché non si tratta di docufiction o di ibrido di finzione e realtà, o di come volete chiamare gli esperimenti di Saviano, questa è semplicemente Letteratura.
Nanni Balestrini
Sandokan. Storia di camorra
Einaudi - Gli struzzi
euro 13,00
Raffaele Cantone è un magistrato napoletano, ha fatto parte della della Direzione distrettuale antimafia e ora lavora presso l’Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione, l’anno scorso ha pubblicato per Mondadori “Solo per giustizia” il racconto autobiografico della sua vita da magistrato a Napoli, della sua lotta contro la Camorra. Dal libro di Cantone verrà presto tratta una fiction in quattro puntate che verrà trasmessa su Raiuno entro l’anno e che avrà come consulente lo stesso Cantone che, ha spiegato, vorrebbe che nello sceneggiato comparisse il meno possibile della sua vita privata, permettendo così agli eventi del quale è stato testimone di essere i veri protagonisti.
Un altro tassello, dunque, del grande mosaico della cultura di testimonianza, soprattutto incentrata sui fenomeni criminali mafiosi e camorristici, un mosaico che si sta componendo molto velocemente e che riunisce nelle stesse fila magistrati come Raffele Cantone, giornalisti come Roberto Saviano, scrittori come Nanni Balestrini (autore nel 2004 per Einaudi di “Sandokan”), registi come Matteo Garrone, ma anche moltissimi altri si cui abbiamo già parlato e parleremo, insomma un esercito folto e molto vario che sembra avanzare veloce e compatto contro il suo obiettivo.
Anche se in fondo qualche dubbio rimane sulla compattezza e sull’univocità di scopi di questo multiforme esercito, soprattutto quando vediamo tramutare un libro come quello di Roberto Saviano, la cui importanza più che letteraria è sociale, in un film come quello di Garrone, la cui importanza non è affatto sociale bensì cinematografica, che si può permettere di lavorare indisturbato per dei mesi in uno dei posti più inaccessibili e pericolosi di Napoli, soprattutto per una troupe cinematografica che sta mettendo su pellicola il più grande atto mediatico di denuncia della Camorra degli ultimi anni.
Via | Repubblica