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Tutti gli articoli con tag mursia

L'Indice dei libri dell'anno

pubblicato da Roberto Russo

L'Indice dei libri dell'annoUn libro che parla di libri non è una novità, anzi, per molti è un vero genere che piace. Un libro che parla di recensioni di libri è più particolare. Se poi si tratta di un libro che raccoglie settanta recensioni apparse nel corso dell’anno sulla rivista L’Indice dei libri del mese allora è un vero è proprio gioiello da leggere e consultare. L’Indice dei libri dell’anno è edito da Mursia ed è a cura di Andrea Pagliardi, arricchito da disegni di Franco Matticchio. In copertina leggiamo: La classifica di qualità dei libri del 2011.

Ma come sono le recensioni de L’Indice? E quali criteri sono stati adottati per realizzare questo libro? Lo spiega Mimmo Cándito nella prefazione:

Noi non intendiamo la recensione come semplice segnalazione, per quanto colta e selettiva, di un’opera ma piuttosto come un breve saggio critico a sé, una riflessione ragionata, e argomentata, al di là di mode e discipline, attraverso una lettura che, partendo da un testo autoriale, ne analizza la ragione profonda, e scandaglia terreni e connessioni allargando in questo modo l’orizzonte del libro scelto, offrendo tutti gli strumenti interpretativi che un lettore professionale e al tempo stesso appassionato sa organizzare con spirito aperto.

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Nikolàj Leskòv, Lo scacciadiavolo

pubblicato da Roberto Russo

Lo_scacciadiavoloCorruptio optimi pessima. Se è vero che, grazie alla corruzione, ciò che era ottimo diventa pessimo è anche vero che è ancora peggiore se i due aspetti convivono in una stessa persona che ad alcuni si mostra ottima e ad altri pessima. È un po’ questa la scoperta che fa il protagonista del racconto Lo scacciadiavolo di Nikolàj Leskòv (1831-1895) pubblicato da poco da Mursia in un agile testo a sé stante nella collana IL PICCI one.

La storia inizia quando una madre invia suo figlio dallo zio perché lo aiuti nella vita studentesca a Mosca. Del resto questo zio è un “uomo timorato di Dio” con “un certo peso a Mosca” tanto che “è ricevuto anche dal governatore generale e dal metropolita: tutte credenziali che fanno ben sperare che il santo esempio dello zio gioverà al nipote. Solo che l’ignaro ragazzo si troverà dinanzi a una situazione veramente grottesca: lo zio si è ricco, lo zio si è rispettato ma è anche rotto al vizio e capace di cedere con la più grande facilità alle tentazioni. Salvo, poi, recarsi presso il monastero della Madonna “Tutta esaltata” e lì chiedere perdono, dopo aver fatto una generosa donazione alle monache che, naturalmente, considerano il vegliardo un benefattore stimatissimo.

Leskòv racconta, così, con rapide pennellate l’ipocrisia che può celarsi dietro agli atteggiamenti degli uomini pii. Ed è un ottimo esercizio anche per noi lettori per metterci in guardia non solo da chi si presenta come pio e onorato da tutti, ma anche da chi gode del favore da parte dell’opinione pubblica. Leskòv pare dirci di stare sempre con gli occhi aperti perché, in fin dei conti, nessuno di noi sa chi veramente sia l’altro.

Nicolàj Leskòv
Lo scacciadiavolo
traduzione di Ettore Lo Gatto
Mursia, 2012
pp. 56, euro 3,90

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Il giocatore di scacchi di Maelzel, di Edgar Allan Poe

pubblicato da Roberto Russo

Edgar Allan Poe, Il giocatore di scacchi di MaelzelDe Il giocatore di scacchi di Maelzel ci siamo occupati quando abbiamo recensito il bel libro di Tom Standage dal titolo Il Turco. La vita e l’epoca del famoso automa giocatore di scacchi del Diciottesimo secolo. In appendice a questo testo, infatti, la Nutrimenti ha pubblicato l’articolo di Edgar Allan PoeIl giocatore di scacchi di Maelzel, appunto – apparso sul Southern Literary Messenger nell’aprile del 1836. Ora le edizioni Mursia lo hanno pubblicato come libretto a se stante, con una veste grafica che valorizza molto il testo, nella collana IL PICCI one.

Come ricorderete Il giocatore di scacchi di Maelzel – o il Turco, come veniva anche chiamato, per via della foggia dell’abbigliamento – è stato un automa che dal 1770 al 1854 catalizzò l’attenzione su di sé perché era l’unico automa che, senza alcun trucco (o almeno alcun trucco visibile, ma non voglio svelarvi di più), riuscisse a sfidare gli esseri umani e, spesso, a vincere. Nelle varie esibizioni in tutto il mondo, l’automa giunse anche negli USA dove Edgar Allan Poe poté vederlo da vicino, studiarlo e quindi descriverlo in questo articolo.

Il valore del testo di Poe sta sia nella testimonianza storica che racchiude in sé, ma anche – e forse soprattutto – nel metodo analitico dello scrittore, che affronta la questione del giocatore di scacchi automatizzato da molti punti di vista, facendo un escursus su quanto fin ad allora era stato scritto e fornendo le sue interpretazioni, desunte in maniera rigorosa dall’osservazione e dallo studio. Un piccolo tesoro, questo di Edgar Allan Poe, che piacerà non solo agli amanti degli scacchi e ai fan di Poe, ma anche a quanti sono affascinati dal mondo dei misteri.

Edgar Allan Poe
Il giocatore di Scacchi di Maelzel
Mursia, 2012
ISBN 978-88-425-46495-9
pp. 80, euro 4,90

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Medioevo romantico, di Paolo Golinelli

pubblicato da Roberto Russo

Paolo Golinelli, Medioevo romanticoA voler ben guardare, cos’è che unisce noi italiani in un’unica identità? Di primo acchito verrebbe da dire: poco o nulla. Poi magari ci si pensa e iniziamo a trovare varie motivazioni. Dalla geografia particolare che definisce bene i confini all’unità religiosa (il cattolicesimo, con tutti i suoi pro e i suoi contro): in mezzo, una marea di di motivazioni, più o meno condivisibili. Ma c’è qualcosa di più profondo? Paolo Golinelli, ordinario di storia medievale e didattica della storia all’università di Venezia, individua il collante dell’identità nazionale nel Medioevo. Così lontano nel tempo? Secondo Golinelli sì e gli argomenti che porta a sostegno della sua tesi sono affascinanti e condivisibili.

Golinelli, rifacendosi a Ludovico Antonio Muratori, vede nel Medioevo “le origini delle nostre tradizioni, dei nostri costumi, delle nostre leggi, della nostra letteratura”. Ed è proprio nella letteratura la chiave di volta dell’unità nazionale italiana:

La presenza di una letteratura nazionale, con la sua capacità di veicolare narrazioni, esempi eroici, interpretazioni e ideali attraverso i mezzi più diversi – dalla scrittura alla trasmissione orale; dal teatro alle immagini, alla musica – nei qual gran parte del popolo si identificava, costituì il cemento unificatore della nostra nazione. C’è quindi un forte nesso tra Medioevo e Ottocento italiano, testimoni di un duplice “risorgimento della nazione” […]: il primo di carattere linguistico e culturale, il secondo approdato all’indipendenza e all’unità nazionale.

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Pescatori d'Italia, di Roberto Gabellini

pubblicato da Roberto Russo

Pescatori d'Italia, di Roberto Gabellini

Ho pensato al Purgatorio di Dante nel leggere il bel libro di Roberto Gabellini dal titolo Pescatori d’Italia. Storie sul bordo del mare pubblicato da Mursia. Nel canto VIII della seconda cantica, l’Alighieri descrive il tramonto e l’innalzamento della preghiera serale:

Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ‘ntenerisce il core
lo dì c’han detto ai dolci amici addio;

e che lo novo peregrin d’amore
punge, se ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more;

quand’ io incominciai a render vano
l’udire e a mirare una de l’alme
surta, che l’ascoltar chiedea con mano.

Ella giunse e levò ambo le palme,
ficcando li occhi verso l’orïente,
come dicesse a Dio: “D’altro non calme”.

Questo senso di attesa, di meraviglia, di occhi che si alzano al cielo e scrutano lontano ben si coglie negli otto racconti e trenta foto di volti di pescatori che compongono il libro di Gabellini. Si narrano storie di mare e pescatori, di persone che vivono nel mare e di quanti aspettano a terra con quel bordo che fa da divisione e, al contempo, da unione.

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Nuove edizioni di classici: Il mio Carso, di Scipio Slataper

pubblicato da Roberto Russo

Il mio Carso, di Scipio SlataperUgo Mursia Editore ha da poco ripubblicato un classico della letteratura italiana: Il mio Carso di Scipio Slataper (1888-1915) con un’acuta prefazione di Diego Zandel.

Come è noto Il mio Carso è stato pubblicato nel 1912 è un’autobiografia lirica suddivisa in tre parti che corrispondono all’infanzia, alla giovinezza e alla maturità di Scipio Slataper che è al contempo autore e protagonista del testo. Attraverso un uso vario della lingua (che strizza l’occhio a espressioni dialettali) e a un periodare asciutto che permette di apprezzare il testo senza tanti fronzoli, l’autore pone risalto la bellezza, la salubrità e la vividezza della natura – e del Carso in particolare – contro la malattia e la corruzione che vigono in città. E la bellezza senza pari della natura permette anche di poter elaborare il lutto e il dolore per il suicidio di Anna, la sua amata, e per la morte della madre.

Sono disteso nell’era. Sugli occhi mi sventola il sole con il tremolio soffuso degli ulivi. Giunge giunge pieno di salute e di gioia il maestrale dell’Adriatico. Abbrividisce il verde mare di Grignano, e sprazza in innumeri fiamme e scintille dorate, e la fresca pace mi penetra disciogliendomi come terra di marzo. In bocca balza un canto ingenuo e composto. […] Dolce è riposare così, amando delicatamente questa lunga erba e palpitare persi con lo sguardo nel cielo. Io sono una dolce preda desiderosa d’inghiottirsi nella natura.

Scipio Slataper
Il mio Carso
prefazione di Diego Zandel
Mursia, 2011
ISBN 978-88-425-4734-1
pp.132, euro 12

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Libri per l'estate: Tra cielo e terra, di Roberto Allegri

pubblicato da Roberto Russo

Tra cielo e terra, di Roberto AllegriRoberto Allegri nel suo ultimo libro Tra cielo e terra, pubblicato per i tipi della Mursia, racconta in modo aperto il rapporto che lo lega al cavallo. Al suo, in particolare, Rodin, ma anche al mondo che circonda questo animale che tanto ruolo ha svolto nella storia dell’uomo.

Colpiscono subito il taglio che lo scrittore dà alla sua narrazione e la capacità di analizzare la grande sensibilità del cavallo, animale forte e delicato, schivo e tenero. Accarezzare un cavallo, strigliarlo, sellarlo e montarlo sono gesti che da soli ripercorrono la storia dell’umanità e, in un certo qual senso, della stessa creazione. L’uomo deve fidarsi del cavallo per poterlo avvicinare senza che la memoria atavica della fuga emerga nell’animale rendendolo inarrivabile, oltre che pericoloso. E il cavallo deve imparare a cedere fidandosi dell’uomo che sa scrutare nei laghi profondi dei suoi occhi e sa captare l’energia potente che scaturisce dalla pelle elettrica del cavallo. Il contatto con il mondo animale dà a chi si metta in ascolto delle indicazioni incredibili di quanta realtà di possa cogliere “sentendo” integralmente e non lasciandosi guidare da uno o due sensi. Gli animali insegnano la profondità e liberano l’uomo dalla superficialità.

Il libro di Roberto Allegri si legge d’un fiato lasciando una sensazione gradevolissima. Non dobbiamo aspettarci virtuosismi letterari – non ce n’è bisogno –, ma uno stile pulito, onesto sì e scorrevole che ha lo stesso effetto di una cavalcata: rende leggeri.

Roberto Allegri
Tra cielo e terra. Un’esperienza di vita tra i cavalli
prefazione di Al Bano Carrisi
ISBN 978-88-425-4559-0
Mursia, 2011
pp. 196, euro 14

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