A Nocera Umbra c’era un uomo, Altim Popi. Un’età indeterminata a cavallo tra i trenta e i quarant’anni, ma più vicino ai secondi, soprattutto a causa del corpo sfibrato dall’attività massacrante che conduce. Un muratore albanese che lavorava spaccandosi la schiena come al solito. Un’esistenza normale. Una vita di fatica e di piccole soddisfazioni familiari. Due figli. Una moglie. Un cantiere. Un padrone. Poi l’irreparabile. Un incidente grave che lo porta a due passi dalla morte.
“L’uomo che manca” è la sua storia. Un susseguirsi di disperazioni e ingiustizie, di “momenti virtuosi di lode” che fanno onore ai “medici combattenti” e di piccolezze ai limiti del disumano di chi, da “questa brutta vicenda”, cerca solo di uscirne fuori il prima possibile e soprattutto di fare l’impossibile affinché i lavori procedano come al solito. Perché in fondo cosa gliene importa ai clienti se un lavoratore, “persino straniero”, è in fin di vita. E’ ciò che pensa il costruttore naturalmente, coadiuvato dall’avvocato De Falco, braccio destro di turno, dagli scrupoli morali inesistenti.
Ma non finisce così. E non potrebbe essere altrimenti. Giovanni Dozzini, l’autore classe 1978, giornalista, editor e scrittore umbro, non a caso laureato proprio in Giurisprudenza, come uno dei nostri protagonisti “della parte sbagliata”, ci mette dentro una bella dose della sua esperienza di vita civile e della sua indignazione. Il risultato è in certi punti fin tropo denso, ma proprio per questo ben gradito agli “spiriti forti”.
Video da radiophonica.com
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Si intitola “Uno ogni sette ore - Perchè di lavoro si muore” il libro che Gianni Pagliarini e Paolo Repetto hanno dedicato al fenomeno delle morti bianche in Italia.
Il calcolo infatti, drammaticamente, è quello: un morto sul lavoro ogni sette ore, ovvero 1300 persone lasciano la vita mentre si guadagnano il pane.
Edito da Datanews il testo, che sarà nelle librerie a partire dal 15 novembre, come informa l’ufficio stampa, raccoglie documenti e testimonianze di chi ha subito infortuni o dei loro parenti oltre che interviste a rappresentati istituzionali e sindacali che si confrontano ogni giorno col problema.
Gianni Pagliani è un ex sindacalista e parlamentare, Presidente della Commissione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura; Paolo Repetto è caporedattore del settimanale Rinascita e suo portavoce a Montecitorio.
Il 6 dicembre 2007 è avvenuta a Torino la tragedia della ThyssenKrupp, l’azienda tedesca leader nel settore dell’acciaieria e siderurgia. Sette operai sono morti, investiti da una fiammata causata da una fuoriuscita di olio bollente. Il processo si sta svolgendo in questi giorni, e il 30 giugno è stato raggiunto un accordo tra l’azienda e le famiglie delle vittime: la ThyssenKrupp si è impegnata a versare loro complessivamente 12.970 milioni.
Il libro di Diego Novelli, ex sindaco di Torino (Sperling&Kupfer, € 16,90), è la ricostruzione, sotto forma di racconto, di quelle drammatiche ore, e delle vite delle vittime. Non si sa come si concluderà l’intera vicenda, dal punto di vista legale. Quello che è certo è che la tragedia della ThyssenKrupp ha contribuito a risollevare l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti delle cosiddette “morti bianche”, le morti sul lavoro, di cui era troppo tempo che non si parlava più. Sfortunatamente invece continuano ad essere una realtà.