
Il mio amico Lucio Battisti è un libro prezioso, in cui il celebre autore e poeta Mogol, stimolato da un gigante del giornalismo come Claudio Sabelli Fioretti, fornisce una propria visione - necessariamente parziale, ma apparentemente sincera - della vita e dell’opera dell’ormai leggendario duo Battisti-Mogol.
Ne esce una storia grandiosa e triste, quella di un intenso, prolifico e in definitiva immortale sodalizio artistico distrutto - secondo Mogol - da una questione di principio legata ai soldi e da Grazia Battisti, novella Yoko Ono all’italiana.
In un affascinante capitolo, Sabelli Fioretti estorce a Mogol tutti i risvolti paranormali inerenti la scrittura della canzone L’arcobaleno, con effetti non poco suggestivi.
Domani uscirà in libreria Il mio amico Lucio Battisti, libro-intervista al paroliere Mogol a cura di Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro.
Fra i tanti testi dedicati al cantautore di Poggio Bustone, questo è il primo a registrare le opinioni e i ricordi di Giulio Rapetti, in arte Mogol, il paroliere di tante indimenticabili canzoni. Ci sono dunque tutte le premesse perché davvero il libro possa raccontare «il Battisti più intimo e sconosciuto», quello inedito della vita quotidiana, e anche le dinamiche con cui sono nati tanti piccoli capolavori della musica leggera.
Il mio amico Lucio Battisti si ripromette inoltre di pronunciare per la prima volta parole definitive su alcune vexatae quaestiones su cui ancora gli appassionati s’interrogano. Ad esempio: è vero che in fondo Mogol e Battisti erano davvero fascisti? E perché si sono separati nell’ultimo scorcio della carriera di quest’ultimo? Cosa accadde durante il loro famoso viaggio a cavallo? E qual è la vera storia del Cet, la celebre scuola di musica umbra in cui i due incrociarono i destini?
«Lo scopriremo solo vivendo», direbbero Battisti e Mogol. Vivendo e (forse) leggendo Il mio amico Lucio Battisti.