L’autobiografia di Maurizia Paradiso, “I travestiti vanno in Paradiso” (Aliberti Editore) fa venire in mente i mitici Squallor, quando nel 1980 cantavano: “c’è un dottore a Casablanca/ che ti leva quel che vuoi/ se non hai una palanca/ non andare a Casablanca“.
Maurizio Paradiso non ha mai avuto una palanca. Figlio di una prostituta diciottenne, abituato a dormire in macchina mentre mamma andava a fare le marchette, Maurizio ha vissuto un’infanza a dir poco atroce.
Una ‘via crucis’ di collegi - tutt’altro che un Paradiso - tra abusi psicologici, fisici e sessuali senza posa. Fino a quella volta in cui sua madre gli chiese di sparare alla rivale di strada, meglio nota come la Tigre.
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