Bon ton è una parola che a volte, erroneamente, confondiamo con snob: “matrimonio bon ton” sembra un ideale lontano dalle tasche della stragrande maggioranza dei comuni mortali che vogliano sposarsi dignitosamente in tempi di forzata devozione alle strategie “low cost” in qualsivoglia ambito della nostra vita.
E invece il libro di Giorgia Fantin Borghi, che propone “100 consigli da Wedding Planner per sposarsi con un tocco di bon ton” ha fatto proprio cambiare idea a me, che coltivo un’anima da appassionata – a tempo perso – di design e di alta moda.
Perché bon ton è sinonimo di rispetto per l’altro, di gentilezza, di essenzialità, non tanto di scenografici allestimenti floreali o culinari. E quindi in questo senso matrimonio bon ton, avete indovinato, fa rima anche con risparmio, come spiega anche l’autrice in alcune piccole “dritte” pratiche per tagliare le spese, nell’ultimo capitoletto.
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Tutti noi amanti del romanzi di Tolstoj ci siamo sentiti di schierarci, dopo aver letto Anna Karenina, per una delle due principali storie d’amore intorno alle quali gira il romanzo: quella passionale (e nel finale auto-distruttiva) di Anna e Vronskj, e quella pacata, in sordina ma non meno romantica di Levin e Kitty - Kitty gli aveva rifiutato la sua mano perchè infatuata di Vronskj, ma poi Levin riesce a riconquistarla - di cui riporto uno fra i brani più belli.
E’ quello che descrive i sentimenti dell’attesa di Levin alla vigilia del fidanzamento con la ragazza, che gli ha già detto di sì con un gioco cifrato durante una riunione di famiglia, la sera prima. Tolstoj vi trasferisce tutta l’impazienza di ogni innamorato corrisposto che non veda l’ora di baciare l’amata per la prima volta (e in questo caso, di sposarsi, visto che all’epoca fidanzamento e matrimonio erano solo due aspetti dell’unica questione).
Tutta quella notte e la mattina seguente Levin aveva vissuto inconsciamente e si era sentito del tutto fuori della vita materiale. Non aveva mangiato durante il giorno, non aveva dormito per due notti, aveva passato alcune ore, svestito, al gelo, e si sentiva non solo fresco e sano come non mai, ma come staccato completamente dal corpo; si moveva senza alcuno sforzo di muscoli e sentiva di poter fare qualsiasi cosa. Era sicuro che, se fosse stato necessario, sarebbe volato in cielo o avrebbe smosso l’angolo di una casa. Passò il resto del tempo in istrada, guardando continuamente l’ora e voltandosi di qua e di là.
Continua a leggere: Le più belle pagine d'amore. Kitty e Levin (Anna Karenina)

L’amore non dovrebbe essere una lotta…L’amore è una grazia divina. E’ qualcosa che accade o niente. Non è solo un prodotto del lavoro e del sudore. E nemmeno sempre te lo sei guadagnato. Certo, a volte bisogna lavorarci, ma la cosa migliore è quando l’amore arriva senza una ragione, misteriosamente. Quello che sto dicendo è che non puoi costringere quella maledetta cosa a esistere.
Due coppie diversissime tra loro, alle prese con quel grande mistero di equilibrismi che è il matrimonio, di cui ogni personaggio svela il complicato funzionamento con le proprie parole. Questo il filo rosso fra i due racconti di Philip Lopate raccolti nel volume Due Matrimoni.
Lopate ci mette davanti, in metafora, ai meccanismi che regolano miracolosamente un orologio delicato. Alimentato spesso da episodi casuali delle nostre esistenze, oltre che dalle nostre emozioni e dalle nostre capacità di introspezione.

“Se ci fosse un ufficio governativo chiamato dipartimento dell’Amore umano, una grande stanza rosa piena di donne dai grembi soffici e di teneri uomini dagli occhi scuri, questi verrebbero inondati di reclami e proteste ogni giorno. La gente intenterebbe causa all’Amore per danni inimmaginabili. Ma non può, così viene da me”
Tre persone si incontrano, un’ora a settimana, in un pittoresco studio color albicocca a Evanton, nelle Highlands scozzesi. Nella loro testa - mentre dovrebbero stare ad ascoltare, in teoria, le frasi che pronunciano gli altri - una realtà parallela di recriminazioni, aspirazioni romantiche e voglie di fuga (e di sano sesso).
Funzionano tutte così, le sedute di Rose e Harry dalla loro consulente matrimoniale, Ania. Perchè si, Rose lo confessa: “Sono una pessima madre, oltre che una pessima moglie…. una moglie che parla con suo marito soprattutto attraverso una donna polacca-scozzese, e che si dimentica di nutrire il suo figlio adolescente in modo equilibrato”.
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Un romanzo scacciapensieri, questo di Anne Cherian, che trovate anche in economica per la Newton Compton. Come spiega il titolo (in inglese A Good Indian Wife), si tratta della storia di un matrimonio ‘combinato’ fra un affascinante anestetista indiano da anni in America, Suneel, e una ragazza di 32 anni, molto bella ma di famiglia umile, Leila, che per un caso viene richiesta in moglie da lui.
Suneel torna in patria solo perchè il nonno Tattappa gli rivela di essere malato, e il suo desiderio che si sposi. La zia Vimla in pochi giorni combina molti appuntamenti, ma la prima donna che Tattappa vuole che Suneel veda è proprio lei, Leila, con gli occhi capaci di danzare. “E’ in là con gli anni e di famiglia umile, se la rifiuti nessuno te ne farà una colpa”, gli dice Tattappa.
E invece, per un fraintendimento, Suneel si trova quasi involontariamente a farle una proposta di matrimonio. Il problema è che Suneel in patria ha già, da anni, una fidanzata, Caroline (la sua segretaria) ed è facile immaginare che lei non prenda molto bene l’intera situazione. Ma nel frattempo Tattappa cade e viene ricoverato in ospedale e c’è davvero poco tempo per pensare a un modo per tornare indietro.
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Gli ingredienti perchè a noi, appassionate di chick lit, piaccia questo romanzo di Leah Stewart, ci sono tutti. C’è l’amicizia fra due ragazze molto diverse, Cameron e Sonia. C’è il racconto della loro amicizia da adolescenti, che si è interrotta bruscamente, per volontà di Cameron, nel parcheggio di un autogrill.
Cameron, una ragazzona di oltre un metro e ottanta, da allora non ha fatto altro che scappare, finchè un giorno le arriva una lettera di Sonia in cui la ragazza le annuncia che sta per sposarsi. Da anni Cameron vive a casa di Oliver, un adorabile novantenne a cui in pratica fa da badante, nonostante le iniziali resistenze di lui. Oliver infatti ha accettato di averla accanto solo come ’segretaria’, dopo le insistenze della sua unica figlia, Ruth.
Fra Cameron e Oliver è nata un’amicizia speciale, fatta di rassicuranti routine quotidiane, pranzi a base di tramezzini al formaggio, e l’abitudine ad andare a letto presto, la sera. Oliver sa che la vita di Cameron, a soli trent’anni, è ‘bloccata’ e - nonostante lei assicuri che va benissimo così - vorrebbe che si rituffasse in un’esistenza normale. Quando arriva la lettera di Sonia, Oliver intuisce che c’è proprio questa ex-amica alla base del ‘blocco’ di Cameron.
Continua a leggere: Passione chick lit: Caffè con panna, di Leah Stewart
Dopo Pride and Prejudice and Zombies, la casa editrice Quirk Books ha deciso di concentrare la sua attenzione su un altro grandissimo classico della letteratura rivisitato, questa volta, in versione Cyborg.
Il titolo del nuovo romanzo sarà Android Karenina e arriva proprio nell’anno in cui si celebra il centenario della morte di Tolstoj. Nelle librerie americane sarà disponibile dal 9 giugno prossimo, e sarà firmato da Ben H. Winters, gia’ co-autore nel 2009 di ‘Sense and Sensibility’ e ‘Sea Monsters’.
‘Vogliamo combinare le trame dei classici cari a generazioni di lettori con personaggi oggi popolari come i ninjas, i pirati, gli zombies, le scimmie e i robot’, ha spiegato l’editore Jon Rekulak.
Continua a leggere: Dopo gli zombie di Jane Austen arriva Android Karenina: perchè?
Ancora non ce l’ha fatta, a quando ci risulta, a scrivere per Vanity Fair, però una parte importante del sogno di Emma Travet si è realizzata: l’editore Memori ha infatto accettato di pubblicare il suo romanzo, nato su un un blog. E proprio su internet (su MySpace) l’autrice aveva chiesto se ci fosse un editore interessato alla sua storia di precaria ventiseienne.
Arriva così la proposta editoriale, e il titolo appropriato: “Voglio scrivere per Vanity Fair”, una storia durante la quale, grazie alla scrittura veloce dell’autrice, siamo trascinati dietro la vita senza fiato di Emma, reduce da un addio al nubilato a Londra, persa fra il suo lavoro alla cronaca locale di un giornale torinese diretto da Mr Vintage (che indossa sempre delle ridicole cravatte e l’ha scambiata per la baby sitter di suo figlio) gli aperitivi al volo con gli amici e le nottate sui social network.
Il tutto nel tentativo di non pensare all’imminente matrimonio con Marco, lo storico fidanzato architetto anche lui stressato da una vita ‘a progetto’, in cui non sempre si viene pagati quando si lavora.
Continua a leggere: Voglio scrivere per Vanity Fair, di Emma Travet
Per i tipi Morellini è appena uscito un curioso vademecum sul legame che spesso precede o sostituisce il matrimonio, la convivenza. Si tratta di ‘Felici & conviventi’ di Michaela Karina Bellisario, giornalista e scrittrice. Dieci capitoli in tutto, per arrivare pronti al grande passo e affrontare nel miglior modo possibile la vita a due.
“Sì, perché prima o poi arriverà la persona che vi farà capitolare e desiderare un nido tutto vostro, con i vostri mobili e i vostri libri, la vostra playstation e le decine di paia di scarpe che non saprete dove nascondere”, dice l’autrice. ‘Felici & conviventi’ si rivolge in primo luogo alle donne, ma ogni capitolo è seguito da un’appendice intitolata ‘Mr Sweetheart’, con il punto di vista maschile.
Il percorso parte dalla storia della convivenza (con esempi di coppie famose quali Spencer Tracy e Katherine Hepburn, Susan Sarandon e Tim Robbins, Goldie Hawn e Kurt Russel) e dai test per scoprire se si è pronti per vivere con l’altro/a; tratta poi gli aspetti giuridici in Italia e all’estero, tra registri delle unioni civili, contratti di convivenza, Pacs e proposte di legge; analizza la ‘Fenomenologia del convivente’, mammone in stile Peter Pan o cocca di papà che sia, suggerendo come conoscerlo e amarlo senza subirlo.
Continua a leggere: Felici & conviventi, di Michaela Karina Bellisario
Zia Mame non ha età. Vive i suoi trent’anni negli anni Venti, e arrivata agli anni Sessanta si dichiara appena quarantenne. Glielo consentono i suoi meravigliosi trattamenti di bellezza notturni e periodiche incursioni nelle spa Estee Lauder, oltre che uno spirito battagliero come quello di una ragazzina. Una eterna ragazzina che ha deciso di non volersi sposare col primo ‘buon partito’ a disposizione anche mentre sta affogando nei debiti.
Una che è convinta di essere una star del teatro per aver recitato in una tourneè da palcoscenico, da giovane, ma poco importa: lei, come le rimprovera il nipote e orfanello Patrick, ha bisogno di recitare in ogni istante della sua vita. Durante la Depressione degli anni Venti dovrà fare i salti mortali per mantenere il suo stile di vita fatto di champagne e abiti Lanvin, e finirà anche come commessa in un negozio di pattini. E’ lì che incontrerà Beau, il grande amore della sua vita, e sopravviverà alle ire della sua ex fidanzata domando, sotto gli occhi increduli di chi la sa incapace di cavalcare, un cavallo pazzo (fornitole guarda caso proprio dalla ex di Beau).
Ma zia Mame metterà a rischio in moltissimi modi i nervi di Patrick, come quando si innamorerà di un taciturno poeta irlandese che finirà nel mettere incinta la sua giovane segretaria, del cui pargolo Mame vorrà occuparsi a tutti i costi, o quando riuscirà a salvarlo da un matrimonio affrettato con una borghese-nell’anima incontrata al college mettendo in ridicolo i comportamenti dei genitori di lei.