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Tutti gli articoli con tag margherita hack

La stella più lontana. Margherita Hack con Giulia Innocenzi

pubblicato da Roberto Russo

Margherita Hack, La stella più lontanaConosciamo la schiettezza tutta toscana dell’astrofisica Margherita Hack. Laddove, però, la schiettezza si sposa con profonde riflessioni e una totale onestà, ne nasce una personalità affascinante, un po’ ruvida, forse, ma coinvolgente.

L’intervista rilasciata alla giornalista Giulia Innocenzi si condensa in La stella più lontana. Riflessioni su vita, etica e scienza, un libretto agile, edito da Transeuropa, che non smette e non rinuncia a stupire e sollecitare il lettore a porsi, in coscienza, di fronte ad alcuni dei temi più discussi nei luoghi istituzionali e fuori. Soprattutto fuori, perché è l’essere umano legittimato a riflettere sulla sua vita, l’origine e la fine e la dignità del vivere, senza intromissioni della politica che segue interessi lontani dal sentire comune e della chiesa che si arrocca su posizioni francamente insostenibili. All’analisi limpida e tagliente del metodo scientifico di Margherita Hack è soprattutto il Vaticano a uscirne peggio. Intendiamoci, chi scrive è completamente d’accordo con le posizioni della scienziata, e non può non riconoscere che per una sorta di passiva reverenza la società italiana concede al Vaticano delle libertà che sarebbero altrove impensabili.

In La stella più lontana si parla di eutanasia, di cellule staminali, di vita e di morte, di dignità, di vegetarianesimo e, dopo una conversazione serrata con la curatrice, le parole di Margherita Hack vengono completate dall’antologia minima che chiude il libro in cui troviamo la lettera di Piergiorgio Welby a Giorgio Napolitano e la risposta del Presidente, la lettera aperta di Lucio Magri e la lettera a Lucilio di Seneca. Nelle pagine successive si trovano, infine, i testamenti biologici di Margherita Hack e di Giulia Innocenzi.

Margherita Hack
La stella più lontana.
Riflessioni su vita, etica e scienza

a cura di Giulia Innocenzi
Transeuropa, 2012
ISBN 978-88-7580-162-5
pp. 96, euro 10

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Raccontare gli italiani. Il Ruvido

pubblicato da Roberto Russo

Il RuvidoQuando tutt’intorno va male – o sembra andare male – rifugiarsi nella lettura può essere un piacevole antidoto. Se poi anche la lettura è di quelle buone, dove il saper dire e il saper far ridere, allora il brutto che c’è intorno sparisce. È un po’ questa la filosofia de Il Ruvido, il nuovo settimanale di satira in edicola da oggi.

Il Ruvido si inserisce nel solco della tradizione satirico-letteraria italiana (ricordiamo, per esempio, Il Male o Frigidaire). Pubblicare feuilleton satirici, inoltre, è un po’ il fiore all’occhiello di molte case editrici (quella che pubblica Il Ruvido è Drimcamtrù). Nel nostro caso, poi, ci sono una serie di firme di tutto rispetto, non solo del panorama satirico italiano, ma di quello della cultura in genere: Franca Valeri, Bebo Storti, Gianni Fantoni, Stefano Ferrante, Gigi Proietti per finire con un’inedita Margherita Hack che cura la rubrica di astrologia! La direzione del settimanale è del blogger Roberto Corradi e del giornalista Marco Presta, de Il ruggito del coniglio.

Nello sfogliare le pagine de Il Ruvido, che esce il sabato, mi sono ricordato di quando anni fa, insieme ad altre persone, dovetti sistemare la biblioteca privata di un vescovo, che era stato anche padre conciliare. Tra i volumoni degli atti del Concilio Vaticano II, saggi di teologia (alcuni intonsi…) e altri libri altisonanti trovai imboscati dei fumetti di Jacovitti. Segno evidente – e simpatico – che non sempre possiamo stare a leggere libri seri, romanzi scritti benissimo o interminabili saghe. Una risata (anche ruvida…) può essere di grande aiuto!

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La mia vita in bicicletta, di Margherita Hack

pubblicato da sara

margherita hack “Sei per Binda o Guerra?…Questa fu la prima domanda che rivolsi ad Aldo, quando al giardino pubblico del Bobolino mi offrì di giocare con lui e i suoi amici, perchè io “avevo la palla” e potevamo fare un torneo. Allora avevo appena compiuto undici anni. Lui ne aveva tredici ed era per Guerra. Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme”.

La bicicletta come punto di fuga che mette in prospettiva il mondo: detta le leggi per un mondo più ecologico, riduce la superbia dei dittatori a caricatura, ci spiega in cosa consista la giovinezza e ci mostra come forse l’essenza della vita a due sia proprio il saper divertirsi a mantenere l’equilibrio in due su una stessa bici traballante. Riesce a trasformare insomma le due ruote in una metafora della vita, questa gustosa e atipica autobiografia La mia vita in bicicletta, firmata dall’astrofisica Margherita Hack, classe 1922.

Col ritmo scanzonato della sua fiorentina vitalità, pedalata dopo pedalata e di buona lena, divoriamo scattanti capitoletti in cui l’autrice ripercorre quasi un secolo di storia con gincane e carambole fra innamoramenti, affetti famigliari, passioni intellettuali e (naturalmente) escursioni all’aria aperta, sulle due ruote e spesso con al seguito gli animali di casa.

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Il libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere

pubblicato da roberta

chiesa non fa leggere libroLa notizia è che la Newton & Compton Editori ha fatto il botto: “Il libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere” ha già venduto 100.000 copie. La buona notizia è che questa controstoria delle religioni invita a non smettere mai di pensare con la propria testa. La notizia meno buona è che l’Uaar (l’Unione Atei e Agnostici Razionalisti), associazione che vanta fra i suoi fondatori scienziati quali Piergiorgio Odifreddi e Margherita Hack, ha deciso di approfittarne per fare una domanda agli italiani: Dio esiste? La risposta sugli autobus.

Pare che la partita della fede sarà giocata in casa del nemico storico dei non credenti italiani, il cardinale Angelo Bagnasco. Il condizionale è d’obbligo perché la campagna promozionale, già proposta a Londra, Washington e Barcellona, dovrebbe sbarcare dal 4 febbraio a Genova. Così, mentre il quotidiano online ligure mentelocale.it lancia un sondaggio per sapere se salireste o meno sull’autobus che pubblicizza la non esistenza di Dio, il pensiero torna al saggio-scandalo.

Scritto da Tim C. Leedom e Maria Murdy, due giornalisti e documentaristi con il naso nei grandi fatti della società, il libro è una Torre di Babele di lingue e di credi che, alla fine, dipingono un uomo che resta fedele a se stesso. Perché la religione, questa la tesi dei due autori, altro non è che una sovrastruttura della quale ogni epoca ha avuto bisogno come scudo per affrontare la durezza del vivere.

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