C’è un uomo che vive da qualche parte, in Italia, senza rivelare a nessuno il suo nome. Passa le sue giornate seduto dietro le persiane semichiuse, fissando una vita che non gli appartiene più.
I suoi figli gli hanno chiesto di non disturbarli più, e sua moglie ha chiesto la separazione da molto tempo. Non gli hanno perdonato di aver dovuto cambiare anche i propri nomi, per colpa sua.
L’unica colpa di quest’uomo è in realtà quella di essere stato uno dei primi “testimoni” di un delitto di mafia. Di aver raccontato di aver visto un mafioso sparare a un uomo, a bruciapelo, proprio davanti ai suoi occhi.
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“Chi ha paura di Marco Travaglio?” è il titolo della collana di libri del giornalista torinese ripubblicati - già da qualche settimana - dal quotidiano l’Unità. Fino a ora sono usciti in edicola “L’odore dei soldi”, “Montanelli e il Cavaliere”, “Bananas”, “Regime” e “Le mille balle blu”.
Marco, visto che ti ri-pubblica l’Unità è evidente che loro non hanno paura di te. E allora mi spieghi “chi ha paura di Marco Travaglio?”
(Ride) A giudicare da quanti si arrabbiano per le cose che faccio, tanti.
Fuori i nomi.
Diciamo che deve avere paura di me - come di tutti giornalisti che fanno davvero i giornalisti - chi ha qualcosa da nascondere.
Perché ripubblicare la tua opera omnia?
Primo, perché alcuni lettori non possono spendere 15 euro per un libro, ma la metà magari sì. Secondo, perché è giusto far circolare di nuovo dei libri che ricordino il pericolo che si corre quando Berlusconi va al potere. È passato solo un anno e mezzo, ma già ce lo stiamo dimenticando.