Quattro racconti, uno per ogni stagione: è il nuovo libro – pubblicato direttamente in eBook da Delirium edizioni – di Luigi Milani dal titolo Seasons. Oltre che dalla stagionalità, i racconti sono uniti da un altro filo conduttore: Filippo, il protagonista delle quattro stagioni, ci viene presentato in vari momenti della sua vita. E se è vero il primo racconto – Primavera – narra dell’adolescenza di Filippo, l’ultimo – Inverno – non ci fa sbirciare sulla vecchiaia. Non almeno su quella fisica, intendiamoci: Luigi Milani, infatti, ci parla un po’ dell’inverno dell’amore, del cuore che forse un po’ avvizzisce a seguito delle molte delusioni.
Interessante è notare come il tema delle stagioni ritorni anche all’interno dei testi stessi, anche se esplicitamente: la narrazione, infatti, segue sempre un climax che pone in evidenza vari momenti e vari aspetti dei momenti raccontati, tanto da poter essere una ripetizione dei ritmi delle stagioni. E non a caso parlo di ritmo, dal momento che l’elemento musicale – dai Police ai Genesis con qualche puntatina agli Abba – contribuisce a scandire lo scorrere del tempo (non dimentichiamo, inoltre, che Luigi Milani prima di questa silloge ha pubblicato il denso romanzo Nessun futuro imperniato proprio sulla musica e sui suoi miti).
Tra tutti i testi mi è piaciuto molto il primo, quello della primavera: l’alternarsi di ampi sprazzi di luce solare a momenti di buio e oscurità rende bene, a mio modo di vedere, la peculiare caratteristica della primavera che è sì un preludio all’estate ma ha ancora in sé semi dell’inverno.
Luigi Milani
Seasons
Delirium, 2011
ISBN 9788866070191
eBook in formato ePub: euro 4,99

A volte ritornano. Ma, attenzione, per una volta non parliamo di zombie, bensì di quei personaggi così radicati nell’immaginario collettivo che, anche dopo la notizia “conclamata” della loro morte, per così dire ufficiale, continuano a essere ritenuti vivi da milioni di fan in tutto il mondo. Il fenomeno riguarda soprattutto il mondo della musica: Elvis Presley e Michael Jackson, per citare due esempi tra i più celebri. Fiumi di inchiostro scorrono su questi fenomeni (come anche sull’altro fenomeno parallelo: quello del musicista morto e rimpiazzato, vedasi Paul McCartney). Di queste storie pullula il web, ma ora stanno diventando parte anche della letteratura.
Agli inizi di quest’anno la Valter Casini ha pubblicato il romanzo Nessun futuro di Luigi Milani. Nel libro l’autore immagina che Kurt Cobain non sia morto suicida l’8 aprile 1994, ma continui a vivere da qualche parte. In questi giorni la Mondadori ha pubblicato il libro E nemmeno un rimpianto. Il segreto di Chet Baker di Roberto Cotroneo in cui si racconta che il celebre trombettista jazz Chet Baker non sia morto il 13 maggio 1988, ma continui a vivere in un eremo nel Salento.
Forse è solo una coincidenza il fatto che, a distanza di pochi mesi, vengano pubblicati due libri che si rifanno a un tema comune. Forse gli scrittori, immersi come sono nel cosiddetto Zeitgeist, sanno captare meglio quanto avviene nel mondo (sia esso fisico o virtuale, dei viventi o dei “non-morti”), per mettere nero su bianco un qualcosa che si respira. Forse stiamo assistendo davvero alla nascita di un nuovo e affascinante genere letterario: l’ucronia musicale.
Forse – non ce ne voglia l’autore di Nessun futuro – non ci resta che osservare cosa succederà nel futuro prossimo nel campo dell’editoria e valutare se questa nuova forma di ucronia avrà un qualche seguito.
Le edizioni Ciesse hanno da poco pubblicato – sia in versione cartacea che come eBook – l’antologia Favole della Mezzanotte, a cura di Stefano Pastor. L’antologia raccoglie i testi di diciotto autori (Pastor incluso) che interpretano a modo loro il tema della fantasia. Il titolo dell’antologia è una sorta di ossimoro in quanto avvicina due termini culturalmente in antitesi tra di loro: le favole – che rimandano a un contesto di serenità e fanciullezza – e la mezzanotte – che strizza l’occhio all’ora dei fantasmi con tutto il background di racconti dell’orrore che si porta appresso. È lo stesso curatore a spiegare questa scelta:
Quelle che ho voluto raccogliere in questo libro sono favole, storie fantastiche, per ragazzi più grandi e adulti. Quelli che a mezzanotte sono ancora alzati, e possono riunirsi davanti a un camino, oppure in campeggio sotto alle stelle, e raccontarsi storie. Storie che per una volta tanto non sono solo racconti di paura. Storie tristi o felici, storie della loro vita e della loro città, oppure perse in mondi lontani, ma che abbiano in sé una speranza, un significato, persino un insegnamento da dare. […] Sono proprio le favole il fulcro stesso dalla narrativa, l’anima del fantastico. Esse sono radicate nell’animo dell’uomo da tempo immemore, e sono il fondamento di ogni genere letterario. Sono la base, le origini, della fantasia stessa.
Lungo i sentieri non definibili a priori della fantasia si muovono quindi i racconti che compongono questo libro (che nell’edizione cartacea conta ben 494 pagine). Come in ogni antologia lo stile è diverso, l’andamento è eterogeneo con tutti i pregi e le difficoltà di lettura che questo comporta. Tra le mie favole della mezzanotte annovero quella di Sonia Dal Cason – E vissero per sempre felici e contenti… – che racconta quello che realmente succede nelle favole dopo questa (stucchevole) frase; Olivia dagli occhi nocciola di Jenni Gecchelin che ci narra di vagabondi e amori; Il patto di Luigi Milani che fa realizzare a un vecchio il suo sogno e I Bambini Controvento delle Ore Senzatempo, ultima favola della raccolta, scritta da L. Nivoul che inizia con un haiku: Fra le tue braccia / Uragano di pace / Naufrago ebbro. Quasi una sorta di augurio a naufragare tra le pagine dell’antologia.
Favole della Mezzanotte
a cura di Stefano Pastor
Ciesse edizioni, 2011
cartaceo: ISBN 9788897277811 – pp. 494, euro 20,00
eBook: ISBN 9788897277828 (epub, mobi, pdf), euro 9,00
I diritti d’autore saranno devoluti a una struttura di accoglienza per le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini di Genova.

Ci sono anche Licia Troisi e Paola Boni tra le moltissime firme che, con i loro racconti o le loro illustrazioni, riempiono il sito Autori per il Giappone. L’idea è semplice e, come per tutte le cose semplice, ha successo. Il meccanismo è semplice: da un lato si leggono storie, dall’altro si è invitati a cliccare sul banner di Save the Children presente in ogni pagina e fare una donazione per sostenere le attività benefiche dedicate ai bambini e alle famiglie giapponesi colpite dalla recente catastrofe. Leggiamo sul sito:
In questo sito troverete le parole, in forma di racconto, di poesia, o di anticipazione da romanzi inediti, di autori fra loro diversissimi. Scrittori che hanno già alle spalle molti libri e fan writers, grandi firme e persone che scrivono per puro divertimento. Siamo tutti insieme, in ordine alfabetico […] Siamo diversi – così come sono diverse le storie, non tutte legate a quanto è avvenuto l’11 marzo – ma abbiamo qualcosa in comune: il desiderio di usare le parole per dare un aiuto al Giappone. Altri lo hanno fatto, in altri paesi. Vogliamo farlo anche noi.
Si tratta di belle storie (alcune iniziano ad essere tradotte anche in giapponese) non solo di autori famosi come la Troisi (che ha scritto W) e la Boni (con il racconto Megami) ma anche di altri autori meno noti, alcuni che abbiamo conosciuto anche qui su Booksblog (come, per esempio, Simone Maria Navarra presente con La fine del vento e Luigi Milani con Una telefonata dal futuro) e altri, almeno per lo scrivente, totalmente sconosciuti. Ma tutti insieme per mandare un pensiero felice (e un sostegno concreto) al Giappone. Fateci un salto, se volete: una buona lettura (intesa sia come intrigante che come “buona azione”) è sempre qualcosa di positivo.
Una storia in cambio di un dono: anche un centesimo può fare la differenza. Sempre.
È uscito in questi giorni per la Casini Editore l’ultimo romanzo di Luigi Milani dal titolo Nessun futuro. Il romanzo – con uno stile molto curato e “cesellato” – ruota intorno alla figura di Phil Summers, leader dei Chaos Manor. Anzi, intorno alla sua prematura scomparsa. Tema, questo della morte prematura di un musicista, che riempie spesso le pagine dei giornali, da Elvis a Jim Morrison a Michael Jackson a Paul McCartney. Le intenzioni del libro sono espresse da Kathy Lexmark, l’investigatrice:
Ho intenzione di scrivere qualcosa su Phil Summers. Rifugiarmi tra le pieghe più oscure della sua contorta storia in qualche misura mi ripaga delle continue frustrazioni che mi riservano i balordi vertici di questo schifo di televisione.
Abbiamo rivolto qualche domanda all’autore, Luigi Milani, sia sul romanzo in sé, che su alcuni aspetti dello scrivere e del narrare. Ecco cosa ci ha risposto.
Continua a leggere: Nessun futuro. Intervista all'autore Luigi Milani
Siamo abituati a sentire parlare dei fatti di Genova: fanno, purtroppo, ormai parte del nostro vissuto e molti di noi ricordano quanto successe dal 19 al 22 luglio 2001 in quel di Genova in occasione del G8. Le storie di quel famoso G8 le abbiamo ascoltate in tv, in radio, lette sui giornali, su siti, blog… Una di queste storie viene raccontata, ora, alla vigilia del decimo anniversario dei fatti, da Luigi Milani nel suo ultimo romanzo dal titolo Ci sono stati dei disordini. La tragedia di una donna al G8 di Genova.
Il romanzo di Milani inizia a ridosso del G8 genoano, si sviluppa in quei giorni – con dei sapienti flashback che contestualizzano alcuni eventi, tanto del G8 in sé quanto dei singoli protagonisti del libro – e si protrae nel futuro, fino ai giorni nostri e oltre, quasi come speranza che, prima o poi, una sorta di soluzione, o, se preferite, di guarigione (e il termine guarigione non è scelto a caso, visto che rientra nelle corde della narrazione) possa finalmente giungere, per tutti quelli che, in un modo o nell’altro, sono stati implicati nei fatti di Genova e, anche, per la memoria collettiva dell’Italia. E l’immagine finale del romanzo resta vivida nella mente del lettore (e nella speranza di molti):
La legge degli uomini può essere di gran lunga peggiore di quella di Dio. Questo è il pensiero che affligge la mente di Silvia, mentre ripone l’ennesimo ritaglio di giornale in un raccoglitore straripante di articoli e fotografie. Ecco perché ha giurato a se stessa che non si arrenderà mai, finché giustizia non sarà fatta. Se è vero che la verità rende liberi.
Luigi Milani
Ci sono stati dei disordini. La tragedia di una donna al G8 di Genova
prefazione di Antonella Beccaria
Arduino Sacco, 2010
ISBN 978-88-6354-296-7
pp. 116, euro 13,90
Scrive Nassim Nicholas Taleb nel suo libro Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita:
Ciò che qui chiameremo Cigno Nero, con la maiuscola, è un evento che possiede le tre caratteristiche seguenti. In primo luogo è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità. In secondo luogo ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa per renderlo spiegabile e prevedibile.
Se volete questa spiegazione è un po’ la chiave di apertura di un altro Cigno Nero, quello che dà il titolo al racconto di Bruce Sterling edito dalla casa editrice 40kBooks, che pubblica solo libri digitali. La partenza della storia è tipicamente cyberpunk (filone di cui Sterling è uno dei massimi esponenti): in un anonimo caffè si incontrano un giornalista corrotto e la sua fonte, un uomo vestito di nero che fa una sorta di spionaggio industriale che si fa chiamare Massimo Montaldo. Mano a mano, però, le cose cambiano e la storia assume connotati diversi, con racconti alternativi, inserti fantasiosi e via dicendo. Insomma un esempio di storia-ombra che è interessante e avvincente. Un esempio? Nella versione dell’Italia di Massimo Montaldo, Italo Calvino non è morto ed è un grande fisico:
Il mistero – “quella sensazione agrodolce che ti carezza la spina dorsale con un tocco leggero, gelido”, come scrive nell’introduzione Nicola Roserba – è il filo conduttore di quest’antologia – Mistero, appunto – pubblicata da Il Mondo Digitale Editore. Otto autori per otto racconti che narrano aspetti del mistero e cercano di far vedere cosa c’è al di là delle paure più comuni.
Mi è sembrata particolarmente ben riuscita l’operazione di rivisitazione di alcune credenze e di noti racconti in chiave misteriosa. Per esempio, a ben pensarci, le storia del principe trasformato in ranocchio può essere benissimo letta in maniera più dark: quante delle nostre lettrici avrebbero il coraggio di baciare la viscida bocca di una rana? E se poi si trattasse di una rana comune e non una che mimetizza un principe? E se nel baciarla la maledizione si trasferisse a chi ha baciato? E poi, prima di dare un bacio a una rana c’è bisogno di un po’ di confidenza, no? Che si fa quindi? Si vive con essa in casa? Tutte domande che scaturiscono dal racconto Ranocchio in cui Stefano Pastor riesce a trasformare l’ovvietà a cui siamo abituati del ranocchio=principe azzurro in pagine intense di un viaggio nello sconosciuto.
Le credenze popolari degli spiriti buoni che abitano nelle nostre case, poi, potrebbero nascondere aspetti che sarebbe meglio non conoscere: ne è un esempio il racconto I monacheddi di Simone Lega in cui, attraverso gli occhi di un bimbo (e quindi non condizionati dalle strutture e sovrastrutture proprie dell’età adulta) si mostra come la bontà di questi spiritelli alla fine sia solo un tornaconto di bassa lega e nel momento in cui non ottengono quello che vogliono diventano capaci di compiere efferate azioni.
Continua a leggere: Mistero, antologia a cura di Nicola Roserba
Interessante racconto lungo di un giovane autore per una giovane casa editrice: Virus di Alessandro Canassa Vigliani, pubblicato dalla Pulp Edizioni di Frosinone, racconta – con tinte che vanno dal noir al sociologico – della vacuità della società dell’immagine e lo fa parlando di televisione. In particolare narra di Max Ribaldi, noto produttore televisivo, che ha costruito tutta la sua fama sulla negazione delle sue origini e sull’estrema cura di quel che appare.
Ma, scavando, Canassa Vigliani narra anche dell’estrema cura di quel che non appare, affidandosi a un personaggio femminile – Vanira – che, oltre ad impersonare una sorta di “giustiziera”, rappresenta il volto di chi famoso non è – e nemmeno è invidioso dei vip – ma che forse, sentendosi investito da una forza superiore, si pone a modello da imitare, commettendo, in fin dei conti, gli errori che tanto stigmatizza nel rivale. Come evidenzia Luigi Milani nella prefazione:
Una società ossessionata dall’immagine, dalla vacua illusorietà della dimensione televisiva, dove niente è davvero reale e l’unico obiettivo sembra essere la ricerca incessante e spasmodica del successo transitorio offerto da un passaggio televisivo in prime time. Qui, a ben vedere, siamo già oltre l’abusato paradigma del quarto d’ora di celebrità teorizzato da Andy Wharol nei lontani anni Sessanta.
A volte si rimane un po’ perplessi nell’apprendere alcune sentenze di questo o quel giudice. Capita che, pur non avendo, forse, gli strumenti legali per comprendere appieno alcune decisioni, il buon senso faccia comprendere che qualcosa proprio non torna. Una di queste situazioni – realmente accadute – è alla base di Ingiustizia è fatta (Edizioni Creativa), romanzo d’esordio di Gian Paolo Grattarola.
Il nucleo del romanzo è il seguente: il Tribunale dei Minori sottrae ad una donna la figlia per affidarla al padre, ignorando che su di lui pende pende l’accusa di violenza sia nei confronti della madre che della figlia. Grattarola – poeta e critico letterario-teatrale – tratta temi scomodi, ma purtroppo di attualità: violenza sui minori, dispute legali sull’affidamento dei figli, macchinosità del sistema giudiziario che a volte rasenta l’ottusità…
L’autore riesce a mettere in luce, comunque, tutti i personaggi della vicenda, con le loro forze e debolezze: abbiamo così il padre, influente medico avanti negli anni, ma anche la madre, donna piena di contraddizioni, tesa alla ricerca di un amore impossibile portata forse a spinte autolesionistiche. Ma Grattarola non scende a facili psicologismi.
Continua a leggere: Ingiustizia è fatta, di Gian Paolo Grattarola