
Oggi vi segnalo un interessante articolo scritto da Loredana Lipperini e pubblicato su Repubblica, in cui la blogger-scrittrice affronta uno dei problemi più seri dell’editoria contemporanea, e non solo italiana, vale a dire la proliferazione a dismisura della produzione di novità, una produzione incessante che rende sempre di più l’offerta ingestibile, sia per le case editrici, sia per i librai, sia per i lettori.
I dati sulle nuove uscite ne attestano il numero annuo in approssimativamente 60mila, una cifra enorme che rende il tempo di permanenza di una novità in libreria praticamente nullo, i calcoli dicono tra i quindici e trenta giorni. Si tratta certamente di tempi molto distanti da quelli che potremmo definire di “vendibilità”, tempi che, per tutti quei libri che non hanno la fortuna di essere pompati da trasmissioni televisive o ignobili marchette dei grandi pseudocritici della stampa nazionale, equivalgono al massimo ai celebri cinque minuti di celebrità di cui parlava Andy Warhol.
Ci troviamo di fronte, dunque, ad un sistema editoriale ipertrofico, che produce molto di più di quanto sia sostenibile sia dal pubblico sia dal sistema distributivo, un sistema che trasforma il libro in una merce come tutte le altre, forse peggio delle altre, e che fonda il proprio funzionamento su un consumismo che, più che moralmente inaccettabile (ma di questi tempi la morale è meglio lasciarla da parte) è assolutamente insostenbile.
Ma è probabilmente osservando il comportamento dei maggiori editori nazionali che si percepiscono al meglio le esatte dimensioni di questa folle corsa. Difatti, a parte qualche piccola eccezione che vede gli editori pensare a una “decrescita sostenibile” (il caso della Marcos y Marcos, per esempio), la gran parte del mondo editoriale italiano non ha ancora capito che, aumentando a dismisura la produzione di nuovi titoli, oltre che a perdere innegabilmente in qualità, si sta correndo a tutta birra contro un muro di cemento armato.
Via | Lipperatura
Foto | Centro Studi Sereno Regis

A quattordici giorni dall’uscita, L’ipnotista di Lars Kepler è il terzo libro più venduto su Ibs.it e su Bol.it.
Nella classifica dell’Internet Bookshop il thriller svedese ha scalzato persino Il tempo che vorrei di Fabio Volo, il super best seller italiano che lo scorso Natale aveva a sua volta surclassato Il simbolo perduto di Dan Brown.
Anche su Anobii, L’ipnotista sta riscuotendo un rapido successo: 121 utenti l’hanno riposto sul proprio scaffale virtuale. C’è chi ne parla male - «thriller scialbo e banale, con una trama mal congeniata (sic) dove, a parte il gusto della tecnica dell’ipnosi, c’è ben poco di interessante» - e chi no - «terribilmente incalzante e pieno di suspense, la trama è ben strutturata e alla fine tutto si svela senza errori o mancanze».
È però un fatto che finora nessun utente di Anobii abbia assegnato il massimo, cioè le cinque stelline, al romanzo di Lars Kepler. Particolarmente impietoso il giudizio della scrittrice Loredana Lipperini, che gli ha dato solo due stelline.