La terra delle caverne dipinte, di Jean M. Auel, è il sesto volume della spettacolare saga preistorica I figli della Terra, tra fantasia, ricostruzione storica, avventura di respiro epico e, per chi è interessato, anche amore. Una saga che ha accompagnato i lettori per lunghissimo tempo (il primo volume risale al 1980) e che, dopo un’attesa di 10 anni, arriva finalmente a conclusione.
Prima di proseguire, voglio segnalare che tutti i volumi della serie sono tuttora disponibili in edizione economica. Consiglio di cuore, quindi, a chi non si è mai avvicinato alla saga, di provare a leggere il primo, bellissimo volume, Ayla. Figlia della Terra. Sono passati molti anni dalla sua lettura, credo fossero gli anni ‘90, ed essendo assai più giovane ero sicuramente più suggestionabile… Eppure le emozioni che provai allora, le ricordo ancora oggi… Ma non si tratta certo solo di me. Il valore della saga, l’unica che abbia scritto l’americana Auel, moglie e madre di 5 figli, è attestato da svariate lauree ad honorem, dal titolo di Cavaliere delle Arti e delle Letterature di cui è stata insignita dal Ministro della Cultura francese e dai 45 milioni di libri venduti in tutto il mondo…
La storia della saga, caratterizzata, soprattutto nei volumi successivi al primo, da particolare accuratezza nelle ricostruzioni geofisiche e antropologiche, si ambienta nell’Europa di circa 30.000 anni fa, durante gli ultimi periodi di coesistenza dell’Uomo di Neanderthal, avviato all’estinzione, e dell’Homo sapiens, nella forma dell’Uomo di Cro-Magnon (che colonizzò l’Europa e altre zone). Essa prende avvio a nord del mar Nero, presso la grotta di un clan neanderthaliano che adotta una bambina Cro-Magnon rimasta orfana e si conclude nell’attuale Francia. Racconta la storia di quella bambina, poi donna, Ayla - disprezzata per la sua diversità dal clan adottivo, inconsapevolmente giunto alla fine della sua Storia - e del suo viaggio fisico, mentale (spettacolare la riproduzione - accattivantemente romanzata - della diversità del modo di pensare tra Neanderthal e Homo Sapiens), spirituale, emotivo e sentimentale, da sola e, poi, a fianco dell’amato Giondalar. Un viaggio epico, avventuroso e anche sensuale, simbolo del viaggio dell’uomo verso il suo stesso futuro. Futuro che Ayla, personaggio indimenticabile, incarna.

La spada di Avalon, di Marion Zimmer Bradley e Diana L. Paxson è il nuovo volume del noto Ciclo di Avalon, che unisce magia, storia, mitologia e leggenda, iniziato da Marion Zimmer Bradley e, dopo la sua morte, grazie agli appunti lasciati dall’autrice stessa, completato da Diana L. Paxson, già sua collaboratrice in vita. Della Zimmer Bradley ricordiamo senz’altro anche il famoso ciclo fantasy-fantascientifico Darkover.
Il ciclo fantasy di Avalon prende spunto da quello arturiano e dagli attriti tra la cultura celtica e Roma, durante i tempi del suo dominio. Esso associa personaggi di fantasia a eventi e personaggi realmente esistiti o appartenenti alla mitologia celtica e romana. Tra questi ricordiamo Boudicca, la regina guerriera degli Iceni, Giuseppe d’Arimatea, Taliesin, antico poeta e bardo gallese, Costantino, figlio di Costanzo Cloro e imperatore dell’Impero Romano, Morgana, Ginevra, Igraine, Uther Pendragon, Morgause, Viviana, Artù, Lancillotto. Nomi noti a tutti, sia a chi ha letto il ciclo arturiano stesso, o i libri ad esso ispirati, sia grazie ai numerosi film che ne sono stati tratti. Più recentemente, di Artù e del suo mondo si è parlato in due interessanti serie tv, l’inglese e giovanile Merlin, e l’americana, durata una sola stagione, Camelot, singolare soprattutto per l’interpretazione sopra le righe di Joseph Fiennes-Merlino e per la presenza di Jamie Campbell Bower-Artù, il futuro Jace degli Shadowunters cinematografici. Se capita l’occasione, date un’occhiata a queste due serie…
Erano gli anni ‘90. Ricordo ancora quando, penne e matite alla mano, cercavo di star dietro alla complessa cronologia del Ciclo di Avalon. Ciclo molto bello, a tratti entusiasmante ma, talvolta, un po’ confusionario. L’avevo amato, però. Dopo la morte della Bradley, nel 1999, e l’arrivo dell’ultimo romanzo scritto da lei per la maggior parte, La sacerdotessa di Avalon, smisi di leggere. Non ci fu un motivo particolare. Non avevo nulla contro la Paxsons, di cui non conoscevo i lavori e quindi le capacità. Semplicemente non proseguii. Proprio di recente, però (chissà, forse grazie alle serie tv di cui prima), mi sono ritornati in mente alcuni personaggi, le loro tribolazioni, l’antica magia celtica e ho ripensato con una certa nostalgia al ciclo abbandonato. E’ con grande piacere, quindi, che segnalo l’uscita, proprio oggi, dell’ultima fatica di Diana L. Paxson, La spada di Avalon, romanzo che ci proietterà nel dodicesimo secolo a.C., alla fine dell’Eta del Bronzo, e agli eventi che portarono alla forgiatura di Excalibur, la spada che un giorno sarà di Artù ed entrerà, con lui, nella leggenda.
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Inizia la scalata della classifica dei libri più venduti della settimana da parte di due signore la cui firma è garanzia di successo nelle vendite.
Da una parte abbiamo - dopo il terzetto dell’Aleph di Coelho (Bompiani), dei Pesci non chiudono gli occhi di De Luca(Feltrinelli) e il Mercante di libri maledetti di Simoni (Newton Compton) - Benedetta Parodi con i suoi consigli di cucina semplice, pratica e scenografica in I menù di Benedetta (Rizzoli).
La segue la seconda signora-bestseller il cui nome non ha bisogno di presentazioni, Sveva Casati Modignani, con il suo Un amore di marito (Sperling & Kupfer), storia di una donna le cui certezze si sciolgono al sole quando vede suo marito con un’altra e deve fare i conti col suo passato.
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Angel, di Anne Rice, è il primo volume della serie soprannaturale Songs of the Seraphim, a tema angelico.
Difficile trovare chi non conosca Anne Rice, probabilmente la più grande scrittrice di narrativa gotica contemporanea. Ritengo che ogni amante del fantastico sappia, almeno per sentito dire, chi sia il vampiro Lestat, sia che appartenga ai milioni di lettori delle quasi trentennali Cronache dei Vampiri, qui, (o magari delle Streghe Mayfair, altro caposaldo della narrativa della Rice), sia che faccia parte del gruppo che ha solamente visto le trasposizioni cinematografiche. (Anche se è passato qualche tempo dall’uscita di Intervista col vampiro di Neil Jordan - era il 1994 - dubito che un cast composto da Tom Cruise, Brad Bitt, Antonio Banderas e Christian Slater possa essere dimenticato tanto facilmente…).
Come molti sanno, dopo una serie di drammatiche esperienze, Anne Rice, atea di lungo corso («pessimistic atheist lost in a world I didn’t understand» *), si era infine avvicinata al Cristianesimo; durante quel periodo, il primo decennio del nuovo millennio (1998-2011), la scrittrice aveva prodotto una serie su Gesù, The Life of Christ, ancora non ultimata, un memoriale, Called Out of Darkness: A Spiritual Confession, e una serie su angeli, assassini e redenzione, Songs of the Seraphim.
Ciò che forse alcuni non sanno, però, è che il 29 luglio di quest’anno l’autrice ha pubblicamente dichiarato, sulla sua Pagina Facebook, il suo abbandono del Cristianesimo («Today I quit being a Christian» *), troppo restrittivo su temi quali il controllo delle nascite, l’omosessualità, la scienza e quant’altro («In the name of Christ, I refuse to be anti-gay. I refuse to be anti-feminist. I refuse to be anti-artificial birth control. I refuse to be anti-Democrat. I refuse to be anti-secular humanism. I refuse to be anti-science. I refuse to be anti-life» *). Pur rimanendo intatta la fede in Cristo («My faith in Christ is central to my life») Anne Rice ha, quindi, preso formalmente le distanze dalla Sua Chiesa («…following Christ does not mean following His followers […] It’s simply impossible for me to ‘belong’ to this quarrelsome, hostile, disputatious, and deservedly infamous group. For ten years, I’ve tried. I’ve failed. I’m an outsider. My conscience will allow nothing else» *). Ma torniamo al libro in uscita, Angel, partorito, appunto, durante il decennio cristiano…
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Cambia, dopo settimane, il podio dei libri più letti in Italia secondo la classifica Nielsen-Bookscan. Coelho e il suo Aleph (Bompiani) scalzano infatti la veterana Melissa Hill con il suo Un regalo da Tiffany (Newton Compton), che finisce in terza posizione. La precede anche il nuovo di Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi (Feltrinelli), storia ambientata in un’isola con protagonista un bimbo di 10 anni alle prese con le prime definizioni di “amore” grazie a una coetanea, quasi come nel bellissimo Tu, mio.
Non stupisce il balzo in classifica di Coelho, ovviamente, che torna a raccontarci la ricerca della verità dei suoi personaggi in crisi: questa volta al centro c’è un protagonista in forte crisi mistica che incontrerà una violinista, Hilal, che scoprirà di aver già conosciuto in una vita precedente.
Per il resto, la classifica si riduce al consueto giro di valzer fra titoli già entrati nella top ten delle scorse settimane, come Il mercante di libri maledetti di Simoni (Newton Compton) o Lo scalpellino di Camilla Lackberg (Marsilio), rispettivamente in quarta e quinta posizione. Al sesto posto c’è il trittico di racconti Giudici di Camilleri-De Cataldo-Lucarelli (Einaudi), seguito da Licenziare i padreterni, il dossier di Stella & Rizzo (Rizzoli).
All’ottavo posto, resiste Il tribunale delle anime di Donato Carrisi (Longanesi) seguito da Marcella Serrano e le sue Dieci donne (Feltrinelli), che scende di svariate posizioni. Non cede terreno, pur in ultima posizione, Vanessa Diffenbaugh e il suo Linguaggio segreto dei fiori (Garzanti).
Chissà, pensa, se qualcuno ha mai parlato a Lena delle cose femminili di cui lei parlerebbe a sua figlia, se ce l’avesse…Si chiede se Lena sente la mancanza di una madre e poi si rende conto della sciocchezza. E’ naturale che la senta. E’ difficile collocare Lena mentalmente: è difficile sapere cosa fare di tanta compassione.
Non so se capita anche a voi (ma penso sia piuttosto normale) di fantasticare sulla vita degli autori di un romanzo, su come la loro esistenza abbia influenzato la storia che ci hanno raccontato. A me è capitato così con Cose da salvare in caso di incendio, opera prima di Haley Tanner, esordiente prodigio i cui diritti sono stati acquistati in 20 Paesi ancor prima della sua pubblicazione negli Stati Uniti, essendo il titolo in odore di best seller annunciato.
Il titolo scelto per l’edizione italiana è secondo me molto bello (l’originale era semplicemente Vaclav e Lena, i nomi dei due protagonisti) e stando alle anticipazioni della trama avevo pregustato una lettura di quelle che piacciono a me. Ovvero voce narrante affidata a due bambini “marginali”, immigrati entrambi dalla Russia (ed entrambi molto soli), un segreto che li divide, e un amore nato sui banchi di scuola che non muore, grazie alla potenza di fantasia e purezza di cuore.
Continua a leggere: Cose da salvare in caso di incendio, di Haley Tanner
James Patterson, molto semplicemente lo scrittore più letto al mondo, inaugura una nuova serie: Private, di cui è uscito il primo volume per Longanesi.
Jack Morgan è un reduce di guerra, che in Afghanistan si salva per miracolo, grazie all’intervento di un commilitone; e ha un padre che dire che è un poco di buono è fargli davvero un favore.
Ma un favore, mentre è ancora rinchiuso in carcere a scontare una pena lunga una vita, e appena prima di lasciare questo mondo, al figlio lo fa: gli lascia una quantità abnorme di denaro, un fratello scavezzacollo di cui occuparsi e, per l’appunto, la Private, l’agenzia investigativa più affidabile del pianeta. E, di fatto, ha uffici in mezzo mondo.
Continua a leggere: Private, di James Patterson & Maxine Paetro
E’ stato presentato ufficialmente al Salone del Libro di Torino quello che, secondo alcuni, sarà il degno sostituto di Harry Potter (ma anche, in futuro sul grande schermo, di Twilight e Il Signore degli Anelli). Sto parlando della saga “L’Atlante di Smeraldo” di John Stephens, sceneggiatore televisivo di Los Angeles, edito in Italia da Longanesi e disponibile, con il primo volume, dal 28 aprile scorso.
Protagonisti della storia sono tre fratelli: Kate, Michael e Emma, che hanno letteralmente perso i genitori nel nulla e loro stessi si sono smarriti in un misterioso viaggio. In questa inaspettata solitudine, i tre iniziano ad essere spostati da un orfanotrofio all’altro, tutti dalle ambientazioni inquietanti, per finire in uno dove sembra che solo loro possano avere accesso e dove tantissimi segreti sono nascosti.
Il libro nasce da un’ispirazione personale: l’autore vive a Los Angeles, mentre i parenti risiedono in Virginia. La nostalgia della sua famiglia lo ha portato a desiderare un “libro magico” capace di
riportare indietro il tempo a quando la famiglia era unita, e tutti vivevano assieme. Ed è così che l’autore ha immaginato il libro magico che diviene poi il cuore di L’Atlante di Smeraldo, custodito in una buia stanza dell’ultimo orfanotrofio in cui soggiornano ragazzi. Cosa ha letteralmente “risucchiato” via i genitori di Kate, Michael ed Emma? Quale forza buona eppure devastante ha voluto salvare loro da un “pericolo devastante”. Alle domande risponderà il tempo che passa e che li vede crescere.
Una delle caratteristiche del libro, infatti, è proprio la grande attenzione data all’aspetto psicologico dei protagonisti, alla loro crescita emotiva, alle loro paure e i dubbi, così come avviene nella saga di Harry Potter. In questo primo libro seguiremo molto da vicino Kate, ma nei libri successivi le vicende si avvicineranno di più agli altri due fratelli. Gli anni di tormenti, infatti, sono retti “psicologicamente” dalla sorella maggiore, l’unica dei tre a ricordarsi il volto dei genitori ed a sperare nel loro ritorno, ma che i prossimi libri possano trattare degli altri fratelli ce lo svela un po’ il finale: sarà proprio il fratellino Michael a decidere le sorti della storia grazie alla sua giovane età e alla sua conoscenza del mondo fantastico (un po’ come ne Le Cronache di Narnia - Il Principe Caspian).
Dopo il salto il book trailer del libro.
Continua a leggere: L'Atlante di Smeraldo: il nuovo fantasy che conquisterà i lettori
Continua a rimanere in vetta dei libri più venduti della settimana, nella rilevazione della Nielsen, anche per questa settimana, il pamphlet di Hessel Indignatevi!, al terzo posto. Il ritorno nella classifica dei libri più letti dipende dall’annuncio del nuovo libro dell’autore tedesco naturalizzato francese, ex partigiano ultraottantenne (Impegnatevi!), che sarà in libreria a partire dal 19 maggio.
Per il resto, oltre all’immancabile Mazzantini, rimangono in classifica il papa con Gesù di Nazareth, Saviano e l’immancabile Camilleri, con tre new entry tutte italiane di rilievo: Mario Giordano con il suo dossier sulle pensioni d’oro dei nostri quadri dirigenti, Simonetta Agnello Hornby, best seller Feltrinelli, e infine Margherita Hack con il suo infinito raccontato a metà fra divulgazione scientifica e autobiografia.
Al primo posto dunque, c’è Mazzantini con Nessuno si salva da solo (Mondadori), storia della crisi sentimentale e bilancio della vita a due da parte di una coppia al giro di boa dei quarant’anni, Delia e Gaetano, con figlio a carico.
È una specie di miracolo editoriale il libro d’esordio della giovanissima Alessia Gazzola (classe 1982), L’allieva, appena uscito per Longanesi.
Innanzitutto perché apre un filone di un genere, il medical thriller per di più tutto al femminile, che in Italia era semplicemente scoperto, e proprio per questo speriamo – come d’altra parte lascia intendere il finale – che non si tratti di un unicum, ma che possa essere serializzato (o anche farne una fiction), prima di tutto perché Alice Allevi, la giovane protagonista e voce narrante, è assolutamente credibile, autoironica e molto, molto viva.
L’unico suo problema è che deve avere a che fare con l’altra faccia della medaglia: la morte. Eh sì, perché Alice Allevi è una ventiseienne specializzanda in medicina legale; è single; condivide un piccolo appartamento con Yukino, studentessa giapponese di lingua e letteratura italiana, perché lo stipendio è quello che è e in buona parte se ne va per l’affitto, il resto viene speso per vestiti e trucchi.